venerdì 9 novembre 2007

boicottare pechino 2008?


Olimpiadi, dal governo cinese
lista nera di persone non gradite
In agosto "Reporters Senza Frontiere" ha lanciato
a Parigi una campagna per i diritti umani in Cina
DOSSIER Verso Pechino 2008


Non saranno ammessi in Cina
durante i Giochi perché «le loro
attività possono rappresentare
una minaccia». La denuncia
dagli Usa, ne fanno parte
anche dissidenti e Ong

PECHINO
Una lista nera di "elementi antagonisti" a cui sarà impedito l’ingresso in Cina durante le prossime Olimpiadi di Pechino. È il provvedimento preso nei mesi scorsi dal governo di Pechino contro una serie di persone ritenute, a vario titolo, pericolose per lo svolgimento dei Giochi.

A riferirlo è la China Aid Association, un’organizzazione non governativa con base negli Stati Uniti che opera per la libertà religiosa in Cina e che cita fonti interne al governo.

Nella lista nera di Pechino figurano sia gruppi terroristici che membri del movimento spirituale cinese Falun Gong, i cui attivisti sono da anni perseguiti del governo della Repubblica Popolare con l’accusa di appartenere a una setta eretica.

Tra le persone non gradite ci sono, però, anche operatori dei media e persone che hanno violato le leggi del commercio internazionale. Insomma, tutti coloro che rappresentano concretamente un pericolo o che possono sfruttare l’eco dell’evento olimpico per far sentire la propria voce dissidente contro il governo di Pechino.

L’ordine, arrivato dal ministero della Pubblica Sicurezza, prevede il bando di categorie come "elementi antagonisti", "membri di organizzazioni illegali" e "organizzazioni non governative le cui attività possono rappresentare una minaccia per i Giochi". Nel decreto del governo di Pechino, oltre a estremisti religiosi, vengono menzionati anche "lavoratori dei media che possono danneggiare i Giochi olimpici", "elementi pericolosi" e "altre persone che hanno recato danni al Partito comunista".

Non è chiaro se il provvedimento, che sarebbe stato emesso lo scorso aprile, venga applicato ai partecipanti o ai semplici spettatori, sebbene il ministero, secondo quanto riferisce l’associazione, avrebbe già ordinato una stretta sorveglianza anche su atleti, membri del Comitato olimpico, media e sponsor.

Le Olimpiadi di Pechino, che da un punto di vista delle strutture e dell’organizzazione complessiva sembrano viaggiare su solidissimi binari, sono state al centro di un vasto dibattito internazionale in merito alle presunte violazioni dei diritti umane da parte del governo cinese, accusato anche di sostenere i regimi del Sudan e della Birmania.

Nell’elenco delle persone sgradite si trovano anche curiose categorie. Come quella dei "frequenti trasgressori del codice della strada relativamente all’attraversamento con semaforo rosso".

Dal governo cinese, per ora, si limitano a definire il rapporto della China Aid Association «non molto accurato». Un dirigente del ministero, che non ha voluto qualificarsi, ha riferito ad Associated Press che il controllo del flusso di persone che entra nel Paese è una pratica normale.

averci riflettuto prima, caro terminator?

Il governatore presenta un ricorso contro l'Agenzia per l'ambiente
invocando l'approvazione di leggi che riducono le emissioni
Clima, la California di Schwarzy
fa causa al governo federale
Per la prima volta uno Stato Usa si impegna a rispettare il protocollo di Kyoto, respinto da Bush


Clima, la California di Schwarzy
fa causa al governo federale


Arnold Schwarzenegger
SAN FRANCISCO - Lo Stato della California, insieme ad altri quattordici Stati, ha presentato a Washington un ricorso contro l'Epa (Environmental Protection Agency), l'agenzia federale per la protezione ambientale, accusata di non voler prendere una decisione sul programma californiano di lotta all'effetto serra, con limiti più severi per le emissioni delle auto e dei camion leggeri. Il ricorso era stato annunciato, nelle scorse settimane, dal governatore della California, Arnold Schwarzenegger. Che ribadisce: "Vogliamo fare un altro grande passo nella battaglia contro il riscaldamento globale. La nostra salute e l'ambiente sono troppo importanti per rimandare ancora. E' venuto il momento di muoversi".

Per entrare in vigore, le regole decise dallo Stato - che rendono obbligatoria una riduzione del 30% delle emissioni dei veicoli da qui al 2016 - devono ricevere una deroga dalla stessa Epa, in quanto più restrittive rispetto a quelle federali.

Un provvedimento, quello di Schwarzenegger, contestato dall'industria dell'auto, che ha a sua volta presentato una serie di ricorsi. Anche perché i quindici Stati che hanno adottato, o hanno intenzione di adottare le regole sulla riduzione delle emissioni, rappresentano circa il 40% del mercato americano dell'auto. Le misure, che prevedono l'inizio dei tagli già dal 2008, bloccherebbero la vendita delle autovetture che non rispettano i parametri.

Nel ricorso, l'Epa è accusata di aver ritardato l'approvazione della legge e di "aver ignorato il diritto dello Stato a imporre delle norme più rigide", ha spiegato il ministro democratico della Giustizia della California, Edmund Brown, nel corso di una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche Schwarzenegger (repubblicano come il presidente George W. Bush, dal quale l'Epa dipende), che ha ricordato di aver già sollecitato una risposta alle sue richieste due volte nel 2006.

E' la prima volta che uno Stato americano si impegna a rispettare il protocollo di Kyoto, respinto da Bush. La California, grande più o meno quanto l'Italia, registra circa 32 milioni veicoli immatricolati e vanta una lunga storia di conflitti con i grandi gruppi automobilistici dai quali è uscita spesso vincitrice. Riuscendo, a imporre, fin dagli anni Settanta, norme anti-emissioni, come ad esempio l'adozione di carburanti senza piombo e dei catalizzatori.

CdL contro la Treccani

La grande enciclopedia alla voce matrimonio decreta che "il riconscimento
giuridico, in uno stato laico e democratico, risponde a basilari principi di equità"
La Treccani "riconosce" le unioni di fatto
Scoppia la polemica, Cdl all'attacco

di ALESSANDRA LONGO

La Treccani "riconosce" le unioni di fatto
Scoppia la polemica, Cdl all'attacco


Volumi della Treccani
ROMA - Andate alla voce "matrimonio" della Treccani e scoprirete che mentre il Parlamento italiano è ancora incartato tra ex Pacs, ex Dico, ora Cus (Contratti di Unione solidale), la Grande Enciclopedia Italiana ha già fatto i conti con la realtà, e con il dibattito europeo, decretando che il "riconoscimento giuridico" e la tutela delle unioni di fatto rispondono, "in uno Stato laico e democratico, a basilari principi di equità sociale".

Apriti cielo, secondo il centrodestra, anche la Treccani è passata col nemico. È bastato che le agenzie di stampa riportassero ampi stralci della recentissima voce curata da Alessandra De Rose, per la settima appendice all'Enciclopedia (aggiornamento in due volumi diretto dal filosofo Tullio Gregory), ed ecco partire un imbarazzante fuoco di sbarramento proveniente soprattutto dalle trincee di Forza Italia e dell'Udc.

I curatori l'hanno spiegato chiaramente: non avevano, e non hanno, nessuna intenzione, parlando di coppie di fatto, "di intaccare in alcun modo l'istituto del matrimonio e il principio del favor matrimonii", la loro è una autorevole presa d'atto dei tempi che cambiano. Il matrimonio, visto dalla Treccani (ma anche da tutti i laici di questo Paese), non è l'unica "modalità prevalente di vita di coppia", come lo è stato fino alla metà del XX secolo. Col passare degli anni, leggiamo sulla Treccani, "la posizione di monopolio" è andata incrinandosi. Semplicemente si sono affermate forme "di costituzione della famiglia" diverse.

La Treccani fornisce le cifre: le unioni di fatto sono passate dall'1,8 per cento (biennio '94-'95) al 3,6 per cento del totale delle coppie nel 2001. Dati oggettivi, fenomeno sotto gli occhi di tutti come lo è, sottolinea l'Enciclopedia, la constatazione che solo pochi Paesi, tra cui l'Italia, sono indietro nel cammino di riconoscimento pubblico della famiglia di fatto con l'equiparazione giuridica alla famiglia di diritto, ossia quella fondata sul matrimonio. Analisi peraltro cauta che considera "lontana e, forse, considerate le condizioni sociali e culturali, neanche opportuna, l'introduzione di istituti "sconvolgenti" come il matrimonio tra gay".

Eppure, Isabella Bertolini, fedelissima del pluriammogliato Berlusconi, strilla indignata: "Anche la Treccani è diventata strumento di propaganda!". Le danno man forte Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, che parla di "una scelta fuori luogo fatta dall'Istituto diretto dal professor Francesco Casavola" e il forzista Maurizio Lupi, convinto di trovarsi di fronte ad una tipico caso di "genuflessione al laicismo".

Barbara Pollastrini, ministro per le Pari Opportunità, in riunione con i suoi collaboratori, legge le dichiarazioni e si limita ad un commento amaro: "Ancora una volta la cultura e la società sono più avanti della politica e delle istituzioni, nell'analisi del senso comune, nella visione della società. Dobbiamo essere noi a colmare questo ritardo". Rina Gagliardi, senatrice di Rifondazione, sorride dell'indignazione degli avversari, di quel sospetto di una Treccani addirittura "comunista": "L'Enciclopedia fa il suo dovere, registra la realtà. Certo, alle gerarchie ecclesiastiche e ai teodem piacerebbe che rimanesse ferma al Medioevo".

È sera quando, negli uffici dell'Enciclopedia, arrivano telefonate, richieste di commento. Sconcerto, imbarazzo, fastidio. Il professor Gregory liquida il surreale polverone: "Noi al servizio della propaganda? Respingo queste accuse al mittente. Noi garantiamo sempre il massimo livello scientifico e siamo sempre e solo al servizio della cultura".

(9 novembre 2007)

sinistra e governo

Giorgio Cremaschi

Caro Sansonetti, fai bene a chiederti quali sono i limiti della partecipazione al governo delle sinistre e di Rifondazione Comunista. E' una domanda sacrosanta alla quale si possono dare diverse e concrete risposte. Quelle del sottoscritto, magari, sono molto più estreme di quelle di altri. Tuttavia ho l'impressione che la tua domanda sui limiti non avrà risposta. E mi dispiace: io credo che non dare risposta a questa domanda sia un suicidio.
La recente campagna del Partito Democratico e del governo contro i migranti, è l'esempio di una catena di sant'Antonio della riduzione del danno che porta, alla fine, alla catastrofe. Giuliano Amato dichiara che non possiamo lasciare alla destra la possibilità di scatenare un fascismo di massa. Quindi un piccolo fascismo, un po' contenuto e un po' più perbene, gestito dal governo di centrosinistra, riduce il danno. A sua volta la sinistra radicale dichiara che non possiamo lasciare che Giuliano Amato e il Partito Democratico si accordino con la destra, pertanto bisogna ridurre la riduzione del danno. E così si va avanti, in un teatrino della politica nel quale si dà per scontato che le misure prese dal governo verranno prima contrastate e poi accettate dalla sinistra radicale che, dopo, mostrerà la sua incisività dichiarando di aver cambiato profondamente le decisioni iniziali.
L'incapacità di scegliere, di decidere, di assumersi le proprie responsabilità sul merito delle questioni, la politica dei penultimatum e delle minacce che si sa già che poi rientreranno, questo ha distrutto tra tante persone la credibilità e la fiducia verso la politica.
Oggi si dice che non si può andare contro la marea popolare che dice basta con i migranti. Ma quando il ministro del Tesoro, con una politica di rigore liberista, smantella pezzo per pezzo il blocco sociale del centrosinistra, dalla scuola pubblica alle pensioni, dalla precarietà, alle privatizzazioni, ai contratti, allora quella politica antipopolare può essere accettata. Il populismo di destra va assecondato, a quello di sinistra non si può dare ascolto.
Lo dimostra anche quello che č avvenuto dopo la manifestazione del 20 ottobre. Che tu, assieme a Il Manifesto e a Carta, avete avuto il merito di convocare. Manifestazione che poi è finita immediatamente nel tritacarne delle interviste, dei convegni, delle chiacchiere politiciste. Chi doveva rappresentarla nelle istituzioni se ne è già dimenticato.
Quanto avviene alla sinistra e a Rifondazione è molto simile a ciò che accade alla Cgil.
Se guardiamo il programma dell'Unione e lo misuriamo con la concreta politica del governo è ovvia la domanda: ma che ci state a fare, lì? Se misuriamo la piattaforma congressuale e le lotte passate della Cgil con l'ultimo accordo del 23 luglio, č naturale la domanda: ma che c'entra quell'intesa con gli obiettivi del più grande sindacato italiano?

Nella Cgil la paura di restare da soli a praticare il conflitto sociale, anzi la crescente sfiducia nei confronti del conflitto sociale in quanto tale, hanno prodotto una subalternità di fondo all'impostazione moderata e concertativa della Cisl.
In Rifondazione Comunista la paura di ripetere il '98 è diventata il cardine di ogni scelta politica e si sa che la paura è sempre cattiva consigliera. Il danno peggiore inferto alle forze popolari della sinistra da questo governo e questa maggioranza è la diffusione della paura. La paura di essere responsabili del ritorno di Berlusconi, e poi la paura della paura. Quando i gruppi dirigenti emanano paura è difficile pensare che siano il popolo, i cittadini, la classe operaia ad aver coraggio da soli. Eppure a volte questo succede ugualmente, perché nonostante tutto ci sono lotte, movimenti, manifestazioni che esprimono uno spirito di resistenza e non rassegnazione che guarda al futuro. Tuttavia fino a quando questi movimenti si scontreranno con il voto di fiducia permanente che il governo chiede su se stesso, prima o poi si troveranno di fronte all'attacco alla loro indipendenza e autonomia.
Caro Direttore, tu ed io abbiamo subito l'onere di diversi attacchi, in particolare da L'Unitre La Repubblica, essendo considerati agenti di Berlusconi nel campo della sinistra. E' stupefacente come chi non è mai stato parte o ha tutto rifiutato della storia comunista, ricorra oggi al principio stalinista per cui chi dissente nelle tue file favorisce l'avversario. Così come a destra ci sono gli atei che diventano fondamentalisti religiosi per ragioni di potere, così a sinistra ci sono gli anticomunisti che praticano lo stalinismo. E' questo l'ultimo cascame del fallimento del centrosinistra.
Perché questa è la sintesi di tutto: una strategia che voleva dare rappresentanza politica e istituzionale a una alleanza di forze tesa a costruire un'alternativa alla destra berlusconiana e alla sua cultura, è oggi fallita proprio nel suo obiettivo di fondo. Oggi nella politica e nella società le ragioni della destra sono più forti di quando al governo c'era Berlusconi. E più berlusconiana l'Italia di oggi di quella governata dal Cavaliere. A questo punto non è neanche detto che il futuro sia il ritorno di Berlusconi al governo. La sua funzione infatti può essere esaurita per obiettivo raggiunto. Ci sono persino discrete probabilità che un governo costruito attorno al Partito Democratico porti avanti questa svolta.
Questa è l'evoluzione a destra della politica italiana, rispetto alla quale non c'è alcun reale e visibile contrasto da parte della sinistra radicale. Dire che tutto questo non ha responsabilità, è frutto del destino cinico e baro o addirittura colpa del popolo che non lotta a sufficienza, è una scusa mediocre e meschina.
Caro Direttore, mi fermo qui perché capisco che ora potrei eccedere. Nulla in politica sta scritto nelle tavole del destino, dunque la catastrofe del centrosinistra poteva essere evitata, se ci fossero stati più coraggio, più capacità di ascolto, più disponibilità verso il dissenso, soprattutto più verità e rigore. Ora andiamo alla crisi di una politica sostanzialmente al buio. Non è chiaro cosa succederà. E' sicuro però che si ricomincerà a vedere la luce solo quando la sinistra farà la sinistra, sia contro la destra, sia contro il centro, senza assumersi l'obbligo di stare al governo sempre e comunque. Fino ad allora avremo l'antipolitica prodotta dai gruppi dirigenti della politica.

Me and my gun Catherine, I love her

i rischi della menzogna politica

Bauman: «Con la menzogna politica
i governi oggi corrono pochi rischi»


Susanna Marietti

Zygmunt Bauman, sociologo di origini polacche rifugiatosi in Gran Bretagna giovanissimo, ha raccontato nelle sue opere la solitudine del cittadino globale (come recita il titolo di un suo notissimo volume) e la ‘modernità liquida' dei nostri tempi. La liquidità, nel lessico di Bauman, è la mancanza di punti di riferimento, di progetti unitari e direzioni definite da seguire. Nella prefazione a un libro curato dall'associazione Antigone di imminente uscita per le edizioni Carta scrive:
«Gli stati cercano oggi urgentemente nuovi fondamenti per la loro autorità e la loro richiesta di obbedienza. I fondamenti esistenti - la promessa, e in buona parte la pratica, dello ‘stato sociale' che assicura i cittadini contro la sfortuna sofferta individualmente, benché originata socialmente - sono stati progressivamente indeboliti e rischiano di venir smantellati del tutto. La custodia della sicurezza personale sembra allora essere un'alternativa attraente».

In Italia viviamo in questo senso una situazione esemplare. Centrodestra e centrosinistra fanno a gara nel denunciare i pericoli drammatici delle nostre città, nonostante gli omicidi siano nettamente in calo e gli altri reati siano più o meno stabili da decenni. Eppure si distraggono le persone dai problemi di natura sociale, indirizzando il loro sguardo verso la parte economicamente debole e di conseguenza non integrata della società.
Certo. Per rendere efficace questa nuova legittimazione dell'autorità statale, i governi sono tentati di esagerare in ogni modo l'intensità delle minacce alla sicurezza. Essi hanno anche un disperato bisogno di dimostrare la propria fermezza nel combattere queste minacce stroncando il pericolo sul nascere. Nello sforzo di soddisfare entrambi i bisogni mantenendo un umore di costante emergenza, la menzogna politica si dimostra un espediente ideale. E curiosamente i cittadini quando vengono sottoposti a forti restrizioni delle proprie libertŕ personali, come interminabili controlli agli aeroporti o telecamere disposte ovunque, tendono a essere grati piuttosto che a sentirsi disturbati. Ricevono la dimostrazione che lo stato li protegge contro pericoli inimmaginabili in cui altrimenti si imbatterebbero… In molti acconsentirebbero a rinunciare a una buona parte delle proprie libertŕ personali per la sicurezza cosě intesa.
Il ricorso alla menzogna politica, dunque, porta a far sacrificare di buon grado quote di libertà personale.
Due minacce incombono oggi sul futuro della democrazia e dei diritti umani, nonché sulle speranze di far fronte seriamente alle sfide della nuova interdipendenza planetaria: i segreti di stato e le menzogne politiche. Entrambe le cose sono in rapida crescita ed entrambe sono usate per far spostare la legittimazione dei poteri locali e statali dalla sicurezza sociale a quella individuale. La menzogna politica, al contrario dei segreti di stato, č urlata a gran voce ‘per il bene dei cittadini'. Ma la sua efficacia nell'assalto alle libertà personali si basa sul presupposto che lo stato sa cose che i suoi cittadini non sono in grado di venire a sapere ed č meglio che non sappiano.
Il ricorso a una menzogna politica comporta un rischio minimo. Lo stato fabbrica un'informazione che finge di possedere, benché di nuovo ‘per il bene dei cittadini' non possa rivelarne i contenuti e le fonti. Ogni domanda posta dagli scettici č cosě squalificata in anticipo e costretta a rimanere senza risposta. Visto che tutte le possibili prove sono ben nascoste nel regno inaccessibile dei segreti di stato, il bluff non potrà mai venir scoperto. Nel caso in cui l'inganno venga messo a nudo da successivi eventi che lo stato non può controllare - come nel caso delle armi di distruzione di massa che Saddam Hussein doveva essere in grado di rovesciare sulle isole britanniche in meno di un'ora - questi può ancora contare sulla deplorevolmente corta memoria pubblica e sulle ben note fluttuazioni della pubblica attenzione. La menzogna sarà rapidamente dimenticata, oppure al momento della sua rivelazione non sarà piů al centro dell'interesse pubblico. Mentire č oggi sicuro come mai prima: se gli allarmi dello stato su un imminente disastro non trovano conferma, non si sarà mai in grado di decidere se la minaccia non si sia materializzata grazie alla vigilanza del governo e all'efficacia delle sue contromisure o perché si basava su invenzioni.

Nella modernità liquida i rifiuti umani divengono sempre più numerosi.
Lo ‘stato sociale', quel coronamento della lunga storia della democrazia europea che fino a poco fa ha costituito la sua forma dominante, č oggi in ritirata. Esso fondava la richiesta di lealtà e obbedienza da parte dei cittadini sulla promessa di assicurarli contro la disoccupazione e l'esclusione, contro l'assegnazione alla condizione di ‘rifiuto umano' delle sfortune individuali, inserendo certezza in quelle vite altrimenti preda e dell'imprevisto. Se individui sfortunati inciampano e cadono, ci sarà qualcuno pronto ad aiutarli a rimettersi in piedi. Le instabili condizioni di occupazione dovute alle leggi del mercato erano allora, e continuano a essere, la maggiore fonte di insicurezza rispetto alla condizione sociale e all'autostima personale. Fu in primo luogo contro questa insicurezza che lo stato sociale prese a proteggere i suoi cittadini. Questo oggi non č più il caso per molte ragioni, tra cui principalmente la globalizzazione e la redistribuzione globale dei suoi rifiuti, processi gemelli che gli unici attori politici effettivi, gli stati nazione, non possono arrestare né influenzare seriamente. Gli stati attuali non possono mantenere la promessa dello stato sociale, e i loro politici neanche la rinnovano. Le politiche di questi ultimi preannunciano invece un'esistenza ancor più precaria e ossessionata dal rischio. Si chiede agli elettori di essere ‘più flessibili' - cioè di prepararsi a un'ulteriore futura insicurezza - e di cercare individualmente le proprie soluzioni ai problemi socialmente prodotti….

In Italia, l'ultima frontiera dell'emergenza č costituita dai rumeni.
A differenza di quanto accade con l'insicurezza, tangibilissima e quotidianamente esperita, prodotta dai mercati, i quali non hanno bisogno di alcun aiuto da parte dei poteri politici eccetto essere lasciati in pace, la mentalità da ‘fortezza assediata' e da proprietà privata e corpi individuali minacciati deve essere coltivata attivamente. Le minacce devono essere dipinte con i colori più sinistri, cosicché non l'avvento dell'apocalisse preannunciata, ma al contrario la non materializzazione delle minacce possa essere presentata al pubblico spaventato come un evento straordinario, e soprattutto come il risultato di abilità, vigilanza, cura e buona volontà eccezionali degli organi statali. E' ciò che viene fatto, e con risultati spettacolari. Quasi ogni giorno, almeno una volta alla settimana, Cia e Fbi mettono in guardia gli americani dagli imminenti attentati alla loro sicurezza, mentre il Presidente americano continua a ricordare ai suoi elettori che «basterebbe una fiala, una bomboletta, una bottiglia introdotta in questo paese a portarci un orrore mai conosciuto prima». Questa strategia č copiata con impegno, anche se finora con ardore un po' ridotto per mancanza di fondi (ma non di volontà), da altri governi che sovrintendono alla sepoltura dello stato sociale.