mercoledì 30 aprile 2008
Il 16 aprile del '43 individuò la droga simbolo degli hippy e della Beat generation fece su di sè molti test ed ebbe alcune overdose senza riportare danni al cervello
Morto a 102 anni Albert Hofmann, scoprì Lsd e ne descrisse gli effetti
Nel 2006, per il suo centesimo compleanno, ne condannò la distribuzione ma sottolineò "è speciale, agisce sulla coscienza che ci distingue dagli animali
ZURIGO - E' morto all'età di 102 il chimico svizzero Albert Hofmann. Nel 1943 scoprì l'Lsd, 'la droga magica' che tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta ebbe una influenza fondamentale nella cultura della Beat generation. Hofmann iniziò la sperimentazione su se stesso e descrisse le prime esperienze scientifiche psichedeliche della storia. Durante gli esperimenti incorse in varie e pericolose overdose, dalle quali uscì indenne e senza alcun danno alla sua materia grigia, tanto da arrivare lucido all'età di 102 anni.Lo scienziato, nato l'11 gennaio 1906 a Baden, è morto ieri nella sua casa di Basilea, secondo quanto riporta oggi il sito californiano del Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, a pochi giorni di distanza dalla scoperta che lo rese famoso. Il 16 aprile del 1943, un venerdì pomeriggio, mentre lavorava nei laboratori del gruppo farmaceutico svizzero Sandoz di Basilea, una piccola quantità di questa sostanza gli scivolò su una mano durante un esperimento di laboratorio. Subito percepì "una significativa irrequietezza, unita ad un lieve capogiro" e decise di bloccare il suo lavoro. "Arrivato a casa", raccontò, "mi stesi e caddi in uno stato non spiacevole, con sintomi simili all'intossicazione, caratterizzati da una immaginazione estremamente stimolata".
Tornato tra le provette il lunedì successivo, Hofmann era convinto di aver vissuto la singolare esperienza per via dei fumi del solvente al cloroformio che aveva utilizzato. Ma inalando ancora per ripetere l'esperienza, non successe nulla, e così il chimico si convinse che doveva avere ingerito l'acido che studiava: "Lsd mi aveva parlato - raccontò con un sorriso - Era venuto da me dicendo, 'mi devi trovare'". Così, a piccolissime dosi, Hofmann testò ancora l'acido lisergico il 19 aprile 1943, ma a fine giornata per tornare a casa in bici si fece accompagnare da un assistente e raccontò di aver segnato nella memoria quella data come "la giornata della bicicletta".
Hofmann si era laureato in chimica all'Università di Zurigo nel 1929, e ben presto divenne direttore di ricerca nel dipartimento dei prodotti naturali della casa farmaceutica Sandoz e iniziò a studiare l'ergot, un fungo velenoso, usato per secoli dalle ostetriche per accelerare il parto. La ricerca puntava a isolarne la sostanza chimica che produceva questo effetto. Ci riuscirono negli Stati Uniti, e chiamarono 'acido lisergico' la sostanza attiva: su questa Hofmann cominciò i suoi studi, per ottenere composti utili in medicina.
Il lavoro di Hofmann sull'ergot ha prodotto una serie di farmaci importanti, come per esempio quello utilizzato ancora oggi per prevenire l'emorragia dopo il parto. Ma è stato il 25esimo composto da lui sintetizzato nel 1938, la dietilamide dell'acido lisergico (LSD), a renderlo famoso e ad avere il maggior impatto a livello mondiale.
La Sandoz mise Lsd sul mercato nel 1949, sotto il nome di Delysid. Visto che la condizione vissuta sotto il suo effetto era simile a una "malattia mentale sperimentale", venne considerato uno strumento prezioso nella psicoterapia: aiutava il terapista a trovare accesso all'inconscio del paziente. Fu così che pazienti e volontari intrapresero i "viaggi dell'anima" e fecero esperienze di fuoriuscita dal corpo.
Poi nel 1951, il chimico propose a un celebre amico, lo scrittore tedesco Ernst Junger, che faceva uso di mescalina di prendere l'LSD insieme. "E' stato il primo test di 'viaggio psichedelico' programmato", raccontò Hofmann, spiegando che a casa sua con l'amico avevano suonato musica di Mozart e bruciato incensi giapponesi.
Con la diffusione dell'acido lisergico, la Cia e l'esercito americano dimostrarono il loro interesse per l'allucinogeno come strumento di lotta politica e militare (così come avvenne per l'Mdma, le amfetamine e la cannabis). Iniziarono così una serie di esperimenti segreti che prevedevano la somministrazione inconsapevole a numerosi soldati e civili. Ma le conseguenze sulle persone coinvolte, che non erano volontarie e non sapevano cosa stesse succedendo, in alcuni casi le reazioni furono piuttosto drammatiche.
Tra la fine anni '50 e l'inizio degli anni '60 l'LSD divenne uno strumento spirituale, mistico e religioso. Come diceva il titolo del libro di Aldous Huxley, narratore e saggista inglese, l'Lsd apriva "Le porte della percezione". (Jim Morrison si ispirò a questo libro per dare il nome al suo gruppo The Doors).
Nel 1956 si coniò il termine "psichedelico" derivante da psiche (anima, mente) e delos (rilevatore o manifestatore). Sempre in quel periodo, Timothy Leary, docente di psicologia presso la Harvard University, si fece promotore di un movimento psichedelico, sostenendo la "politica dell'estasi" e considerando il consumo di Lsd un mezzo per la liberazione dai vincoli sociali.
San Francisco, in California, divenne il fulcro della "nuova cultura delle coscienze". L'acido lisergico fu diffusissimo, con la marijuana, tra gli hippy, che li consideravano strumenti per entrare in maggiore sintonia tra le persone e per facilitare una convivenza pacifica. Musicisti come i Beatles cantavano in codice i loro "trip" allucinogeni: la canzone "Lucy in the Sky with Diamonds" venne sospettata di voler trasmettere, con le iniziali del suo titolo, un messaggio di incitamento all'uso dell'Lsd. In generale il rock fu molto influenzato, fino a dar vita al filone psichedelico, che ebbe uno dei suoi punti più alti con i Pink Floid. Molti artisti e letterati si ispiravano alle esperienze psichedeliche, esaltate dalla Beat generation di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.
Nel 1965 Leary, nel frattempo divenuto il guru dell'Lsd, e i suoi collaboratori vennero espulsi dall'Università. Ma il gruppo di ricercatori di Harward iniziò un'opera di propaganda del consumo, convinti che l'acido lisergico facilitasse l'espansione della coscienza e la liberazione dell'uomo.
La protesta giovanile scatenò un'ondata repressiva e l'Lsd divenne oggetto di una dura campagna mediatica. Nel 1966 la Sandoz cessò la vendita e un anno dopo l'Lsd venne messo al bando. Nel 1969 il festival di Woodstock, (dove mezzo milione di ragazzi raggiunsero lo stato di New York per assistere alla tre giorni di musica, amore, pace, e droghe), rappresentò il top del movimento psichedelico ma al tempo stesso l'inizio della sua fine.
Albert Hofmann, in quello stesso periodo, scrisse il libro "Lsd, il mio bambino difficile". Negli anni Settanta la droga psichedelica aveva già perso la sua importanza e da "sostanza-sacramento", divenne una diffusissima droga di piacere. La visione 'sacra' dell'Lsd sopravvisse in un piccolo rifugio: dei vecchi hippy continuarono a celebrare la droga di culto a Goa, in India. La riscoperta dell'Lsd è avvenuta negli anni Novanta con la diffusione dei rave party.
Nel 2006, in occasione del suo centesimo compleanno, Hofmann ne condannò la distribuzione e sottolineò che si tratta comunque, "di un prodotto speciale in quanto agisce sulla coscienza, che ci distingue dagli animali. Conosco l'Lsd, non ho più bisogno di prenderlo. Forse farò come Aldous Huxley che lo chiese a sua moglie per sopportare il dolore dell'agonia per un cancro alla gola".
martedì 29 aprile 2008
ehh...beppe
La colonna infame
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Per telefonare a Zapping: numero verde 800 055 101, dal lunedì al venerdì, ore 19.40-21.00
L’agenzia delle entrate ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato.Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito. I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate.
I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.
Le rapine in villa si faranno finalmente in tutta Italia e non saranno concentrate nel Lombardo Veneto.
Gli odi familiari troveranno libere manifestazioni, chi non ha concesso un prestito in famiglia e ha un alto reddito sarà finalmente smascherato.
Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento. Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.
Inviamo una mail al prossimo ministro dell’Economia Giulio Tremonti perché ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l’accesso a chiunque di dati sensibili privati.
Nei prossimi giorni cercherò di capire chi è l’ispiratore di questa schifezza. È giusto che tutti lo vengano a sapere e che risponda delle eventuali conseguenze.P.s. Da domani e per tutto il mese di maggio potete continuare a firmare per i referendum del V2-Day. I banchetti allestiti per giovedì 1 maggio: Altamura, Busto Arsizio, Castellana, Foggia,Gubbio, L'Aquila, Milano, San Benedetto del Tronto, Soleto, Solofra, Viareggio
V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera:
1. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag V2-day
2. Inserisci tuoi video su www.youtube.com con il tag V2-day
3. Scarica il volantino del V2-day
4. Il video del V2-day
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lunedì 28 aprile 2008
domenica 27 aprile 2008
sabato 26 aprile 2008
francis bacon a milano
Mentre la maggior parte degli artisti della sua generazione, anche i grandi americani, cancellano l'uomo, Bacon riabilita la centralità della figura umana, anche se la restituisce lacerata. Va diritto al suo cuore, rappresentandola urlante e prigioniera, costretta in spazi definiti: parallelepipedi e scatole di vetro come fossero gabbie.
L'uomo irrimediabilmente solo con il suo tormento interiore; o l'uomo in lotta.
I suoi personaggi hanno sempre il volto sfigurato, prigionieri anche quando sono colti nelle situazioni più semplici e banali della vita. Quando non sono prigionieri gli uomini di Bacon stanno chiusi in stanze, seduti in solitudine o abbandonati su tavoli, sotto la luce di una lampadina penzolante. Il mondo, all'esterno, è perduto, disgregato. Non resta che rifugiarsi in una camera sempre più disadorna...
Una visione del mondo, un pensiero critico come presa di coscienza della condizione dell'uomo contemporaneo, che ha come equivalenti filosofi e letterati come Beckett, Sartre, Camus e Cioran.


Studio dal "Ritratto di papa Innocenzo X" di Velasquez. (1953)
venerdì 25 aprile 2008
giovedì 24 aprile 2008
ditelo a gaza...
Anche gli altri rappresentanti occidentali lasciano l'aula
Libia: «Gaza come i lager». E l'Italia ferma il Consiglio di Sicurezza
Onu: l'ambasciatore italiano indignato per il paragone provoca l'interruzione della riunione
Secondo fonti diplomatiche italiane «Marcello Spatafora, indignato per l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la riunione fosse interrotta immediatamente. E così l'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo (presidente di turno), ha battuto il martelletto della presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di altri membri del Consiglio». Subito dopo la dichiarazione di Dabbashi, hanno riferito alcuni dei presenti, i rappresentanti di alcuni Paesi «hanno rimosso l'auricolare della traduzione, si sono alzati in piedi e sono usciti dalla sala della riunione del consiglio di sicurezza» per protestare. Tra quelli che sono usciti quasi immediatamente, vengono citati i rappresentanti di Usa, Gb e Francia.
USA: «PARAGONE MORALMENTE OLTRAGGIOSO» - Dura la reazione degli Stati Uniti, che hanno accusato oggi la Libia di aver assunto una posizione «moralmente oltraggiosa». «Ce ne siamo andati», ha confermato oggi ai giornalisti il vice ambasciatore americano all'Onu Alejandro Wolff. L'episodio ha messo fine alla sessione del Consiglio, convocata per cercare di concordare un testo sulla crisi nella Striscia di Gaza. «Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo, oppure in maniera tendenziosa, ed è quel che è accaduto» -ha detto Wolff- il delegato libico è stato tendenzioso, di parte, storicamente scorretto e moralmente oltraggioso».
E siamo ancora al governo Prodi...
mercoledì 23 aprile 2008
martedì 22 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
sabato 19 aprile 2008
venerdì 18 aprile 2008
giovedì 17 aprile 2008
è di nuovo ora...
L'ex ministro della Salute del precedente governo Berlusconi è stato giudicato colpevole
per reati commessi quando era primario a Milano: mazzette in cambio di appalti
Tangenti in ospedale, Sirchia condannato a 3 anni di carcere
La reazione dell'imputato: "Recepito il teorema dell'accusa, ricorrerò in appello"
MILANO - L'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia è stato condannato a 3 anni di reclusione, nell'ambito del processo milanese in cui è imputato insieme ad altre sette persone, per un giro presunte tangenti nel mondo della sanità.La sentenza è stata emessa questa mattina dalla quarta sezione penale del tribunale, presieduta dal giudice di Oscar Magi, al termine della camera di consiglio. Riunitasi dopo che i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Maurizio Romanelli, avevano dichiarato di non essere intenzionati a replicare alle arringhe difensive. Quanto al verdetto, la condanna è di poco superiore a quella chiesta dai pm, pari a 2 anni e 9 mesi di reclusione.
In particolare, l'ex componente del governo Berlusconi è stato giudicato colpevole di corruzione e appropriazione indebita, per reati che sarebbero stati commessi quando era primario del Servizio di Immunoematologia dei Trapianti dell'Ospedale Maggiore Policlinico. Secondo i magistrati, Sirchia avrebbe incassato tangenti da multinazionali specializzate in prodotti sanitari, per favorirle nelle forniture di appalti.
E subito dopo la sentenza, è giunto il commento del diretto interessato: "Sono molto dispiaciuto - ha dichiarato Sirchia - non siamo riusciti a convincere il collegio delle nostre ragioni, nonostante avessimo portato al processo numerosissime prove e testimonianze. E' stato recepito il teorema dell'accusa. Mi riservo di impugnare in secondo grado la decisione perché è assolutamente non condivisibile. Mi sembra un dovere rispettare cosa un tribunale decide, ma è un diritto e dovere leggere le motivazioni e impugnare".
mercoledì 16 aprile 2008
Spettabili compagni discendenti!
Frugando nell’odierna merda impietrita,
studiando le tenebre dei nostri giorni,
voi, forse, chiederete anche di me.
E, forse, vi dirà un vostro dotto,
coprendo d’erudizione lo sciame delle domande,
che visse, pare,
un certo cantore dell’acqua bollita
e nemico giurato dell’acqua corrente.
martedì 15 aprile 2008
non c'è più
L'artista aveva 61 anni. La sua grazia e la sua semplicità conquistarono critica e pubblico con brani di Don Backy e Sergio Endrigo
Addio alla cantante Marisa Sannia, da "Casa bianca" a Garcia Lorca
di RITA CELI
La vita artistica di Marisa Sannia, nata a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947, è raccontata con semplice sincerità sulle pagine del sito ufficiale, dove si sottolinea che oggi è "una delle cantanti più collezionate e ricercate". Giovanissima, dopo essersi imposta nel basket, esordì nel mondo della musica leggera e grazie a un concorso indetto dalla Fonit Cetra con cui ottenne un contratto di quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov rimasero colpiti dalla sua voce e decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu Tutto o niente.
La tv contribuì alla sua popolarità soprattutto nel 1967 quando partecipò al programma di Pippo Baudo "Settevoci": il pubblico apprezzò oltre che la bella voce, anche la semplicità e il suo viso acqua e sapone. La consacrazione definitiva arrivò nel 1968 a Sanremo quando con Casa bianca, scritta da Don Backy e cantata in coppia con Ornella Vanoni, si aggiudicò il secondo posto. Al Festival tornò poi nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con Amore, amore.
La crescente popolarità le aprì le porte del cinema e girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Nel 1969 ancora un successo con La compagnia, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che la inserì in un suo album (e di recente riproposta da Vasco Rossi). Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò La primavera composta da Don Backy.
In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei La mia terra, quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri Un aquilone, il cui retro Il mio mondo, il mio giardino porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.
Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara "Caino e Abele", cui fece seguito "Storie di periferia" del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, "Le memorie di Adriano" insieme a Giorgio Albertazzi e la regia di Maurizio Scaparro.
Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo "George Sand" diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.
Marisa Sannia al festival di Sanremo del 1968
Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani Mani bucate e Melagranada ruja. Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival.
lunedì 14 aprile 2008
8 anni e farla morire dentro
Il marito: «E' mia moglie, nessuno può fermarmi»
Yemen, sposa di 8 anni si ribella. «Botte e abusi. Voglio il divorzio»
L’avvocato difensore: «E’ illegale»
È la prima volta che una minore cerca di annullare il matrimonio combinato
Tutta sola, avvolta in un’abaya nera, una bambina di 8 anni si è presentata il 2 aprile a un tribunale di Sana’a, la capitale dello Yemen, per chiedere il divorzio dal marito. Nojoud Muhammed Nasser ha denunciato il padre, che due mesi fa l’ha data in moglie a un uomo di 30 anni, e il marito, che l’ha picchiata e costretta ad avere rapporti sessuali. «Ogni volta che volevo giocare in cortile, mi picchiava e mi faceva andare con lui in camera da letto— ha raccontato —. Era molto duro con me e quando lo imploravo di avere pietà, mi picchiava, mi schiaffeggiava e poi mi usava. Voglio avere una vita rispettabile e divorziare». Il marito e la bimba, nel riquadro
È la prima volta che una minore chiede il divorzio in Yemen. La legge non la protegge. Moltissime bambine vengono date in spose all’età di Nojoud in Yemen (oltre il 50% secondo uno studio del 2006). La legge fissa l’età minima per il matrimonio a 15 anni, per maschi e femmine, ma non punisce chi la viola, dice l’avvocato della Corte suprema Shatha Muhammed Nasser, che ha assunto la difesa della bimba e le ha trovato un posto in un orfanotrofio. All’uscita del tribunale, col sorriso teso ma lo sguardo deciso, Nojoud ha raccontato la sua storia al giornalista Hamed Thabet, 23 anni, dello Yemen Times. «Mio padre mi ha picchiato e mi ha detto che dovevo sposare quest’uomo. Lui mi ha fatto brutte cose, io non avevo idea di cosa fosse il matrimonio. Correvo da una stanza all’altra per sfuggirgli, ma alla finemi prendeva, mi picchiava e poi continuava a fare ciò che voleva. Ho pianto così tanto, ma nessuno mi ascoltava. Ho supplicato mia madre, mio padre, mia zia di aiutarmi a divorziare. Mi hanno risposto: "Non possiamo fare niente. Se vuoi, vai in tribunale da sola". Ed è quello che ho fatto». Dice Thabet al telefono da Sana’a: «Era così dolce e così triste. È una donna sposata, che capisce tante cose e allo stesso tempo una bambina che vuole studiare e giocare».
Anche il giudice Muhammad al-Qadhi si è impietosito: pur essendo Nojoud troppo giovane per testimoniare, ha fatto arrestare il padre, Muhammed Nasser, e il marito, Faez Ali Thamer. L’avvocatessa Nasser sostiene che il matrimonio era illegale. Altri non ne sono certi: «A nessuno frega della legge, quello che conta è il sistema tribale», dice il giornalista Thabet. «Specialmente nelle zone rurali, i genitori danno le figlie in spose all’età di 7, 8 o 9 anni — spiega Amal Basha, direttrice di un gruppo per i diritti delle donne, Sisters Arab Forum for Human Rights —. Pongono la condizione che il marito non abbia contatto sessuale con la moglie finché non è matura. Ma vive con lui e non c’è alcun controllo: è alla mercé del marito e del suo desiderio». Divorziare per Nojoud non sarà facile, aggiunge. «Non è un’adulta, quindi prevale ciò che dice il suo guardiano».
Lo zio si è presentato come suo guardiano in aula. Ha detto che il padre di Nojoud ha perso il lavoro di netturbino e soffre di problemi mentali: è stato rilasciato. «La bambina deve anche restituire tutto il denaro che il marito ha dato alla famiglia in dote— dice Basha —oltre ad aver bisogno di una buona ragione per divorziare agli occhi del giudice». Oggi, dice Thabet, lui e l’avvocato cercheranno un accordo con il marito. «Faremo una colletta. Gli offriremo i soldi della dote, anche il doppio». Ma lo sposo per ora non intende divorziare: «Sì, sono stato in intimità con lei — ha detto—ma non ho fatto nulla di male. È mia moglie e ne ho il diritto. Nessuno può fermarmi».
8000 anni e saper vivere, abbraccialo
Scoperto in Svezia, vive dall'ultima glaciazione
E' una conifera salvata per caso dal taglio delle foreste
L'abete rosso che ha 8.000 anni. E' l'albero più antico del mondo
di LUIGI BIGNAMI
L'albero più antico
Uno di essi è stato recentemente datato da Leif Kullman, botanico all'università Umea (Svezia), che spiega: "Abbiamo trovato il gruppo di alberi nel centro della Svezia, in un luogo che solo per puro caso non è stato interessato dal taglio che interessa le foreste della regione. L'intento era quello di capire come quelle piante fossero in grado di resistere alle severe condizioni invernali dell'area. Tra gli studi eseguiti abbiamo fatto datare al carbonio 14 in un laboratorio specializzato di Miami (Florida) le radici più antiche di una delle piante. Con sorpresa abbiamo appreso che esse hanno un'età di 8.000 anni. La scoperta fa di questo albero, e probabilmente del gruppo a cui appartiene, il più antico organismo vivente oggi conosciuto".
Fino ad ora l'albero più antico noto ai botanici era "Matusalemme", un pino Bristlecone che vive vicino Las Vegas, sulle pendici della White Mountains, il quale ha un'età che si aggira attorno ai 5.000 anni. Altri alberi monumentali vecchi di migliaia di anni sono noti in Iran, dove un cipresso ha superato i 4.000 anni d'età, in Cile dove un'altra pianta simile ha compiuto i 3.600 anni. Alberi da 2-3.000 anni sono poi innumerevoli e presenti un po' in tutto il mondo.
In Italia il censimento degli alberi monumentali è stato realizzato dal Corpo forestale dello Stato che ne ha individuati circa 150. Dal lavoro si scopre che l'albero più antico della nostra penisola vide gli uomini che costruirono i nuraghi sardi, con un'età che si aggira attorno ai 3.000 anni. Si tratta dell'oleastro di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari. Dal punto di vista scientifico si tratta di un Olea europaea oleaster, in altre parole un olivo selvatico. Un esemplare di 15 metri di altezza e 11 metri di circonferenza. E' stato datato contando gli anelli di accrescimento. Questo progenitore dell'ulivo è oggetto di ricerca, perché si sta tentando di clonarlo.
Al momento una cinquantina di piantine contengono nel loro Dna metà del patrimonio genetico dell'albero di San Baltolu e metà di una sua figlia di circa mille anni. Nel Parco dell'Etna, nel comune di Sant'Alfio, è nota l'esistenza del vecchissimo "Castagno dei cento cavalli". Avrebbe un'età compresa tra i 2 e i 3.000 anni, anche se alcune analisi sostengono che sarebbe ancora più antico dell'oleastro sardo.
Purtroppo molte piante monumentali sono state spostate in giardini di grandi ville, causandone, a volte, la morte. Fino a pochi anni fa, infatti, solo Marche, Alto Adige ed Emilia Romagna "proteggevano" gli alberi monumentali, ma proprio nel 2008 il Ministro delle politiche agricole e forestali, Paolo De Castro, otteneva l'approvazione, da parte della Commissione ambiente del Senato, della norma secondo la quale "Gli alberi monumentali saranno protetti dal Codice dei Beni Ambientali e Paesaggistici". Un passo fondamentale per proteggere alberi che per i veloci cambiamenti climatici in atto potrebbero risentire conseguenze, più gravi di tutte le avversità ambientali subite da millenni a questa parte.
succede ancora?
Primi risultati del voto: gli ex guerriglieri verso la maggioranza assoluta
Nepal, trionfo elettorale in nome di Mao «Saremo una repubblica comunista»
Assemblea costituente Sconfitti i partiti principali del regno himalayano: presto l'addio del re
KATHMANDU (NEPAL) - I maoisti avrebbero ottenuto 61 seggi sui 108 già assegnati. E il trend si annuncia identico in tutte le circoscrizioni Dalla reincarnazione di Vishnù a un capo comunista che prende a modello Mao e i combattenti rivoluzionari di Sendero Luminoso in Perù. Basta questo per cogliere la portata del mutamento dopo le elezioni di giovedì scorso in Nepal. I primi risultati ieri davano per netta la vittoria del partito guidato dal 52enne Pushpa Kamal Dahal, meglio noto con il nome di battaglia: Prachanda, «Il terribile». «Un successo molto più ampio del previsto », dichiaravano ieri sera gli osservatori. I maoisti avrebbero ottenuto il controllo di almeno 61 seggi dei 108 nei distretti elettorali già scrutinati e sarebbero in testa anche in molti dei restanti.
Altri due partiti importanti, i marxisti-leninisti ed il centrista Congresso Nepalese, non sembra avessero superato sino a ieri sera i 16 seggi ciascuno. «Una svolta inaspettata. Sino a pochi giorni fa si pensava che la formazione di Prachanda sarebbe arrivata solo terza. Invece potrebbero persino guadagnare la maggioranza assoluta», ha osservato Lok Raj Baral, ricercatore al Centro di Studi Strategici di Kathmandu. La conseguenza immediata è di portata storica: la fine della monarchia dopo 238 anni di regno incontrastato su di una popolazione che supera i 27 milioni e in una regione-cuscinetto dove oggi più che mai pesano le sfide poste dalla crescita economica e politica di India e Cina. Gli esponenti maoisti sembrano infatti destinati a giocare la parte del leone tra i 601 membri dell'Assemblea costituente che dovrebbe riunirsi a breve.
ABOLIZIONE DELLA MONARCHIA - «L'eclissi della casa reale era inevitabile. Re Gyanendra ha praticamente firmato la sua deposizione nell'aprile 2006, quando dopo le grandi manifestazioni popolari di allora ha accettato di limitarsi ad un ruolo puramente cerimoniale e si è accordato con Prachanda per un percorso destinato a mettere ai voti una nuova costituzione. Presto, entro pochi mesi, l'Assemblea costituente voterà dunque l'abolizione della monarchia e l'avvio di una repubblica laica e comunista», ci dice per telefono dalla capitale nepalese Prateek Pradhan, direttore del quotidiano in lingua inglese The Kathmandu Post. Un'evoluzione maturata comunque da almeno un decennio di turbolenze interne. Il malcontento contro la corruzione della casa reale e le sue ricchezze in uno dei Paesi più poveri dell'Asia sfociò infatti già nel 1996 con la crescita violenta della rivolta comunista. In 10 anni i morti sono stati almeno 13.000. Ma il colpo di grazia venne nel 2001, quando l'allora re Birendra e i membri della sua famiglia vennero trucidati nel palazzo reale. L'assassino venne identificato con il figlio del re, che poi si suicidò. Ma in Nepal molti sono convinti che l'ispiratore possa essere stato lo stesso Gyanendra. Un'ombra che ha screditato non poco la figura del monarca, considerato dalla tradizione indù locale come incarnazione diretta del dio Vishnù. Nel 2005 Gyanendra tentò quindi di imporre il proprio potere assoluto. Un un anno dopo fu però costretto dalle rivolte di piazza a trattare con i maoisti. Ma anche Prachanda potrebbe non avere vita facile. Le sue recenti aperture in chiave moderata all'economia di mercato sono viste con sospetto dalle ali più radicali. Già nel sud una dozzina di movimenti ultrarivoluzionari lo accusano di aver «capitolato al capitalismo» e minacciano nuove violenze.
78 anni fa moriva suicida majakovskij
come suol dirsi «l'incidente è chiuso».
la barca dell'amore
s'è spezzata contro la vita quotidiana.
tra la vita e me i conti tornano
ed è vano elencare guai. dolori. offese reciproche.
domenica 13 aprile 2008
tu chiamale se vuoi, elezioni

pacatamente, ma anche...
e se proprio vi sentite in dovere, votate Antonio, va sempre bene per tutte le stagioni...
venerdì 11 aprile 2008
giovedì 10 aprile 2008
mercoledì 9 aprile 2008
ancora dell'utri, ma va?
Voto di scambio all'estero. Dell'Utri nelle intercettazioni
Indagine su 50 mila schede, coinvolti uomini della 'ndrangheta
Le intercettazioni: «Si tapperanno gli occhi quando barreremo le schede bianche con il simbolo Pdl»
REGGIO CALABRIA — Stando all'inchiesta della procura di Reggio Calabria sui possibili brogli elettorali commissionati all'estero, spunta il nome del senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Dalle intercettazioni telefoniche il faccendiere-bancarottiere Aldo Miccichè, calabrese di Maropati, avrebbe affidato il compito di sostenere la lista Berlusconi alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, il casato di 'ndrangheta più potente in Calabria. Miccichè, intanto, dal Venezuela dove si è rifugiato per sottrarsi alla condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, avrebbe messo a disposizione del senatore di Forza Italia i suoi legami con il cartello di 'ndrangheta sudamericana per favorire il controllo del voto degli italiani all'estero, mobilitando i consoli onorari.
Nel dossier di circa 430 pagine consegnato al ministro dell'Interno Amato dal procuratore distrettuale di Reggio Calabria Francesco Scuderi e dal pm Roberto Di Palma, si capisce come le schede bianche, circa 50 mila, sarebbero diventate voto utile per il partito di Berlusconi. Miccichè al telefono con Dell'Utri si dice convinto che l'operazione andrà in porto. «Basterà pagare qualche addetto ai lavori — dice rivolgendosi a Del-l'Utri, chiamandolo per nome —. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl». Per tutto ciò c'era un prezzo: 200 mila euro. L'esponente politico azzurro però chiede al faccendiere calabrese garanzie anche sul voto in Calabria. «Nessun problema», si affretta a ribadire dal Venezuela, Miccichè. E per sancire un'alleanza strategica con Dell'Utri invia a Milano Antonio Piromalli, reggente del casato, figlio di Pino, detto «Facciazza », in carcere con il 41 bis e suo cugino Gioacchino, avvocato, radiato dall'ordine dopo una condanna per mafia. Miccichè gli raccomanda al telefono di essere convincenti con il senatore azzurro, facendo trasparire tutta la potenza della cosca non solo in ambito provinciale, ma nell'intera regione. L'incontro avviene nello studio di Dell'Utri. Il senatore forzista resta entusiasta del colloquio tant'è che al telefono, successivamente, si congratula con Miccichè per avergli fatto conoscere due «bravi picciotti».
L'inchiesta della procura di Reggio Calabria nasce per caso e prende spunto da un omicidio. Quello di Salvatore Pellegrino, «l'uomo mitra», assassinato il 5 luglio dello scorso anno a Gioia Tauro. Pellegrino sarebbe stato ammazzato dai Piromalli — è l'ipotesi investigativa — perché ritenuto responsabile dei danneggiamenti alla cooperativa Valle del Marro, un tempo dei Piromalli e oggi, dopo la confisca, passata a Libera di don Ciotti. Le utenze dei Piromalli, in particolare quelle di Antonio e Gioacchino, sono messe sotto controllo. Si scopre così che i due rampolli della famiglia hanno continui scambi con Aldo Miccichè. Il faccendiere parla al telefono con tutti i politici italiani. Per gli inquirenti è un uomo che ha ancora molto potere in Italia. Si sente spesso con Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia. In più occasioni parla anche con i suoi più stretti collaboratori. E chiede un favore: bisogna fare in modo che sia tolto il 41 bis a Pino Piromalli. La richiesta viene anche fatta a Dell'Utri, in cambio dell'appoggio elettorale dei Piromalli. L'indagine Why not della procura di Catanzaro coinvolge il ministro della Giustizia. È l'estate del 2007. La richiesta si blocca.
martedì 8 aprile 2008
fumo negli occchi...

PER LA LIBERTÀ, L’AUTOGESTIONE, LA SOLIDARIETÀ.
DA SEMPRE, CHI GOVERNA
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VOTO RACCONTA SOLO
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SE DAVVERO VOGLIAMO CAMBIARE LE NOSTRE VITE
DOBBIAMO AGIRE IN PRIMA PERSONA,
PARTECIPARE E IMPEGNARCI PER TRASFORMARE
LA SOCIETÀ, SENZA MEDIAZIONI.
lunedì 7 aprile 2008
domenica 6 aprile 2008
imbocca un cannone che è meglio...
"Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". Lo ha dichiarato Umberto Bossi, oggi sul Lago Maggiore. "I veneti, i piemontesi, i lombardi non permetteranno questo imbroglio, il ministro degli Interni ha fatto stampare delle schede in cui di fatto non si può votare, con due simboli collegati, in cui chi vota per uno vota per due e quindi crea confusione. Fate tutti molta attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque terremmo le cose sotto controllo".
sabato 5 aprile 2008
venerdì 4 aprile 2008
"screditare" i nazisti???
Polemica sul film di Claudio Lazzaro dedicato ai giovani neofascisti
Diffida del movimento di estrema destra: le sale rinuncino a proiettarlo
Forza Nuova blocca "Nazirock"
"Montato ad arte per screditarci"
Il regista: "Speravo fosse punto di partenza per un dibattito
molte persone stimate dalla destra avevano espresso consensi"
di FEDERICO CAPITONI
La locandina del film
I motivi si leggono nella raccomandata: il film conterrebbe "immagini, affermazioni, frasi, scene, ricostruzioni, gravemente diffamatorie del movimento". Secondo l'addetto stampa della federazione romana di Fn infatti, "il montaggio è elaborato ad arte per screditarci, e il fatto che esca in piena campagna elettorale, rivela intenzioni non proprio limpide".
Nazirock è uno spaccato del mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look (l'unica persona coi capelli lunghi che appare nel filmato è Alessandra Mussolini) dei giovani che aderiscono all'estrema destra. "Tra l'altro - prosegue Lazzaro - molte persone stimate dalla destra hanno espresso il loro consenso. Massimo Fini doveva addirittura presentarlo con me a Milano".
Il colmo, per il regista, è che la diffida lamenti persino l'assenza di un'autorizzazione per le esecuzioni di brani musicali: "Pretendono la liberatoria per un cantante che incita alla violenza. Io sono solo un testimone di quello che questi giovani dicono o cantano".
Niente film in sala dunque, ma la copia in dvd resisterà. Da oggi sarà in vendita presso le librerie Feltrinelli, film più libro. "Il cinema - afferma Lazzaro - dovrebbe essere uno spazio di libertà, mi dispiace che si preferisca annegare il film nella censura basata sulle minacce".
(3 aprile 2008)
no pd
DOSSIER Alta velocità |
I mille no tav che hanno cinto d’assedio il centro polifunzionale di Almese hanno costretto Sergio Chiamparino sindaco di Torino e Mercedes Bresso e il presidente della Provincia Antonio Saitta a disertare il convegno del Partito Democratico ’quale sviluppo per la Val Susà in cui i rappresentanti del Partito di Walter Veltroni intendevano ribadire la loro volontà di realizzare la Torino-Lione.
Molti i cori, i fischi e gli spintoni rivolti dai No-Tav agli amministratori locali che hanno deciso di partecipare. Molta anche la delusione per il mancato svolgimento della manifestazione annunciata con grande forza negli ultimi giorni. Era presente anche il presidente della Comunità montana della Bassa Val di Susa Antonio Serrentino a cui era indirizzato un volantino con minacce molto pesanti che è stato trovato vicino al centro polifunzionale.
giovedì 3 aprile 2008
quell'aborto di ferrara
Pomeriggio di tensione in piazza Maggiore durante un comizio del giornalistaAlle prime parole contro l'aborto sono partiti i fischi e i lanci di oggetti e ortaggi video
Ferrara contestato a Bologna la polizia carica, 15 contusi
Cofferati: "Inaccettabile, tutti devono poter sostenere le proprie opinioni"
Il direttore del "Foglio" costretto a lasciare il palco scortato dalle forze dell'ordine
Giuliano Ferrara
durante il comizio
Indignato il commento di Sergio Cofferati: "E' inaccettabile - ha detto il sindaco delal città - che una piazza venga trasformata nel luogo dell'intolleranza. Tutti devono essere in condizione di poter sostenere pubblicamente le proprie tesi e le proprie opinioni e a nessuno deve essere impedito di parlare".
Ferrara è stato accolto in piazza Maggiore da una manifestazione comunque preannunciata alle forze dell'ordine, ma ben più ampia di quanto previsto. Alcuni gruppi femministi e dei centri sociali avevano chiamato a raccolta persone in difesa della legge 194, ma senza aspettarsi che all'appello rispondessero in così tanti: giovani, adulti, donne che hanno coperto di fischi e insulti Giovanni Salizzoni e Matilde Leonardi, candidati alla Camera in Emilia Romagna, che hanno aperto la manifestazione elettorale. Ma è stato quando Giuliano Ferrara ha preso la parola che la situazione è precipitata.
Prima, alcuni manifestanti hanno dribblato il cordone di polizia, hanno tentato di salire sul palco e strappato i manifesti che c'erano attaccati. E mentre Ferrara lanciava le sue parole d'ordine ("L'aborto è una cosa arcaica, squallida, miserabile, ancestrale") dalla piazza sono volati uova, pomodori, monete, bottiglie d'acqua, qualche sasso. Ferrara si è preso un uovo ("Lo prendo come una medaglia" ha gridato), poi ha raccolto dei pomodori e li ha rilanciati in piazza. A quel punto, alla crescente pressione dei manifestanti, il cordone di polizia ha risposto con una carica.
In prima fila c'erano soprattutto ragazze di vent'anni. E a loro sono andate le manganellate. Che qualche poliziotto si sia lasciato andare se ne sono accorti anche i funzionari della Digos, e uno di loro ha fermato con uno schiaffo un agente che se la stava prendendo con troppa violenza con
una ragazzina. Tensione anche quando Ferrara ha lasciato la piazza, sempre scortato dalle forze dell'ordine. I manifestanti gli sono andati addosso e ci sono state altre manganellate: sono volate bottiglie e le sedie di un bar della piazza.Quindi, il giornalista è stato caricato in macchina. L'auto della polizia si è trovata accerchiata dai manifestanti ed è uscita dalla piazza sgommando a forte velocità. La manovra ha ulteriormente esacerbato gli animi: i manifestanti sono saliti sul palco e alcune ragazze hanno improvvisato un comizio in favore della legge 194. La tensione si è a poco a poco allentata solamente quando Ferrara ha definitivamente lasciato Piazza Maggiore.















