giovedì 22 novembre 2007

edo e marco da ascoltare!


Edoardo Cerea, piacentino, dopo una lunga esperienza da interprete in varie bande rock e r&b, debutta come autore nel 2004 con l’album "Come se fosse normale" prodotto artisticamente da Mario Congiu. L'album è il risultato del curioso incontro, avvenuto nel 1999, fra l'universo musicale "americano" di Cerea e quello letterario più "italiano" di Marco Peroni, l'autore di tutti i testi delle canzoni. Proprio in questa credibile amalgama tra melodia e parola, rock e canzone d’autore risiede la particolarità del lavoro che Cerea e Peroni stanno portando avanti: tuttavia, come le moltissime recensioni positive hanno puntualmente sottolineato, pieno di sorprese e colori è anche il fondamentale contributo artistico di Mario Congiu.
Da circa due anni Cerea è anche la voce del fortunato tributo a Luigi Tenco "L'aria triste che tu amavi tanto", uno spettacolo allestito da Renzo Sicco per Assemblea Teatro; questa esperienza si è concretizzata nella realizzazione di due dischi : "L’aria triste che tu amavi tanto" (in collaborazione con Mescal) e "Ho capito che ti amo". Cerea è attualmente impegnato in un nuovo spettacolo teatrale scritto e diretto da Marco Peroni "Ostinati e contrari", una sorta di storia del miracolo economico italiano raccontata attraverso le canzoni di Tenco, Paoli, De Andrè e Amodei.
Inoltre da alcuni mesi Edoardo Cerea sta lavorando alla registrazione del suo secondo album, scritto con Marco Peroni e sotto la direzione artistica di Mario Congiu; produttore esecutivo del progetto è Pino Maio.
Il titolo del disco è "Disperanza" e sarà pubblicato dalla nostra etichetta il prossimo gennaio 2008.

punk'n'roll will never die

Simbolo per eccellenza di contestazione e ribellione, il genere punk non smentisce certo la propria natura allergica a regole e schemi quando si cerca di stabilire la sua data di nascita. Così, mentre alcune case editrici e discografiche (indipendenti o di mercato) si apprestano a celebrarne nel 2007 il trentennale attraverso la pubblicazione o riedizione di dischi e libri sull’argomento, la questione delle sue origini è tutt’altro che pacificata.
C’è che individua la nascita del punk con l’uscita del primo album dei Ramones (Ramones, 1976), band statunitense formatasi nel 1974, che ebbe una grande influenza sul movimento punk, e chi invece preferisce aspettare il 1977, con la pubblicazione in Gran Bretagna di Never Mind the Bollocks. Here’s the Sex Pistols, celebre (nonché unico) disco del gruppo che a torto o a ragione divenne l’emblema stesso di questo genere musicale. Non a caso, per definire la cosiddetta “prima ondata punk”, si parla generalmente di “Punk 77”, un movimento che ha per protagonisti formazioni come i Sex Pistols e i Ramones, appunto, ma anche i Clash, i Buzzcocks, i Damned, i Dead Boys, i Vibrators e i Germs.
E infine, c’è chi ritiene che le origini di questo genere musicale debbano essere retrodatate, risalendo al cosiddetto Rock di Detroit di fine anni Sessanta, e comprendere esperienze come quelle degli Mc5, degli Stooges, dei Velvet Underground, dei New York Dolls, dei Television, dei Talking Heads, di Patti Smith, David Bowie e Iggy Pop.
“Per me queste datazioni non hanno senso, una caratteristica del punk, che lo distingue anche dalle altre controculture legate al rock, è stata proprio la volontà dei suoi protagonisti di ridefinire continuamente questo genere”, dice Ermanno “Gomma” Guarneri, tra i protagonisti della scena punk italiana degli anni Ottanta e curatore di un libro e dvd recentemente pubblicati per le edizioni Shake, dal titolo “Punx. Creatività e rabbia”. “Nel nostro Paese – continua – il boom di produzioni che possiamo definire punk si ebbe tra la fine degli anni Settanta e il 1988-1989”. In quegli anni, in Italia come negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, centinaia di gruppi si esibivano dal vivo in piccoli spazi occupati e si autoproducevano creando etichette indipendenti, opponendosi così ai costi e alle regole crescenti imposte dall’industria della discografia e dei concerti.
Inizialmente fu un fenomeno di nicchia che ebbe origine – qualunque sia la data di nascita che vogliamo scegliere – negli Stati Uniti e si sviluppò in particolare a New York, dove i gruppi si esibivano soprattutto al Cbgb, celebre locale di Manhattan. Trapiantato in Europa attraverso la fondamentale esperienza britannica, il punk si caratterizzò nel nostro continente per un maggiore impegno politico, legato alle occupazioni studentesche e al movimento anarchico successive al 1977.
Dal punto di vista musicale il punk, che pure affonda le sue radici nel rock’n’roll, si distingue da questo genere per una minore attenzione alla tecnica (alcuni gruppi si vantavano di non saper nemmeno suonare): gli accordi di base erano tre ed erano sufficienti per esprimere un contenuto di rabbia e ribellione che trovò il suo terreno fertile nella Gran Bretagna e in generale nell’Europa della crisi economica degli anni Settanta e Ottanta. “Quella del punk non era solo una scelta estetica – spiega Ermanno “Gomma” Guarneri, autore tra l’altro di un sito dedicato alle controculture (www.gomma.tv) – ma la necessità di una generazione di giovani appartenenti alla classe operaia”. In Italia prese forma nelle canzoni dei primi Skiantos, dei Cccp, dei Declino, degli Indigesti, dei Negazione, dei Raw Power, dei Peggio Ponx, dei Wretched, solo per citarne alcuni.
Oggi, di quel movimento dalle numerose sfumature e dagli infiniti sottogeneri, rimangono soprattutto la pratica dell’autoproduzione e della distribuzione indipendente, quel “do it yourself” che rappresentò un vero e proprio credo del punk e che le nuove tecnologie hanno contribuito a diffondere.
Sul punk italiano, oltre al citato Punx. Creatività e rabbia, si possono leggere “Lumi di Punk”, antologia a cura di Marco Philopat da poco in libreria, “Costretti a sanguinare. Il romanzo del punk italiano 1977-1984”, dello stesso autore, ripubblicato da Einaudi nel 2006. Sul punk inglese e americano, invece, fondamentali sono la recente riedizione di “Il sogno inglese” di John Savage, “Please Kill Me”, a cura di Gillian McCain e Legs McNeil, Post-punk 1978-1984” di Simon Reynolds e “American (Punk) Hardcore”, in uscita a febbraio per le edizioni Shake

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...e i kina dove li mettiamo?

la francia sciopera

Statali, studenti e ferrovie La Francia contro Sarkozy
La mobilitazione generale scuote dal torpore persino il Partito Socialista, che presenterà a giorni una sua proposta di legge per difendere il potere d'acquisto dei salari
Anna Maria Merlo
Parigi

Migliaia le persone - 70 mila secondo i sindacati, 20mila per il governo - hanno partecipato ieri, sotto la pioggia, al corteo parigino nella giornata di sciopero di tutto il pubblico impiego, mentre ferrovie e trasporti urbani nella capitale continuano ad essere quasi paralizzati, ormai per la seconda settimana. Sempre secondo dati sindacali, erano 60mila a Marsiglia, 30mila a Tolosa, 15mila a Lione. A Parigi, due ore dopo l'inizio della manifestazione, gli insegnanti, molto numerosi, erano ancora bloccati in coda al corteo, in Place d'Italie. Categoria per categoria, tutta la funzione pubblica era presente. Insegnanti, lavoratori dell'energia o delle Poste, dipendenti dei ministeri e degli ospedali, persino dei poliziotti hanno sfilato dietro uno slogan comune: «tutti assieme per un servizio pubblico di qualità, per le pensioni e il potere d'acquisto». I ferrovieri erano ben presenti al corteo parigino, ma non in prima linea, perché alcuni sindacati della funzione pubblica avevano preso le distanze dallo sciopero dei trasporti che rischia di diventare impopolare. «Capiamo le ragioni dei ferrovieri, ma con la loro protesta stanno cannibalizzando tutte le altre rivendicazioni», ha affermato l'Unsa.
C'è stato un momento di tensione: il segretario della Cfdt, François Chérèque, che nei giorni scorsi ha invitato i ferrovieri a riprendere il lavoro, è stato preso di mira da un gruppo di dipendenti della Sncf e costretto a lasciare il corteo di corsa. Nei cortei, un po' dovunque, anche molti studenti e un folta rappresentanza di liceali, ormai anch'essi entrati nel movimento di protesta contro la legge sull'autonomia delle università.
C'è stata guerra di cifre tra sindacati e governo. Non più del 30% dei pubblici dipendenti in sciopero per il ministro del bilancio e della funzione pubblica, Eric Woerth, che però ha ammesso che è vero che «i funzionari non guadagnano bene». Per i sindacati, la partecipazione è stata particolarmente alta nella scuola, con il 65% nelle elementari e il 58% nella secondaria. Molte scuole con lezioni a singhiozzo, posta non distribuita, amministrazioni chiuse, aerei ritardati, telegiornali ridotti su tv e radio. I dipendenti pubblici insistono su due punti: protestano contro i tagli all'occupazione - 22.900 soppressioni di posti nel 2008, 150mila entro il 2012 - e chiedono aumenti di stipendio. La carenza di personale è sentita soprattutto nella scuola (dove verranno eliminati 11.200 insegnanti il prossimo anno) e negli ospedali. Altre categorie insistono soprattutto sugli stipendi: per i sindacati, nel pubblico impiego il potere d'acquisto è calato del 6% dal 2000. «Falso», risponde il governo, che afferma che c'è stato un aumento del 2% (ma lo calcola basandosi solo su alcune categorie). L'Insée, l'Istat francese, ha rilevato che gli stipendi del settore pubblico sono aumentati meno di quelli del privato.
Sarkozy si è limitato a dire ieri che «non cederà». Il portavoce del governo, Laurent Wauquier, ha fatto sapere che Sarkozy potrebbe fare delle proposte «nei prossimi giorni», prima del viaggio in Cina, sabato. Il primo ministro, François Fillon, continua a mantenere la linea dura: ha assicurato che non cederà di fronte ai ferrovieri, «perché ci sono treni che non viaggiano, bus bloccati e metro che non funzionano». Più malleabile il ministro del lavoro, Xavier Bertrand, che ha ricordato che oggi sono previsti i primi incontri tra Sncf (ferrovie), Ratp (metropolitana parigina), sindacati e rappresentante del governo. «Ci sono le condizioni perché ognuno dia prova di responsabilità», ha affermato Bertrand. I due movimenti di protesta - ferrovieri e funzione pubblica - si sono uniti, almeno per un giorno. Nelle ferrovie, alla riunione di oggi, la Sncf presenterà dei «meccanismi di accompagnamento» per attenuare l'effetto della riforma delle pensioni, una busta tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Una trattativa sul modello di quella, già in corso - e che ha messo fine allo sciopero - a Edf-Gdf.
Per il pubblico impiego, bisognerà aspettare che Sarkozy faccia delle proposte, visto che il «potere d'acquisto», al centro della protesta, era stato il suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale e adesso questa promessa non mantenuta gli si sta rivoltando contro. Una riunione con il governo è prevista su questo tema per il 3 dicembre. Ma non sembra che ci siano grandi idee: il governo, che dà la colpa alle 35 ore per il calo del potere d'acquisto, dovrebbe insistere sul tasto dell'aumento degli straordinari («lavorare di più per guadagnare di più»), che è già una delusione nel settore privato, dove ci sono stati tagli ai contribuiti per spingere i lavoratori a fare straordinari. Il governo dovrebbe fare proposte per aumenti di stipendio a fine carriera, ma insisterà anche su un'accresciuta mobilità e dovrebbe vantare i benefici della riduzione del personale per chi resta (meno dipendenti=stipendi maggiorati). Questo discorso non passa, soprattutto negli ospedali - dove gli straordinari, non pagati, si accumulano da anni - e nella scuola, perché significa un degrado della qualità. La prossima settimana, il Ps dovrebbe presentare una proposta di legge per migliorare il potere d'acquisto: la mobilitazione del pubblico impiego è una boccata d'ossigeno per un'opposizione resa afona dalla vittoria di Sarkozy.