domenica 2 dicembre 2007

tu chiamale (se vuoi) elezioni...

Exit poll, al partito del presidente la maggioranza assoluta dei consensi
Affluenza record attorno al 60%. Il leader del Cremlino al seggio con la moglie Liudmila

Voto in Russia, trionfo di Putin
"Russia Unita" volta oltre il 62%

Eletto anche Lugovoy, accusato di aver ucciso con il polonio Litvinenko a Londra

Elezioni in Russia

MOSCA - Il trionfo annunciato si fa concreto con un numero: 61% a "Russia Unita", il partito di Vladimir Putin. Questi gli exit poll delle elezioni russe per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del Parlamento. Consultazione cruciale - e contestata - proprio per la partecipazione del presidente alla testa del soggetto politico dato largamente per favorito. Oltre che a Mosca - l'area con la più alta densità di elettori di tutto il Paese - seggi aperti nella parte centrale del Paese, in quella nord-occidentale (a eccezione dell'enclave di Kaliningrad), nel Sud e nei distretti federali del Volga. L'affluenza su base nazionale alle 17 ora di Mosca (le 15 in Italia) era del 54,8%, in netta crescita rispetto al 35,8 per cento registrato, alla stessa ora, nel 2003.

Putin al seggio. Putin ha votato in mattinata insieme alla moglie Liudmila nel seggio numero 2074 di Mosca, allestito presso l'Accademia delle scienze. Ai numerosi cronisti presenti non ha detto cosa avesse scritto nella sceha: "La legge elettorale non consente propaganda - ha scherzato - ma tanto voi lo sapete". Accolto da un lungo applauso, si è detto di ottimo umore.

Sicurezza e organizzazione. Misure di sicurezza senza precedenti: i 95 mila seggi allestiti in tutto il Paese sono presidiati da 450 mila agenti di polizia. Imponente la macchina organizzativa: tutti i 3.278 seggi di Mosca sono stati aperti alle 8 in punto, dopo un'ispezione notturna con cani cerca-esplosivo.

Affluenza record. L'unica incognita contro il trionfo annunciato di Putin era quella dell'astensionismo e di un'affluenza inferiore a quella prevista dai sondaggi, e dalla commissione. E invece i dati sull'affluenza sembrano sfiorare il 60%, un record rispetto alle scorse elezioni.

Eletto anche Lugovoy. Tra i volti nuovi della Duma ci sarà anche Andrei Lugovoy, l'uomo che secondo Scotland Yard uccise Alexander Litvinenko il primo novembre del 2006 a Londra con una dose letale di Polonio 210. Lugovoy era il numero due della lista del partito Liberal democratico dell'ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky. Subito dopo aver saputo del risultato Lugovoy si è detto soddisfatto anticipando però che ancora non sa se sarà in grado di conciliare il suo lavoro di imprenditore con quello di deputato.

Putin signore della campagna elettorale.
La campagna elettorale è stata monopolizzata da Putin, al potere dal 2000, che dopo due mandati dovrebbe lasciare l'incarico a marzo 2008 ma non sembra intenzionato ad abbandonare le stanze del potere, anche se la Costituzione russa gli impedisce di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Per aggirare la norma, due sono le strade: emendare la Costituzione - ma per farlo occorre una maggioranza dei due terzi in Parlamento - o candidare un uomo di fiducia, per poi sostituirlo in corsa o al mandato successivo.

Il futuro. Putin non ha ancora sciolto la riserva su quale sarà il "suo" candidato alle presidenziali. Prima di pronunciarsi, vuole probabilmente aspettare i risultati delle elezioni parlamentari. La scadenza entro la quale dovranno essere presentate tutte le candidature è fissata per il 23 dicembre. "I risultati regoleranno, senza dubbio, il tono di quelle presidenziali", ha detto Putin, in un discorso televisivo alla nazione. E ha chiesto agli elettori di votare per Russia Unita, l'unico modo per garantire "stabilità e continuità", raggiunte dopo il caos degli anni Novanta.

E vorremo mica dimenticare il suo grande amicone!

vaticano uber alles (grillo)


Vaticano uber alles








Mussolini firma i Patti lateranensi

In Italia la politica, di centro sinistra o di centro destra, ha sempre un comune denominatore: prende ordini dalle potenze straniere. La prima è il Vaticano, la seconda gli Stati Uniti. La prima detta le nostre leggi, la seconda insedia basi militari in Italia e ci arruola per le guerre, come i mercenari di una volta.
Tra le due la più pericolosa è, senza dubbio, il Vaticano. Ha più esperienza e vince (sempre) le sue battaglie facendole combattere ai devoti partiti italiani che stanno in Parlamento.
Telmo Pievani, che ha documentato tutto nel libro “Sante Ragioni”, mi ha scritto una lettera.

“Caro Beppe,
vorrei parlarti dei comportamenti recenti di una delle numerose “caste” che popolano il nostro paese. Sto parlando della casta ecclesiastica e dei suoi sempre più numerosi accoliti presenti nell’arco costituzionale e nei media.
Di mestiere, insegno filosofia della scienza. Insieme ad un’amica giornalista, Carla Castellacci, ho scritto un libro per discutere analiticamente le “Sante Ragioni” addotte dai vertici delle gerarchie vaticane per giustificare il condizionamento religioso sulle scelte fondamentali che riguardano la vita di ogni cittadino, dal nascere al morire, dalla famiglia alla scuola, dalla bioetica alla vita civile. Ci viene ripetuto che si tratta non di articoli di fede, non di convincimenti personali, ma di argomentazioni frutto del “retto ragionare” e del “diritto naturale”, e dunque valide per tutti. Noi le abbiamo prese sul serio e verificato che si tratta di una razionalità inesistente, ideologica, del tutto infondata. Abbiamo esaminato le conseguenze di queste contraddittorie “ragioni” - tradotte in leggi dello Stato da politici sempre più solerti, ben distribuiti in entrambi gli schieramenti - sulle scelte di vita di noi tuttibr>.< Ci siamo accorti che il clima culturale in questo Paese sta rapidamente cambiando e che in materie importanti come la libertà della ricerca scientifica, la libertà di insegnamento, la libertà di scelta in campo biomedico, è in atto un’autentica, e documentabile, regressione. Si sta diffondendo, nelle scuole e sui media, una letteratura creazionista che pensavamo confinata ai fondamentalisti evangelici americani. Libri di violento discredito contro la teoria dell’evoluzione, ricolmi di falsità, di insulti e di strafalcioni scientifici, vengono recensiti dal Corriere della Sera e dai canali RAI. L’ultima “opera” di Rosa Alberoni, “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin”, viene presentata a Roma, in sede prestigiosa, da ex Ministri come Rocco Buttiglione, da direttori di telegiornali RAI, da eminenze quali Monsignor Rino Fisichella.
Proviamo ad analizzare alcuni fatti recenti, i documenti, le decisioni parlamentari, i finanziamenti stanziati, le dichiarazioni pubbliche. Qualche esempio:
- le nuove linee guida ministeriali sulla Legge 40 tardano ad uscire, nonostante il profluvio di dati che mostrano gli effetti, controproducenti in termini di nuove nascite e discriminatori verso le donne, di quella sventurata legge
- riguardo alle proposte di legge sulle coppie di fatto (Pacs, Dico, Cus, ...), nel comitato ristretto del Senato che avrebbe dovuto preparare il progetto di legge nella sua versione definitiva sono stati presentati circa duemila emendamenti, abbastanza per bloccare l’attività del comitato per i prossimi mesi
- legge sul testamento biologico: dallo scorso giugno il tentativo di unificare in un unico progetto gli undici disegni di legge presentati non ha dato frutti
- la legge sulla libertà religiosa ha smesso di dare notizie di sé
- finanziamenti per le ricerche su cellule staminali esclusivamente adulte, un caso unico di indirizzo etico di Stato sulla ricerca: il Ministro Turco respinge duramente l’appello degli scienziati che lavorano su linee di staminali embrionali già ricavate e parla addirittura di una “guerra fra bande” rivali di ricercatori
- il Comitato Nazionale di Bioetica è ormai in uno stallo permanente a causa dei conflitti fra la minoranza laica e la (schiacciante) maggioranza confessionale. Elena Cattaneo e Cinzia Caporale, autorevoli studiose e scienziate laiche, sono state “dimissionate” dalla carica di vicepresidenti
Se queste notizie danno l’impressione che l’attività parlamentare e ministeriale vada a rilento... non è così, infatti:
- nell'ambito della discussione sulla legge finanziaria il Senato ha confermato, con il solo voto contrario di dodici senatori, l'esenzione dal pagamento dell'ICI degli immobili a uso commerciale di proprietà degli enti ecclesiastici
- il ministro Fioroni ha dato il via al pagamento della prima tranche dei contributi statali alle scuole paritarie (private), pari a circa 127 milioni di Euro. Il Ministero ha precisato che “questi importi da accreditare immediatamente alle singole istituzioni scolastiche, costituiscono solo la prima parte del finanziamento previsto”.
Questi fatti non sono quasi mai raccontati dai media italiani. Viene da chiedersi se non siamo diventati un Paese a laicità condizionata. Un caro saluto.” Telmo Pievani, Università degli studi di Milano Bicocca, telmo.pievani@unimib.it

la follie, oui...


A Montegrotto Terme, nel Padovano, cartelli choc ai bus
Già 40 i comuni hanno seguito l'esempio di Cittadella
Il sindaco ai cittadini: "Emigrate
In Italia ci sono troppi stranieri"
Niente documenti a chi non conosce l'italiano, tabelloni provocatori
dal nostro inviato ROBERTO BIANCHIN

Il sindaco ai cittadini: "Emigrate
In Italia ci sono troppi stranieri"


Il cartello di Montegrotto Terme
MONTEGROTTO TERME (PD) - Troppi immigrati, andiamocene noi. Visto che non riesce a fermare l'orda straniera, il sindaco ha deciso di invitare i suoi concittadini ad emigrare. Lo ha fatto con una scritta polemica che da ieri appare sui tabelloni luminosi della cittadina termale, quelli dove di solito passano le informazioni sui servizi comunali. "Cittadini, emigrate! - ha scritto - vivrete meglio da immigrati in un'altra nazione che da cittadini nel vostro paese". Luca Claudio, di An, spiega così il messaggio-choc: "In Italia vengono dati più diritti agli irregolari. Quindi si vive meglio da immigrati che da cittadini. E noi sindaci non possiamo fare niente, abbiamo le mani legate. O ci danno gli strumenti per garantire la sicurezza o riconsegniamo il mandato".

Cresce la tensione anti-immigrati nel Veneto, e si moltiplicano le iniziative, anche bizzarre, dei sindaci, dopo l'ordinanza anti-sbandati inventata dal primo cittadino leghista di Cittadella Massimo Bitonci per proteggere il Veneto "invaso da bande di delinquenti" cacciando i poveri, i disoccupati, i senzatetto. Sono già 40 i paesi e città, da Verona a Treviso, da Montecchio Precalcino a Gorgo al Monticano, che hanno adottato analoghe ordinanze. O che hanno deciso misure punitive, come quella del sindaco forzista di Romano d'Ezzelino, nel vicentino, Rossella Olivo, che ha escluso dalle borse di studio gli studenti extracomunitari. O patriottiche, come quella del primo cittadino di Loria, nel trevigiano, Roberto Vendrasco, che ha deciso di far cantare l'inno di Mameli prima delle sedute del consiglio comunale.

Il tramonto del nuovo miracolo economico ha fatto scoppiare le contraddizioni. Gli imprenditori da una parte, alla ricerca di manodopera a basso costo, muratori e badanti, il popolo dall'altra, con la febbre della paura addosso, perché la delinquenza, soprattutto straniera, dilaga. Furti, rapine, violenze. Così i sindaci diventano sceriffi. E inventano ronde e divieti, muri e fossati, blitz e ordinanze. Dal mare alle montagne la guerra allo straniero è dichiarata. E dietro al Veneto si stanno muovendo altri comuni del nord, dalla Lombardia al Piemonte.

"La gente è stanca e non ne può più", dice il sindaco di Cittadella, che prossimamente verrà ascoltato nientemeno che dal parlamento europeo. "L'ordinanza è solo il riassunto di quello che la legge ci permette di fare", minimizza il sindaco leghista di Treviso Gian Paolo Gobbo. "Il problema è che l'Italia è un colabrodo sul fronte dei controlli legati all'immigrazione", rileva un altro sindaco del Carroccio, il primo cittadino di Verona Flavio Tosi. Per sostenere "l'editto" di Cittadella, sono scesi in piazza a San Donà di Piave anche i sindaci del Veneto Orientale, da Jesolo a Musile a Eraclea. Mentre il sindaco di Teolo, nel padovano, Lino Ravazzolo di An, ne ha inventata un'altra: non metterà la sua firma sul decreto che concede la cittadinanza se il richiedente non conosce bene l'italiano e la Costituzione. Richiesta che An porterà in Senato. Invece Chioggia, che voleva adottare la stessa ordinanza, ha fatto marcia indietro dopo le proteste della Curia, che ha fatto presente come nella cittadina lagunare la percentuale di immigrati sia la più bassa di tutta la provincia: il problema riguarda appena il due per cento della popolazione.

Anche i sindaci dell'Udc si sono defilati rispetto ai più focosi colleghi della Lega e di An. I primi cittadini del partito di Casini, che governano 15 piccoli comuni, da Galzignano a Trebaseleghe, hanno deciso di adottare una "direttiva" tutta loro che definiscono "solidale", e che punta soprattutto sul controllo dei requisiti igienico - sanitari delle abitazioni.

Più morbido anche l'atteggiamento della Regione Veneto, che ha deciso di emanare un "atto di indirizzo", per "aiutare i comuni a muoversi in modo omogeneo", ma anche per evitare di incappare in disavventure giudiziarie come quella capitata al sindaco di Cittadella, indagato per "usurpazione di funzioni pubbliche".

Quasi tutti i sindaci di Forza Italia, e il governatore azzurro Giancarlo Galan, hanno infatti preso le distanze: "Provvedimento inutile", per il primo cittadino di Vicenza Enrico Hullweck. Pur concordando sul fatto che "uno straniero deve dimostrare di potersi mantenere", Galan riconosce che i rilievi del magistrato "hanno un fondamento", e ritiene che servano "provvedimenti sensati e non demagogici". Ma per il segretario regionale del Pd, Paolo Giaretta, l'ordinanza è solo "una bolla mediatica".

"Inutile, figlia di una campagna demagogica che moltiplica le paure - spiega il sociologo Gianfranco Bettin - ma la paura c'è, il problema esiste e va affrontato". Anche il sindaco di Padova Flavio Zanonato, del Pd, la ritiene "una risposta sbagliata". Perché "un sindaco non si può inventare una commissione che può decidere chi sta e chi non sta nel territorio comunale".

E non è un caso che nell'elenco dei comuni che hanno seguito l'esempio di Cittadella non ci sia Arzignano, il paese vicentino più "straniero" del Veneto. Su 25.300 abitanti, 4.600 sono stranieri, il 18,5%, e alla scuola materna i bambini di altri paesi superano quelli italiani: arrivano al 60%. Un modello di convivenza? "Non esageriamo - si schermisce il sindaco Stefano Fracasso, del Pd - diciamo che è un laboratorio di convivenza civile. Sono anni che affrontiamo questo problema con molto pragmatismo e senza pregiudizi ideologici. Anzitutto facendo rispettare le regole, che sono regole per tutti. E senza buonismo, perché solo così i cittadini capiscono e accettano gli interventi di integrazione".