mercoledì 31 dicembre 2008

buoni anni...

...a venire
vedi il Criminal Justice and Immigration Act 2008 e in particolare la sezione 63

martedì 30 dicembre 2008

parole, parole, parole...

sabato 27 dicembre 2008

buon natale...



Raid israeliano su Gaza. Decine di morti.

Stamattina gli aerei con la stella di David hanno attaccato la Striscia di Gaza, colpendola con una ventina di razzi.
Fonti palestinesi parlano di una strage. Ucciso anche il capo della polizia.

piombo fuso...

“Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”


venerdì 26 dicembre 2008

ducati shoes

La scarpa dell'anno

person-of-the-year.jpg

La scarpa Baydan Ducati 271 è il personaggio del 2008. E' la scarpa più famosa del mondo. Il giornalista Muntazer Al Zaidi ha fatto dono delle sue al presidente Bush in visita in Iraq. Paese dove, in questi anni, Bush ha esportato la democrazia. Muntazer ora si trova in carcere e rischia fino a 15 anni, sette anni e mezzo per scarpa. Il processo inizierà la settimana prossima. L'imputazione è di aggressione contro un capo di Stato straniero durante una visita ufficiale.
La solidarietà per Muntazer, vittima di un errore giudiziario, è scattata in tutto il mondo. La società turca Baydan sta producendo 500.000 paia di scarpe Ducati 271 per tutti coloro che vogliono dare un saluto di addio a georgedabliubush. Noi non ci siamo tirati indietro. Una società italiana distribuisce nel mercato arabo una scarpa di propria produzione con il nome del giornalista Muntazer. Il fratello di Muntazer, Thargam al Zeidi, non l'ha presa bene. Ha annunciato che citerà la società in giudizio.
Lo psiconano può diventare il miglior sponsor delle imprese italiane all'estero. Qualunque cosa made in Italy un giornalista gli tiri addosso, un successo mondiale. L'omaggio di oggetti a Berlusconi potrebbe fare da traino alle nostre esportazioni. So che è difficile, i giornalisti non riescono neppure a fargli le domande. Non si arrischierebbero a tirargli un foulard. Un peccato, una "scarpa Berlusconi" sarebbe venduta come il pane in tutto il pianeta, vale almeno due punti del nostro prodotto interno lordo.
Le scarpe di Muntazer sono state distrutte dai servizi di sicurezza iracheni per timore che contenessero esplosivo. Un grande equivoco, era un gesto di affetto. Ai nostri politici doniamo delle scarpe. Avranno molto da camminare nel nuovo anno. Gli saranno utili. Qualche suggerimento per la stagione inverno-primavera 2009.
Napolitano: un vecchio scarpone d'Ungheria
Lo psiconano: gli stivali delle sette leghe, per una fuga sicura nel 2009
Veltroni: babbucce color PDmenoelle, rosa-marronescuro per il matinée, ma anche sandali infradito per il pomeriggio in spiaggia
D'Alema e Violante e Fassino: scarpette rosse e tutù per un ultimo tango ad Arcore
Brunetta: due trampoli
Calderoli: galosce verdi lega per porcilaie
Carfagna: due scarpette di cristallo da indossare nel prossimo calendario
Gelmini: stivali alti di cuoio nero sopra le ginocchia, mi fa impazzire
Bassolino: scarponi sci discesa per le discariche campane.
Fate scorta di scarpe vecchie, non buttatele via. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(dal blog di Beppe Grillo)

Fatevi anche un giro qui, è meglio della plei stescion!!!

martedì 23 dicembre 2008

barbie hitchcock

venerdì 19 dicembre 2008

l'itaglia premia emilio fede...

ebbene sì, stasera a Venezia gli danno il Leone d'oro alla Comunicazione.........................................................

giovedì 18 dicembre 2008

cari manager...

menopause

ma c'è ancora qualche...

..."ingenuo" che crede alla storiella della libera concorrenza, soprattutto in questo paese delle banane?

mercoledì 17 dicembre 2008

come per Carlo

Nessuno chieda il permesso di entrare
in una morte a vent'anni
a questo sangue in comune
a questo morire da cani

(Stefano Giaccone)
Anche per te,
Alexandros Andreas Grigoropoulos, ne avevi quindici...

martedì 16 dicembre 2008

se lo dice persino lui...

significa che vuol fare concorrenza all'unto per il Quirinale, forse?

Nuova condanna del presidente della Camera a 70 anni dai provvedimenti
"Fare i conti con questa vergognosa pagina alla quale l'Italia e il Vaticano si adeguarono"

Fini: "Leggi razziali, un'infamia e la Chiesa non si oppose"

Levata di scudi nel mondo politico cattolico: "Sulla Chiesa Fini sbaglia"
Un richiamo apprezzato invece da Veltroni, Bondi e dalla comunità ebraica


Fini: "Leggi razziali, un'infamia e la Chiesa non si oppose"
ROMA - Il fascismo rivelò la sua anima razzista prima delle leggi razziali, ma la Chiesa non fece abbastanza per opporsi a "quell'infamia". Il presidente della Camera Gianfranco Fini torna a condannare duramente le leggi razziali, ma questa volta - a Montecitorio, in apertura del convegno "1938-2008: settant'anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare" - sottolinea anche la passività della società italiana e della Chiesa cattolica contro la legislazione antiebraica.

Ridirei ciò che ho detto. Di fronte alle vivaci prese di posizione non solo dal mondo cattolico contro le sue parole Fini è tornato sul tema ribadendo il concetto. "Ho espresso un convincimento, direi quasi banale, non pensavo che potesse determinare delle polemiche politiche. Io mi riferivo al 1938 e non al 1942. Leggere dichiarazioni polemiche fa parte del quotidiano di un politico, ma io riscriverei il concetto che ho detto perché mi sono documentato e ho fatto riferimento ad un documento del Vaticano del 2000 sulla Chiesa e gli errori del passato".

"Vergogna". Fini usa parole dure, come "infamia", "odiosità" e "vergogna" per riferirsi ai provvedimenti varati da Mussolini: "La loro odiosa iniquità si rivelò in particolare contro gli ebrei che avevano aderito al fascismo. Ma l'ideologia fascista da sola non spiega l'infamia - sottolinea il presidente della Camera - c'è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica". Oggi Fini e il presidente degli ebrei italiani Renzo Gattegna hanno scoperto una targa nella sala della Regina a Montecitorio per ricordare il settantesimo anniversario.

Il significato. Fare i conti con "l'infamia storica" delle leggi razziali per Fini significa "avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell'anima italiana, sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile, in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti di umanità e solidarietà".

Le cause. Tra le cause delle leggi razziali, ricorda il presidente della Camera, "c'è l'anima razzista che il fascismo rivelò nel 1938, ma già presente nell'esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime e la politica coloniale". E alla base della "mancata reazione della popolazione", continua, ci furono altri elementi, come "la propensione al conformismo" o la "possibile condivisione della popolazione, negata ma presente, dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche, una vocazione all'indifferenza più o meno diffusa". Dunque, "denunciare l'inequivocabile reponsabilità politica e ideologica del fascismo non deve portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli 'italiani brava gente'".

Le reazioni del mondo politico cattolico. Dopo la netta presa di posizione di Fini, una levata di scudi bipartisan nel mondo politico cattolico. Il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl), ha detto: "La Chiesa ha sempre con forza contrastato le leggi razziali, cercando di aiutare gli ebrei perseguitati anche a rischio della vita di numerosi sacerdoti, suore e laici. Questi sono i fatti, lo testimoniano le pagine dalla storia". Gli ha fatto eco Enrico Farinone (Pd): "Sul fatto che leggi razziali fossero un'infamia siamo d'accordo. Sul fatto che nemmeno la Chiesa sia opposta no. Generalizzare non serve". Secondo Renato Farina (Pdl): "Che la Chiesa non si sia opposta alle leggi razziali è una leggenda nera, e dispiace che il presidente Fini si adegui a questa versione della storia politically correct".

Anche Veltroni d'accordo con Fini. D'accordo con le parole di Fini sulla chiesa poco esposta contro le leggi razziali si dichiara Walter Veltroni: "Sono una verità storica, una verità palmare" su cui sono incomprensibili le polemiche. A sostegno di Fini interviene anche il segretario del Pri, Francesco Nucara: "Parole coraggiose, veritiere. Del resto, c'è poco da discutere, visto che Giovanni Paolo II si scusò con il popolo ebraico per le leggi razziali e altro ancora. Vogliamo sperare di non essere noi gli unici a ricordarsi di Wojtyla". Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi è convinto che l'applicazione delle leggi razziali del 1938 "fu permessa da un generale ottundimento degli italiani che in buona parte, per quieto vivere, non si esposero troppo a favore degli ebrei".

"La chiesa non prese una posizione sul massacro degli ebrei". "Un richiamo che apprezzo perché ricorda che il mancato pronunciamento ufficiale della Chiesa di allora contro la Shoah favorì il persecutore nazista" è il commento dell'ex presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Amos Luzzatto alle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini. "A tutt'oggi siamo nelle condizioni di dover dire che, a parte l'ipotetica enciclica di Pio XI, la chiesa cattolica non prese una posizione ufficiale sul massacro degli ebrei. E il silenzio - continua Luzzatto - rafforzò indubbiamente la possibilità del regime nazista di non doversi guardare le spalle. Quando deportarono gli ebrei romani è impossibile che in Vaticano non si sapesse".
(da la Repubblica)

da pensarci su...

“E ora che abbiamo perso, ci vuole Gramsci”.
No, non sono le parole del compagno Paolo Ferrero dal palco del congresso nazionale di Rifondazione comunista, né si tratta di un intervento di Fausto Bertinotti dalle pagine di “Liberazione” a seguito della disfatta elettorale del 13 e 14 aprile 2008.
A scrivere che “ci vuole Gramsci, cioè che è necessario un progetto gramsciano anche nel centrodestra” è Angelo Crespi, attuale consigliere del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, già docente di “Storia del giornalismo” presso l'Università Cattolica di Milano e collaboratore dei quotidiani “Il Giornale” e “Il Foglio”.
E' il 15 aprile del 2006, e l'Unione di Romano Prodi ha da poco (e di poco) vinto le elezioni politiche, alla Camera e al Senato.
Dalle pagine del settimanale di cultura “Il Domenicale”, ideato e finanziato da Marcello Dell'Utri, il direttore Crespi diffonde questa analisi: al centro-destra è mancata
“una adeguata politica culturale per creare quel consenso indispensabile per ottenere la rivoluzione liberale che si preconizzava nel 1994 e poi nel 2001 [...]. Solo attraverso la cultura può realizzarsi una vera rivoluzione [...]”. Infine, un dichiarato attacco al pluralismo (malattia infantile del centro-destrismo): “Quando si è trattato di scegliere uomini, dare prebende, incardinare esperti nei vari settori della cultura, ci siamo comportati da ingenui liberali”.
Traduzione: occorre organizzare un monopolio culturale che tolga ossigeno alla sinistra. Cioè, non più concedere spazi, né patrocini, né incarichi.
Parola di Angelo Crespi, e cioè di Marcello Dell'Utri.

Facciamo ora un salto indietro, arrivando al meeting del 2000 di “Comunione e Liberazione”, a Rimini. Ospiti dell'anno: Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti.
All'interno del meeting viene allestita
una mostra anti-risorgimentale dal titolo “Un Tempo da riscrivere: il Risorgimento italiano”.
Attenzione al verbo-chiave: “riscrivere”, perché sarà proprio questo il punto centrale di tutto l'intero programma culturale del centro-destra italiano dell'ultimo decennio.
Intellettuali di diverso pensiero politico, da Scalfari a Montanelli, esprimono preoccupazione. Il cenacolo dongiussaniano risponde con rassicurante pacatezza. E cita Gramsci: “Antonio Gramsci, che non era un chierico, sosteneva che il Risorgimento fu borghese e antipopolare” (Da CL una risposta ai laici
, di Giancarlo Cesana).
Vero. Che però Gramsci contesti il Risorgimento borghese da comunista, e non da restauratore della monarchia papalina, sono dettagli che per Cesana non contano.


Stacco di camera: torniamo al 2008. Licio Gelli ha (assurdo, vero?) un programma su “Odeon Tv”, dove riformula simpaticamente la storia del Fascismo (“Sono nato fascista e morirò fascista”), loda l'operato della Loggia massonica P2 e consegna pubblicamente il testimone a Silvio Berlusconi: per il completamento del Programma di Rinascita democratica “l'unico che può andare avanti è Silvio Berlusconi”.
Primi ospiti della trasmissione “Venerabile Italia”: Giulio Andreotti e Marcello Dell'Utri.
Nomi che tornano...

Ora: accantoniamo momentaneamente questa storia, ed entriamo in una libreria alla ricerca di un bel libro di poesia.
Tra le novità editoriali degli ultimi anni vi è certamente la collana di Poesia de “Il Saggiatore”, a cura di Davide Rondoni.
Copertine colorate, titoli attraenti.
Si tratta per la precisione di titoli molto interessanti, soprattutto per un lettore “impegnato”, alla ricerca delle pietre miliari della letteratura (chiedo venia per la necessaria banalizzazione) “di sinistra”: alla ricerca cioè di una poesia critica, di contestazione.
C'è Arthur Rimbaud, c'è Allen Ginsberg.
Inoltre: due antologie dall'evocativo titolo: Subway (Poeti italiani underground) e I disobbedienti (Da Teognide a Pasolini: poeti dell'impegno civile).
Li compro tutti quanti.
Ma chi è Davide Rondoni?
Poeta bolognese e giornalista de “L'Avvenire”, milita sin da ragazzo in “Comunione e Liberazione”, fedele allievo di Don Giussani.
Opinionista spesso legato alle campagne più ideologiche della destra italiaca, è uomo ultimamente legato al Ministro Sandro Bondi, a cui ha anche regalato, nel 2007, la pubblicazione del terribile libello poetico Perdonare Dio, con sua piuttosto generosa nota prefazionale.
Dopo la vittoria di Berlusconi, alle politiche del 2008, Rondoni approda finalmente al “Tg1”, dove non di rado si possono ascoltare le sue opinioni culturali.
Utilizzando una categoria gramsciana probabilmente cara a Crespi, Rondoni è un intellettuale organico al Popolo delle libertà.

Che senso ha, dunque, una collana di poesia “di sinistra”, a cura di un intellettuale della destra di governo?
Arrivo alla tesi di questo pezzo: in atto è, lo abbiamo visto, un processo di “riscrittura” della Storia d'Italia, dal Risorgimento al Secondo Stato degli anni '70 (P2, Gladio, servizi deviati), passando naturalmente per la storia del Fascismo e della Resistenza.
Un piano fondamentale di riscrittura e diffusione di una Storia del Novecento in chiave piduista e clerico-fascista (Mussolini, occorre ricordarlo, fu sorretto dalla Loggia massonica P1: la storia del Secondo Stato ha una sua coerenza).
Attiguo a questo processo di “riscrittura” vi è, secondo me, un progetto secondario ma non meno insidioso, che consiste nella “neutralizzazione” delle radici culturali, novecentesche, della Sinistra italiana.
Si vuole cioè minare sin dalle fondamenta l'identità stessa della Sinistra italiana, attraverso una continuativa azione di disinformazione storiografica e dequalificazione terminologica.
Tutte le false notizie diffuse negli ultimi mesi su Gramsci (ucciso dai compagni di Partito, suicidato, anzi no: redento) si inseriscono, disordinatamente, in questo quadro generale, così come in esso si inseriscono tutte le citazioni selvagge e decontestualizzate che la destra opera nei confronti dei testi del marxismo o più semplicemente del pensiero critico tout court del defunto secolo.

Ad esempio: se apriamo l'antologia Subway (Poeti italiani underground) ci troviamo di fronte ad un'antologia poetica del tutto neutrale, nata a seguito di un concorso finalizzato alla distribuzione di opuscoli poetici all'interno delle metropolitane di Milano.
Niente di male, davvero, se non fosse che tutto il vocabolario Beat (Underground, Subway) viene qui consapevolmente depurato da ogni valenza sociale e semanticamente svalutato sino alla neutrale indicazione urbanistica, tanto più che le poetiche qui raccolte sono del tutto eterogenee, con una netta predominanza del tema diaristico-confessionale.
Allo stesso modo I disobbedienti (a cura di Umberto Piersanti, poeta che è solito definirsi “anti-sessantottino”) è un elenco inconcludente (assieme a Pasolini e Ginsberg vi sono Petrarca, Jacopone da Todi, Ezra Pound, Quasimodo...) e in cui il disordine ideologico della selezione sottintende questa chiara valutazione: la disobbedienza non è una prerogativa della sinistra, l'impegno civile è sempre esistito, e l'egemonia della sinistra nel genere “civile” è solamente un accidente storico (che noi stiamo combattendo).

Ma bene, non fossilizziamoci sul piccolo pesce della poesia italiana contemporanea all'interno del mare sconfinato della “cultura di massa”: l'esempio Rondoni valga dunque come parabola.

Pensiamo piuttosto al Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che da due anni a questa parte si è mutato in post-moderno discepolo di Marx.
Pensiamo ad un libro come La paura e la speranza, in cui tutte le tesi “No global” contro il mondialismo, il neo-liberismo e la finanziarizzazione dell'economia, vengono strumentalizzate per proporre, infine, una ricetta di destra (elemosine ai poveri, e finanziarie a Confindustria).
“Il re è nudo!” – grida il re.

Oppure pensiamo ai neo-fascisti, che si sono improvvisamente trasformati in militanti di “Casa Pound” e del “Blocco studentesco”.
Sono anche loro No-global, il loro simbolo è il lampo nel cerchio dei Centri sociali degli anni '90, occupano scuole, sono contro il “Capitale”, e intonano “Né rossi né neri...”.
Né neri? Ma se fino al 2007...

Va bene, lasciamo perdere i vischiosi tragitti della “trama”. Il ragionamento che faccio è molto semplice: la crisi strutturale sta per esplodere. Il 2009 sarà un anno micidiale. Il vocabolario, la terminologia, la teoria della “lotta al sistema”, devono solidamente stare nelle mani della Destra, e cioè del Palazzo capitalistico, strategicamente alleato (proprio come ai tempi della marcetta su Roma) con gli ambienti più conservatori (e sinistro-fobici) del Vaticano.
Prevenire la rinascita della sinistra, anticipandone tempi e parole d'ordine. Et voila: storia e genesi del nuovo populismo.

Ecco l'operazione in atto: esproprio terminologico, neutralizzazione culturale della sinistra, riscrittura della storia d'Italia.
La notizia, ultima, della conversione di Gramsci (che foss'anche vera non sarebbe minimamente fonte di scandalo) viene strumentalmente presentata da “Corriere della Sera” e “Tg2” come una notizia bomba, addirittura “rivoluzionaria” dal punto di vista della rilettura della cultura politica italiana. Suvvia: si tratta, evidentemente, di una mera operazione mass-mediale di destabilizzazione iconografica.
Insomma: Gramsci, Pasolini, l'anticlericale Rimbaud, e in fondo in fondo anche Carletto Marx: fossero oggi in vita, voterebbero certamente per Berlusconi, o figurerebbero ai convegni di “Comunione e Liberazione”, tra Formigoni e l'agente “Betulla”. Qualcuno di voi ha per caso dei dubbi?
Paradossale, ma probabilmente è proprio questo il messaggio subliminale che vuole essere introdotto nell'inconscio collettivo degli italiani.

Sia chiaro: io non credo che esista un “complotto”. Rondoni ha tutto il diritto di esprimere il proprio pensiero e di svolgere le proprie operazioni culturali, così come non vi è nessun male a ipotizzare un'eventuale conversione religiosa del leader comunista Antonio Gramsci.
Sarebbe anzi opportuno porre definitivamente la questione del superamento del dualismo ideologico del Novecento (ma ora non è questo il luogo per sviluppare l'argomento).
Trovo sinceramente comprensibile, razionale ed anche giusto, che da destra si tentino queste operazioni egemoniche.
Incomprensibile è piuttosto che la sinistra in Italia non debba mai rendersi conto di niente, o che preferisca (e non ci è dato ancora sapere per quale arcana patologia o fallimentare tatticismo) sempre e soltanto tacere.

Io propongo allora questo: delle tavole rotonde della sinistra culturale.
Scrittori, intellettuali, giornalisti, assieme a politici, dirigenti e militanti, “illuminati”: riuniamoci per organizzare una risposta strutturata e di amplio respiro, che coinvolga ed attraversi tutte le diverse forme di comunicazione e di diffusione del pensiero.
Il “Partito degli intellettuali” non può essere ridotto ad una coalizione tecnocratica allo sbando, incapace di rispondere al fascismo di ritorno.

Concludo citando Walter Benjamin, dalle Tesi di filosofia della storia (ora in Angelus Novus): “Il pericolo sovrasta tanto il patrimonio della tradizione quanto coloro che lo ricevono. Esso è lo stesso per entrambi: di ridursi a strumento della classe dominante. In ogni epoca bisogna cercare di strappare la tradizione al conformismo che è in procinto di sopraffarla. Il Messia non viene solo come redentore, ma come vincitore dell’Anticristo. Solo quello storico ha il dono di accendere nel passato la favilla della speranza, che è penetrato dall’idea che anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha smesso di vincere.”.

(grazie a carta sporca)

lunedì 15 dicembre 2008

meritato disprezzo

venerdì 12 dicembre 2008

giovedì 11 dicembre 2008

domani sciopero generale, e spero che...




...un'onda(ta) vi seppellisca.


censori padani






Firefox ci consentirà di tornare alla vecchia modalità della lettera che nessuno intercettava, a meno che qualche postino voyeur ci mettesse il becco?
E che Maroni non ce li rompa, intanto non sa neanche di cosa parla...

martedì 9 dicembre 2008

natale? 'n'ata vota...


Non date retta alle stronzate di silvio, lo consiglia anche Don Giorgio; regalatevi un pò di vita...e non abbonatevi a Sky.
Buone vacanze...fra un pò...

lunedì 8 dicembre 2008

domenica 7 dicembre 2008

soul band

E' dal 1987 che ci regalate l'anima e che ci fate muovere il culo. Grazie.
Sono anche qui.

sabato 6 dicembre 2008

obbediscono







I vescovi e il papa minacciano mobilitazioni contro i tagli alle scuole cattoliche e nel giro di pochi minuti il governo li tranquillizza: «potete dormire su quattro cuscini». Un emendamento lampo ripristina i fondi per gli istituti paritari.

giovedì 4 dicembre 2008

big brother è in america

ROMA - Date aggiustate, nomi cancellati, cifre "sbianchettate". E' una vera e propria operazione di correzione della storia, quella che ha interessato il sito ufficiale della Casa Bianca. E' su queste pagine web che l'amministrazione Bush ha fatto modificare, a suo piacimento, alcuni comunicati stampa già andati in rete. Sono tutti relativi alla guerra in Iraq ed elencano i Paesi che hanno appoggiato l'America, inclusa l'Italia.

La denuncia è di due ricercatori americani del "Cline center for democracy" dell'università dell'Illinois, che hanno studiato, comunicato per comunicato, tutti i messaggi che George W. Bush ha veicolato ai media e, quindi, agli americani. Messaggi corretti, per ragioni di opportunità politica, anche a distanza di anni. "Siamo di fronte alla riscrittura della storia", denunciano Scott Althaus, professore dell'università di Illinois, e Kalev Leetaru, coordinatore presso il Cline center for democracy.

L'analisi ha dimostrato tutte le modifiche che hanno interessato cinque documenti ufficiali, con indicato il numero dei Paesi aderenti alla cosiddetta "coalizione dei volenterosi": vale a dire le nazioni che, nel 2003, si schierarono con l'America nell'invasione dell'Iraq. Per dimostrare che alcuni di questi documenti sono stati sottoposti a successive modifiche, i due studiosi si sono serviti, tra le altre cose, delle pagine conservate nel più grande archivio mondiale dei siti web: è quello offerto dall'"Internet archive" (www. archive. org), un'organizzazione no-profit fondata nel 1996 a San Francisco.

A differenza delle copie cache di Google, che forniscono solo una versione recente di una data pagina, questo archivio mondiale mantiene una copia originale di ogni singola pagina che ha registrato. A novembre vi erano conservate 85 miliardi di pagine, tutte con l'indicazione del giorno in cui sono state catturate. E qui non c'è correzione che tenga, visto che la versione "fotografata" e salvata è necessariamente quella originale. Utilizzando questo importante strumento di raffronto, i ricercatori hanno scoperto l'operazione che ha interessato alcuni di questi comunicati stampa. A distanza di anni, solo tre di questi cinque documenti, con l'elenco dei Paesi a favore della guerra in Iraq, possono essere ancora consultati tramite il sito della Casa Bianca. Gli altri due sono stati cancellati tra il 2003 e il 2006. Quando si è cambiato il testo, non si è provveduto a correggere la data di pubblicazione del comunicato, per far sembrare il tutto più naturale possibile. "La nostra ricerca dimostra che ci sono stati aggiornamenti e cancellazioni sistematiche delle informazioni pubbliche, tra il 2003 e almeno il 2005", spiegano i curatori della ricerca, dal titolo "Modificando la storia, la soluzione americana".

L'esempio più lampante è quello di uno dei primissimi comunicati stampa, attraverso il quale Bush rendeva noto l'elenco dei Paesi che lo sostenevano nell'invasione dell'Iraq (http://www. whitehouse. gov/infocus/iraq/news/20030327-10. html). Si tratta di un documento del 27 marzo 2003: vi compaiono 49 nazioni.

Ma c'è un particolare: "Si tratta di un falso storico", denunciano i due ricercatori. In quel periodo, infatti, gli Stati che appoggiavano l'America erano 45. "Sembra che la Casa Bianca abbia sistematicamente voluto cancellare parte del suo passato. Quel che è grave, è che tutto è avvenuto in segreto. Nel caso di questa lista della 'coalizione dei volentorosi' siamo riusciti a dimostrare tutti i cambiamenti", spiegano Althaus e Leetaru, che non escludono altri "sbianchettamenti". Analizzare tutti i comunicati stampa che documentano questi delicati mesi per l'amministrazione Bush non è semplice. E' un gioco di date, nomi che si aggiungono salvo poi sparire dopo pochi mesi.

Un altro esempio è offerto da un comunicato datato 21 marzo 2003: stavolta nella lista ci sono 46 nazioni, inclusa l'America. Il mese seguente, però, questa lista viene corretta: una "manina" aggiunge l'Angola e l'Ucraina, portando il totale a 48. La data del comunicato stampa resta invariata (21 marzo), e nessuno spiega che quel testo è stato cambiato. Quella lista resta visibile per più di due anni, salvo poi sparire del tutto. Ma attenzione: resta il link, sparisce solo il contenuto della pagina (http://www. whitehouse. gov/news/releases/2003/03/20030321-4. html).

L'elenco, intanto, cresce di un'altra unità, su un altro comunicato: accade il 13 aprile 2003, quando si aggiunge lo stato di Tonga. Ma anche questo sparisce, salvo poi ricomparire nel novembre 2004 con una importante modifica (http://web. archive. org/web/20041103233844/http://www. whitehouse. gov/infocus/iraq/news/text/20030327-10. html). Il correttore stavolta ha eliminato il Costa Rica: lo Stato, infatti, aveva fatto notare di non essere mai stato a favore della guerra in Iraq, chiedendo di essere rimosso dalla "coalizione dei volenterosi".

Ovviamente non si fa alcun riferimento al suo inserimento erroneo: lo si cancella, e si fa credere che quel comunicato risalga al 13 aprile 2003. A oggi - si evince dalla ricerca - non c'è un singolo documento nell'archivio ufficiale della Casa bianca che faccia riferimento al dato reale, e storicamente vero, di 46 Paesi pro-guerra in Iraq (45, escludendo l'America). Solo Archive. org conserva il comunicato con questo dato (http://web. archive. org/web/20030407164355/http://www. whitehouse. gov/news/releases/2003/03/print/20030321-4. html).

A chi fa notare che ci troviamo di fronte a modifiche "poco rilevanti", avvenute molti anni fa, i due studiosi replicano: "Se si è spesa così tanta energia per cambiare un dato, possiamo solo immaginarci cosa sia potuto accadere a documenti più sensibili pubblicati sul sito della Casa Bianca. In ogni caso, il risultato è sempre lo stesso: si altera un dato storico, contenuto in documenti ufficiali". Tra l'altro, viene fatto notare, questi continui cambiamenti della lista hanno avuto anche effetti su Wikipedia: "La confusione creata, ha fatto sì anche anche l'enciclopedia degli utenti, adesso, proponga una versione rivista della storia", riportando comunicati "sbianchettati" che vengono considerati storicamente corretti.

Il sito della ricerca: http://www. clinecenter. uiuc. edu/airbrushing_history/
(da la Repubblica)

gelmini apre blog su you tube

mercoledì 3 dicembre 2008

Il Papa alle banche: "Obiettivo primario
sia la solidarietà verso le fasce più deboli"

E la bancadidio è in prima linea...Repetita iuvant?

sky, liberi di scegliere (dopo congruo(?) pagamento)

Sky, per la Ue il caso è chiuso: "L'Iva andava armonizzata"


Berlusconi torna all'attacco: "Una figuraccia per la sinistra e la stampa"
E mi scappa da ridere...

sempre più spettinato...


e imbecille...


Berlusconi: "Regolamentare internet, farò una proposta al G8 di gennaio"



e 2Maroni chiarisce la questione...

martedì 2 dicembre 2008






Cesare Petrillo, co-direttore con Vieri Razzini della società di distribuzione indipendente Teodora Film, si spoglia a sostegno del quotidiano Il Manifesto, a rischio di chiusura. Venerdì 5 dicembre in un numero speciale del giornale, tra i vari contributi ci sarà Petrillo a tutta pagina e in costume adamitico a sostegno del quotidiano. Per la Teodora Film non sarà l'unica iniziativa: devolverà al Manifesto anche l'incasso del primo giorno d'uscita (venerdì 12 dicembre) del film "Il giardino di Limoni" di Eran Riklis, vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Berlino

lunedì 1 dicembre 2008

dio mio no! (4)

il cloro non basta mai...

guerra di bande

...e Veltroni si preoccupa di difendere Murdoch, le famiglie televisive itagliane e i tifosi televisivi di calcio - la madonna no? - Bravo Walter, sei sulla buona strada per prendere voti...

Murdoch manda in onda uno spot contro l'aumento dell'Iva per pay tv. Il premier: danni anche a Mediaset. Pd: «Colpite famiglie e concorrente»
ROMA
Infuria la polemica per l’inserimento tra le misure anti-crisi decise dal governo del raddoppio dell’Iva, dal 10 al 20 per cento, sul canone degli abbonamenti alle pay tv. Berlusconi contrattacca affermando che «anche Mediaset è danneggiata» e Sky «aveva un privilegio».

«Così sono a rischio gli investimenti», avverte invece l’ad di Sky Italia Tom Mockridge che rincara la dose: «Questa è concorrenza sleale». Intanto la polemica si trasferisce sul terreno della politica: «Siamo da capo a dodici. Il governo - afferma Walter Veltroni - prende una misura che è un aumento delle tasse sulle famiglie, perchè non parliamo di famiglie ricche ma dei tifosi delle squadre di calcio. Nei Paesi occidentali si fa così, in Italia invece - prosegue - Berlusconi pensa che Sky debba chiudere, che l’opposizione debba dire di sì, che chi la pensa diversamente da lui non vada bene».

Il provvedimento sull’Iva approvato dal Governo prevede un raddoppio dell’imposta «per le 4,7 milioni di famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti», ribadisce una nota di Sky. «Ciò significa - prosegue - che qualora questo provvedimento fosse confermato dal Parlamento, a partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10%». Intanto Sky si rivolge direttamente ai propri abbonati in un «promo» (guarda il video) informativo in onda sui canali della propria piattaforma dalle 12,30 di oggi: «Se il Parlamento non lo bloccherà - recita lo spot - , questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a segreteria.presidente governo.it. Per dire al governo al vostra opinione».

Dal fronte del governo, parla Roberto Maroni: «Mi pare che in questo momento di difficoltà, in cui c’è bisogno che tutti facciano dei sacrifici, la norma sulla pay tv sia giusta». «Sky non può essere penalizzata: da molti anni garantisce un’informazione sopra le parti. Nessuno vuole accusare il presidente del Consiglio di conflitto di interessi. Diciamo che si è trattato di un errore. Ma a questo errore si può e si deve rimediare in Parlamento, così come l’UdC ha immediatamente proposto». Lo dichiara Lorenzo Cesa, segretario nazionale centrista. Ribatte «molto rumore per nulla» il presidente della Commissione Trasporti e Tlc della Camera, Mario Valducci: «La legislazione vigente sulle Tv a pagamento - spiega - è, infatti, una legislazione molto favorevole che prevede l’Iva agevolata senza peraltro richiedere molte norme ostative previste in altri Paesi occidentali». La Commissione di vigilanza Rai valuta oggi «gli atti del governo e tireremo le conclusioni». Sulla questione, ha detto il presidente Riccardo Villari, «più equilibrio sarebbe stato consigliabile».

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