giovedì 17 gennaio 2008

come in sudamerica negli anni '70?



ahi, sudamerica, sudamerica, sudamericaaaaaaaaaaaa...cile, argentina e tanti ancora!!!
ma anche noi abbiamo i nostri bei tentativi di golpe fascisti, borghese, per esempio

Chavez choc: "Vogliono uccidermi"

Il presidente venezuelano accusa:
«Americani e Colombiani cospirano
per provocare un conflitto armato»
MANAGUA
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha accusato la Colombia e gli Stati Uniti di complottare per ucciderlo.

«A Bogotà ci sono funzionari americani e militari colombiani che cospirano contro il Venezuela, che cospirano per uccidermi, che cospirano per provocare un conflitto armato tra Colombia e Venezuela», ha detto Chavez durante un visita in Nicaragua.

Chavez ha a più riprese puntato il dito contro gli Usa - suo nemico numero uno - accusandoli di complottare per ucciderlo, accusa questa fermamente respinta da Washington. Ora, il leader venezuelano sostiene che al complotto si è unita la Colombia, alleata degli americani.

Hugo Chavez al tempo stesso ha accusato Washington di fare pressioni su Bogotà per impedire una soluzione pacifica nella crisi in Colombia. «Noi vogliamo la pace, l’impero nord-americano si oppone invece alla pace in Colombia, e preme con tutte le sue forze sul governo colombiano perchè anch’esso si opponga», ha affermato Chavez in una conferenza stampa a Managua.

ma va? pensavo fosse solo una "percezione"...

Metà delle famiglie italiane
con meno di 1900 euro al mese

Indagine Istat su condizioni di vita
e redditi: difficoltà per uno su tre


ROMA
Il 50% delle famgilie italiane vive con meno di 1900 euro al mese (1872 nella media). Lo rivela l’Istat in un’indagine sui Redditi delle famiglie italiane. Nel 2005 - si legge nel rapporto - le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito netto, esclusi i fitti imputati, pari in media a 27.736 euro, circa 2.311 euro al mese .

Tuttavia, la maggioranza delle famiglie (61,0 per cento) ha conseguito un reddito inferiore all’importo medio appena indicato, a causa della distribuzione diseguale dei redditi. Considerando, invece, il valore mediano del reddito, risulta che il 50 per cento delle famiglie ha percepito nel 2005 meno di 22.460 euro (circa 1.872 euro al mese) . Il reddito netto familiare mediano cresce all’aumentare del numero dei componenti della famiglia e dipende soprattutto dal numero dei percettori presenti e dalla tipologia della fonte principale di entrata. Nel 2005, il reddito mediano delle famiglie con un solo percettore è stato pari a 14.231 euro, rispetto ai 42.299 euro delle famiglie con tre o più percettori. Il 50 per cento delle famiglie con redditi prevalenti da lavoro autonomo ha guadagnato nel 2005 meno di 28.242 euro l’anno (2.354 al mese).

La relazione Istat descrive una situazione drammatica: un terzo delle famiglie italiane ha difficoltà economiche, marcate o abbastanza marcate, il che significa che un qualsiasi evento, anche una spesa di 600 euro in più, mette in difficoltà il bilancio del nucleo. Le difficoltà dichiarate dalle famiglie possono anche essere di carattere temporaneo. È stato chiesto agli intervistati se, nei 12 mesi precedenti, è successo (anche soltanto una volta) che la famiglia non avesse i soldi per acquistare cibo, per pagare le spese mediche o per comprare i vestiti di cui aveva bisogno; se la famiglia ha potuto permettersi di riscaldare adeguatamente l’abitazione e se si è trovata, almeno una volta negli ultimi 12 mesi, in arretrato con il pagamento delle utenze (bollette di luce, gas, telefono).

Infine, si sono poste due domande relative alla percezione soggettiva del disagio economico: se la famiglia ritiene di poter affrontare una spesa necessaria ed imprevista di 600 euro e come arriva alla fine del mese. Gli indicatori di disagio e di deprivazione materiale rilevati nel 2005 e nel 2006 confermano una sostanziale stabilità nelle condizione di vita delle famiglie residenti. Alla fine del 2006, il 14,6 per cento delle famiglie ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese ed il 28,4 per cento di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro. Nei dodici mesi precedenti l’intervista, in almeno una occasione il 9,3 per cento delle famiglie si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette e il 10,4 per cento delle famiglie ha dichiarato di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente l’abitazione. Si tratta di livelli sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente, con alcune significative eccezioni relative a tre categorie di beni di prima necessità (alimentari, spese mediche e abbigliamento).

da che pulpito...

intollerante è chi non accetta il dissenso!


Nel film "Signorinaeffe" di Wilma Labate la storia d'amore ambientata nei 35 giorni di sciopero. "Un anno fondamentale per capire quello che accade oggi"

Torino, autunno caldo 1980
Passione e lotta operaia alla Fiat

di RITA CELI

ROMA - E' una storia operaia quella raccontata da Wilma Labate nel suo Signorinaeffe (nelle sale da venerdì distribuito in 70 copie da 01 Distribution), già presentato al Torino Film Festival. Gli operai della Fiat sono i protagonisti del film ambientato nel settembre 1980, quando l'azienda annuncia 14mila licenziamenti e ha inizio uno sciopero che durerà 35 giorni e si concluderà con la marcia dei 40mila colletti bianchi contro i picchetti. Un anno cruciale, poco frequentato dal cinema italiano ma fondamentale, spiega la regista: "Quel periodo è una pietra miliare per comprendere quello che succede oggi nel nostro Paese, anche quando si tratta di eventi incomprensibili o tragici".

TROVACINEMA: LA SCHEDA DEL FILM

La scelta dell'autrice è stata quella di affiancare la lotta operaia con alcune vicende personali che coinvolgono i protagonisti. Con una sequenza finale ambientata ai giorni nostri, girata al Lingotto oggi diventato centro commerciale. Una scelta che ha diviso i presenti alla proiezione per la stampa a Roma, che ha accolto il film con applausi e qualche fischio di chi non ha gradito l'alternanza tra le fratture sindacali documentate con immagini, tg e giornali dell'epoca e le vicende sentimentali di Emma, la signorina effe del titolo.

Il film è sostenuto dalle notevoli interpretazioni dei giovani attori. Emma, Valeria Solarino, è un'impiegata della Fiat che sta cercando di riscattarsi dalle sue origini. E' la figlia minore di una famiglia meridionale trasferita a Torino, dove il padre ha fatto l'operaio a Mirafiori. Emma si sta laureando in matematica ed è legata sentimentalmente a un ingegnere del suo stabilimento, Silvio (Fabrizio Gifuni). Ma nei giorni dello sciopero la giovane conosce un operaio, Sergio (Filippo Timi), di quelli che il padre definirebbe "una testa calda", e se ne innamora. Sabrina Impacciatore si presta con giocosa ironia al ruolo di Magda, la "sorella sfigata" di Emma. Maestra d'asilo come ha voluto il padre, Magda si innamora di Antonio (Fausto Paravidino), anche lui operaio e "testa calda" che trova però tra le sue braccia un valido motivo di riscatto dal grigiore della vita in fabbrica.

Wilma Labate difende con passione la scelta di raccontare la storia al femminile. "Emma è una ragazza di 25 anni, laureanda in matematica che si identifica con l'azienda per cui lavora e procede a passo spedito verso il futuro quando inciampa nella passione di Sergio, un operaio che si trova dall'altra parte della barricata. Una passione che durerà il tempo della protesta. Ma oggi non può esistere una signorina effe, perché la stessa laureanda oggi ha un'identità spezzettata, una prospettiva di più lavori nel migliore dei casi".

"Ho raccontato la storia d'amore tra due giovani, che finisce nello stesso anno in cui ha fine un periodo di passione collettiva" conclude la regista. "Dopo cala il buio: il '68 e gli anni '70 finiscono nel 1980, dopo tutto sembra confuso. Ma il bello del cinema è quello di porre interrogativi, e allora la domanda che rimane sospesa nel finale è: sono finiti gli anni ribelli e cominciano quelli grigi?".

ma non dovevi essere già in pensione, mannaggia!


L'azienda di Bill Gates ha presentato il brevetto di un software
che monitorizza la produttività, la competenza e il benessere psicofisico
L'occhio Microsoft per studiare i comportamenti in ufficio


LONDRA - Il "Grande Fratello" diventa realtà. L'occhio elettronico che tutto vede e tutto controlla, immaginato da George Orwell nel suo celebre romanzo fantapolitico "1984", potrebbe essere dietro l'angolo, se un brevetto presentato dalla Microsoft di Bill Gates verrà approvato dalle autorità dagli Stati Uniti.

Si tratta di un sistema di software capace di monitorare la produttività, la competenza e il benessere psicofisico di chi sta davanti a un computer. Il dipendente di un'azienda sarebbe collegato al proprio computer attraverso sensori senza fili, che permetterebbero ai suoi superiori di monitarne il battito cardiaco, la temperatura corporea, i movimenti, le espressioni facciali e la pressione del sangue. I sindacati britannici temono che i lavoratori potrebbero essere licenziati sulla base della valutazione data dal computer del loro stato fisiologico.

La notizia è stata data stamane in prima pagina dal Times di Londra, un cui reporter ha potuto visionare la domanda di accettazione del brevetto presentata dalla Microsoft: diciassette pagine di analisi e di grafici, che il quotidiano londinese riassume sotto il titolo "la spia in ufficio". La Microsoft per il momento rifiuta di fare qualsiasi commento, notando che il brevetto non è ancora stato approvato e che potrebbe essere modificato prima di diventare operativo.

Tecnologie che permettono un costante monitoraggio sono state usate fino ad ora soltanto per l'addestramento di determinate professioni ad alto rischio, come i piloti di aereo, i pompieri e gli astronauti. Questa è la prima volta che una compagnia ha prodotto un programma di software per monitorare qualsiasi tipo di luogo di lavoro. I sensori, afferma la Microsoft nella sua richiesta di approvazione del brevetto, sarebbero in grado di leggere "il battito cardiaco, le reazioni galvaniche della pelle, i segnali del cervello, il tasso di respirazione, la temperatura corporea, i movimenti e le espressioni del volto, la pressione sanguinea". Il sistema, aggiunge la Microsoft, può anche "individuare automaticamente frustrazione o stress in chi sta usando il computer" e "offrire e provvedere assistenza a seconda del bisogno".

Cambiamenti psicofisici in un lavoratore verrebbero confrontati dal computer con un profilo psicologico basato su peso età e salute del lavoratore medesimo, indicando al management che è necessario aiutarlo se ad esempio il battito cardiaco aumenta o le espressioni facciali suggeriscono stress o frustrazione. Il sistema funziona non solo con personal computer fissi, ma anche attraverso computer portatili e telefonini cellulari, il che vuol dire che i dipendenti potrebbero essere controllati anche al di fuori del'ufficio.

Nel Regno Unito il Commissario all'Informazione, i gruppi per le libertà civili e avvocati specializzati nella difesa della privacy hanno subito risposto alle rivelazioni del Times criticando aspramente un progetto "che può potenzialmente portare l'idea del monitoraggio umano sul posto di lavoro a un nuovo stadio". Huigh Thomlinson, un esperto legale sulla protezione dei dati, afferma: "Questo sistema prevede intrusioni in ogni aspetto della vita dei dipendenti e solleva questioni molto serie in materia di rispetto della riservatezza".

Peter Skyte, un portavoce del sindacato Unite, parla di un "pericoloso sistema di monitoraggio umano" e l'ufficio dell'Information Commissioner, l'organo governativo che regolamenta l'informazione, sottolinea che un simile tipo di intrusione nella vita privata dei lavoratori "può essere giustificabile solo in circostanze eccezionali". Negativo è anche il parere del mondo imprenditoriale britannico. "Il migliore approccio nel rapporto dirigenti-dipendenti è quello personale", osserva Stephen Alambritis, della Federazione Piccole Imprese, "un'iniziativa simile finirebbe per avvelenare i rapporti all'interno di un'azienda".

Simile il commento di David Frost, della Camera di Commercio britannica: "La fiducia che deve esistere tra imprenditori e dipendenti verrebbe minata se lo staff si sentisse sotto costante sorveglianza". E Ben Willmott, un docente di relazioni industriali all'Institute of Personnel and Development, ammonisce: "Le nostre ricerche dimostrano che quando i dipendenti si sentono sotto eccessivo monitoraggio o sorveglianza, tendono ad avere un atteggiamento negativo verso i propri datori di lavoro e perciò ad essere meno motivati e impegnati. Le aziende che pensano di introdurre un sistema simile dovrebbero pensarci due volte".

In serata Horacio Gutierrez, vicepresidente dell' Intellectual Property and Licensing, Microsoft Corporation ha scritto al Times una lettera di cui riportiamo degli stralci.

"Il tempo richiesto dal processo di approvazione di una brevetto è di circa 3-5 anni. Questa particolare richiesta riguarda un'innovazione finalizzata al miglioramento dei sistemi di monitoraggio di alcuni parametri dell'individuo, e utilizza ad esempio il rilevamento del battito cardiaco di un utente per definire la sua condizione fisica e segnalare quando possa avere bisogno di assistenza nelle sue attività, mettendolo in contatto diretto con altre persone che potrebbero essere in grado di aiutarlo.

É importante ricordare che per la maggior parte delle organizzazioni impegnate nel settore dell'innovazione, alcune delle nostre richieste di brevetto riflettono invenzioni già presenti oggi nei nostri prodotti, mentre altre riguardano innovazioni in via di sviluppo per un potenziale uso futuro.

E' importante inoltre evidenziare che la privacy è una delle maggiori priorità per Microsoft. Le nostre maggiori priorità nel campo della privacy includono infatti temi legati al consenso, all'accesso, alla sicurezza, alla protezione e al trasferimento dei dati, aspetti che possono essere sempre più garantiti attraverso l'innovazione tecnologica, la cooperazione a livello industriale e una regolamentazione appropriata".

dio mio no...2

Il cardinale chiama i fedeli alla mobilitazione. Il Papa acclamato dagli studenti di Cl
Diffuso il messaggio agli universitari romani: "Non voglio imporre la fede"
Ratzinger, cori da stadio in Aula Nervi
Ruini: "Domenica tutti a San Pietro"
Napolitano: "Rammarico per inammissibili manifestazioni di intolleranza"
Bertone: "Gruppo minoritario ha compromesso i presupposti per accoglienza dignitosa"


ROMA- "Che cosa ha da fare o da dire il Papa all'università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà". Sono le parole del discorso che Benedetto XVI intendeva pronunciare domani all'università di Roma "La Sapienza", e che sarà il rettore Renato Guarini a leggere dopo l'inaugurazione dell'anno accademico alla quale il Pontefice ha rinunciato a partecipare dopo le contestazioni dei giorni scorsi. I cattolici fanno quadrato intorno a Ratzinger. Il cardinale Camillo Ruini, a nome della diocesi di Roma, invita fedeli e romani a partecipare all'Angelus di domenica in San Pietro. Nel corso dell'udienza generale nell'Aula Nervi in Vaticano, applausi dagli studenti della Sapienza appartenenti a Comunione e Liberazione. Sul piano istituzionale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ribadisce il suo "sincero e vivo rammarico" per le "inammissibili manifestazioni di intolleranza" che lo hanno costretto a rinunciare alla visita.

Udienza, cori da stadio. Cori da stadio e striscioni all'udienza generale questa mattina nell'Aula Paolo VI in Vaticano. Al suo ingresso, il Pontefice è stato acclamato dai presenti, poi alcuni studenti di Comunione e Liberazione hanno innalzato striscioni che facevano riferimento alla mancata visita a La Sapienza, con vari slogan: "Gli universitari con il Papa", "Se Benedetto non va alla Sapienza, la Sapienza va a Benedetto". Ratzinger ha ringraziato gli studenti per la loro "simpatia" e li ha esortati: "Andiamo avanti assieme".

Napolitano: "Inammissibile intolleranza". "Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia della rinuncia alla visita a La Sapienza, ha inviato a Benedetto XVI una lettera personale per esprimere il suo "sincero, vivo rammarico": "Sono convinto - si legge in uno stralcio della lettera reso noto dalla sala stampa vaticana - che questo evento avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana, come per tutte le società. E considero inammissibili manifestazioni di intolleranza e preannunci offensivi che hanno determinato un clima incompatibile con le ragioni di un libero e sereno confronto". Il presidente Napolitano - come si legge in una nota diffusa dal Quirinale - ha altresì richiamato i temi della conversazione telefonica dello scorso 24 dicembre con il Pontefice, "nell'auspicio di ogni possibile continuazione del dialogo tra l'Italia e la Santa Sede".

Ruini: "Domenica tutti in San Pietro". Il cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini, in un comunicato diffuso in mattinata invita a manifestare, domenica 20 gennaio a Piazza San Pietro, solidarietà al Papa dopo una "triste vicenda che colpisce dolorosamente tutta la nostra città". La Chiesa di Roma "esprime la sua filiale e totale vicinanza" al Pontefice e per permettere a tutti di manifestare i medesimi sentimenti, Ruini invita i fedeli e i romani "in piazza San Pietro per l'Angelus di domenica prossima".

Bertone spiega motivi della rinuncia. Benedetto XVI ha dovuto rinunciare alla sua visita perché sono venuti meno, "per iniziativa di un gruppo decisamente minoritario di professori e di alunni", i presupposti "per un'accoglienza dignitosa e tranquilla". In una lettera al rettore della Sapienza, che accompagna il testo integrale del discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare, il cardinale Tarcisio Bertone spiega le ragioni della rinuncia. "E' stato giudicato opportuno soprassedere alla prevista visita per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si sarebbero rivelate incresciose per tutti". Il porporato fa capire che a decidere l'annullamento è stato personalmente Ratzinger: "Mi faccio volentieri tramite della Superiore decisione, allegandoLe il discorso in parola, con l'auspicio che in esso tutti possano trovare spunti per arricchenti riflessioni ed approfondimenti".

La Sapienza: "La protesta ci sarà". Situazione tranquilla nell'ateneo romano. Ma i collettivi annunciano che domani la protesta si farà lo stesso: "Le nostre ragioni esulano dalla visita del Papa". I bersagli saranno Mussi e Veltroni: il ministro sarà contestato "perché ha smantellato l'università pubblica, confermato la legge Moratti, aumentato la selezione alle lauree specialistiche e aumentato le tasse universitarie". Il sindaco "perché è uno dei principali artefici del pacchetto sicurezza, che avvia politiche liberticide e restringe la possibilità del dissenso".

hanno arrestato l'udeur





Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio:

"Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta "Why Not" avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?." Marco Travaglio