lunedì 8 settembre 2008

itagliani!!!


La commemorazione del 65° anniversario della difesa di Roma. L'omaggio del Capo dello Stato e un fuori programma

Scontro Napolitano-La Russa su Resistenza e Repubblica di Salò

Il ministro: "I militari combatterono credendo nella difesa della Patria"
Il presidente: "Chi rifiutò l'adesione alla Rsi simbolo della volontà di riscatto del Paese"


ROMA
- Scontro sul ruolo e sul significato della Repubblica di Salò tra il presidente della Repubblica Napolitano e il ministro della Difesa Ignazio La Russa nel corso della commemorazione del 65° anniversario della Difesa di Roma.

Intervenendo prima di Napolitano, La Russa ha elogiato il ruolo dei militari della Repubblica di Salò sostenendo che, "dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria". Netta la replica del Capo dello Stato: la Resistenza, ha sottolineato, "andrebbe forse ricordata nella sua interezza". "Per questo ho parlato di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane e quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l'adesione alla Repubblica di Salò".

Il discorso di Napolitano. "Vorrei incoraggiare tutti a rafforzare il comune impegno di memoria, di riflessione, di trasmissione alle nuove generazioni del prezioso retaggio della battaglia di Porta San Paolo, della difesa di Roma e della Resistenza", ha detto Napolitano.

"Tutte le componenti ideali, sociali, politiche, della società italiana, - ha aggiunto - si possono trovare nel sentire come propria la Costituzione, nel rispettarla, nel trarne ispirazione". Il presidente ha esortato tutte le forze politiche ad "animare un clima di condiviso patriottismo costituzionale".

Napolitano ha ricordato: "L'8 settembre 1943 sancì il crollo - nella sconfitta e nella resa, nonostante il sacrificio e l'eroismo dei nostri combattenti - di quel disegno di guerra, in alleanza con la Germania nazista, che aveva rappresentato lo sbocco fatale e l'epilogo del fascismo. Ma quell'8 settembre annunciò nello stesso tempo la nascita della Resistenza, nel duplice segno che la caratterizzò fino all'insurrezione vittoriosa e alla Liberazione del 25 aprile del'45".

Nel clima "di dissoluzione e pauroso sbandamento che seguì l'armistizio con le forze angloamericane, avrebbe davvero potuto essere travolta la patria : così non fu, così non sarebbe stato, perchè nacque in quello stesso giorno un decisivo moto di riscossa e di rinascita, che chiamammo ben presto Resistenza".

L'intervento di La Russa. "Farei un torto alla mia coscienza - ha invece detto il ministro La Russa - se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia".

Il ministro ha negato di aver avuto dissensi con il Capo dello Stato. "Nessun contrasto, neanche il più larvato, col presidente Giorgio Napolitano con il quale anzi mi sono intrattenuto fino alla fine in forma cordialissima" ha detto al termine della cerimonia. "A chi volesse cercare a tutti i costi polemiche pretestuose - ha aggiunto La Russa - invito a leggere tutto il mio intervento in cui il breve riferimento, non genericamente ai soldati della Rsi, ma ai militari caduti della Nembo è inserito in un ampio, costante, grato omaggio e riconoscimento a quanti si immolarono in quell'8 settembre per la libertà e la democrazia".

L'omaggio di Alemanno. Anche il sindaco di Romche ci avviamo anche versotutaa Gianni Alemanno ha reso omaggio agli italiani civili e militari che "per primi eroicamente cominciarono la lotta di liberazione della nostra patria", dopo l'armistizio di Cassibile.

Sulle dichiarazioni di La Russa vedi anche qui

Dopo la presa d'atto che viviamo ormai in una ditta
tura economica e mediatica, arriva la manifesta volontà di riportarci a una dittatura politica tout court.
Ma la russaaa, mi lasci perplesso come politico oltre che come individuo: possibile che tu non abbia ancora capito che in itaglia non occorre più il manganello? Bastano le tv del tuo amico presidente per creare consenso. Dài retta a me, non forzare, avete già vinto...Per ora.

meno male che in itaglia siamo al sicuro...

Saranno inseriti tutti i cittadini dai tredici anni in su con un ruolo pubblico o "pericolosi socialmente"

Edvige, la schedatura di massa che fa arrabbiare i francesi

dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI

PARIGI - Si chiama Edvige: dietro un nome così suadente, si nasconde una schedatura di massa dai contorni ben poco attraenti, cioè la possibilità offerta alla polizia francese di catalogare migliaia di persone, a partire da tredici anni, e di riunire in un solo schedario informatico numerosi dati personali che le riguardano. Edvige: sfruttamento (exploitation) documentario e valorizzazione dell'informazione generale. Qualcosa cui George Orwell, nel suo 1984, non aveva pensato. Anche se in questo campo la Francia non è mai stata particolarmente all'avanguardia, pochi elementi bastano a dare qualche brivido.

Autorizzato dal 1° luglio scorso, Edvige può riunire "dati a carattere personale" riguardanti tutte le persone a partire da tredici anni. Potranno essere inseriti nello schedario informatico lo stato civile, l'indirizzo di casa, la targa automobilistica, i numeri di telefono, l'indirizzo mail e "i segni fisici particolari e obiettivi, fotografie e comportamento, informazioni fiscali e patrimoniali, dati relativi all'ambiente della persona, in particolare di chi intrattiene o ha intrattenuto con lei relazioni dirette e non fortuite".

Immediata e comprensibile la reazione negativa delle associazioni per i diritti civili : leggendo queste disposizioni, sembra evidente che un nero, un maghrebino, un rom, un omosessuale, un travestito verranno subito segnalati in quanto tali. Secondo il decreto che ha autorizzato Edvige, lo schedario riguarderà "gli individui, gruppi, organizzazioni e società che, a causa della loro attività, individuale o collettiva, sono suscettibili di minacciare l'ordine pubblico". Non solo : nello schedario saranno raggruppate le informazioni riguardanti chi "ha sollecitato, esercitato o esercita un mandato politico, sindacale o economico" oppure che svolgono "un ruolo istituzionale, economico, sociale o religioso significativo". Parlare di schedatura politica non è fuori luogo.

Eppure, non è una novità e su questo si appoggia il governo. Fino al 30 giugno scorso, in Francia esistevano i Renseignements Généraux, organo di polizia il cui compito era quello di informare il governo e i prefetti su tutto quel che avveniva sul terreno politico, sociale ed economico. Con la riforma, i Renseignements sono stati inseriti in una nuova struttura, che sfrutterà lo schedario Edvige. L'esistenza stessa di una schedatura di questo tipo, anche se più artigianale com'era in passato, sorprende, ma è tipicamente francese. Un esempio molto concreto : tutti i corrispondenti della stampa estera (compreso naturalmente chi scrive queste righe) hanno un dossier a loro nome ai Renseignements Généraux e il ministero degli Esteri accredita i giornalisti stranieri soltanto dopo aver ottenuto il via libera dei poliziotti.

Il governo risponde alle critiche basandosi proprio sull'esistente : Edvige non fa altro che raccogliere l'eredità di uno schedario creato nel 1991 (cioè all'epoca di Mitterrand) e offre maggiori garanzie di controllo. Ciò non toglie che faccia comunque impressione : il centrista François Bayrou e numerose associazioni hanno presentato ricorsi al Consiglio di Stato, che si pronuncerà in dicembre. Il ministro della Difesa, Hervé Morin, e la presidente della Confindustria transalpina, Laurence Parisot, hanno criticato l'iniziativa e chiesto chiarimenti. Il leader di uno dei principali sindacati, François Chérèque, è stato il più chiaro di tutti : "Non è perché esisteva già una schedatura vergognosa che la si deve ufficializzare. Questo schedario non deve esistere in un paese democratico".

A poco servono le assicurazioni date ieri da un portavoce del ministero dell'Interno : nessuno sarà indicato come omosessuale, ma sarà segnalata l'eventuale presidenza di un'associazione di lotta contro l'omofobia. Il che, sostanzialmente, non cambia le cose. Unico salvagente : Edvige non potrà essere interconnesso con nessun altro schedario informatico.