sabato 14 febbraio 2009

ma smettetela!

P2p, major contro Pirate Bay. E' il processo del decennio

Alla sbarra in Svezia i responsabili del sito per lo scambio di file, anche con copyright, considerato simbolo di una filosofia libertaria e di un modo di vivere la rete in barba al copyright. Se verranno condannati nulla sarà come prima. Ecco perché di ALESSANDRO LONGO


E' COMINCIATO oggi in Svezia il processo più importante degli ultimi dieci anni per il peer to peer: quello a Pirate Bay, il più noto sito web per scaricare file di ogni tipo, gratis, grazie alla tecnologia torrent. Le aule del tribunale di Stoccolma vedono contrapposti i rappresentanti dell'industria del copyright e, nel ruolo di imputati, i gestori del sito: gli svedesi Peter Sunde, Gottfrid Svartholm Warg, Fredrik Neij e Carl Lundstrom.

Non è uno dei tanti processi che hanno visto battagliare l'industria dell'intrattenimento a siti o servizi dedicati al peer to peer, perché Pirate Bay è visto come un simbolo di una filosofia libertaria e di un modo di vivere la rete in barba al copyright. In altre parole, se dovesse venire condannato ed essere costretto a chiudere, nulla più sarà come prima per l'universo del peer to peer, che, secondo stime Nielsen, coinvolge almeno 10 milioni di italiani.

Ecco perché il processo è seguitissimo dalla stampa di tutto il mondo, da blogger e utenti accorsi in aula per sostenere i gestori del sito. Pirate Bay vuole rendere il processo anche un fenomeno mediatico e quindi ha aperto un sito dedicato, con aggiornamenti in tempo reale dall'aula. Lo scopo, un po' come facevano gli anarchici dell'800, è utilizzare anche il processo per sostenere e divulgare le proprie idee contro il copyright; a favore della morte di un modello di distribuzione della cultura, a loro dire ormai obsoleto, basato sulle case discografiche e cinematografiche. A conferma del peso ideologico del sito, quelli di Pirate Bay hanno fondato persino un partito politico, in Svezia, con varie diramazioni nel resto d'Europa, e si sono candidati anche alle elezioni (finora senza successo).

Ovviamente entrambe le parti si dicono sicure delle proprie ragioni. Quelli di Pirate Bay sostengono che vinceranno, perché il loro sito non viola il copyright, ma solo è un motore di ricerca di contenuti (non tutti pirata) presenti sui computer degli utenti. Sostengono di essere un tramite tra gli utenti, un po' come Google. L'industria del copyright invece assicura che riuscirà a dimostrare il contrario: ovvero che i gestori hanno violato i diritti degli autori e l'hanno fatto per trarre profitto (tramite pubblicità e donazioni degli utenti).

Gli esperti sono perplessi. "Credo che siano destinati a essere condannati", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di internet. L'idea, su cui farà leva l'industria del copyright, è che Pirate Bay è ben diverso da un motore di ricerca come Google. Non è neutro, ma organizza i propri indici focalizzandosi sui file torrent (che spesso, ma non sempre, indirizzano a contenuti pirati). Potrebbe essere quindi condannato perché dichiarato ed esplicito facilitatore della violazione di copyright.

Il punto è che il vento sta cambiando, in Europa e nel mondo, nelle questioni che riguardano la tutela del diritto d'autore e diventa sempre meno favorevole ai siti e servizi che proclamano posizioni libertarie. Posizioni che finora hanno potuto agire alla luce del sole, come Pirate Bay, muovendosi al confine della legalità: hanno avuto l'accortezza di non ospitare contenuti pirata, a differenza di Napster (primo software peer to peer), ma di limitarsi a mettere gli utenti in contatto per raggiungerli. Questa strategia potrebbe non salvare a lungo questi siti, come dimostra un'incalzare di sentenze, che sta riconoscendo responsabilità anche a questi presunti mediatori neutri. Dopo essere stato bloccato in Italia, ma per qualche giorno, Pirate Bay è stato ora stato reso inaccessibile agli utenti di alcuni provider danesi, dopo una sentenza di un tribunale. E' vero che in Italia Pirate Bay è stato sbloccato, ma solo per un vizio di forma nella sentenza del sequestro: il pericolo, per il sito e i suoi utenti, è stato solo allontanato ma resta, visto che i sostenitori del copyright diventano più forti, ora sostenuti da nuove leggi e dai tribunali.

conchetta riokkupato

Blitz nella serata, rioccupato il Conchetta sgomberato da De Corato
200 attivisti sono entrati senza incontrare resistenza e hanno riaperto le porte di Cox18 alla città. Resta sigillato l'archivio Moroni
Detto, fatto. Ci pensavano da giorni, dal primo giorno, da quando un inspiegabile blitz della polizia ha cancellato uno dei centri sociali più importanti di Milano, Cox18, detto Conchetta per tutti quelli che ci sono passati negli ultimi 33 anni. «Prima o poi in qualche modo ce lo riprendiamo». Ieri sera alle 20,30, dopo un accerchiamento soft del quartiere Ticinese, circa 200 persone sono rientrate in possesso degli stabili del Comune di Milano (figuraccia...) che custodiscono il prezioso archivio di Primo Moroni, migliaia di libri che raccontano la storia dei movimenti di mezza Europa. Tensioni? Niente (almeno fino alle 21,30). Solo qualche funzionario di polizia che dopo aver preso atto della nuova occupazione ha sentenziato che «per adesso non interveniamo, non facciamo niente». Grande festa, baci e abbracci, anche se, almeno per tutta la notte, trascorsa obbligatoriamente tirando mattina, la «paranoia» delle «forze dell'ordine» è rimasta.
Tutto è bene quel che finisce bene? E' presto per dirlo. Per ora sembrerebbe di sì. Che non tirava più una bruttissima aria i ragazzi e le ragazze di Cox 18 l'avevano capito fin dal mattino, nell'aula del Tribunale dove un giudice civile avrebbe dovuto decidere sul ricorso presentato per la restituzione dello stabile (la giustizia si è riservata di decidere nei prossimi giorni, la giustizia «vera» invece ha giocato d'anticipo). Faceva ben sperare, per esempio, la figuraccia del Comune di Milano - di De Corato in primis - che finalmente ha balbettato una cosa tipo «non abbiamo niente a che fare con la decisione dello sgombero...». Strano, visto che lo scorso 28 gennaio, proprio il prefetto Lombardi aveva dichiarato che «il Comune ha chiesto alla Questura di intervenire...». Insomma, il prode De Corato e la sempre più imbarazzata sindaca dell'Expo che sta facendo ridere mezzo mondo, devono essersi resi conto di averla combinata grossa, se non altro sotto il profilo dell'immagine. E proprio ieri, anche il pettinatissimo assessore alla Cultura di Palazzo Marino ha detto pubblicamente che «bisogna difendere i libri e l'archivio del Cox 18, perché sono un grande patrimonio culturale e quindi appartengono a tutti». Ma guarda che carino.
La polizia lascerà fare correndo il rischio di esporsi a una brutta figura? Questo è il punto, anche perché gli ordini - compreso quello dello sgombero - arrivano da un ministro come Bobo Maroni. Di certo non si può dire che il centro sociale ieri fosse presidiato come una fortezza. Anzi, non c'era nessuno. Da giorni. Tutti lo sapevano, e tutti sapevano che prima o poi sarebbe successo. Che fosse così facile forse no. Cinque gruppi «nascosti» nei bar del quartiere a far da palo, e poi un gruppo con fiamma ossidrica e piede di porco per far saltare le resistenze che sigillavano l'ingresso. «Stiamo aprendo le altre porte - spiega uno degli incursori - poi faremo una bella festa. Sono venuti solo due ispettori della polizia e ci hanno detto che per ora non intervengono. Li abbiamo presi alla sprovvista, non so come...». Perché proprio adesso avete deciso di entrare? «La sentenza di questa mattina in cui di fatto il Comune se n'è lavato le mani - spiega - ha rimandato la risoluzione della vicenda a tempi troppo lunghi. Così abbiamo deciso di riprenderci Conchetta in attesa di sviluppi giudiziari». E la libreria? «Abbiamo deciso di tenerla sigillata, questo è il bene più prezioso».
Se la nottata trascorrerà tranquilla come la sera, oggi alle 15 piazza Duomo saluterà la liberazione del centro sociale come il primo passo «per non rassegnarsi alla lenta agonia della città».
(il manifesto)