giovedì 6 dicembre 2007

povero pasolini...

Viterbo: no al parco intitolato a Pasolini perchè "era ricchione"


lunedì 03 dicembre 2007

pasolinipierpaolo.jpgLa dichiarazione di un consigliere di Alleanza Nazionale messa a verbale

''Il consigliere Luciano Perugini di Alleanza Nazionale si dichiara contrario alla proposta di intitolare un parco pubblico a Pier Paolo Pasolini perche' era ricchione''. Lo riporta, letteralmente il verbale della seduta del consiglio comunale di Soriano nel Cimino, localita' nel viterbese, dello scorso 19 novembre. In apertura di seduta, il consigliere Terzo Camilli (Udeur) aveva proposto di dedicare uno spazio pubblico a Chia, minuscola frazione di Soriano nel Cimino a Pasolini.

Camilli aveva motivato la proposta con il fatto che il poeta - regista aveva scelto proprio Chia per girare uno dei suoi capolavori, ''Il Vangelo secondo Matteo''.

E che in quell' occasione si era innamorato del territorio, tanto che decise di acquistare e restaurare la Torre medievale del borgo e di passarvi gli ultimi anni di vita. Proprio a Chia, Pasolini era atteso il mattino successivo al suo omicidio e vi aveva scritto il suo ultimo romanzo ''Petrolio''.

Durante le dichiarazioni di voto, l'uscita del consigliere di An Perugini, che si e' detto contrario all'iniziativa ''perche' Pasolini era ricchione''.

Il consiglio comunale di Soriano nel Cimino ha comunque approvato la proposta di Camilli e il parco Pasolini si fara'. (Ansa)

il senso della mamma

Il leghista di Treviso che aveva auspicato la decimazione degli extracomunitari secondo i metodi insuperabili delle SS ha chiesto scusa. Ho sbagliato, ha detto, ma dovete capirmi, un immigrato aveva minacciato la mia mamma e la mamma è sempre la mamma. Nessuno ha trovato nulla da replicare a questa sacrosanta affermazione, tratta dall’articolo 1 della Vera Carta Costituzionale (il testo letterale recita: l’Italia è una Repubblica di individualisti fondata sulla mamma). Anche quel bravo figlio di leghista tiene una mamma in fondo al cuor e questo giustificherà pure un peccatuccio di nazismo.

Non essendo stati nazione per quindici secoli, gli italiani non conoscono il senso dello Stato, semmai è lo Stato a far loro senso. In alternativa hanno maturato un fortissimo senso della mamma. Votavano Dc perché era un partito materno, tagliato sulla misura dei loro vizi, che usava le casse del Tesoro per garantire il massimo dell'anarchia con il minimo del rischio. Uno Stato mamma pronto a perdonare, sempre. E a pagare, tutto. Venuto meno lo Stato mamma, istintivamente gli italiani hanno buttato via lo Stato e si sono tenuti la mamma. Di uno Stato papà, un papà con la faccia di Padoa-Schioppa poi, non sanno che farsene. L’emblema è Berlusconi, che considera lo Stato un impedimento al limpido dispiegarsi dell’egoismo, ma la mamma un totem dal quale attingere legittimazione. Prodi ha accusato Bertinotti di non avere senso dello Stato e adesso, al massimo, cadrà il governo. L’avesse accusato di non avere il senso della mamma, sarebbe scoppiata la rivoluzione.

(Massimo Gramellini)

quando iniziarono i danni...

In 400mila documenti quarant'anni di politica italiana
Berlusconi: "Bettino grazie per il decreto sulle televisioni"

Il Psi, il governo, Tangentopoli
ecco le carte dell'archivio Craxi

Una lettera breve, di una paginetta, ma scritta di suo pugno alla fine di ottobre del 1984. Una testimonianza importante, perché è il tassello mancante di una vicenda decisiva, nella storia della televisione italiana: il decreto Berlusconi. Era successo che il 16 ottobre tre pretori - a Roma, Torino e Pescara - avevano ordinato l'oscuramento di Canale 5, Retequattro, Italia Uno e altri due network perché trasmettevano in diretta su tutto il territorio nazionale, nonostante il divieto allora imposto dalla legge. Berlusconi guidò ovviamente la protesta, parlò di "sconcerto, amarezza e ribellione", ma dovette tenere spente per quattro giorni le sue tv.

Finché, la mattina del 20 ottobre, il Consiglio dei ministri - convocato d'urgenza da Craxi - varò un decreto-legge che sanava immediatamente la situazione e concedeva un anno di tempo alle tv. Tutti pensarono, molti dissero e qualcuno scrisse che il capo del governo aveva voluto dare una mano al suo amico Silvio. Nessuno però poté dimostrarlo. Ebbene, la lettera di Berlusconi è la conferma che mancava.

"Caro Bettino - scrive il Cavaliere - grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio".