lunedì 25 agosto 2008

un segno di civiltà, per l'eutanasia

I Valdesi: ascoltiamo Eluana
«Sulla Englaro una disputa cinica che risponde alla politica più che alla pietà»
MARIO BAUDINO
INVIATO A TORRE PELLICE
Dalla società italiana, e non solo, si levano grida di dolore, vanno ascoltate, dice nella sua predicazione, che ha inaugurato il Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste, il pastore Paolo Ribet, presidente della Fondazione del centro culturale valdese. E sottolinea con forza un grido muto: quello di Eluana Englaro, la donna che a Padova è in coma vegetativo da sedici anni. Come si ricorderà, la Cassazione aveva sentenziato il diritto del padre a «staccare la spina», peraltro secondo le volontà espresse dalla poveretta prima che un incidente la riducesse in queste condizioni, ma la Procura generale di Milano ha fatto ricorso e, soprattutto, si è levata, come dice con voce rotta e commossa il pastore valdese, «una disputa cinica che risponde ad istanze politiche più che alla pietà umana».

La «piccola chiesa» alpina prende posizione, nel momento più solenne per la sua vita comunitaria, quando si riuniscono nella loro storica capitale i delegati da tutto il mondo della diaspora valdese, e lo fa con un gesto deciso. Già nei giorni scorsi la «moderatora» della Tavola Valdese, Maria Bonafede, aveva espresso molte preoccupazioni sull’arretramento di quel valore fondamentale che è la laicità dello Stato, tema caro ai protestanti italiani. E ieri, in un discorso basato sul Deuteronomio, e sulla professione di fede ebraica che inizia con le parole «Ascolta Israele», il predicatore ha invitato i fedeli, appunto, all’ascolto. Senza giri di parole: «Ascoltiamo il grido muto di Eluana Englaro che chiede di essere lasciata andar via. Ascoltiamo il grido di dolore degli immigrati in balia delle onde nel Canale di Sicilia».

Dopo il rito, conclusosi con la consacrazione di tre nuove pastore, tra cui un’immigrata filippina, laureata in biologia nel suo Paese e per anni colf in Italia, Paolo Ribet torna sull’argomento. La laicità, ci spiega, sarà uno dei temi del Sinodo, «proprio perché viene negletta». E sarà un Sinodo, questo, che non potrà non misurare «una distanza notevole dalle gerarchie cattoliche.

Hanno voluto prendere posizione: e quando lo si fa, si finisce per far emergere chiaramente la distanza dagli altri». Ha citato anche, nella predicazione, un passaggio di Benedetto XVI a proposito del Libano, quando il Papa osserva che non è la difesa delle identità, ma la paura di non averne più alcuna a spingere i popoli verso le guerre civili, e lo ha fatto con molto favore. «L’ho citato - conferma - perché ha detto una cosa giusta». Come hanno fatto anche i vescovi tedeschi, quando la loro Conferenza Episcopale, pur contraria ai matrimoni gay, ha ammesso che lo Stato deve però legiferare sul problema.

Qui a Torre Pellice è arrivato un caldo messaggio del presidente del Senato, Renato Schifani, che sottolinea l’importanza della chiesa valdese, «così italiana per storia e così garbatamente e utilmente straniera per impostazione». La Chiesa cattolica, osserva Ribet, dovrebbe guardare a sua volta un po’ oltre i confini. «Il tema dell’ascolto, e dell’ascolto per chi non ha voce, vuole anche dire che le chiese dovrebbero fare un passo indietro, e pensare alle persone più che i principi».

il sindaco di roma

Criticato a proposito del dramma dei due olandesi aggrediti, il sindaco di Roma replica in un'intervista a Repubblica: "Colpa loro". E la polemica si surriscalda

Alemanno sempre più nella bufera

ROMA - "Non stavano uscendo da una stazione ferroviaria né andavano sulla ciclabile. Si sono andati ad accampare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati. La loro è stata una grave imprudenza". Con queste parole inizia l'intervista a Repubblica di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, sulla vicenda dei due olandesi aggrediti. Parole che riaccendono la polemica tra il Pd e il primo cittadino della capitale. Intanto hanno confessato Paul Petre e Andrej Vasile Bohues, i due romeni di 32 e 20 anni arrestati ieri dai carabinieri di Ostia.

"Alemanno si vergogni e chieda scusa - parte all'attacco Paola Picierno, ministro ombra delle Politiche givanili -. Lasciano sconcertati le dichiarazioni del sindaco, che con una faccia tosta incredibile quasi scarica sui due poveri turisti olandesi, a cui rinnoviamo la nostra solidarietà, la responsabilità dell'aggressione subita. E' la stessa mentalità assurda di coloro che arrivano a rinfacciare alle donne stuprate di aver in qualche modo provocato i loro aguzzini".

Poi c'è l'affondo, altrettanto forte, del senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo: "Non si deve fare demagogia sull'insicurezza dando la colpa ai cittadini o ai turisti. Non si può istillare l'idea che se si mette una tenda a piazza Venezia si ha diritto alla protezione, magari alla presenza dei militari, mentre Ponte Galeria è terra di nessuno. Questo contraddice la asserita e mai dimostrata attenzione della destra alle periferie romane. O Alemanno pensa di difendere solo i Parioli e il centro della città?".

Concetto analogo a quello espresso da un'altra esponente del partito, Paola Concia: "Gli italiani e i romani sono stati presi in giro dal sindaco che non sa neanche assumersi le responsabilità del caso. E' grave che oggi Alemanno finisca con l'attribuire parte della colpa di quanto accaduto ai due turisti olandesi".

In questo coro di accuse, a difendere Alemanno, per ora, c'è solo il leader della Destra, Francesco Storace: "Non siamo stati d'accordo con molte delle azioni del comune di Roma, ma è indecente l'attacco della sinistra al sindaco su quanto accaduto ai due olandesi aggrediti. Quanti criticano andrebbero all'estero a campeggiare in un posto isolato e privo di controlli? Ci vuole più serietà anche quando si contesta".

La confessione. I due pastori romeni hanno ammesso le loro responsabilità. Hanno raccontato che intorno alle 17.30 di venerdì, assieme a un connazionale, si sono avvicinati ai due turisti indicando loro il luogo in cui potevano montare la tenda. Poi si sono allontanati e sono tornati alla roulotte in cui vivono. Verso le 21 sono andati a trovare un amico muratore, pure lui romeno, con il quale sono rimasti per tutta la serata a bere. Alle 23.30 hanno deciso di andare armati di mazze alla tenda degli olandesi per violentare la donna. Davanti ai carabinieri hanno tentato di accusarsi l'un l'altro su chi aveva avuto per primo l'idea dello stupro. Sempre secondo il loro racconto, arrivati nei pressi della tenda hanno urlato "money, money", poi il pestaggio e la violenza sessuale. Petre ha quindi rubato circa 1.500 dollari dalla borsa della donna. Infine la fuga a piedi, duante la quale il trentaduenne ha dato al più giovane una quindicina di euro dicendo che aveva trovato solo 30 euro.
vedi anche qui...

40 ragioni per non procreare?






discussione aperta...

congelarlo?





come nel film di
Daniele Giometto e Gianluca Rossi