venerdì 31 ottobre 2014


giovedì 30 ottobre 2014

squola


mercoledì 29 ottobre 2014

solo più landini?


martedì 28 ottobre 2014

un giorno da leone


domenica 26 ottobre 2014

un uomo


venerdì 24 ottobre 2014

giovedì 23 ottobre 2014

capisci a me, poveraccio...


martedì 21 ottobre 2014

Transatlantic Trade and Investment Partnership

        TTIP

sabato 18 ottobre 2014

1 risata...


venerdì 17 ottobre 2014

sempre più...








...cazzaro...

giovedì 16 ottobre 2014

jezahel e shirley bassey


mercoledì 15 ottobre 2014

martedì 14 ottobre 2014

follie biciclistiche


lunedì 13 ottobre 2014

cioran


sabato 11 ottobre 2014

eros


giovedì 9 ottobre 2014

iggy pop

"Le cose più belle della vita sono gratis"

mercoledì 8 ottobre 2014

prima e dopo



domenica 5 ottobre 2014

sabato 4 ottobre 2014

totò e il presidente


venerdì 3 ottobre 2014

lucido Cremaschi

  sul regime di renzi...
"Ho visto un altro mondo e ora mi sembra un sogno. Non siamo più negli anni ’70, mi rinfaccia con rabbia e arroganza o semplicemente con tristezza chi mi chiede di tacere. E non sa fino a che punto potrei dargli ragione.
Ho visto un mondo dove il posto di lavoro era la partenza, non l’arrivo incerto di un percorso a ostacoli. I primi volantini che da studente negli anni ’60 ho distribuito timidamente davanti a una fabbrica di Bologna chiedevano l’abolizione dell’apprendistato e dei contratti a termine, perché, si scriveva, servivano solo a pagare di meno e a sfruttare di più. Furono davvero aboliti.
Ricordo quando il periodo di prova per entrare al lavoro durava due settimane per un operaio, poco più di un mese per un impiegato. Durante questo periodo il nuovo assunto era esentato dagli scioperi e da ogni partecipazione alla vita sindacale e politica nel luogo di lavoro. Erano gli stessi militanti sindacali a consigliare quel comportamento suggerendo: poi, quando sarai confermato, ti potrai sfogare.
Oggi la condizione psicologica normale di chi lavora è un intreccio di rancore rassegnato e di paura. La paura di fronte al ricatto. Su questa paura si è lavorato per decine di anni. Anche buona parte dei sindacati ha finito per adeguarsi ad essa, persino per servirsene. Senza il sistema della paura, anche nella mutata organizzazione del lavoro, le persone troverebbero di nuovo il coraggio di alzare la testa. Si è investito sulla paura, si educa alla paura. Nel linguaggio politicamente corretto essa si chiama senso di responsabilità, accettazione delle compatibilità, persino giusto spirito della modernità e della competitività nelle versioni più sfacciate. Ma sempre di paura si tratta. Si afferma: o così o il lavoro sparisce."
(da Lavoratori come farfalle. La resa del più forte sindacato d’Europa di Giorgio Cremaschi)


Al rancore rassegnato e alla paura aggiungerei l'ignoranza...