venerdì 30 maggio 2008

gomorra nel profondo nord

Choc a Ivrea, l’amianto era smaltito nei campi
Uno dei siti dove venivano seppelliti i rifiuti pericolosi


Uno scandalo ad alto rischio ecologico: i Comuni della zona pagavano per la raccolta differenziata. Ma i rifiuti erano dispersi ovunque
ALESSANDRO BALLESIO, GRAZIA LONGO
IVREA (TORINO)
La patria dell’Olivetti, alle porte di Torino, non è certo Napoli, ma quelle centinaia di tonnellate non smaltite hanno lo stesso effetto nauseabondo. E non solo per la puzza. Mentre gli abitanti di 54 Comuni intorno ad Ivrea pagavano suon di bollette per la raccolta differenziata dei rifiuti e lo smaltimento di quelli pericolosi, i vertici del Consorzio a partecipazione pubblica competente, l’Asa, la disperdevano in discariche abusive e campi agricoli vicino a Torino ed ad Alessandria.

Con tutti i rischi d’impatto ambientale che ne derivano e il terremoto politico che si è scatenato per la vicinanza al partito democratico dei massimi dirigenti arrestati. La realtà è venuta a galla grazie alle indagini della Procura e dei carabinieri di Ivrea e di quelli del Nucleo operativo ecologico. Cinque persone sono finite agli arresti domiciliari, due hanno l’obbligo di dimora, altre tre sono indagate a piede libero. Le accuse sono pesanti: produzione di false analisi - che attestavano che i rifiuti erano stati trasformati in compost - e di falsi documenti di trasporto. Non basta. Varie quantità di spazzatura pericolosa, tra cui lastre di eternit contenenti amianto, sono state depositate senza le apposite autorizzazioni e le dovute garanzie ambientali.

L’unica discarica autorizzata di rifiuti non pericolosi a Vespia di Castellamonte è stata riempita quasi dieci volte il limite previsto (900 tonnellate di rifiuti invece di 170). Proprio la mole immensa e maleodorante di rifiuti aveva dato il via alle indagini, per via delle lamentele dei cittadini di Castellamonte per i miasmi che ammorbavano alcune zone della città. Le indagini e le intercettazioni dei carabinieri del comando provinciale, guidato dal colonnello Antonio De Vita, hanno inchiodato i manager e i dipendenti Asa alle loro responsabilità. A partire dal direttore Emidio Filipponi, ai domiciliari come i responsabili dell’area stoccaggio rifiuti Bruno Adage e Giuseppe Ansinello (sindaco di Salassa, un piccolo Comune dell’area) ingegnere dipendente dell’Asa, Paolo Pagge, responsabile tecnico della Onix-Sarm di Vinovo, Fabrizio Fegatelli, addetto al trasporto rifiuti. La gestione illecita consentiva al consorzio di risparmiare enormemente sui costi dello smaltimento.

Dalle intercettazioni telefoniche disposte dal procuratore capo di Ivrea, Elena Daloisio, emerge l’uso ricorrente di parole in codice. Per quanto riguarda la carta, ad esempio, si sosteneva che doveva essere «tombata», seppellita cioè sotto terra. «Tombata» e non consegnata alle ditte per il riciclo, lo stesso avveniva per gli sfalci verdi che invece di essere destinati al compostaggio marcivano nel cortile. Tutto per risparmiare sui costi di smaltimento, che si aggirano intorno ai 55 euro a tonnellata. I controlli di tecnici dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) e dei carabinieri del Noe, diretto in Nord Italia dal colonnello Michele Sarno, ipotizzano che i reati siano stati commessi negli ultimi tre anni.

Verifiche recenti dimostrano come centinaia tonnellate di spazzatura fossero state abbandonate non solo in discariche abusive ma anche su terreni agricoli. Per gli inquirenti è stato messo in atto un vero e proprio disegno criminoso: ipotizzano la violazione della normativa ambientale anche perché, dopo i falsi certificati di trasporto del materiale, sono arrivati anche quelli, altrettanto fasulli, emessi dal laboratorio analisi dell’azienda che ha evitato di segnalare infiltrazioni di rifiuti (anche pericolosi) nel terreno e nelle falde acquifere. Ulteriori accertamenti sono in corso sull’assetto finanziario dell’Asa. Tanto più che il consorzio si occupa anche di altro: ha un distributore di benzina, gestisce case di riposo e un impianto di sci. Gestisce inoltre il teleriscaldamento in una decina di Comuni del Canavese.

giovedì 29 maggio 2008

alluvione e monnezza

Arresti all’Asa e fiumi in piena: una giornata concitata
A cura di Federico Bona
Poi, la sera arriva. Sempre e comunque.

E a guardare la città dall’alto, in compagnia di una sigaretta, ieri sera sembrava impossibile che si stese concludendo una delle giornate più concitate della storia recente del nostro Canavese.

Una giornata iniziata leggendo sui giornali del dramma che si era consumato il giorno prima sulle acque della Dora, con il recupero di un cadavere che per ore aveva tenuto la città con il fiato sospeso.

La Dora: si appresta a essere protagonista di un evento di portata internazionale, i Mondiali di Canoa che prenderanno il via fra qualche giorno, ma che intanto preoccupa tutti, gonfiando le sue acque con impeto, riportano alla memoria i giorni dell’alluvione di pochi anni fa. E mentre la gente si affolla sui ponti, rapita dallo spettacolo, maestoso e terrificante, della potenza delle acque, la stessa acqua, lentamente, da qualche altra parte supera i livelli di guardia, tracima dagli argini. Ed è emergenza.

Ma non sono state solo le divise della Protezione civile e i lampeggianti dei loro mezzi a invadere le strade. Fin dal primo mattino le ”Gazzelle” dei Carabinieri erano parcheggiate davanti agli uffici dell’Asa di Castellamonte. Un blitz in piena regola, di quelli che siamo abituati a vedere nelle scene dei telegiornali, ma che per una volta si è svolto nella nostra terra. Carabinieri e manette, conferenza stampa e mandati di arresto. Una brutta vicenda, legata allo smaltimento dei rifiuti, perché qualche volta anche la geografia si ribella alle regole e ieri mattina Napoli era in Canavese.

La Procura ha messo il naso in quella che fino a ieri era l’azienda modello, che si occupava di rifiuti e di riscaldamento, ma anche di solidarietà e di beneficenza. Sono finiti in manette quei personaggi che eravamo abituati a fotografare nelle scuole, alle inaugurazioni e alle feste. Le indagini sono state come un bastone conficcato in un formicaio… scavi un po’, sembra non succeda nulla, poi esce di tutto.

Passano poche auto, nelle strade, passa anche un furgone col rimorchio pieno di canoe. Atleti che oggi non si sono allenati e che si chiedono se fra una settimana potranno gareggiare. Anche la pioggia, almeno per un po’, ha smesso di cadere, mentre si conclude questa giornata di comunicati e telefonate, di flash e di redazioni impazzite, di voci e smentite, di verità scomode e previsioni preoccupanti.

E nel tempo di una sigaretta, prendono forma i pensieri. La spegni ed è ora di mettersi alla tastiera, per raccontare una giornata che sta finendo, della quale avremmo volentieri fatto a meno.

domenica 25 maggio 2008

de gennaro, ancora tu?

Lo ha deciso il comitato interministeriale per la sicurezza
che si è riunito oggi sotto la presidenza di Berlusconi

Rinnovati i vertici dei servizi: De Gennaro al Dis, Piccirillo all'Aisi

E alla direzione dell'Aise confermato l'ammiraglio Branciforte

ROMA - Il nuovo governo rinnova i vertici dei servizi. Oggi infatti il comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, riunito a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Silvio Berlusconi, ha deciso alcune nomine importanti. A partire da quella del prefetto Gianni De Gennaro, reduce dal ruolo di commissario straordinario per i rifiuti di Napoli, che prende il pasto del dimissionario generale Giuseppe Cucchi, come direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). In pratica si tratta dell'ex Cesis, che si occupa del coordinamento delle varie attività dei servizi.

Nel corso della riunione, il comitato ha nominato anche il generale Giorgio Piccirillo direttore dell'agenzia informazioni per la sicurezza interna (Aisi, l'ex Sisde) in sostituzione del prefetto Franco Gabrielli. E ha confermato l'ammiraglio Bruno Branciforte a capo dell'agenzia informazioni per la sicurezza esterna (Aise). I nuovi direttori assumeranno l'incarico il 15 giugno.

Nella nota con cui Palazzo Chigi ha informato di queste novità, si legge che il presidente del Consiglio, a nome di tutto il comitato, ha espresso a Cucchi e a Gabrielli il ringraziamento del governo per l'opera da loro svolta al servizio del paese.

Ma, al di là delle formule di rito, ciò che colpisce è la nuova investitura di De Gennaro, in un ennesimo ruolo chiave. Il suo curriculum infatti è fitto di incarichi delicatissimi, prima di quello di commissario straordinario dei rifiuti. Poliziotto, cinquantanovenne, il neo-direttore del Dis diventa noto a partire dagli anni Ottanta, per il suo ruolo attivissimo nella lotta alla mafia. E così, dopo aver lavorato sul campo con l'Fbi ed essere stato amico e collaboratore di Giovanni Falcone, gli viene affidata la guida della neonata direzione investigativa antimafia, all'indomani delle stragi di Capaci e via d'Amelio.

Poi la direzione della polizia criminale, vice del capo della polizia Masone, fino a sostituirlo nel 2000. Nominato dal governo Amato, con Bianco ministro dell'interno, rimane in sella con il governo Berlusconi e poi con quello Prodi, nonostante qualche voce dell'ala estrema della coalizione ne chiedesse la testa per la gestione del G8 di Genova. Ma poi, quando l'allarme rifiuti diventa una terribile emergenza, è proprio lui a essere chiamato a Napoli. Fino al cambio della guardia di due giorni fa, con Guido Bertolaso.

ma ve lo ricordate?

sabato 24 maggio 2008

non c'è più cornell capa

MORTO CORNELL CAPA, UN OBIETTIVO SUL '900

NEW YORK - Uno dei grandi fotografi del Novecento, Cornell Capa, e' morto a Manhattan a 90 anni. Capa era il fratello del leggendario Robert Capa, in onore del quale aveva fondato a New York il Centro Internazionale di Fotografia. Sulla scia del fratello, aveva avuto per 30 anni una carriera in proprio come fotogiornalista, prima nello staff di Life poi come membro di Magnum Photos, ma sempre dedicando il suo sguardo attento e compassionevole alla causa dell'umanità e contribuendo in modo fondamentale alla scrittura di una vera e propria storia visiva del secolo scorso.

La morte di Capa è stata annunciata da Phyllis Levine, portavoce del Centro Internazionale di Fotografia da lui fondato nel 1974. Capa aveva scritto un libro, nel 1968, in cui aveva riassunto la sua etica di fotogiornalista, The Concerned Photographer (il fotografo impegnato): una frase che aveva usato spesso per descrivere chiunque avesse dedicato il suo mestiere alla comprensione e al benessere dell'umanità e a produrre "immagini in cui i sentimenti avessero il sopravvento sul cinico commercialismo e il formalismo disinteressato". I soggetti che interessavano Conell Capa erano ispirati ai grandi temi della giustizia sociale: il suo obiettivo aveva immortalato le campagne presidenziali di Adlai Stevenson negli anni Cinquanta e poi nel 1960 di John F. Kennedy. Una sua foto celebre è quella delle mani di J.F.K. a North Hollywood in California il 9 settembre 1960: mani tese a stringere quelle di centinaia di sostenitori a un comizio elettorale due mesi prima della vittoria alla Casa Bianca. Capa aveva fotografato in Argentina gli eccessi del regime di Peron e in Israele la Guerra dei Sei Giorni del 1967. Aveva immortalato missionari cristiani nelle giungle latino-americane, bambini ritardati in New England e fedeli cristiani-ortodossi nell'Urss comunista durante la guerra fredda.

"Non sono un artista e non ho mai voluto esserlo", aveva detto Cornell nel suo libro del 1992 'Cornell Capa: Fotografie': "Spero di aver fatto belle foto, ma soprattutto spero di aver fatto fotografie che abbiano raccontato una storia, che abbiano contribuito a fare una differenza". Era stato a causa del fratello Robert che Cornell era diventato fotografo: sulla scia di Robert, Cornell era entrato a Life. Robert Capa era morto nel 1954 in Indocina: "Da quel giorno sono rimasto ossessionato da questo interrogativo", aveva spiegato Cornell: "Cosa resterà del lavoro che un fotografo si lascia alle spalle? Cosa si può fare per tenerlo in vita? Più tardi, in parte in seguito alla crescente preoccupazione di Cornell che il fotogiornalismo era un mestiere in via di estinzione sotto i colpi della concorrenza della televisione. Il vero nome di Cornell Capa era Cornel Friedmann: come il più famoso fratello era nato a Budapest. Da giovane Cornell aveva pensato di fare il medico: nel 1936 aveva raggiunto Robert a Parigi per studiare, per l'appunto, medicina. Per mantenersi agli studi Cornell aveva cominciato a sviluppare le pellicole di Robert e dei suoi amici Henry Cartier Bresson e Chim Seymour. Era nata a quel punto una passione per la fotografia che gli aveva fatto abbandonare la medicina per intraprendere la nuova carriera.
un pò di foto

identità collettiva

Uno dei dibattiti principali di questo secolo riguarderà la ricerca di una nostra identità collettiva. L'obiettivo è capire chi siamo: cosa si­gnifica essere umani? Esistono vari tipi di umani? E cos'è esattamente un uma­no? Ogni giorno la scienza scopre qual­cosa di nuovo che mette in dubbio la nostra identità: terapie a base di cellule staminali, sequenze genetiche, intelli­genze artificiali, robot autonomi, nuovi doni animali, transpecie ibride, impian­ti neurali, droghe che potenziano la me­moria, protesi artificiali e reti sociali. Ognuno di questi elementi rende più va­go il confine tra le persone: in Second life o nelle chat su internet possiamo sce­gliere il nostro genere, la nostra genetica e perfino la nostra specie. Con la tecno­logia possiamo modificare radicalmente il nostro corpo.

Al tempo stesso ci troviamo di fronte a delle iper-realtà: simulazioni così complesse da sembrare reali; falsi tal­mente perfetti da essere venduti come oggetti straordinari e così seducenti da stimolare la creazione di altri falsi (ci sa­rà pur qualcosa da contraffare in un fal­so!). E inoltre immagini ritoccate con Photoshop così surreali da dar vita a un nuovo tipo di realismo, materiali sinteti­ci più stimolanti di quelli naturali e ri­produzioni migliori degli originali.

In fondo a chi importa cos'è vero e co­s'è finto? Queste iper-realtà ci mettono di fronte a una serie di domande: un at­tacco virtuale è un vero attacco? Quanto della nostra vita reale è pura attività mentale o solo un'allucinazione colletti­va? Dove finisce lo spazio della nostra mente e comincia l'esterno? E se tutto quello che percepiamo al di fuori di noi non fosse altro che la nostra stessa men­te? Più comunichiamo attraverso la tec­nologia e più diventa importante do­mandarsi cos'è reale.

Matrix sul tg delle undici

Mi hanno sempre affascinato le storie al limite della follia dello scrittore Philip K. Dick. I suoi libri trattano gli stessi ar­gomenti che la nostra cultura affronterà per i prossimi cent'anni. In mi discorso strano e affascinante del 1978, Dick rac­contava: "In particolare mi interessano due domande: cos'è la realtà? E cosa ci rende umani? Ho cercato di analizzare questi temi per ventisette anni, attraver­so i miei racconti e romanzi. Cosa sia­mo? Cos'è che ci circonda, ciò che chia­miamo il non-io o mondo empirico, fe­nomenico?". Queste domande si stanno spostando progressivamente dai confi­ni della fantascienza al centro della no­stra cultura. Il problema dell'identità diventerà la notizia di apertura di Usa Today e della Cnn e la corte suprema dovrà esprimersi a riguardo. Discutere­mo di questi argomenti a cena con i no­stri amici.

Tra pochi decenni, quando la realtà immaginata da Dick sarà qualcosa di concreto, il suo dilemma diventerà il nostro: avremo a che fare con intelli­genze artificiali più avanzate, bambini geneticamente modificati diventati adulti, menti potenziate da sostanze ar­tificiali, realtà virtuali ormai consuete e coscienze collettive costantemente atti­ve. Immaginate Matrix, ma sul tg delle undici. Senatori, uomini d'affari e re­pubblicani convinti diranno: "Ehi, e se la realtà appartenesse davvero a un al­tro livello? Se essere un umano fosse solo una scelta?". Avremo grandi incer­tezze sull'identità della nostra specie e sulla natura di quello che consideriamo reale. Questa profonda ansietà darà vi­ta a molti culti bizzarri, e nasceranno psicosi e guerre: la lotta all'aborto e alla schiavitù sono solo due esempi di gravi

conflitti generati dall'incertezza nella definizione di ciò che è umano. Ci trove­remo tutti di fronte a una serie di dubbi irrisolti.

Un robot può essere un figlio di Dio? La schiavitù delle macchine intelligenti è accettabile? Dovremmo estendere il senso di appartenenza, oltre agli ani­mali e agli esseri viventi, anche alle cose artificiali? Se qualcosa provoca dolore, è davvero reale?

Sono domande a cui è difficile dare una risposta e che ci paralizzano con il loro peso insopportabile. Immaginate il nostro mondo nelle mani delle osses­sioni di Dick: una specie intera afflitta da una crisi di identità. Non manca molto.

(KEVIN KELLY)

giovedì 22 maggio 2008

e 1...

Tra gli applausi di Confindustria il ministro annuncia tempi stretti per il ritorno all'atomo
"Le prime pietre degli impianti saranno poste entro questa legislatura"
Scajola: "Nuove centrali nucleari
costruite entro cinque anni"
L'Enel: "Noi siamo pronti a partire". Realacci: "E' ideologia, finirà come l'articolo 18"
Scajola: "Nuove centrali nucleari costruite entro cinque anni"
Il ministro Scajola alla tribuna di Confindustria
ROMA - "Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo all'assemblea di Confindustria. "Non è più eludibile - ha aggiunto tra gli applausi - un piano di azione per il ritorno al nucleare", chiarendo che non si tratta di affermazioni di principio ma di un "solenne impegno assunto da Berlusconi, con la fiducia, che onoreremo con convinzione e determinazione".

"Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente", ha detto ancora il ministro rivolto alla platea degli imprenditori, ribadendo quindi la necessità di "ricostruire competenze e istituzioni di presidio, formando la necessaria filiera imprenditoriale e tecnica e prevedendo soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi".

Parlando più in generale di energia, Scajola ha ricordato che "l'obiettivo della crescita non può essere conseguito senza affrontare con estrema risolutezza e senso di responsabilità" la questione, anche alla luce della "particolare vulnerabilità dell'Italia". Il Paese ha bisogno di energia "a costi competitivi, in quantità adeguate e in condizioni certe: la bolletta energetica pesa per 60 miliardi di euro e rende negativa la nostra bilancia commerciale".

Il ministro ha detto anche che "bisogna agire con forza lungo tre direttrici: diversificazione, infrastrutture e internazionalizzazione". Per raggiungere gli obiettivi e "rilanciare gli investimenti semplificheremo gli iter autorizzativi, promuoveremo il dialogo con il territorio, premiando con incentivi e iniziative di sviluppo le popolazioni interessate ai nuovi insediamenti". E in questa azione, ha anticipato, sarà consentita anche la possibilità di "estendere l'uso dei termovalorizzatori per la produzione di energia, ottimizzando il ciclo dei rifiuti".

"Ereditiamo inefficienze e ritardi, accumulati negli ultimi 20 anni dall'ultimo piano energetico nazionale: è ora di voltare pagina", ha proseguito annunciando una "strategia energetica nazionale" che "sarà sottoposta a pubblica consultazione e dibattito attraverso una Conferenza nazionale per l'energia e l'ambiente".

L'annuncio del ministro ha suscitato subito reazioni contrastanti. Tra gli entusiasti, l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, che ha dato subito la disponibilità della sua azienda a fare la sua parte. "Siamo pronti ed effettivamente la durata della legislatura, pari a cinque anni, può essere un percorso realizzabile", ha spiegato. Simile la posizione espressa da Edison. "E' particolarmente condivisible
l'apertura del nuovo governo al nucleare, e più in generale alla diversificazione del mix energetico", ha osservato l'amministratore delegato Umberto Quadrino. "Edison - ha proseguito - è pronta a fare la sua parte e a lavorare con il governo alla realizzazione del piano". Di segno opposto il commento di Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente. "Non si può tornare al nucleare - ha sostenuto - perché è una scelta costosa e ideologica. E' come l'articolo 18, e sappiamo com'è finita quella battaglia".

Sempre in tema energetico, Scajola davanti alla platea di Confindustria ha affrontato anche la questione del caro petrolio. "Utilizzeremo detassazioni mirate dei carburanti per le forme di trasporto che più incidono sui costi dei principali beni e servizi", ha annunciato. I rialzi, ha detto ancora il ministro, "si combattono in un solo modo: con un'iniezione di maggiore concorrenza" e in questa direzione "renderemo più efficace il monitoraggio per segnalare all'Antitrust i comportamenti lesivi a danno dei cittadini".danno dei cittadini".

e 2...

Norma «salva Rete4», il Pdl va avanti

L'emendamento giudicato ammissibile dalla presidenza della Camera. Veltroni: «Opposizione dura»
ROMA - Nessun passo indietro. Nonostante le proteste dell'opposizione (e anche qualche malumore nella maggioranza), il governo non ritira l'emendamento al decreto 'salva-infrazioni' in materia di frequenze televisive. Dopo che il provvedimento è stato giudicato ammissibile dalla presidenza della Camera, l'opposizione ha iniziato l'ostruzionismo in segno di protesta. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, attacca: «Penso che sia sbagliato nel merito e nel metodo e quindi, in quanto cosa sbagliata, hanno l'opposizione che si meritano».

L'EMENDAMENTO - Per il governo, l'obiettivo dell'emendamento è evitare il rischio di deferimento dell'Italia davanti alla Corte di giustizia Ue nell'ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles nel 2006 sulla compatibilità di alcune norme del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri con la legislazione europea. Partito democratico e Italia dei valori sostengono che l'emendamento voglia aggirare la sentenza della stessa Corte di Strasburgo sul caso Europa 7-Retequattro - che nel gennaio scorso ha sentenziato che il sistema di assegnazione delle frequenze radio-tv in Italia non rispetta il diritto comunitario - evitando che quest'ultima vada sul satellite.

LE REAZIONI - Il Pd ha presentato circa 20 sub-emedamenti alla proposta di modifica del governo. La linea dell'opposizione è quella di avviare un vero e proprio ostruzionismo con lunghi e numerosi interventi. «L'emendamento del governo sulle frequenze radiotelevisive non ha i requisiti di necessità e urgenza che la Costituzione richiede - afferma Roberto Zaccaria, deputato del Pd - ma risponde alle concrete esigenze del gruppo Mediaset. Da quando si è aperta la procedura di infrazione europea contro la legge Gasparri per limiti alla concorrenza - aggiunge Zaccaria - il titolo Mediaset sta perdendo vistosamente in Borsa (-10% nell'ultimo mese, -19,6% negli ultimi sei mesi, -35% nell'ultimo anno). Il tentativo di eludere frettolosamente questa partita, tra l'altro in controtendenza rispetto alle indicazioni della Corte di giustizia, risponde a una logica del tutto estranea al confronto parlamentare. Non sorprende quindi - conclude Zaccaria - che l'emendamento, appena presentato in tutta fretta, sia stato difeso prima ancora che dal sottosegretario Romani, dal presidente di Mediaset Confalonieri, nel corso di una conferenza stampa a Cannes». Confalonieri ha dichiarato che querelerà Zaccaria per queste affermazioni.
Critiche anche dall'ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni (Pd): «Non vorrei che ci fosse un limite invalicabile oltre il quale non valgono tutti i discorsi sul confronto, quel 'se po' fà' di Berlusconi. E che quel limite invalicabile fosse segnato dal cartello 'proprietà privata'. Mi auguro che non sia così». Per il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si tratta di una norma «criminogena per salvare Rete4. Ancora una volta - ha affermato l'ex pm - Berlusconi si fa una legge a suo uso e consumo». Beppe Giulietti, responsabile comunicazione dell'Italia dei valori, definisce l'emendamento una «norma ad aziendam che difficilmente potrà essere ritirata, perché gli impegni presi sia a livello politico che a livello familiare difficilmente potranno non essere onorati». Anche l'Udc rivolge un appello all'esecutivo a ritirare l'emendamento. «Mi auguro che il governo - dice il segretario Udc, Lorenzo Cesa - tolga dal decreto questo aspetto molto delicato che peraltro riguarda il gruppo Mediaset. Forse è opportuno che se ne discuta in Parlamento in modo sereno e non che si inserisca in un decreto all'ultimo momento».

IL GOVERNO - Per il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, l'emendamento del governo «risponde pienamente ai rilievi dell'Unione europea» e «Retequattro non c'entra nulla». Sul punto più contestato, quello che consente a chi ne abbia titolo di continuare a gestire gli impianti fino al passaggio definitivo al digitale terrestre, Romani afferma che «la gestione degli impianti non va confusa con la concessione o l'autorizzazione a trasmettere: Retequattro non c'entra nulla». La replica del sottosegretario si concentra sugli aspetti tecnici del provvedimento: «Le osservazioni di carattere politico e ideologico mi sembrano anomale rispetto al contenuto».

e 3...

L'immigrazione clandestina sarà reato e verrà istituita la banca dati del Dna. I clandestini potranno essere trattenuti nei Cpt fino a diciotto mesi. Verranno inoltre confiscati gli appartamenti fittati a clandestini "quando sia accertato lo scopo di lucro".
Verrà imposto uno stop ai così detti matrimoni di convenienza, quelli cioè finalizzati a una più rapida acquisizione della cittadinanza italiana: i due aspiranti coniugi dovranno prima convivere per due anni. Verrà introdotto il reato di accattonaggio e verrà tolta la patria potestà a chi utilizza i bambini per chiedere l'elemosina. Qualunque pena sarà aumentata di un terzo se chi delinque è un clandestino. Norme più severe per i money transfer, vale a dire i trasferimenti di denaro all'estero.
Il governo vigilerà anche sui ricongiungimenti familiari e sul riconoscimento dello status di rifugiato: una volta verificata l'urgenza, le procedure verranno accelerata; nel caso opposto, verrà energicamente contrastato chi non possiede i requisiti. Saranno sottoposti a controlli anche i cittadini comunitari: ne verranno verificati il reddito e l'assicurazione sulle malattie, "per evitare che abbiano a gravare sulla comunità". I poteri dei sindaci verranno estesi "nei casi in cui si renda necessario prevenire ed eliminare gravi pericoli non solo per l'incolumità pubblica ma anche per la sicurezza urbana"

bush, intanto...(da Qwerty)

e 4...

Il governo riavvia la pratica del Ponte sullo Stretto

ROMA - Il governo riapre il capitolo "Ponte sullo Stretto". Il ministro delle infrastrutture e dei Trasporti Matteoli ha scritto al presidente della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. "Il collegamento stabile tra la Sicilia ed il Continente -scrive- è tra le infrastrutture che rivestono carattere prioritario; la sua realizzazione ha già costituito oggetto di affidamento al contraente generale. E' pertanto necessario porre in essere nei tempi più brevi tutte le condizioni per la ripresa delle attività inerenti alla costruzione del manufatto".
Matteoli ricorda alla società "l'esigenza di un'immediata revisione della convenzione di concessione e del piano economico-finanziario".

mercoledì 21 maggio 2008

un paese semplice

MARCIRE AL PASSO DELL'OCA
Appunti dal Paese Semplice

da Wu Ming

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più spazio la "demonizzazione" dell'avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con link l'appello "Il Triangolo Nero" non poteva che essere profetica, e non consola il constatarlo né l'avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi cazzo sei? Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell'estremo sud si rompono i coglioni di una loro amichetta? Ti cancello e ti butto in un pozzo.
Semplificare.
L'immondizia di Napoli deve scomparire. In che modo? Per finire dove? Non è il caso di complicare le cose, per favore badiamo al sodo. E i clandestini? Sono un problema e vanno eliminati.
Si apre una nuova stagione. Stagione lunga, che ha davanti a sé il tempo di lustri e generazioni. La contingenza non può più essere la priorità.
L'emergenza è finita.

La zona dove abito verrà presto chiusa alle auto.
Un mese fa su vetrine, muri e parabrezza del quartiere sono comparsi i cartelli, "No alla pedonalizzazione".
L'altra sera il comitato del No ha convocato un’assemblea per decidere che fare.
Ci sono andato. Ho alzato la mano e ho spiegato che a me la zona pedonale piace, anche se ho due bimbi piccoli e spesso girare in auto mi diventa necessario.
Mi hanno ascoltato per un minuto, incapaci di capire se fossi lì per sfotterli oppure per sbaglio. Poi un signore garbato mi ha interrotto e mi ha spiegato che quella non era una riunione per confrontarsi, ma per decidere come contestare il provvedimento.
Allora mi sono scusato e ho chiesto se la riunione di confronto l'avessero già fatta o messa in programma, perché ci tenevo davvero a spiegare le mie ragioni.
Mi ha risposto una signora, scandendo le parole come si fa con gli stranieri.
- Noi siamo già contrari. A che ci serve parlarne ancora?

Prima Regola: eliminare il dubbio. Il Paese Semplice è un paese a priori.

Uscito dalla riunione, sulla strada di casa, passo davanti ai tavolini di un bar e inciampo in una frase, buttata in mezzo al portico da una ragazza giovane, segni particolari nessuno.
- Certo, - dice con il tono di chi fa una concessione - però gli zingari sono zingari.

Seconda Regola: ridurre il mondo a verità necessarie. X è sempre uguale a X. Il Paese Semplice ammette solo identità.

reductio ad hitlerumAscolto spesso i discorsi del prossimo. In treno, se non ho un paio di cuffie da infilarmi nelle orecchie, sono incapace di leggere, troppo attento a quel che dicono i vicini. A volte mi faccio contagiare anch'io dalla voglia di semplicità. Immagino di essere un agente segreto, assoldato per schedare i responsabili di determinate frasi in stile Borghezio. A seconda del sogno, le persone che segnalo vengono poi deportate in Libia oppure private del diritto di voto. Lo so che non va bene, e infatti mi sveglio, mi schiaffeggio e poi rido della contraddizione: deportare i razzisti o convincerli con la forza.
Il problema è che altri fanno sogni peggiori e non si svegliano affatto.
Ti ammazzano di botte perché hai il codino e non offri una sigaretta.
Ti buttano in un pozzo perché forse sei incinta e gli incasini la vita.
Ti bruciano la casa perché sei rom, o romeno, insomma, quella roba lì.
Tutto pur di restare in pace, al sicuro, lontano dal conflitto.
Una ragazza mi supera a passo veloce. Discute con un amico, forse il fidanzato.
- Che poi i dati delle questure parlano chiaro:link non risulta che un bambino sia mai stato rapito dagli zingari. E' una leggenda metropolitana.
Mi metto a correre, la raggiungo, le stringo la mano e prima che il tipo mi metta le mani addosso, sono più o meno in ginocchio che la ringrazio e le chiedo se per caso non ha voglia di andare a parlare con un'altra ragazza, seduta al bar pochi metri più indietro.
Poi arrivo a casa e c’è la tivù accesa sul programma di Santoro.
Castelli, Lega Nord, messo alle strette sulla questione clandestini, si agita.
- La gente ci ha votato per questo - taglia corto - e noi andremo avanti.

Terza Regola: eliminare le minoranze. Nel Paese Semplice democrazia fa rima con maggioranza.

A seguire parte un servizio, credo girato in Romagna, credo per dimostrare che anche i bonari comunisti d'antan non ne possono più degli stranieri. Forse vale la pena ricordare che in provincia di Bologna il giornale più venduto è sempre stato il Resto del Carlino, anche quando il direttore era un entusiasta della Repubblica di Salò. E l’espressione maruchèin (marocchino = meridionale) non è mai stata un complimento, da queste parti.
Intervistano un tizio che con l'aria dell'illuminista sostiene:
- Quelli che lavorano è giusto che restino. Ma i clandestini no, quelli fuori.
Milioni di italiani, di destra o di sinistra, sottoscriverebbero una frase del genere, sentendosi più o meno nipotini di Voltaire.
Se capisco bene, l'uomo che la pronuncia è appena uscito da una fabbrica. Lavora lì insieme a molti stranieri, in gran parte senza permesso di soggiorno. Solo che nella sua cornice mentale clandestino significa "senza lavoro" e non è disposto a modificarla nemmeno davanti ai fatti. D’altra parte qualunque teoria può essere difesa dall’attacco della realtà. Copernico rigettò il sistema tolemaico non perché non riuscisse a spiegare nuovi fenomeni, ma perché per farlo aveva bisogno di calcoli troppo complessi. Il problema non è la scomparsa dei fatti, ma l'uso di un linguaggio allo stesso tempo troppo semplice e troppo oscuro per poterli descrivere.

Quarta Regola: eliminare le informazioni. Il Paese Semplice ammette solo tautologie.

Ci sono leggi che si scrivono per sancire l'illegalità, l'arbitrio, l'assenza di diritto.
L'attuale legislazione italiana in materia di immigrazione dai paesi extra-comunitari (promulgata da un governo di centrodestra e lasciata tale e quale dal governo di centrosinistra) è un caso paradigmatico.
La legge Bossi-Fini stabilisce che per ottenere un permesso di soggiorno è necessario avere un contratto di lavoro. Ma per avere un contratto è inevitabile... venire in Italia. Ovvero entrare clandestinamente, trovare un datore di lavoro disponibile, il quale spedirà una formale richiesta di assunzione all'ambasciata italiana nel paese d'origine, fingendo di non avere già in organico il lavoratore (in nero). Il quale lavoratore dovrà poi tornare al suo paese a proprie spese, fingere a sua volta di non essere mai entrato clandestinamente in Italia, presentarsi all'ambasciata italiana per ottenere i documenti e quindi rientrare in Italia da regolare.
Che l'iter sia questo lo sanno anche i sassi, ma tutti, dai legislatori alle autorità preposte al personale diplomatico, fino ai diretti interessati, fanno finta di niente. Nessuno affiderebbe la cura dei propri anziani o della propria casa a un estraneo, che in teoria dovrebbe vivere a Kiev, a Bucarest o a Manila. Vogliamo parlarci, vederla in faccia, la persona che cambierà il pannolone a nostra nonna, sapere qualcosa di lei, prima di assumerla, metterla in regola (ammesso che si sia disposti a farlo). E possiamo scommettere che anche l'impresa edile che ci ristruttura casa non ha assunto il muratore rumeno sulla parola, scegliendolo da una lista di collocamento internazionale.
Piccolo spazio pubblicitàCi sono leggi "contro la clandestinità" che si fanno per favorire la clandestinità.
Il dipendente perfetto è quello che deve al proprio datore di lavoro la garanzia di non essere sbattuto in un CPT, quello sottoposto al doppio ricatto di perdere il lavoro ed essere espulso oltre frontiera.
Ci sono leggi che sembrano paradossali, ma in realtà rispondono a una logica ferrea. Quella dell'esclusione per poter includere al minor costo possibile. Quella del profitto spacciato per sicurezza. La stessa logica che porta a gridare "padroni a casa nostra" mentre si appoggiano operazioni di guerra in casa d'altri.
Quelli che per ultimi in Europa si sono sbarazzati di un regime fascista e ne hanno ancora fresca memoria se ne sono accorti che l'Italia sta marcendo al passo dell'oca (no, non è un refuso, marciare è troppa fatica) e ce lo dicono in faccia. Gli spagnoli non ci vanno certo teneri con gli immigrati, men che meno con i clandestini, ma in Spagna non si respira l'aria pesante che asfissia il Paese Semplice, togliendoci l'ossigeno necessario a riconoscere le cose e chiamarle con il loro nome. Colpa dei miasmi della spazzatura, dei gas di scarico, dell'odore di benzina bruciata.
Per onorare le promesse elettorali si è appena istituito un Commissario straordinario ai rom. Le istituzioni si occuperanno degli zingari. Non di cittadini italiani o stranieri, ma di un'etnia. E' un bel salto di qualità, un passo in avanti nella storia a ritroso di questo paese e di questo continente. E possiamo stare certi che ci sarà sempre qualcuno disposto a discuterne... pacatamente, serenamente.

lunedì 19 maggio 2008

pier

non ci vede più...

domenica 18 maggio 2008

ferro vecchio

Una banale notte di follia e terrore
Reportage fotografico Dal tramonto all'alba, racconto in presa diretta. La folla che ringhia su decine di persone impaurite, protette a stento dalla polizia.
«Dove ci portano?», nessuno lo sa. È la camorra che decide: «Restano qui fino a domani»


Ore 8.30 di mercoledì. Il sole tramonta mentre brucia l'ultima baracca di via Malibrand, un gruppo di rom si è rifugiato in silenzio nell'unica parte ancora in piedi di un campo ormai divenuto famoso, quello di via Argine a Ponticelli. Cinquanta forse sessanta, sono quelli che non sono riusciti a organizzarsi e ora sono senza via di uscita, la conferma gli arriva dall'eco di chi a poche centinaia di metri vuole linciarli. Le donne anziane iniziano a piangere, gli uomini fanno segno di ricomporsi, perché alla cacciata non si aggiunga altro disonore. I bambini sono disorientati, qualcuno ride perché c'è tanta gente, italiani con macchine fotografiche a cui dire cheese. Altri giocano ad acchiapparello, i più piccoli si aggrappano alle vesti di giovanissime madri che cercano di raccattare vettovaglie nelle coperte.
Aspettano senza sapere bene cosa, perché dalla prefettura e dal comune non sanno proprio dove metterli e anche i volontari di Opera Nomadi e Caritas ormai allargano solo le braccia, al massimo possono offrire una bottiglietta d'acqua. A proteggerli ci sono una cinquantina di poliziotti, ma il quartiere li controlla da lontano e la pressione si sente. Le macchine rallentano, si fermano sotto i ponti (come si vede nella foto) - aspettano - in un inquietante gioco da gatto con il topo.
Alle 10 un gruppo prende una decisione: ce ne andiamo con le nostre Apecar. Sembrano profughi che scappano da un luogo di guerra, invece siamo nella terza città d'Italia, Napoli comune d'Europa. Rimangono in 50, la metà sono bambini. Gli adulti si parlano in zigano, forse bestemmiano i loro aggressori, avrebbero ragione, ma un'anziana donna non ce la fa scoppia a piangere: «Chiedo mio figlio dove andiamo». Il tempo passa, l'attesa è snervante per tutti. Poi finalmente arriva il pulmino del comune. I volti si rasserenano: «andiamo via», ci dicono. Ma l'autista è nervoso: «Facciamo presto, mi hanno detto di portarli alla stazione». «Dove?» urlano i volontari, nel piccolo bus, tra l'altro, c'è posto solo per la metà dei rom. Una follia. Parte il tam tam, comune, prefettura, associazioni: bisogna trovare un ricovero per la notte non scaricarli in un posto qualsiasi. L'impiegato comunale non ha tempo e ha anche paura, gira i tacchi e se ne va. La disperazione prende piede, le macchine di quelli pronti ad appiccare il fuoco sono sempre lì. Polizia e carabinieri prendono l'iniziativa: «Ve ne dovete andare, qui non potete aspettare», spiegano ai finestrini. Passano due ore poi finalmente arrivano due bus dell'Anm, con il presidente pronto per i suoi cinque minuti di gloria da salvatore: «Mi fate una foto?», chiede ai reporter. Si sale, destinazione Istituto Figli di Maria, un percorso di pochi chilometri, verso San Giovanni a Teduccio, zona villa vecchia. Gli autisti spengono i fari e le luci dei bus per non essere riconosciuti e assaltati, tra i passeggeri cala il silenzio, si sentono solo i bimbi lamentarsi. Dieci minuti che durano un'eternità.
I rom scendono devono percorrere 300 metri a piedi per raggiungere la struttura. Si aprono le finestre, gli abitanti capiscono subito cosa sta accadendo, si passano la notizia di balcone in balcone, spalancano le scure, alzano le tapparelle. In cinque minuti una folla è già in strada, anche loro in maggioranza donne e bambini. Partono i cori: «Se 'nanna 'ji». Le mamme sono inferocite in quella scuola al mattino ci portano i figli, materna e elementari.«Chisti 'ca portano malattie e pidocchi, io tengo sette mesi di vita, non me ne fotte proprio, se ne devono andare», urla una donna con una scopa in mano (nella foto). «Portateli via altrimenti entriamo noi e gli tagliamm' 'a cap'», incalza un'energumena che poi non si comprende bene il perché, ma inizia a litigare con un'altra donna, mentre due ragazze del quartiere si picchiano tra loro. E' il caos, il parapiglia. Un gruppo fuori controllo prende di mira la macchina del presidente dell'istituto, la distruggono in pochi minuti sotto lo sguardo del cordone di sicurezza: «Non abbiamo ordini non possiamo intervenire», dicono. Siamo alla follia. «Le brave persone sono rimaste tutte a casa», spiega un volontario della protezione civile Sant'Erasmo, mentre porta i viveri per la cena, seguito da altri con coperte, latte e omogeneizzati. «Non è vero - dice un ragazzo dall'aria tranquilla - qui sono tutti ignoranti e gente di niente. Anche io ho i bambini qui, ma gli zingari devono restare solo per un giorno». «Non esiste proprio», è il coro delle donne. E' ormai passata la mezzanotte, gruppi di signore in pigiama entrano a scuola, «una delegazione»: «Mamma mia che fieto», dicono, ma la porta che le separa dai rom è chiusa. Qualcuno fa una «mediazione», qualcuno che «conta». Le signore escono: «Andate tutti a casa, restano solo fino a domani». La folla a poco a poco si disperde.
Per gli addetti ai lavori anche qui stasera alla fine ha deciso la camorra.

sabato 17 maggio 2008

cannes





"Film di notte", opera prima di Roberto Sironi, presentata a Cannes.

venerdì 16 maggio 2008

pareggio benzina gasolio

Stamattina sono andato a mettere il carburante nell'auto e ho notato che il prezzo del gasolio era uguale a quello della benzina. E caro (€ 1,44 al litro). Non era mai successo.
Ennesima speculazione della dittatura economica in cui viviamo.

GRAZIE, BASTARDI.

qui

dàgli al travaglio!

giovedì 15 maggio 2008

34 anni non sono bastati

Sono accusati di aver organizzato l'attentato del 28 maggio 1974
Nel gruppo anche Pino Rauti, Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi

Brescia, sei rinviati a giudizio per la strage di piazza della Loggia

La disperazione dopo l'esplosione della bomba

BRESCIA - Sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Si tratta di Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Il processo inizierà il 25 novembre.

La strage avvenne mentre nella piazza era in corso una manifestazione contro il terrorismo organizzata dai sindacati e da un comitato antifascista. L'ordigno fu nascosto in un cestino. Otto persone persero la vita e altre 94 rimasero ferite.

La prima fase processuale si concluse nel 1979 con la condanna di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Nel 1982, però, la Corte di Cassazione assolse gli imputati. Un nuovo processo chiamò in causa altri rappresentanti della destra, anche questi assolti nel 1989 per insufficienza di prove.

Ma i giudici non si arresero e i rinvii a giudizio di oggi sono la conseguenza del loro lavoro. Noti i nomi dei rinviati a giudizio: a partire da Delfo Zorzi (latitante da tempo in Giappone con il nome di Hagen Roy), proseguendo con Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, militanti di spicco di Ordine Nuovo e finendo con il fondatore del gruppo estremista Pino Rauti (suocero dell'attuale sindaco di Roma).

mercoledì 14 maggio 2008

come tafazzi...

Il leader Pd parla di opposizione rigorosa ma aggiunge: "Pronti a raccogliere l'invito"
E il Cavaliere ringrazia della "disponibilità senza precedenti" e rilancia sulla Rai

Berlusconi: "Il dialogo se po' fa" E loda le aperture di Veltroni

Il governo ottiene la fiducia alla Camera. Scontro tra Di Pietro e Fini



Berlusconi e Veltroni alla Camera

ROMA - E' il giorno dell'apertura di un inedito dialogo tra maggioranza e opposizione questo in cui il governo incassa la fiducia della Camera con una larga e attesa maggioranza di 335 sì contro 275 no.
Un dialogo che il premier aveva chiesto nel suo intervento e che Veltroni - pur specificando che "l'opposizione sarà forte e responsabile" - è pronto a concedere: "Dimostri di tener fede a quello che promette" - dice il segretario del Pd - ed accogliamo da subito il suo invito ad approvare le riforme".
Una disponibilità che, a parte le strette di mano e gli inviti a pranzo dopo la seduta, Berlusconi tiene a sottolineare nel suo intervento del pomeriggio al Senato per chiedere la fiducia (il voto è per domani): "Sono grato a Veltroni per la sua disponibilità senza precedenti - dice -. E' un passaggio storico".
E rila ncia a sorpresa con una apertura anche su uno dei temi tradizionalmente di maggior scontro: "Si può uscire da questa guerra ventennale sulla Rai - dice -. Anche su questo terreno fonte di incomprensione e di scontri non c'è altra strada che quella del dialogo e della comune assunzione di responsabilità".

Berlusconi dunque torna in aula alla Camera, parla per undici minuti ricevendo cinque applausi, prima di incassare la fiducia. E chiarisce: il confronto non si deve limitare alla sola architettura istituzionale ma a tanti altri temi su cui una convergenza è possibile nell'interesse del paese. E conclude con una battuta che poi rivelerà esser scautirita dalla cena di ieri con i suoi collaboratori: "Dico pacatamente e serenamente - facendo il verso al Veltroni imitato da Crozza - che 'se po' ffà, si può fare".

VIDEO

Toni non apprezzati dal solo Di Pietro. Un intervento spigoloso, il suo: "Noi dell'Idv non abbocchiamo - dice - non cadremo nella sua tela del ragno, nelle sue pacche sulle spalle. Noi abbiamo memoria e conosciamo la sua storia personale e politica". E dai banchi della maggioranza si alzano proteste. Che portano ad uno scontro tra Di Pietro e l'esordiente Fini sulla poltorna di presidente della Camera. Dopo le proteste Di Pietro si appella a Fini che replica: "Dipende anche da quello che si dice...". Pronta la controreplica di Di Pietro a Fini: "Ha proprio ragione, presidente: dipende da quello ch e si dice. Qui non bisogna disturbare il manovratore...". E su questo Di Pietro verrà difeso anche da Casini.

Quindi l'atteso intervento di Veltroni: "Accogliamo il suo invito, intendo da subito ad approvare le riforme", dice Veltroni, ma chiede una immediata prova di serietà: "Rischia di essere troppo facile quando si è all'opposizione o in campagna elettorale usare toni esasperati e poi, quando si è al governo, usare parole tolleranti e di dialogo".
E spiega: "Noi faremo un'opposizione forte e responsabile, avanzeremo proposte e avremo un'agenda di priorità, convergeremo se saremo d'accordo e dissentiremo se non saremo d'accordo. Faremo un'opposizione democratica di un paese unito, quell'unità indicata dal presidente Giorgio Napolitano".

Sono le parole che hanno spinto Berlusconi all'inatteso nuovo intervento del pomeriggio in Senato. I primi passaggi dei prossimi giorni diranno se si è davvero di fronte a un Berlusconi inimmaginabile e a una stagione politica dai toni nuovi.

martedì 13 maggio 2008

non c'è più rauschenberg

E' morto Robert Rauschenberg, protagonista dell'arte del Novecento

Aveva 82 anni. Si è spento nella sua casa di Captiva, un'isola della Florida


Fotografo e pittore, insieme a Jasper Jones è considerato uno dei padri della Pop Art


Forte il legame con l'Italia: la consacrazione alla Biennale di Venezia del 1964


NEW YORK - Robert Rauschenberg, gigante dell'arte americana contemporanea, è morto a 82 anni. Rauschenberg è senza dubbio tra gli artisti che hanno scritto la storia dell'arte della seconda metà del Novecento. Fotografo e pittore, insieme a Jasper Jones è considerato uno dei padri spirituali della Pop Art. E' stato uno sperimentatore formidabile che ha attraversato le stazioni più radicali, più calde dell'arte a partire dagli anni Cinquanta.


Rauscherberg era nato a Port Arthur nel Texas, ma dagli anni Settanta viveva a Captiva, un'isola della Florida. Su sua richiesta era stato da poco dimesso dall'ospedale dove era stato ricoverato per una polmonite. "Se n'è andato in pace, nel suo letto, come voleva", ha detto Jennifer Benton, un'amica.



L'artista era stato colpito nel 2002 da un ictus che gli aveva bloccato metà del corpo e tuttavia aveva ripreso di recente a lavorare. Tre anni fa il critico d'arte del settimanale New Yorker Calvin Tomkins, amico di Jasper Jones e John Cage, ha definito otto grandi quadri che Rauschenberg aveva creato dopo la malattia "i più forti, i più lirici che l'artista abbia prodotto in molti molti anni". Nel 1988 Rauschenberg è stato insignito del Praemium Imperiale, considerato il Nobel delle Arti, conferito dalla Japan Art Association.

Forte il legame dell'artista con l'Italia: tra il 1950 e il 1960, nel periodo in cui il suo neodadaismo faceva da tramite tra l'espressionismo astratto e la Pop Art, ha lavorato ed esposto a Roma, Firenze, Venezia. E fu proprio la Biennale veneziana a consacrarlo definitivamente tra i maestri della contemporaneità assegnandogli, nel 1964, il gran premio per la pittura.

domenica 11 maggio 2008

sagra del pesce a camogli

Un mese dopo sono qui.
Anzi, per meglio dire, da Santa Margherita Ligure in bus fino a Portofino, e da Portofino a piedi fino a Ruta, dove la sagra è più tranquilla.
Itinerari



schifani e la mafia





venerdì 9 maggio 2008

grazie peppino

30 anni fa esatti la mafia uccideva Peppino Impastato.
Oggi schifani è presidente del senato della repubblica italiana...In Spagna, El Pais informa meglio dei nostri giornali. Traduzione da El Pais



Daniele Luttazzi: “Schifani? Sembra una di quelle cose che scappano quando alzi una pietra”…

fatevi anche due risate amare sul personaggio schifani...




Grazie Stefano per averci regalato, ancora una volta, una serata di pensieri. Tornare indietro con lo sguardo per mai smettere di ricordare, ma guardare al presente perché la brace non deve spegnersi.

biùtiful cauntri

vedi la Campania e muori...

confusione...

giovedì 8 maggio 2008

mercoledì 7 maggio 2008

mara carfagna, la nuova ministra delle pari opportunità








farsi un
giro...

a scuola in germania

La Pubblica Istruzione: i non promossi sottraggono fondi al bilancio
I messaggi agli istituti nei 16 stati della federazione: ottimizzare i risultati

Germania, vietato bocciare. I ripetenti costano troppo

di ANDREA TARQUINI

BERLINO - "No alle bocciature, promozione garantita!". "No alle insufficienze, la sufficienza garantita per tutti!". Ricordate certi radicali, prevaricatori slogan antimeritocratici del Sessantotto e del movimento degli epigoni, il '77 pre-anni di piombo? Bé, quelle strane utopie oggi rivivono per paradosso dalla parte del potere politico, proprio nella ricca ed efficiente Germania. E' un trend di fatto, che secondo Welt am Sonntag sta cambiando la vita scolastica: bocciare e quindi poi finanziare ripetizioni e classi di ripetenti, e permanenza più lunga degli studenti nelle scuole superiori, costa troppo.

L'ordine viene dall'alto, tacito e implicito, con e-mail dei ministeri della Pubblica istruzione dei sedici Stati della federazione tedesca, visto che non c'è un ministero nazionale. Il linguaggio delle e-mail è ostico burocratese, parla di "ottimizzare i risultati", di "verificare in quali scuole si boccia di più", e così via. Tradotto in chiaro, spiegano gli insegnanti: la consegna è non bocciare, o bocciare il meno possibile. Insomma, rieccoci a quaranta o trent'anni fa, alle idee estremiste: promozione garantita, allora in nome del no alle gerarchie, oggi in nome dei tagli ai costi.

Il problema è serio, perché il sistema scolastico tedesco è rigidamente selettivo, troppo secondo molti. Risale all'era del Kaiser, i golden years della rivoluzione industriale che modernizzò l'Europa. Si decide presto, in molti casi già dopo il quarto anno scolastico, chi va ammesso al Ginnasio (scuola superiore d'élite) e chi invece finisce alla Realschule o alla Hauptschule, scuole meno o per nulla qualificate. Ma poi la selezione continua: al ginnasio ogni anno le bocciature sono sessantamila.

Troppe, dicono i politici. L'Ocse, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la cooperazione e lo sviluppo economico, conviene. E tormenta la Germania e ogni altro Stato con raccomandazioni, consigli e direttive: bocciate il meno possibile, ogni bocciatura a causa dei costi di ripetizioni e classi supplementari vuol dire soldi sottratti al bilancio dell'istruzione. Messi alle strette dai poteri politici, presidi e professori in Germania si adattano inflessibili. Le peggiori insufficienze vengono corrette. Dal docente, o dal preside se il docente è in disaccordo. Così la media annuale delle bocciature è già vistosamente calata: dal 3,2 per cento degli studenti nel Duemila ad appena il 2,4 per cento l'anno scorso.

Non è finita: alcuni dei Bundeslaender, i sedici Stati della federazione, si spingono più in là. Berlino, capitale ma anche città-Stato, governata dalle sinistre, ha deciso che è possibile per gli insegnanti rinunciare a dare voti agli studenti fino all'ottavo anno scolastico. I voti discriminano, aprono troppo rischio di alzare muri tra candidati alla promozione e alla bocciatura. Non sono solo idee di sinistra. Nella ricca, borghesissima Amburgo, un'altra città-Stato, il governatore democristiano e i suoi alleati Verdi hanno concordato che fino al decimo anno scolastico nelle scuole pubbliche non si boccia.

E' una rivoluzione strisciante: chi meriterebbe i voti peggiori si vede aiutato senza sforzi dal corpo insegnante per direttiva. Ha senso, per risparmiare soldi e tempo, quindi fondi per l'istruzione. Se abbia senso per la qualità dell'apprendimento, è un altro discorso. E nelle scuole, almeno secondo il reportage uscito ieri sulla Welt am Sonntag, non regna proprio un clima sereno: gli studenti si disimpegnano, si sforzano di meno, certi di passare l'anno comunque. I professori che vorrebbero continuare con la severità per incoraggiare di più i ragazzi a imparare, rischiano sanzioni dure. Non pochi di loro rilasciano interviste solo sotto falso nome e senza foto. L'estremismo di decenni fa si vendica forse così delle sue sconfitte: torna a diffondere paura.

In Italia intanto...

delegificatore

martedì 6 maggio 2008

scaricare gratis l'ultimo nine inch nails







Anche Trent Reznor consente di scaricare dalla rete a gratis la sua ultima fatica discografica "The Slip".

Se v'interessa seguite il link.


lunedì 5 maggio 2008



venerdì 2 maggio 2008

Elvira Savino (nella foto), 30 anni, neodeputata pdl ha abbagliato Montecitorio, al suo primo giorno, con un paio di sandali-ghetta optical, tacco 12-14 cm di Gucci. «Li ho scelti d'istinto, mi piacevano, pensavo che anche le altre... Nessun problema con i sampietrini, per caso abito vicino alla Camera. Ma giuro che porto quasi sempre le scarpe basse. I colleghi? Beh, sì, le hanno notate. La Russa mi ha detto che ero elegante. Ora però giudicatemi per il mio impegno, non per i tacchi» (Ansa)
Elvira Savino (nella foto), 30 anni, neodeputata pdl ha abbagliato Montecitorio, al suo primo giorno, con un paio di sandali-ghetta optical, tacco 12-14 cm di Gucci. «Li ho scelti d'istinto, mi piacevano, pensavo che anche le altre... Nessun problema con i sampietrini, per caso abito vicino alla Camera. Ma giuro che porto quasi sempre le scarpe basse. I colleghi? Beh, sì, le hanno notate. La Russa mi ha detto che ero elegante. Ora però giudicatemi per il mio impegno, non per i tacchi» (Ansa)





giovedì 1 maggio 2008

bajo dora








Just eyes...in the end.



I'd better keep a close watch on this mind of mine...