venerdì 7 dicembre 2007

l'italia tra le più inquinanti al mondo

Il premio Nobel per la pace chiede alla Conferenza di Bali di stringere i tempi
"Non possiamo attendere sino al 2012 per vedere applicato un trattato più rigido"
Clima, appello di Gore alle nazioni
"Anticipare il Kyoto bis al 2010"
Presentati i dati sulle emissioni di gas serra nei vari paesi: Italia tra le peggiori
Dati molto incoraggianti invece dai cambiamenti in atto in Cina, India e Messico

BALI - Il mondo non può aspettare il 2012 per stringere i rubinetti dei gas serra. Occorre anticipare di due anni la seconda fase del Protocollo di Kyoto, facendola partire già dal 2010. E' questo l'appello lanciato da Al Gore a Bali, dove i negoziatori di oltre 180 nazioni stanno faticosamente cercando di gettare le basi per un nuovo accordo che consenta di rendere più stringenti i limiti imposti alle emissioni che alterano il clima, imponendo dei vincoli anche ai paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile che oggi aderiscono al patto ma senza subirne le imposizioni.

L'ex vicepresidente statunitense, vincitore del premio Nobel per la Pace in virtù delle sue campagne contro il riscaldamento globale, ha chiesto ai partecipanti alla Conferenza di avviare le trattative per elaborare un accordo post-Kyoto, da definire entro il 2009 per poi ratificarlo nei successivi tre anni, prima che l'attuale Protocollo scada. "Io spero - ha dichiarato Gore - che i governi anticiperanno la data del nuovo Protocollo di due anni, in modo da non attendere sino al 2012 per vedere applicato un trattato più rigido".

Per quanto auspicabile, l'ipotesi lanciata da Gore al momento appare poco credibile. Le trattative procedono infatti con grande cautela e lentezza, accompagnate dalla diffusione di dati sulle difficoltà che il pur blando Protocollo di Kyoto attualmente in vigore incontra per essere rispettato. Difficoltà che dipendono innanzitutto dalla volontà politica, come dimostra il caso italiano.

A ribadire la nostra pessima pagella è il rapporto "2008 climate change performance index" presentato oggi a Bali da Germanwatch e Can-Europe, due associazioni che con il contributo economico del governo federale tedesco hanno elaborato questo indice indipendente per misurare l'adesione dei vari paesi agli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. Stando alla ricerca, solo agli Stati Uniti (che però non hanno ratificato il trattato) e il Canada fanno peggio di noi.

Nella costituzione dell'indice complessivo concorrono tre diversi parametri: gli attuali livelli di emissione (30% del peso complessivo), i trend di emissione (50%) e le politiche climatiche adottate (20%). La struttura dell'indice tende, pertanto, a premiare soprattutto i paesi che dimostrano un'effettiva volontà di cambiamento, in linea con l'obiettivo dello studio di essere uno strumento di pressione politica e sociale per quei paesi che ritardano ad attuare efficaci iniziative in termini di protezione climatica.

Anche il giudizio complessivo dell'indice, non solo quello sulle politiche climatiche, evidenzia una situazione negativa per l'Italia che, tra i 56 stati valutati (i principali produttori mondiali di gas serra), si posiziona al 41° posto, dietro a Cina, Polonia e Bielorussia. Rispetto al Ccpi pubblicato lo scorso anno, l'Italia perde inoltre altre sei posizioni. I dati di GermanWatch si fermano al 2005. L'anno scorso, secondo il ministero dell'Ambiente, le emissioni italiane sono migliorate sia pur di poco (1,5%).

Secondo il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, la colpa è dei "ritardi accumulati negli anni scorsi" che impediscono una "svolta sulle energie pulite e rinnovabili, il solare in particolar modo", mentre sull'efficienza energetica, il cambio di rotta avviato "con la scorsa Finanziaria è ancora troppo debole e deve essere potenziato".

Il paese con la migliore prestazione, che non ottiene comunque ancora il giudizio "molto buono", è la Svezia, seguita da Germania, Islanda, Messico e India
. Ciò dimostra come le politiche climatiche dei principali paesi emergenti quali Cina, India e Messico siano radicalmente cambiate rispetto allo scorso rapporto, arrivando oggi ad essere valutate nettamente meglio di quella italiana. Una tendenza che diversi studi hanno già iniziato a registrare.

per i morti di torino

Inferno di fuoco: un morto, sei in fin di vita
Torino, delitto volontario in fabbrica


Questa poesia si intitola "Una visita in fabbrica" ed č stata scritta da Vittorio Sereni nella metà degli anni'50. Erano gli anni di Valletta alla Fiat e Sereni torna all'impegno civile


Lietamente nell'aria di settembre piů sibilo che grido
lontanissima una sirena di fabbrica.
Non dunque tutte spente erano le sirene?
Volevano i padroni un tempo tutto muto
sui quartieri di pena:
ne hanno ora vanto dalla pubblica quiete.
Col silenzio che in breve va chiudendo questa calma mattina
prorompe in te tumultuando
quel fuoco di un dovere sul gioco interrotto,
la sirena che udivi da ragazzo
tra due ore di scuola. Riecheggia nell'ora di oggi
quel rigoglio ruggente dei pionieri:
sul secolo giovane,
ingordo di futuro dentro il suono in ascesa
la guglia del loro ardimento…
ma č voce degli altri, operaia, nella fase calante
stravolta in un rancore che minaccia abbuiandosi,
di sordo malumore che s'inquieta ogni giorno
e ogni giorno č quietato - fino a quando?
O voce ora abolita, già divisa, o anima bilingue
tra vibrante avvenire e tempo dissipato
o spenta musica giŕ torreggiante e triste.
Ma questa di ora, petulante e beffarda
č una sirena artigiana, d'officina con speranze:
stenta paghe e lavoro nei dintorni.
Nell'aria amara e vuota una larva del suono
delle sirene spente, non una voce piů
ma in corti fremiti in onde sempre piů lente
un aroma di mescole un sentore di sangue e fatica.

II

La potenza di che inviti si cerchia
che lusinghe: di piste di campi di gioco
di molli prati di stillanti aiuole
e persino fiorirvi, cuore estivo, può superba la rosa.
Sfiora torrette, ora, passerelle
la visita da poco cominciata: s'imbuca in un fragore
come di sottoterra, che pure ha regola e centro
e qualcuno t'illustra. Che cos'è
un ciclo di lavorazione? Un cottimo
cos'è? Quel fragore. E le macchine, le trafile e calandre,
questi nomi per me presto di solo suono nel buio della mente,
rumore che si somma a rumore e presto spavento per me -
straniero al grande moto e da questo agganciato.
Eccoli al loro posto quelli che sciamavano lŕ fuori
qualche momento fa: che sai di loro
che ne sappiamo tu e io, ignari dell'arte loro…
Chiusi in un ordine, compassati e svelti,
relegati a un filo di benessere
senza perdere un colpo - e su tutto implacabile
e ipnotico il ballo dei pezzi dall'una all'altra sala.

III

Dove piů dice i suoi anni la fabbrica,
di vite trascorse qui la brezza
č loquace per te?
Quello che precipitò
nel pozzo d'infortunio e di oblio:
quella che tra scali e depositi in sé accolse
e in sé crebbe il germe d'amore
e tra scali e depositi lo sperse:
l'altro che prematuro dileguò
nel fuoco dell'oppressore.
Lavorarono qui, qui penarono.
(E oggi il tuo pianto sulla fossa comune.)

IV

"Non ce l'ho - dice - coi padroni. Loro almeno
sanno quello che vogliono. Non č questo,
non č piů questo il punto."
E raffrontando e
rammemorando:
"…la sacca era chiusa per sempre
e nessun moto di staffette, solo un coro
di rondini a distesa sulla scelta tra cattura
e morte…"
Ma qui, non č peggio? Accerchiati da gran tempo
e ancora per anni e poi anni ben sapendo che non
piů duramente (non occorre) si stringerŕ la morsa.
C'č vita, sembra, e animazione dentro
quest'altra sacca, uomini in grembiuli neri
che si passano plichi
uniformati al passo delle teleferiche
di trasporto giù in fabbrica.
Salta su
il piů buono e inerme, cita:
E di me splendea la miglior parte
tra spasso e proteste degli altri - ma va lŕ - scatenati.

V

La parte migliore? Non esiste. O č un senso
di sé sempre in regresso sul lavoro
o spento in esso, lieto dell'altrui pane
che solo a mente sveglia sa d'amaro.
Ecco. E si fa strada sul filo
cui si affida il tuo cuore, ti rigetta
alla cittŕ selvosa:
- Chiamo da fuori porta.
Dimmi subito che mi pensi e ami.
Ti richiamo sul tardi -.
Ma beffarda e febbrile tuttavia
ad altro esorta la sirena artigiana.
Insiste che conta piů della speranza l'ira
e piů dell'ira la chiarezza,
fila per noi proverbi di pazienza
dell'occhiuta pazienza di addentrarsi
a fondo, sempre piů a fondo
sin quando il nodo spezzerà di squallore e rigurgito
un grido troppo tempo in noi represso
dal fondo di questi asettici inferni.

Morto Karlheinz Stockhausen

BERLINO - Karlheinz Stockhausen è morto. Il compositore tedesco di musica contemporanea aveva 79 anni. Il decesso è avvenuto a Kürten, in Germania. L'artista è morto mercoledì ma la notizia è stata diffusa solo oggi dalla Fondazione Stockhausen in un comunicato.
video
intervista
(7 dicembre 2007)