lunedì 14 dicembre 2009
domenica 13 dicembre 2009
sabato 12 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
nobel a chi?
Il presidente ritira a Oslo il premio per la pace, sondaggi negativi. Un discorso di forte impatto: "Il male esiste, la forza va usata con regole certe"
Obama: "Il mio Nobel da comandante. La guerra necessaria per la pace"
Ai giornalisti: "So che altri avrebbero meritato questo onore più di me. Il mio obiettivo: stabilità e sicurezza globali durature"
E scherza su Michelle: "Sa che quel che scrive sul libro degli ospiti andrà ai posteri, avrà evitato di fare ironia"
Barack Obama con il premio Nobel per la pace
Ma Obama il premio lo accetta e spiega perché. Parla da "comandante in capo" di un paese impegnato in due guerre, l'Iraq e l'Afghanistan, e da oggi come campione dei valori di pace nel mondo. Un apparente conflitto che il presidente affronta in modo diretto e articolato.
Cita la seconda guerra mondiale - "difficile immaginare una guerra più giusta" in cui però "il numero totale dei civili che sono morti ha superato il numero delle vittime tra i soldati" - e gli sforzi compiuti nel mondo per impedire che un terzo, distruttivo (per le armi nucleari) conflitto mondiale scoppiasse. Ma le guerre sono continuate, sono divenute intestine e a carattere etnico, prosegue Obama. Che ammette: "Non ho con me la soluzione ai problemi della guerra", ma invoca per sé e per la comunità internazionale "capacità di visione, duro lavoro e persistenza come quella degli uomini e donne che agirono decenni fa. E dovremo pensare in modo diverso alle nozioni di guerra giusta e pace giusta". Innanzi tutto dando a questa guerra "inevitabile" una cornice di regole definite e condivise.
Cita un altro premio Nobel per la pace, americano e nero, Martin Luther King, il cui volto tappezza le strade di Oslo affiancato al suo: "La violenza non crea mai pace duratura. E io sono la testimonianza vivente della forza morale della non violenza. Non c'è nulla di ingenuo o passivo nel credo e nelle vite di King e Gandhi". Eppure, precisa il presidente-comandante, "non posso essere guidato solo dai loro esempi. Vedo il mondo per quello che è e non posso rimanere fermo di fronte alle minacce verso il popolo americano. Il male esiste nel mondo. Un movimento non violento non avrebbe fermato Hitler. I negoziati non possono convincere i leader di Al Qaeda a deporre le armi. Dire che la forza a volte è necessaria non è un incitamento al cinismo - è il riconoscimento della storia. Dell'imperfezione dell'uomo e dei limiti della ragione".
Ma difendendo il diritto alla difesa dei valori comuni anche con l'uso della forza, Obama non cade nella trappola di essere associato alle controverse dottrine del suo predecessore George W. Bush. "Tutti i paesi, forti o deboli, devono aderire a standard precisi che governano l'uso della forza. E l'America non può chiedere agli altri di seguire le regole se non le seguiamo noi stessi. Altrimenti le nostre azioni risulteranno arbitrarie e in futuro non più giustificabili".
Obama impegna la sua America a diventare "faro" negli standard di queste operazioni: "E' quello che ci distingue da coloro a cui facciamo la guerra, la fonte della nostra forza. Per questo ho proibito la tortura e chiesto la chiusura del carcere di Guantanamo", dice tra gli applausi. E declina in tutt'altro tono la retorica bellica di Bush post-11 settembre: "La guerra non è mai gloriosa".
Barack Obama firma il discorso di accettazione del Nobel per la pace a Oslo
Ma la pace, dice il presidente, è messa in pericolo anche in assenza di conflitti. La difesa dei diritti e della dignità degli esseri umani è un altro cardine dell'azione promessa da Obama, che rende omaggio in più fasi del discorso alla resistenza civile in paesi come la Birmania, lo Zimbabwe o l'Iran. Anche se non rinuncia a ricordare che anche le trattative più serrate, accompagnate da minacce e sanzioni, devono "lasciare una porta aperta" per essere effettive. E infine, pace e giustizia sociale come cammini paralleli e imprescindibili, ricorda il presidente venuto dall'Africa: "L'assenza della speranza può erodere una società dall'interno", ammonisce e di nuovo ricorda il reverendo King: "Rifiuto di accettare la disperazione come risposta finale alle ambiguità della storia".
Poche ore prima di pronunciare il discorso, Obama ne aveva firmato il copyright in doppia copia, una per sé e una per l'Accademia del Nobel che avrà diritto a riprodurre il messaggio. Poi ha firmato il libro dei Nobel per la pace, aggiungendo di suo pugno un messaggio personale. "Ho scritto grazie", ha scherzato poi con i giornalisti. Poi ha aggiunto: "Con Michelle guardando quei nomi abbiamo commentato che quando Martin Luther King ricevette questo onore vi fu un effetto galvanizzante nel mondo e la sua statura negli Stati Uniti aumentò al punto che gli consentì di essere più efficace nel suo operato". E infine ha scherzato su quel che Michelle avrebbe scritto sul libro degli ospiti: "Sa che le sue parole andranno ai posteri. Avrà evitato di fare dell'ironia", riferendosi forse al fatto che neanche lei pensa che lui abbia meritato il premio.
martedì 8 dicembre 2009
lunedì 30 novembre 2009
figlio mio
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.
Preparati comunque a soffrire.
Con affetto,
tuo padre
(Pier Luigi Celli da la Repubblica)
venerdì 27 novembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
giovedì 12 novembre 2009
le conseguenze del rospo

Come Dini - nel suo governo del '95, poi come ministro nei governi Prodi e D'Alema fino al '99 - ci inchiappettò con le pensioni...
Tra l'altro, ci ricordiamo come costui andò in pensione?
mercoledì 11 novembre 2009
giovedì 5 novembre 2009
mercoledì 4 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
domenica 1 novembre 2009
sabato 31 ottobre 2009
cena nelle fogne...

Milano, cena squadrista di Forza Nuova. E sul sito il manifesto con la scritta Dux.
La legge 20 giugno 1952, n. 645 conosciuta come legge Scelba prevede il divieto di ricostituzione del partito fascista e di apologia del fascismo.
È l’ultima provocazione di Forza Nuova a Milano, con sede in piazza Aspromonte, in lotta per attrarre le simpatie dei militanti di estrema destra con il centro sociale Cuore Nero- Casa Pound in zona viale Certosa. Lì si organizzano convegni dal titolo "Il gioco del passo dell’oca". Una gara al consenso e un’escalation di slogan provocatori che si disputa anche nelle scuole, con i due gruppi Lotta studentesca (Forza Nuova) e Blocco studentesco (Cuore Nero) impegnati a volantinare davanti ai licei. Uniti contro i "compagni", ma divisi fra loro.
di Franco Vanni
(da la Repubblica - Milano)
giovedì 29 ottobre 2009
mercoledì 28 ottobre 2009
lunedì 26 ottobre 2009
martedì 20 ottobre 2009
domenica 18 ottobre 2009
venerdì 16 ottobre 2009
giovedì 15 ottobre 2009
l'armata brancaleone
Secondo il quotidiano britannico, i servizi davano tangenti per pacificare la regione
Secca la smentita di Palazzo Chigi: "Non è mai successo"
Afghanistan, "L'Italia pagava i Taliban"
Il governo: "Denunciamo il Times"
Il ministro La Russa annuncia azioni legali. "Tutta spazzatura, offende i nostri morti e i nostri militari" L'accusa: "Quei pagamenti contribuirono alla morte di 10 francesi: pensavano fosse una zona tranquilla"
Immediata è stata la risposta di Palazzo Chigi, che ha smentito seccamente le accuse: "In relazione a quanto pubblicato oggi dal quotidiano britannico The Times circa l'impegno italiano in Afghanistan - si legge in una nota - si precisa che il governo Berlusconi non ha mai autorizzato né consentito alcuna forma di pagamento di somme di denaro in favore di membri dell'insorgenza di matrice talebana in Aghanistan, né ha cognizione di simili iniziative attuate dal precedente governo".
L'accusa del Times. Secondo il Times , i pagamenti clandestini degli 007 italiani contribuirono alla morte di 10 soldati francesi coinvolti in un attentato il 18 agosto 2008 alla base di Surobi, dove erano subentrati agli italiani un mese prima. Il giornale londinese afferma che gli italiani tennero nascosta la storia dei pagamenti ai francesi, i quali però, vedendo che i colleghi italiani si muovevano con una certa tranquillità, non presero particolari precauzioni. La mancata conoscenza dei pagamenti li avrebbe indotti in errore, portandoli "ad una valutazione errata dei possibili pericoli e quindi alla catastrofe che ne è seguita".
Il quotidiano britannico sostiene di aver appreso queste informazioni da "fonti militari occidentali". Le somme, si legge nell'articolo, ammontavano a "decine di migliaia di dollari", che gli italiani "versavano regolarmente ai singoli comandanti nella zona di operazione delle loro truppe". Secondo il Times, gli americani "sapevano" e avevano manifestato il loro dissenso al governo italiano. In particolare, l'ambasciatore statunitense a Roma, Donald Spogli, avrebbe esposto le proprie lamentele al governo Berlusconi proprio poche settimane prima dell'attacco al contingente francese.
La reazione di Palazzo Chigi. "Accuse infondate", risponde Palazzo Chigi. "A riprova di ciò - recita la nota - è sufficiente ricordare che soltanto nella prima metà dell'anno 2008 i contingenti italiani schierati in Afghanistan hanno subito numerosi attacchi e, specificamente nell'area del distretto di Surobi, il 13 febbraio 2008, nel corso di uno di questi è rimasto ucciso il Sottotenente Francesco Pezzulo".
"Si esclude altresì - conclude palazzo Chigi - che l'Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma abbia, all'inizio del mese di giugno 2008, inoltrato al Governo italiano un formale reclamo da parte del suo Paese in relazione ad ipotetici pagamenti in favore dell'insorgenza talebana".
La risposta di La Russa. "Ancora una volta il giornale londinese raccoglie spazzatura": questo il commento del ministro della Difesa Ignazio La Russa. "Le informazioni date oggi dal Times con parole nemmeno di probabillità ma di certezza sono assolutamente spazzatura e come tali vanno considerate", ha precisato il ministro, che ha annunciato l'intenzione del governo italiano di procedere per vie legali. "Ho dato incarico al mio capo di Gabinetto di procedere ad affidare ai legali il compito di denunciare il Times: questa è la mia valutazione".
"La notizia in base alla quale pagavamo i talebani per non essere attaccati - ha proseguito il ministro La Russa - è offensiva per i nostri morti e per i nostri militari. Nessun organo dello Stato ha mai operato come dice il Times. E per questo ritengo odioso che un giornale che sta operando con un sentimento di anti-italianità abbia dato una notizia senza verificarla. Non fa onore alla testata". L'intento, secondo il ministro, è di gettare fango sul nostro Paese: "mi sembra una delle tante cose che si leggono sulla stampa estera finalizzate a denigrare L'Italia", ha affermato La Russa.
Dall'Afghanistan Koofi difende l'Italia. "Non è possibile, non è vero": ha commentato Fawzia Koofi, vice presidente della Wolesi Jirga, la camera bassa del Parlamento afghano. "In Afghanistan - ha precisato la Koofi in un colloquio con Adnkronos International - circolano molte accuse tra le forze Nato, con i Paesi che puntano il dito uno contro l'altro. Solitamente si tratta di accuse prive di fondamento". Poi l'invito alla cautela: "in un momento delicato per l'Afghanistan, in cui si devono ancora conoscere i risultati definitivi delle elezioni presidenziali del 20 agosto, non è il caso che all'interno della comunità internazionale si inizi con un meccanismo di accuse uno contro l'altro". "Simili atteggiamenti - ha proseguito - non contribuiscono a migliorare la situazione".
Le parole di Cicchitto. "Non ne sappiamo nulla": così Fabrizio Cicchitto, componente del Pdl nel Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir), ha commentato quanto riportato oggi dal Times. "Mi sembra una delle tante cose singolari che compaiono sulla stampa estera", ha aggiunto Cicchitto. "In ogni caso - ha osservato Cicchitto - il crimine che verrebbe attribuito ai nostri 007, cioè di aver lavorato per evitare guai alle nostre truppe, non è secondo me un crimine, ma fa parte del loro lavoro".
Nato e Forze armate francesi "non al corrente". Il portavoce dello stato maggiore delle Forze armate francesi, l'ammiraglio Christophe Prazuck, ha definito "infondato" l'articolo del Times. "Non disponiamo di alcuna informazione che confermi quanto scritto dal Times in merito alla responsabilità indiretta dell'Italia nell'attacco che ha portato alla morte dei 10 soldati francesi", ha dichiarato Prazuck. Secondo l'ammiraglio francese, portavoce si tratta di "voci già sentite che non sono mai state confermate".
Anche la Nato si è detta "non al corrente" dei presunti pagamenti effettuati dai servizi segreti italiani. Per il generale Eric Tremblay, portavoce dell'Isaf, è più frequente che sia il governo afghano a stringere "accordi locali" di questo tipo con i talebani.
In Francia i socialisti chiedono chiarimenti. I socialisti del Psf hanno chiesto al governo francese di far luce sull'articolo del Times. Il capogruppo del Psf in Parlamento, Jean-Marc Ayrault, ha invitato il ministro della Difesa, Hervè Morin, a chiarire eventuali responsabilità dell'Italia nella morte dei 10 soldati francesi nell'agosto del 2008. "E' una cosa molto grave; se è vero chiedo immediatamente che il ministro compaia davanti alla Commissione Difesa e dica quello che sa".
Idv, "il governo riferisca in Aula". Fabio Evangelisti, vicepresidente dell'Italia dei Valori alla Camera, ha esortato il governo a riferire in Aula al più presto sulla reale portata delle affermazioni riportate dal Times. "I contorni della vicenda - ha dichiarato Evangelisti - appaiono di per sè gravi e degni della massima attenzione e valutazione da parte del nostro governo".
martedì 13 ottobre 2009
non crediamo alle loro balle...
Da anni L'INPS dice che il sistema pensionistico tiene ma, puntualmente e in modo sempre più ricorrente, i padroni della dittatura economica in cui viviamo cercano di rubarci pezzi della nostra vita per poter continuare a vivere tranquillamente la loro. Quella di ladri in giacca e cravatta. Mandiamoli affanculo e...godiamocela!
sabato 10 ottobre 2009
vai così silvio...
venerdì 9 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
domenica 4 ottobre 2009
martedì 29 settembre 2009
domenica 27 settembre 2009
venerdì 25 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
domenica 20 settembre 2009
sabato 19 settembre 2009
venerdì 18 settembre 2009
giovedì 17 settembre 2009
martedì 15 settembre 2009
sabato 12 settembre 2009
genitori da proteggere...
L'associazione di genitori contro la sitcom "Così fan tutte": "Evidente violazione della fascia protetta"
VIOLAZIONE DELLA FASCIA PROTETTA??? ARGHHHHHHHHHHH!!!
venerdì 11 settembre 2009
(s)lega la lega
Ponteranica, rimossa la targa
dedicata a Peppino Impastato
Dice Giovanni Impastato, il fratello di Peppino: «Ho provato fastidio per ciò che è accaduto. È una cosa indegna, un gesto incivile che offende la dignità umana. Nella scelta del sindaco di Ponteranica leggo solo razzismo». Da Cinisi, in provincia di Palermo, dove nacque e operò Peppino Impastato con la sua Radio Aut che denunciava i rapporti fra mafia e politica, partirà presto un´iniziativa in direzione Bergamo. «A parole si parla di lotta alla mafia – prosegue Giovani Impastato - ma da certi fatti come quello di Ponteranica si capisce che la lotta alla mafia non interessa».
Fra Bergamo e Cinisi, ieri, è stato un lungo botta e risposta. Il sindaco leghista difende la sua scelta: «Già durante la precedente amministrazione, di centrosinistra, avevo espresso le mie riserve – dice Aldegani – onore al merito di chi ha combattuto la mafia, ma ci sembrava giusto intitolare il luogo per eccellenza della cultura del nostro paese a un personaggio locale di grande valore spirituale». È una dichiarazione che mette ancora più a disagio gli alleati Pdl in giunta: «Non c´erano ragioni ideologiche nella scelta della precedente amministrazione – ribatte il capogruppo in consiglio comunale Luca Oriani – ma aveva seguito un percorso educativo all´interno delle nostre scuole. Non condividiamo davvero la scelta e i metodi usati dall´amministrazione leghista».
Al fianco di Giovanni Impastato ci sono i ragazzi di Libera, poi l´eurodeputata Rita Borsellino, Pina Picierno, responsabile legalità del Pd, Massimo Donadi, capogruppo dell´Idv alla Camera e Giovanni Russo Spena, che è stato relatore in commissione parlamentare antimafia dell´indagine sul caso Impastato. «Il sindaco Aldegani – dice Russo Spena – non ricorda di certo che l´indagine dell´antimafia, sul sistema di relazioni che comprendeva mafia, amministrazioni locali e politica, fu approvata all´unanimità. Evidentemente, il nome di Impastato dà ancora fastidio a tutti coloro che nei fatti negano la relazione fra mafia e politica. E in questo governo sono tanti».
giovedì 10 settembre 2009
mercoledì 9 settembre 2009
martedì 8 settembre 2009
La Tienanmen peruviana e i virus contro gli indios
Poi, il 5 giugno, a Bagua, una cittadina a 700 chilometri da Lima, è scattata una risposta violenta, il massacro chiamato la «Tienanmen peruviana». Secondo le fonti ufficiali i morti sono stati 30, di cui 23 agenti della polizia. Ma gli indios raccontano una storia diversa: una carneficina le cui tracce sono state nascoste gettando i cadaveri dei manifestanti nei fiumi. Il racconto di due giovani Belgi, Marijke Deleu e Thomas Quirynen, coinvolti negli scontri e presi di mira dai fucili degli agenti di polizia, conferma la versione più violenta degli scontri.
Il massacro di Bagua ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo sull’assalto all’Amazzonia. Una delle associazioni che si battono per i diritti degli indios, Survival International, ha lanciato una petizione per fermare l’invasione della foresta. L’Associated Press ha raccolto la testimonianza di uno dei leader degli indios, Santiago Manuin, colpito da quattro proiettili nello stomaco a Bagua. E l’Aidesep, mentre molti dei leader indios sono scappati nella foresta per sfuggire alle minacce (sui giornali peruviani c’è anche chi ha suggerito di usare il napalm contro le popolazioni indigene), ha presentato un appello urgente alla Corte Costituzionale del paese per impedire lo sfruttamento petrolifero di una parte dell’Amazzonia conosciuta come «Blocco 67».
Ma intanto un altro rischio si sta profilando. I primi casi di contagio da influenza A hanno colpito le popolazioni indigene che hanno contatti saltuari con gli indios delle zone più interne: al dipartimento sanitario regionale di Cusco risulta che siano positivi al virus sette membri della tribù dei Matsigenka che vivono lungo il fiume Urubamba, nell’Amazzonia peruviana. Secondo Stafford Lightman, docente di Medicina presso l’Università di Bristol, «i popoli isolati non hanno difese immunitarie verso le malattie infettive che circolano nella nostra società industrializzata e sono particolarmente vulnerabili all’influenza suina. Gli effetti di una epidemia, che potrebbe colpire tutti i membri della comunità simultaneamente, potrebbero essere devastanti perché non resterebbe nessuno in grado di prendersi cura dei malati o di preparare il cibo».
(di Antonio Cianciullo)
lunedì 7 settembre 2009
domenica 6 settembre 2009
sabato 5 settembre 2009
venerdì 4 settembre 2009
lunedì 31 agosto 2009
domenica 30 agosto 2009
sabato 29 agosto 2009
giovedì 27 agosto 2009
mercoledì 26 agosto 2009
martedì 25 agosto 2009
quasi da ridere!
La banda dei vecchietti a Genova.
Un gruppo di pensionati genovesi è sotto accusa per aver
sfruttato i servizi di alcuni giovani romeni per rubare nei
supermercati. Della banda farebbe parte anche un uomo di 96
anni che dice di averlo fatto per necessità. Gli anziani
sono sospettati di aver organizzato un traffico di beni
(alimentari, piccoli elettrodomestici, oggetti d'uso
quotidiano) rubati dai romeni nei supermercati della zona,
che venivano rivenduti a metà prezzo. In Italia il 5 per
cento della popolazione, tra cui molti anziani, vive in
condizioni di povertà.
Le Temps, Svizzera
domenica 23 agosto 2009
'n omme 'e merda

chiede perdono il tenentino americano calley, uno degli autori della strage di My Lai durante la Guerra del Vietnam...
sabato 22 agosto 2009
venerdì 21 agosto 2009
Polemiche per l'applicazione messa su facebook all'inizio dell'estate. Responsabile il figlio di Bossi. Obiettivo: far sparire le barche in arrivo con un click
Ma sul sito della Lega impazza il gioco "Rimbalza il clandestino"
di MARCO PASQUA
Ad amministrare la pagina del Carroccio è il figlio di Umberto Bossi, Renzo, classe 1988, affiancato nell'opera da Fabio Betti, un altro leghista doc. Proveniente dal movimento dei giovani padani, Betti è legato da un'amicizia non solo virtuale a Renzo, ed è stato spesso definito come l'"uomo facebook" del Carroccio. E' lui a pubblicare link, notizie e ad aggiornare la bacheca. E, all'inizio di giugno, si è presentato come l'ideatore di "Rimbalza il clandestino". "Abbiamo deciso di puntare molto sull'interattività e sulla Rete - aveva spiegato, introducendo l'applicazione interattiva - cercando di coinvolgere, scherzosamente, i giovani, e di sensibilizzarli su quello che, in reatà, è un fenomeno reale che affligge le nostre coste". E chissà se, insieme all'amico Renzo, immaginava che la realtà di questi giorni avrebbe potuto drammaticamente superare l'obiettivo del suo giochino virtuale.
L'applicazione, che ha anche una pagina di fan, è introdotta da poche righe di spiegazione: "L'obiettivo di questo gioco è mantenere il controllo dei clandestini che arrivano in Italia". Su una schermata viene raffigurata la nostra penisola, insieme a delle boe e dei salvagenti. Ovviamente nessuno riceverà mai alcun salvagente, perché l'unico scopo del giocatore è quello di far sparire la barca apparsa all'improvviso, cliccandoci sopra con il mouse, da una fino a cinque volte. I punti che si ricevono per ogni imbarcazione colpita dipendono dalle sue dimensioni: uno per quelle più piccole, fino ad un massimo di cinque. Gli sbarchi avvengono lungo tutte le coste, anche quelle della Liguria. Una barra, in alto, tiene traccia delle imbarcazioni rimandate indietro: "Se la barra sarà al massimo - spiegano le istruzioni - vorrà dire che avrai dimostrato la tua bravura e potrai passare al prossimo livello". Più si va avanti, e più i "nemici" da respingere si moltiplicano. Perde chi non riesce a far sparire abbastanza barconi. In questo caso si riceve il classico messaggio di "game over", accompagnato da un invito a ritentare la fortuna: "Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista".
Altro gioco che si inserisce nella campagna leghista dell'estate per coinvolgere i giovani internauti nelle sue iniziative virtuali è "Converti il comunista": lo scopo è quello di trasformare il "triste e logoro comunista in un felice leghista". Perché la conversione sia portata a termine, bisogna "illuminare" il comunista con il Sole delle Alpi, il simbolo racchiuso nel contrassegno della Lega Nord. Nel fare ciò, si dovrà fare attenzione ai pomodori che Veltroni e Franceschini tireranno contro la persona da convertire.
(da La Repubblica)
mercoledì 19 agosto 2009
martedì 18 agosto 2009
fernanda pivano non c'è più
LUTTO NEL MONDO DELLA CULTURA Addio a Fernanda Pivano,
voce italiana della nuova America
Con le sue traduzioni ci ha fatto conoscere gli autori americani del '900, da Edgar Lee Masters a Hemingway, dalla «beat generation» a Dylan. Aveva 92 anni
MILANO - È morta all'età di 92 anni la scrittrice e giornalista Fernanda Pivano. A lei, nata a Genova nel 1917 ma trasferitasi presto a Torino con la famiglia, si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana. Da Edgar Lee Masters a Hemingway, dai poeti e gli scrittori della «beat generation» a Bob Dylan, i più grandi e rappresentativi autori della nuova America sono stati portati ai lettori italiani dalla sua capacità di interpretare, capire, raccontare e descrivere un mondo ancora sconosciuto al pubblico italiano. Di quasi tutti questi autori, Fernanda Pivano è diventata amica e confidente, riuscendo a trasferire nelle versioni italiane delle loro opere, lo spirito più vicino possibile a quello dell'originale. Scrittrice e anche giornalista, è stata a lungo collaboratrice del Corriere della Sera, cui ha regalato interventi e scritti di grande. Il suo ultimo testo scritto per il Corriere in occasione del suo 92 esimo compleanno, il 18 luglio scorso, era una nostalgica ma anche serena riflessione sulla vecchiaia con tanti ricordi degli scrittori conosciuti nella sua vita. La Pivano si è spenta martedì sera in una clinica privata di Milano, dove era ricoverata da tempo. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova. «È stata una protagonista della cultura italiana» ha scritto il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un messaggio di cordoglio alla famiglia.
DALL'ANTOLOGIA DI SPOON RIVER AL PRIMO VIAGGIO NEGLI STATES - La prima parziale traduzione della Pivano della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters (per Einaudi) risale al 1943. Cinque anni dopo l'incontro a Cortina con Ernest Hemingway, cui la Pivano resterà legata a vita da un rapporto umano e professionale a un tempo. Negli anni seguenti infatti la scrittrice curerà la traduzione dell'intera opera di Hemingway, intensificando l'amicizia con lo scrittore americano. Nel 1949 sposa Ettore Sottsass jr, autore delle foto più belle di tanti viaggi indimenticabili e incontri con gli scrittori beat Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassidy. Ciò che nella letteratura americana la attrae di più, rispetto a quella europea, è la «vecchia, tradizionale differenza fra letteratura pragmatistica e letteratura accademica, fra i fatti della vita e una letteratura libresca basata su indagini psicologiche». Così diceva: «Mi hanno attaccata per non aver mai valutato i libri, ma io mi sono limitata ad amarli, non a valutarli: questo lavoro lo lascio ai professori». Nei sei anni che vanno dal 1949 al 1954 la Pivano si dedica alla traduzione dei principali libri di Francis Scott Fitzgerald (da Tenera è la notte a Il grande Gatsby). Il 1956 è l'anno del primo viaggio negli States.
Ascolta Fernanda Pivano su pace, guerra e De Andrè
BOB DYLAN E CHARLES BUKOWSKI - Non solo letteratura,però. La Pivano infatti, che nel 1959 scrive la prefazione a «Sulla strada» di Jack Kerouac, cura nel 1972 l'introduzione alla prima raccolta di testi e traduzioni italiane di Bob Dylan «Blues ballate e canzoni». All'inizio degli anni Ottanta esce la sua intervista a Charles Bukowski (Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle). La lista degli scrittori americani contemporanei che abbiamo imparato a conoscere grazie al suo contributo è lunga: ci sono gli autori del "dissenso negro", come Richard Wright, e quelli del dissenso non violento degli anni Sessanta (Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti) fino a giovani autori come Jay McInerney, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Chuck Palahniuk e Jonathan Safran Foer, passando appunto da Charles Bukowski e senza dimenticare la sua amicizia con Hemingway.
DE ANDRE' - Nel 1995 la Pivano pubblica la raccolta di saggi Amici scrittori. Bisognerà aspettare ancora sette anni per leggere uno scritto su Fabrizio De Andrè pubblicato all'interno del volume De Andrè il corsaro assieme a Michele Serra e a Cesare G. Romana. Diplomata al decimo anno di conservatorio, pianista, la Pivano (che è stata amica di molti musicisti: Bob Dylan, Lou Reed, Jovanotti) instaura proprio con De Andrè un rapporto speciale (lei considerava lui enfaticamente e con affetto il più grande poeta italiano del secolo e gli ha dedicato un testo che ha il titolo di una canzone del cantautore, La guerra di Piero, con interprete Judith Malina). Nel 2005 raccoglie tutti i suoi testi di letteratura, più di 1.500 pagine, in Pagine americane: narrativa e poesia 1943 - 2005 da Frassinelli. Nel 2008 arrivano in libreria i suoi Diari 1917 - 1971, prima parte della sua autobiografia (Bompiani).
L'AUTOBIOGRAFIA SUL SITO - Nell'autobiografia sul sito ufficiale di Fernanda Pivano si legge: «Quando negli anni '50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti è una giovane studiosa innamorata dell'America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che a lui e al suo antiimperialismo si rifece, all'esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un'idea di ritorno all'essenzialità dell'Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l'America».



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