Anche gli altri rappresentanti occidentali lasciano l'aula
Libia: «Gaza come i lager». E l'Italia ferma il Consiglio di Sicurezza
Onu: l'ambasciatore italiano indignato per il paragone provoca l'interruzione della riunione
Secondo fonti diplomatiche italiane «Marcello Spatafora, indignato per l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la riunione fosse interrotta immediatamente. E così l'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo (presidente di turno), ha battuto il martelletto della presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di altri membri del Consiglio». Subito dopo la dichiarazione di Dabbashi, hanno riferito alcuni dei presenti, i rappresentanti di alcuni Paesi «hanno rimosso l'auricolare della traduzione, si sono alzati in piedi e sono usciti dalla sala della riunione del consiglio di sicurezza» per protestare. Tra quelli che sono usciti quasi immediatamente, vengono citati i rappresentanti di Usa, Gb e Francia.
USA: «PARAGONE MORALMENTE OLTRAGGIOSO» - Dura la reazione degli Stati Uniti, che hanno accusato oggi la Libia di aver assunto una posizione «moralmente oltraggiosa». «Ce ne siamo andati», ha confermato oggi ai giornalisti il vice ambasciatore americano all'Onu Alejandro Wolff. L'episodio ha messo fine alla sessione del Consiglio, convocata per cercare di concordare un testo sulla crisi nella Striscia di Gaza. «Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo, oppure in maniera tendenziosa, ed è quel che è accaduto» -ha detto Wolff- il delegato libico è stato tendenzioso, di parte, storicamente scorretto e moralmente oltraggioso».
E siamo ancora al governo Prodi...