Tra gli applausi di Confindustria il ministro annuncia tempi stretti per il ritorno all'atomo
"Le prime pietre degli impianti saranno poste entro questa legislatura"
Scajola: "Nuove centrali nucleari
costruite entro cinque anni"
L'Enel: "Noi siamo pronti a partire". Realacci: "E' ideologia, finirà come l'articolo 18"
Scajola: "Nuove centrali nucleari costruite entro cinque anni"
Il ministro Scajola alla tribuna di Confindustria
ROMA - "Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo all'assemblea di Confindustria. "Non è più eludibile - ha aggiunto tra gli applausi - un piano di azione per il ritorno al nucleare", chiarendo che non si tratta di affermazioni di principio ma di un "solenne impegno assunto da Berlusconi, con la fiducia, che onoreremo con convinzione e determinazione".
"Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente", ha detto ancora il ministro rivolto alla platea degli imprenditori, ribadendo quindi la necessità di "ricostruire competenze e istituzioni di presidio, formando la necessaria filiera imprenditoriale e tecnica e prevedendo soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi".
Parlando più in generale di energia, Scajola ha ricordato che "l'obiettivo della crescita non può essere conseguito senza affrontare con estrema risolutezza e senso di responsabilità" la questione, anche alla luce della "particolare vulnerabilità dell'Italia". Il Paese ha bisogno di energia "a costi competitivi, in quantità adeguate e in condizioni certe: la bolletta energetica pesa per 60 miliardi di euro e rende negativa la nostra bilancia commerciale".
Il ministro ha detto anche che "bisogna agire con forza lungo tre direttrici: diversificazione, infrastrutture e internazionalizzazione". Per raggiungere gli obiettivi e "rilanciare gli investimenti semplificheremo gli iter autorizzativi, promuoveremo il dialogo con il territorio, premiando con incentivi e iniziative di sviluppo le popolazioni interessate ai nuovi insediamenti". E in questa azione, ha anticipato, sarà consentita anche la possibilità di "estendere l'uso dei termovalorizzatori per la produzione di energia, ottimizzando il ciclo dei rifiuti".
"Ereditiamo inefficienze e ritardi, accumulati negli ultimi 20 anni dall'ultimo piano energetico nazionale: è ora di voltare pagina", ha proseguito annunciando una "strategia energetica nazionale" che "sarà sottoposta a pubblica consultazione e dibattito attraverso una Conferenza nazionale per l'energia e l'ambiente".
L'annuncio del ministro ha suscitato subito reazioni contrastanti. Tra gli entusiasti, l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, che ha dato subito la disponibilità della sua azienda a fare la sua parte. "Siamo pronti ed effettivamente la durata della legislatura, pari a cinque anni, può essere un percorso realizzabile", ha spiegato. Simile la posizione espressa da Edison. "E' particolarmente condivisible
l'apertura del nuovo governo al nucleare, e più in generale alla diversificazione del mix energetico", ha osservato l'amministratore delegato Umberto Quadrino. "Edison - ha proseguito - è pronta a fare la sua parte e a lavorare con il governo alla realizzazione del piano". Di segno opposto il commento di Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente. "Non si può tornare al nucleare - ha sostenuto - perché è una scelta costosa e ideologica. E' come l'articolo 18, e sappiamo com'è finita quella battaglia".
Sempre in tema energetico, Scajola davanti alla platea di Confindustria ha affrontato anche la questione del caro petrolio. "Utilizzeremo detassazioni mirate dei carburanti per le forme di trasporto che più incidono sui costi dei principali beni e servizi", ha annunciato. I rialzi, ha detto ancora il ministro, "si combattono in un solo modo: con un'iniezione di maggiore concorrenza" e in questa direzione "renderemo più efficace il monitoraggio per segnalare all'Antitrust i comportamenti lesivi a danno dei cittadini".danno dei cittadini".
giovedì 22 maggio 2008
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Norma «salva Rete4», il Pdl va avanti
L'emendamento giudicato ammissibile dalla presidenza della Camera. Veltroni: «Opposizione dura»ROMA - Nessun passo indietro. Nonostante le proteste dell'opposizione (e anche qualche malumore nella maggioranza), il governo non ritira l'emendamento al decreto 'salva-infrazioni' in materia di frequenze televisive. Dopo che il provvedimento è stato giudicato ammissibile dalla presidenza della Camera, l'opposizione ha iniziato l'ostruzionismo in segno di protesta. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, attacca: «Penso che sia sbagliato nel merito e nel metodo e quindi, in quanto cosa sbagliata, hanno l'opposizione che si meritano».
L'EMENDAMENTO - Per il governo, l'obiettivo dell'emendamento è evitare il rischio di deferimento dell'Italia davanti alla Corte di giustizia Ue nell'ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles nel 2006 sulla compatibilità di alcune norme del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri con la legislazione europea. Partito democratico e Italia dei valori sostengono che l'emendamento voglia aggirare la sentenza della stessa Corte di Strasburgo sul caso Europa 7-Retequattro - che nel gennaio scorso ha sentenziato che il sistema di assegnazione delle frequenze radio-tv in Italia non rispetta il diritto comunitario - evitando che quest'ultima vada sul satellite.
LE REAZIONI - Il Pd ha presentato circa 20 sub-emedamenti alla proposta di modifica del governo. La linea dell'opposizione è quella di avviare un vero e proprio ostruzionismo con lunghi e numerosi interventi. «L'emendamento del governo sulle frequenze radiotelevisive non ha i requisiti di necessità e urgenza che la Costituzione richiede - afferma Roberto Zaccaria, deputato del Pd - ma risponde alle concrete esigenze del gruppo Mediaset. Da quando si è aperta la procedura di infrazione europea contro la legge Gasparri per limiti alla concorrenza - aggiunge Zaccaria - il titolo Mediaset sta perdendo vistosamente in Borsa (-10% nell'ultimo mese, -19,6% negli ultimi sei mesi, -35% nell'ultimo anno). Il tentativo di eludere frettolosamente questa partita, tra l'altro in controtendenza rispetto alle indicazioni della Corte di giustizia, risponde a una logica del tutto estranea al confronto parlamentare. Non sorprende quindi - conclude Zaccaria - che l'emendamento, appena presentato in tutta fretta, sia stato difeso prima ancora che dal sottosegretario Romani, dal presidente di Mediaset Confalonieri, nel corso di una conferenza stampa a Cannes». Confalonieri ha dichiarato che querelerà Zaccaria per queste affermazioni.
Critiche anche dall'ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni (Pd): «Non vorrei che ci fosse un limite invalicabile oltre il quale non valgono tutti i discorsi sul confronto, quel 'se po' fà' di Berlusconi. E che quel limite invalicabile fosse segnato dal cartello 'proprietà privata'. Mi auguro che non sia così». Per il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si tratta di una norma «criminogena per salvare Rete4. Ancora una volta - ha affermato l'ex pm - Berlusconi si fa una legge a suo uso e consumo». Beppe Giulietti, responsabile comunicazione dell'Italia dei valori, definisce l'emendamento una «norma ad aziendam che difficilmente potrà essere ritirata, perché gli impegni presi sia a livello politico che a livello familiare difficilmente potranno non essere onorati». Anche l'Udc rivolge un appello all'esecutivo a ritirare l'emendamento. «Mi auguro che il governo - dice il segretario Udc, Lorenzo Cesa - tolga dal decreto questo aspetto molto delicato che peraltro riguarda il gruppo Mediaset. Forse è opportuno che se ne discuta in Parlamento in modo sereno e non che si inserisca in un decreto all'ultimo momento».
IL GOVERNO - Per il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, l'emendamento del governo «risponde pienamente ai rilievi dell'Unione europea» e «Retequattro non c'entra nulla». Sul punto più contestato, quello che consente a chi ne abbia titolo di continuare a gestire gli impianti fino al passaggio definitivo al digitale terrestre, Romani afferma che «la gestione degli impianti non va confusa con la concessione o l'autorizzazione a trasmettere: Retequattro non c'entra nulla». La replica del sottosegretario si concentra sugli aspetti tecnici del provvedimento: «Le osservazioni di carattere politico e ideologico mi sembrano anomale rispetto al contenuto».
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L'immigrazione clandestina sarà reato e verrà istituita la banca dati del Dna. I clandestini potranno essere trattenuti nei Cpt fino a diciotto mesi. Verranno inoltre confiscati gli appartamenti fittati a clandestini "quando sia accertato lo scopo di lucro". Verrà imposto uno stop ai così detti matrimoni di convenienza, quelli cioè finalizzati a una più rapida acquisizione della cittadinanza italiana: i due aspiranti coniugi dovranno prima convivere per due anni. Verrà introdotto il reato di accattonaggio e verrà tolta la patria potestà a chi utilizza i bambini per chiedere l'elemosina. Qualunque pena sarà aumentata di un terzo se chi delinque è un clandestino. Norme più severe per i money transfer, vale a dire i trasferimenti di denaro all'estero.
Il governo vigilerà anche sui ricongiungimenti familiari e sul riconoscimento dello status di rifugiato: una volta verificata l'urgenza, le procedure verranno accelerata; nel caso opposto, verrà energicamente contrastato chi non possiede i requisiti. Saranno sottoposti a controlli anche i cittadini comunitari: ne verranno verificati il reddito e l'assicurazione sulle malattie, "per evitare che abbiano a gravare sulla comunità". I poteri dei sindaci verranno estesi "nei casi in cui si renda necessario prevenire ed eliminare gravi pericoli non solo per l'incolumità pubblica ma anche per la sicurezza urbana"
bush, intanto...(da Qwerty)
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Il governo riavvia la pratica del Ponte sullo Stretto
ROMA - Il governo riapre il capitolo "Ponte sullo Stretto". Il ministro delle infrastrutture e dei Trasporti Matteoli ha scritto al presidente della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. "Il collegamento stabile tra la Sicilia ed il Continente -scrive- è tra le infrastrutture che rivestono carattere prioritario; la sua realizzazione ha già costituito oggetto di affidamento al contraente generale. E' pertanto necessario porre in essere nei tempi più brevi tutte le condizioni per la ripresa delle attività inerenti alla costruzione del manufatto".Matteoli ricorda alla società "l'esigenza di un'immediata revisione della convenzione di concessione e del piano economico-finanziario".
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