sabato 26 luglio 2008

continua il delirio

Extracomunitari, il governo approva lo stato d'emergenza nazionale

di Nicoletta Cotto

Il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale
per l'eccezionale afflusso di extracomunitari» e subito il Pd chiede chiarimenti al Governo. Al termine del Consiglio dei ministri una nota di Palazzo Chigi ha reso noto che in Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza «per il persistente ed eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari, al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno». La misura è stata varata su proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni. «L'emergenza extracomunitari era iniziata dal 2002 - ha commentato il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli - ma era stata limitata a solo quattro regioni. Con il provvedimento di oggi approvato dal Consiglio dei ministri la estendiamo a tutto il territorio». Calderoli ha precisato che «non é un provvedimento per aumentare i problemi, ma un modo concreto per risolverli».

Il contenuto del provvedimento. La misura varata, come risulta al Sole 24 Ore.com, è un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il Dpcm 25 luglio 2008, che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 luglio 2008 . Il provvedimento amplia il raggio d'azione di un decreto varato dal Governo Prodi per fronteggiare la «persistente situazione di criticità con l'esercizio di poteri straordinari, mediante interventi e provvedimenti di natura eccezionale» sulla scia di una serie di decreti che si sono succeduti dal 2002 a oggi. Il precedente provvedimento in ordine di tempo, varato il 14 febbraio 2008, prorogava al 31 dicembre 2008 lo stato di emergenza in Sicilia, Calabria e Puglia. La situazione, spiegava il decreto, determinava criticità ed episodi di alta drammaticità. L'attuale provvedimento estende lo stato d'emergenza a tutto il Belpaese, fino al 31 dicembre 2008. La misura consente l'esercizio di poteri straordinari, tramite interventi e provvedimenti di natura eccezionale. Il provvedimento, sottolinea il prefetto Mario Morcone, consentirá, «attraverso l'utilizzo di ordinanze di protezione civile, l'adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza nonchè interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado». In pratica una continuazione di ciò che è stato già fatto, e «che quest'anno avevamo sperato che si potesse limitare a tre sole regioni. A tutt' oggi ospitiamo su tutto il territorio nazionale 7.359 cittadini stranieri».


L'allarme del Pd. «Apprendiamo dalle agenzie di stampa - è l'immediata reazione del ministro dell'Interno ombra del Pd Marco Minniti - che il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per contrastare l'emergenza clandestini. Le dichiarazioni successivamente rese da rappresentanti del governo non solo non chiariscono, ma anzi contribuiscono ad aumentare la confusione e la preoccupazione». E visto che non si tratta di «una decisione ordinaria, è assolutamente necessario che il Governo spieghi immediatamente al Paese e al Parlamento le ragioni, le modalitá e la finalitá di tale iniziativa».Forte preoccupazione l'ha espressa anche Pino Sgobio, della segreteria nazionale del Pdci . «Stato di emergenza? Dopo l'aggravante di clandestinità e le impronte ai bimbi rom siamo giunti alla dichiarazione di guerra nei confronti deicittadini extracomunitari. Con questo Governo, al peggio nonc'é mai fine».

terrorismo ipocrita del libero mercato..

Sacconi: dal 2013 non basta più lasciare il lavoro a 62 anni. Libro verde sul Welfare: "No ai tagli ma sì al riequilibrio"

Pensioni, l'età minima dovrà salire, sarà boom per la sanità, via ai fondi

di BARBARA ARDÙ

ROMA - Il welfare così com'è non va. È sorpassato dai tempi. Rischia di crollare sotto la ferrea legge della demografia (troppi anziani, pochi bambini) e dallo tsunami della globalizzazione. Alcune conseguenze già si vedono. Ma nei prossimi anni sarà dura: dal 2050 il costo della sanità potrebbe raddoppiare, mentre il sistema pensionistico avrà meno risorse. Dunque dal 2013 va rivisto all'insù anche il limite dei 62 anni per la pensione.

La proposta arriva dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che s'è posto l'arduo compito di rifondare il welfare. E le pensioni, cui hanno messo mano prima Dini, poi Maroni e in ultimo Prodi. Al Consiglio dei ministri di ieri ha presentato un Libro Verde sul futuro del modello sociale, La vita buona nella società attiva.

Ventiquattro pagine che analizzano i buchi del sistema, avanzano proposte, ma soprattutto sollevano domande del tipo "Che fare"? Risposte alle quali Sacconi invita a rispondere le forze sociali e gli stessi cittadini. Tre mesi di tempo e poi verrà messo a punto un Libro Bianco ufficiale, e su quello il governo formulerà le proposte in materia di lavoro, salute e politiche sociali. Il ministro vuole coinvolgere anche l'opposizione. E un primo sì al confronto lo incassa da Enrico Letta, ministro ombra del Pd per il Welfare. Sacconi incassa anche la collaborazione del leader della Cisl Raffaele Bonanni, che si è detto "pronto a discutere".

L'analisi del Libro Verde è impietosa: gli ammortizzatori sociali così come sono non funzionano, parte della popolazione più povera ne è esclusa. Né va meglio se si guarda al lavoro: il collocamento, pubblico e privato, non decolla. Hanno fallito le politiche per la formazione. La scuola arranca e i giovani entrano tardi e male nel mercato del lavoro.

Sacconi punta il dito sulle rigidità che caratterizzano il mercato del lavoro, che frenano la creazione di nuova occupazione, perché, ragiona, un sistema di welfare che funzioni ha bisogno di "un innalzamento dei tassi di occupazione regolare, soprattutto di donne, giovani e over 50". È così "che si aumentano i contributi che alimenteranno pensioni e fiscalità generale".

Come raggiungere l'obiettivo? Senza tagli, ma è necessario "semplificare e de-regolarizzare le regole di gestione dei rapporti di lavoro". Questa la ricetta che passa dal superamento della "contrapposizione tra Stato e mercato ovvero tra privato e pubblico", perché un welfare delle opportunità "non può che scommettere su una virtuosa alleanza tra mercato e solidarietà". Quindi maggiore diffusione per i fondi previdenziali e sanitari complementari, cui lo Stato può dare una mano attraverso "una fiscalità di vantaggio".

Ma l'analisi di Sacconi va al di là della mera legge economica. C'è un passo in cui il ministro parla di nichilismo, di una società dove s'è perso il senso più elementare della vita, così come "la capacità di fare comunità a partire dalle sue proiezioni essenziali che sono la famiglia, il volontariato, l'associazionismo". Un cambiamento economico dunque, ma anche culturale. È questa la scommessa.

E poi passa pure questo...