domenica 27 gennaio 2008

il ritorno dello psiconano...

Il grande legislatore

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Lo psiconano ha già iniziato la campagna elettorale. Alla sua età gli rimane poco tempo per rovinare in modo definitivo l’Italia. Ha appena concluso in Senato la campagna acquisti con Dini e Mastella. Topo Gigio Veltroni è stato opzionato. Il suo dovere di sfasciare la maggioranza l’ha fatto. Prenderà il posto di D’Alema nella casa circondariale delle libertà e scriverà tanti libri sull’Africa per la Mondadori. Palleggerà anche, di tanto in tanto, con Ronaldo e Cafù nella villa di Arcore.
Testa d’asfalto ha già pronto il suo programma elettorale. Una “legge semplicissima” per limitare le intercettazioni "soltanto alle indagini per terrorismo, mafia e camorra". Un atto dovuto ai delinquenti politici, con cinque anni di carcere per chi effettua intercettazioni illegali o le divulga. E, in caso di pubblicazione, "due milioni di multa all'editore".
Non capisco questa prudenza. Perché autorizzare le intercettazioni alla mafia? Togliamo anche quelle. E anche alla camorra. Per il terrorismo varrebbe la pena di specificare: quello rosso e basta. Se è nero, non vale. Intercettazioni solo per i comunisti terroristi. Se lo psiconano deve fare una legge del cazzo, tanto vale che la faccia bene. Metti che qualche suo amico sia amico degli amici e riceva una telefonata… e che il giudice non sia in vendita. Sarebbe imbarazzante.
La scena della sconfitta di Prodi a Palazzo Madama è un miraggio. Dicono che abbia perso Valium. Non è vero, hanno perso tutti. In aula c’erano le persone che hanno distrutto il Paese. All’appello non mancava nessuno. Festeggiavano, mangiavano mortadella, sputavano, inciuciavano, stappavano spumante, svenivano, insultavano. Il Senato è stato per qualche ora la più grande discarica d’Italia. Questi signori sono nostri dipendenti. Dobbiamo riprendere in mano la nostra vita. Non è quella cosa miserabile che ci hanno fatto credere.
Lo psiconano tiene l’Italia in ostaggio da quindici anni. Altri cinque anni non li reggerebbe nessuno. Neppure lui, con o senza le intercettazioni.
(grillo, vedi intervista al corriere)

sabato 26 gennaio 2008

dignità mafiosa

Tranquillo Totò perché quando torna lui ti fa Ministro della Giustizia!


Dopo la condanna a 5 anni per favoreggiamento e la chiaccherata foto con i cannoli

"Non potevo essere fattore di divisione. Lascio per rispetto verso i siciliani"

Cuffaro si è dimesso da Governatore
"E' una decisione irrevocabile"


PALERMO - Lascia il Governatore della Sicilia. Anticipando il procedimento di sospensione avviato presso il ministero dell'Interno e richiesto dalla procura di Palermo, Salvatore Cuffaro annuncia le sue dimissioni "irrevocabili". Dopo le polemiche legate alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento, il Governatore abbandona perchè "non può essere fattore di divisione": "Mi dimetto per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato. Lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani".

"Ho visto diffondersi in questi giorni una crescente ostilità verso la mia persona. E siccome il popolo, più che i salotti o le manovre di palazzo, è sempre stato l'elemento centrale della mia esperienza politica, anche in questa circostanza così delicata non voglio sottrarmi ad un confronto leale con esso".

Nuove elezioni quindi in Sicilia: "Entro tre mesi dallo scioglimento dell'Assembela" ha annunciato il presidente del parlamento siciliano Gianfranco Miccichè.

Subito dopo la sentenza di condanna, aveva detto che non si sarebbe dimesso, ma le polemiche di questi giorni e le critiche sollevate anche da alcuni rappresentanti della sua parte politica, lo hanno convinto a lasciare la poltrona di Governatore che sognava essere sua fino al 2011.

Nonostante avesse appena incassato la fiducia del parlamento siciliano, la foto con un platò di cannoli per festeggiare di aver scansato l'accusa di aver favorito Cosa Nostra, è stata fatale per Salvatore Cuffaro. Quella foto ha fatto il giro del mondo. Il perdono della città seguito alla condanna, si è trasformato in attacco dopo la pubblicazione di quell'immagine. Luca Cordero di Montezemolo, presidente degli industriali l'ha definita una "brutta scena"; Walter Veltroni, segretario del Pd, si è domandanto se fosse morale "festeggiare una condanna a 5 anni con dei cannoli".

Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, si è detto invece convinto che "tra qualche mese, quando Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse, tanti sciacalli di queste ore saranno in prima fila a chiedergli scusa". Anche Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato ha confermato la stima nei suoi confronti: "Anteponendo l'interesse generale della Sicilia al suo personale, prova la grande sensibilità di Cuffaro. I nemici storici della verità, ora potranno riporre le ali dell'avvoltoio".

"E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli"

L'Istituto Opere Religiose è la banca del Vaticano. In deposito 5 miliardi di euro
Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale

Scandali, affari e misteri
tutti i segreti dello Ior

di CURZIO MALTESE



LA CHIESA cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose.

La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.

Da vent'anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l'allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l'avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall'America al portone di casa.

Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte.
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l'uomo che aveva salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l'Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.

Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un'intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell'Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d'arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l'extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima".

Dal 1989, con l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all'esterno quanto ostacolato all'interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".

A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l'oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un'aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest'ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi".

La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l'ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.

L'autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell'inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all'Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d'urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".

I magistrati del pool valutano l'ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l'effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull'opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro".

Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un'ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi.

E' secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell'Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell'Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".

Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell'anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l'elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell'Apsa, l'amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M'ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".

Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell'incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male".
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all'ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l'appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell'ex governatore con Maria Cristina Rosati.

Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell'Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E' difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.

Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).

Con l'immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l'ultima puntata dell'inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L'epoca Marcinkus è archiviata ma l'opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell'unica inchiesta di un'autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.

Nessuna autorità italiana ha mai avviato un'inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei. In un'Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)

venerdì 25 gennaio 2008

etica cristiana ed etica moggiana..

...praticamente la stessa cosa. petrus e moggi...

giovedì 24 gennaio 2008

i gioielli di famiglia

cade Prodi ma, come dice mino

vedi per esempio qui

e qui

e ancora qui


emigrare!!!

gioiellini:
"senatore" strano

"senatore" gramazio

martedì 22 gennaio 2008

Aveva 92 anni e si è spento nella sua Ravenna, che aveva liberato
Fu tra i costituenti. Medaglia d'oro al valor militare e presidente dell'Anpi

Morto il partigiano Boldrini
lo storico "comandante Bulow"



RAVENNA - E' morto Arrigo Boldrini, lo storico comandante partigiano 'Bulow' e presidente onorario dell'Anpi. Aveva 92 anni e dall'8 gennaio era ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Ravenna.

Per molti anni presidente nazionale dell'Anpi, era nato nella città romagnola il 6 settembre 1915. Da tempo viveva in un centro gestito da un amico sacerdote.

Il 4 dicembre 1944 i partigiani di Boldrini, comandante della 28/a Brigata Garibaldi 'Mario Gordini', e i reparti alleati dell'VIII Armata britannica liberarono Ravenna con un'offensiva combinata. Esattamente due mesi dopo 'Bulow' fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare, con una grande manifestazione pubblica nella piazza di Ravenna, dal generale Richard McCreery, comandante dell'Ottava Armata.

Si portava appresso quel nome di battaglia per le sue capacità militari. Durante una riunione clandestina disse che non si poteva abbandonare la pianura al nemico tedesco, che era necessaria la 'pianurizzazione' della guerra partigiana, fino a liberare Ravenna. I suoi compagni lo ascoltarono poi uno di loro (poco dopo fucilato dai nazisti) sentenziò: 'Mo' chi sit, Bulow?, cioè 'Ma chi sei, Bulow?', alludendo al generale tedesco che sconfisse Napoleone.

Dopo la guerra Boldrini fu componente dell'Assemblea Costituente, parlamentare dal '53 al '94, presidente Anpi, oltre che dirigente nazionale del Pci: "La tua azione - ricordò da presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un messaggio di auguri per il novantesimo compleanno - è sempre stata ispirata a principi di libertà e di democrazia, valori che nel ruolo di presidente dell'Anpi hai promosso presso le nuove generazioni, mantenendo desta la memoria storica di quell' eroico e drammatico periodo fondante della nostra repubblica".

E proprio alla battaglia per non far affievolire i valori della Resistenza Boldrini ha dedicato tutta la sua vita.
E' stato lo storico presidente e animatore dell'Anpi (l'associazione partigiani d'Italia). Ed è rimasto famoso l'appello lanciato nell'agosto 2004, nell'ultimo discorso da presidente, quando la maggioranza al governo annunciò di voler tagliare i fondi proprio per la celebrazione dei sessant'anni della Resistenza. Chiese contributi ai Comuni e ai cittadini "perchè - aveva detto - bisogna ricordare degnamente il cemento dell'identità e dell'unità nazionale".

Durante una manifestazione per il cinquantesimo della Resistenza, lo stesso Boldrini sintetizzò così il suo messaggio: "Noi abbiamo combattuto per quelli che c'erano, per quelli che non c'erano e anche per chi era contro...". Questa - ricordano in tanti - è stata sempre la sua profonda, autentica e leale convinzione.

Moltissime le reazioni da cittadini e istituzioni. Il presidente della Repubblica Napolitano ricorda "l'amico sincero" Boldrini con un sentito ringraziamento per "la dedizione alla causa della libertà, dell'indipendenza nazionale e insieme del progresso sociale e civile del paese. Ispirandosi alla piena affermazione dei principi e dei valori sanciti dalla Carta fondamentale della Repubblica, il 'comandante Bulow' diede continuità ai valori e agli ideali della lotta di liberazione dal nazifascismo partecipando con appassionato impegno ai lavori dell'Assemblea Costituente e quindi del Parlamento in numerose legislature".

Il Partito Democratico esprime il cordoglio per la morte del "comandante Bulow". Per Massimo D'Alema "con la scomparsa di Arrigo Boldrini, perdiamo una delle figure più significative della nostra storia civile e politica, un uomo che è stato protagonista della lotta di liberazione dal nazifascismo, contribuendo alla costruzione e al consolidamento della democrazia nel nostro paese". Per Walter Veltroni "se ne va un pezzo dell'Italia migliore, uno dei padri della Costituente, uno dei comandanti partigiani più grandi e significativi. Un uomo appassionato che mancherà a me, a tutto il Partito democratico e all'intero paese". Secondo Piero Fassino, Boldrini é stato "il simbolo dell'Italia partigiana e, per oltre mezzo secolo, costante punto di riferimento nell'impegno per affermare i valori della resistenza e dell'antifascismo". Luciano Violante sottolinea che Boldrini "ha lasciato alla nostra generazione un esempio incomparabile di forza morale e di impegno civile, che noi abbiamo il dovere di trasmettere alle generazioni più giovani".

La camera ardente sarà allestita a partire dalle ore 9 di domani nella sala preconsiliare del Municipio di Ravenna mentre le esequie si svolgeranno giovedì alle 15 in piazza del Popolo di Ravenna.

il leader carismatico

1
Introduzione
L’obiettivo di questa tesi è esaminare la leadership politica e la sua costruzione
attraverso i media.
In Italia, negli ultimi anni, la politica ha sempre più cambiato fisionomia per motivi,
come dire, fisiologici, interni e anche perché costretta a cambiare dalla continua
e sempre maggiore interazione con il sistema dei mass-media, televisione in
testa.
Il cambiamento dall’interno è stato accelerato in modo decisivo dagli avvenimenti
che hanno mutato la storia e la geografia dei Paesi dell’Est alla fine degli anni
’80 e all’inizio degli anni ’90 e che hanno segnato il superamento della visione di
un mondo diviso in due da un’ideologia e da un’anti-ideologia.
Inoltre in Italia, proprio in quegli anni, si è assistito alla dissoluzione di interi
partiti e, in parte, di un’intera classe dirigente a seguito del terremoto-
Tangentopoli.
Ma la politica è stata costretta a cambiare anche a causa del suo sempre più stretto
rapporto con i mass-media, non più solo testimoni, ma veri e propri protagonisti
dei cambiamenti storici e sempre più centrali nel dialogo tra politica e cittadino.
Nella prima parte di questo lavoro sarà quindi discusso quanto i recenti cambiamenti
storici e l’interazione con i media, soprattutto la televisione, abbiano influito
sulla cosiddetta laicizzazione della politica, vale a dire una nuova visione della
politica che è propria ormai della maggior parte dell’opinione pubblica, una politica
senza ideologie, più spettacolarizzata e, vedremo in quali termini, più americanizzata.
2
Sarà poi considerato quanto questa spettacolarizzazione della politica abbia accresciuto
la tendenza verso la personalizzazione e il bisogno della creazione di un
leader.
Parallelamente sarà preso in esame il concetto di leadership, attraverso la sua storia
recente e le sue diverse tipologie per passare allo studio del leader politico,
con le sue caratteristiche, il ruolo che ha oggi verso le istituzioni e il modo in cui
si pone verso i partiti.
Sarà trattata la leadership municipale e il ruolo sempre più importante anche sotto
l’aspetto dell’immagine che hanno assunto i sindaci delle grandi città dopo la
legge sull’elezione diretta, tema che verrà ripreso nella seconda parte con
l’approfondimento del caso di Francesco Rutelli.
A conclusione della prima parte saranno poi prese in esame le strategie di marketing
politico ed elettorale, volte alla costruzione dell’identità dei candidati al
loro posizionamento rispetto agli avversari e alla comunicazione attraverso i media.
Da alcuni anni ormai in Italia si parla di strategie di immagine che hanno
contribuito a rivoluzionare il modo di presentare candidati e programmi agli elettori.
Il caso più eclatante è ovviamente quello della discesa in campo di Silvio
Berlusconi che, utilizzando la struttura organizzativa di Publitalia, arrivò alla
Presidenza del Consiglio grazie anche ad un abile campagna di marketing. Da allora
anche gli altri schieramenti politici si sono organizzati, rimodellando le proprie
caratteristiche storiche e culturali, affidandosi ad esperti di comunicazione,
andando alla ricerca di leader attenti all’immagine e al rapporto con la televisione.
Ed è proprio da queste considerazioni che si sviluppa la seconda parte della tesi
che ha come oggetto la candidatura alla premiership di Francesco Rutelli.
3
Attraverso l’analisi del contenuto di articoli de La Repubblica e del Corriere della
Sera e dei due telegiornali principali (TG1 e TG5), verrà studiata la costruzione
mediale della sua leadership.
Sarà interessante capire quanto l’immagine abbia influito sulla scelta operata dai
partiti dell’Ulivo tra la sua candidatura e quella del premier uscente Amato, e se e
come questa immagine sia mutata nel corso dei mesi.
Ampio risalto avrà lo studio della trattazione mediale del Giubileo, soprattutto la
Giornata Mondiale della Gioventù, l’occasione per Rutelli di mostrare a tutti gli
Italiani il suo operato nelle vesti di sindaco di Roma.
Infine sarà importante capire quale utilizzo egli fa della televisione e quali sono i
mezzi che usa per definire e promuovere la sua immagine.
4
I PARTE: LEADERSHIP E MASS-MEDIA
5
CAPITOLO I:
IL CARISMA DEL LEADER
1.1 Il carisma
1.2 Il carisma nell’Italia del Dopoguerra
6
1.1 Il carisma
Leader è un termine di origine anglosassone di cui non esiste una traduzione
completamente esatta e fedele. Per il Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli
il leader è “il capo di un partito o di uno schieramento politico, di indiscusso
prestigio”.1
Il leader non è quindi solamente un capo che si limita ad imporre il suo potere
magari contro la volontà dei suoi cittadini, ma egli gode di un prestigio, di un valore
che gli viene riconosciuto senza discussione.
È necessario quindi comprendere da dove deriva questa ammirazione incondizionata
partendo da una caratteristica innata e interna al leader stesso: il carisma.
La definizione del termine “carisma” deriva dal greco “charizesthai” che significa
“dono di origine divina” ed è stato anche in seguito considerato in
un’accezione propriamente religiosa in cui l’individuo carismatico è solamente il
destinatario ignaro del favore di un ente supremo.
In tutte le religioni il rapporto con le figure carismatiche è sempre stato molto
importante; in quelle più antiche, come lo sciamanesimo, il carisma è considerato
una malattia mandata dagli spiriti che lo sciamano impara ad usare a beneficio
degli altri. Anche il Cristianesimo poi, come testimoniano le parole di San Paolo
nella sua lettera ai Corinti, considerava il carisma un atto di benevolenza da parte
di Dio: ”A qualcuno, attraverso lo Spirito, è stato attribuito il messaggio della
saggezza; a qualcun altro, sempre per mezzo dello stesso Spirito, il messaggio
1 Zingarelli N., Il nuovo Zingarelli, Bologna, Zanichelli 1989, p.1029
7
della conoscenza; per un altro c'è un dono di fede; ad un altro ancora è stato concesso
il potere di guarire, o poteri miracolosi, a qualcun altro virtù profetiche”.2
Partendo dagli studi sul cristianesimo di Rudolph Sohm e Karl Holl, il sociologo
tedesco Max Weber definì il carisma nel suo significato moderno, vale a dire una
qualità straordinaria attribuita a un uomo, un animale o un oggetto, che può esercitare
un’influenza a volte decisiva sulla sua sorte.
Nel mondo primitivo l’uomo è dominato da forze e poteri per lui misteriosi e vede
nel mago una figura carismatica.
Weber afferma inoltre che nell’antichità “ogni avvenimento che esce dai binari
della vita quotidiana fa sorgere poteri carismatici, e ogni capacità inusitata fa
sorgere una fede carismatica”.3 Un evento straordinario può essere lo scoppio di
una guerra che ha come conseguenza il sorgere del carisma dell’eroe.
Quando poi questo stato straordinario persiste nel tempo, dal carisma dell’eroe
viene creata la figura del re e la costituzione della monarchia.
La concezione del carisma cambia quando si sviluppano le grandi religioni portatrici
del messaggio della redenzione. Il ruolo carismatico non è più del mago, ma
viene assunto dal profeta, portatore di un messaggio di salvezza e di liberazione.
Viene così organizzato il comportamento in base agli insegnamenti etici e si forma
la coscienza. In questa ottica il carisma personale riveste un ruolo fondamentale
e rivoluzionario nella storia perché dà all’uomo la consapevolezza di essere
centro e motore del mondo.
2 San Paolo, I Lettera ai Corinti (12:8-10).
3 Weber M., Wirtschaft und Gesellshaft, Mohr, Tübingen, 1972 (I ed. 1922), vol. II, p.670, (trad. it. Economia
e società, vol.II, p.444).
8
Il processo carismatico è un eccitamento emozionale intenso e di grande pathos:
la dottrina carismatica rivoluziona le persone dal loro interno. Quindi, il carisma
è un potere spirituale rivoluzionario. Il profeta carismatico sostiene la sua autorità
per mezzo della forza pura della propria personalità e la sua missione riguarda
il cambiamento radicale dei valori correnti. Prima di ricevere la sua chiamata, il
leader deve avere in se stesso i germi del carisma, ma successivamente egli mantiene
il potere esclusivamente mettendo alla prova la sua potenza nella vita. Intorno
a lui si costituisce una comunità obbediente e che si impegna totalmente
per portare a termine la missione di cui egli è portatore.4 Con gli anni però in Europa
questa consapevolezza pone le condizioni per un distacco dalla religione e
dal sacro, che ovviamente segna una diversa concezione del carisma.5
Weber vede la civilizzazione occidentale avanzare sempre più verso la razionalizzazione
di tutti gli aspetti della vita. Egli afferma che tale razionalizzazione
trasforma l'esistenza quotidiana in una meccanica, alienata, insignificante routine
in cui anche il carisma rischia di perdere la sua importanza e la sua forza rivoluzionaria.
Egli distingue il potere in tre forme: il potere tradizionale fondato sugli obblighi
della tradizione e del costume, il potere carismatico fondato sulle qualità del capo
e il potere legale che esercita il suo dominio attraverso delle norme riconosciute e
accettate.6 Per Weber lo Stato moderno, quello capitalistico e borghese, prende
vita attraverso il potere legale, poiché non usa più la violenza personale per imporre
il suo dominio, ma media i rapporti tra chi comanda e chi è comandato at-
4 Cavalli L., Il carisma come potenza rivoluzionaria, (in Max Weber e l’analisi del mondo moderno, a cura
di P. Rossi), Torino, Einaudi, 1981, p.174.
5 Cavalli L., Il carisma come potenza rivoluzionaria, op. cit.
6 De Feo N., Max Weber, Firenze, La Nuova Italia, 1975, p.24
9
traverso i mezzi definiti dalla burocrazia, mezzi dettati dalla ragione fredda e impersonale.
Nella realtà, però, queste forme di potere non sono completamente separate, soprattutto
per ciò che concerne il potere carismatico.
Weber, anche di fronte ai cambiamenti della concezione dello Stato, non abbandona
l’idea che la pietrificazione della società possa avere come unica alternativa
il carisma del capo. Dei tre poteri quello carismatico è il più instabile e si può
trasformare in quello tradizionale o in quello legale diventandone origine e motore.
Egli, ridimensionando in termini più laici la sua concezione del carisma, convoglia
gli studi sull'analisi della situazione politica della Germania nei primi anni
del Novecento e si convince che esiste ancora uno spazio importante per il potere
carismatico, indicando nella democrazia plebiscitaria guidata da un leader la
forma propria delle moderne democrazie. Il carisma, insomma, investe per
Weber la natura creatrice, professionale e vocazionale della politica.7
Dopo la Seconda Guerra Mondiale che vide affacciarsi come protagonisti della
Storia le figure tragicamente negative di Hitler e Mussolini, l’immagine del
leader carismatico si allontanò da quella esaltata da Weber fino a diventare nel
Mondo occidentale e soprattutto in Italia, memore della dittatura fascista, un pericolo
nel quale non ricadere più.
Ora, dopo che sono trascorsi cinquant’anni, da una parte l’evoluzione della società
attraverso il progresso tecnologico e scientifico ha inevitabilmente creato la distruzione
delle forme di autorità e il conseguente proliferare di fedi e dottrine,
dall’altra le società capitalistiche hanno sempre più accentuato il disincanto dei
7 Ibidem., p.24.
10
cittadini verso la politica di governo.8 Si assiste perciò alla quotidiana creazione
da parte dei massmedia
di nuovi miti e nuovi eroi, nonché ad un rinnovato interesse
per il magico, il soprannaturale e il mito. È in questo contesto che il carisma,
anche nella politica, cerca di riempire l’assenza di certezze che sta caratterizzando
gli ultimi anni.
8 McCarthy P., Il "carisma" nell’Italia del dopo-1992, (in Il cambiamento imperfetto. I cittadini, la comunicazione
politica, i leader nell’Italia degli anni Novanta, a cura di F. P. Colucci), Milano, Unicopoli,
1998, p.46.
11
1.2 Il carisma nell’Italia del Dopoguerra
In Italia, come detto in precedenza, la dittatura di Mussolini ha lasciato un forte
scetticismo nei confronti degli uomini carismatici, soprattutto nella cultura di
sinistra che storicamente e culturalmente si rifà a valori collettivi.
La maggior parte dei politici italiani, dal dopoguerra in poi, fino agli eventi del
1992 che spiegherò successivamente, sono difficilmente definibili dei “capi carismatici”.
Tra gli uomini che hanno governato più a lungo il nostro Paese si può senza dubbio
definire Andreotti un politico di grande intelligenza ed astuzia, forse uno degli
uomini più influenti nella storia dell’Italia del Dopoguerra, ma non certo un
leader carismatico.
Neanche nella storia del Partito Comunista si trovano figure propriamente carismatiche;
ne è un esempio Enrico Berlinguer, il leader più amato dai militanti di
sinistra, che non ha certo costruito la sua leadership sull’ammirazione del capo
con un’immagine forte, ma ha fondato il suo consenso sulla fiducia e sul calore
umano. Fa eccezione Bettino Craxi che, dalla seconda metà degli anni Settanta,
distruggendo quasi completamente l’identità e la politica del Partito Socialista, lo
trasformò in un vero e prorio partito del leader.
I motivi di questa anomalia italiana sono principalmente di ordine morale, culturale,
giuridico-costituzionale e storico. Viene sicuramente da problematiche morali
lo scetticismo verso tutta la classe politica e soprattutto verso la Democrazia
Cristiana per la poca chiarezza dimostrata in cinquant’anni dai suoi leader rispetto
ai tanti misteri, crimini irrisolti, i “muri di gomma” che hanno segnato la storia
della nostra Repubblica e che sicuramente ha spinto gli elettori a votare non tanto
12
per l’ammirazione verso il capo, quanto per motivi culturali (la religione cattolica,
l’anticomunismo, ecc.).
Un altro elemento di rilevante importanza è da ricercare nel sistema elettorale che
fa dell’Italia una democrazia parlamentare a guida implicita poichè i cittadini non
si esprimono direttamente sulla scelta del capo del Governo.
C’è anche una ragione storica dello scarso sviluppo dei leader carismatici che è
strettamente correlata a quella costituzionale ed è l’importanza e il ruolo che i
partiti politici hanno rivestito nel nostro Paese. Le linee politiche sono sempre
state decise più dalle segreterie che dai leader, che sono spesso stati espressioni
di varie correnti in lotta tra loro.
Inoltre la lotta politica italiana è stata molto ideologizzata, poichè da una parte
c’era uno dei più grandi partiti comunisti dell’occidente e dall’altra un partito fortemente
cattolico, che poco spazio lasciavano alla spinte personali di nuovi
leader.
Nel 1992 in seguito agli eventi politici che investirono l’Europa dell’Est e
l’ideologia che essi avevano cercato di incarnare, e agli eventi giudiziari di casa
nostra, si creò un clima di vuoto e di confusione istituzionale che portò alla dissoluzione
di alcuni partiti, al cambiamento di altri e alla nascita di nuovi soggetti
guidati da leader forti. Due esempi significativi: il primo è quello di Umberto
Bossi che ha costruito la sua leadership carismatica, creando intorno al movimento
leghista una simbologia post-celtica (o neo-padana), e facendo leva sul sentimento
di appartenenza del “popolo del Nord” proprio degli uomini forti. Il suo
mito è quello del trionfo delle città medievali dell’Italia settentrionale contro Federico
Barbarossa, ma è anche quello dei Celti e degli scozzesi guidati da Wallace
nel film Braveheart.
13
Sono immagini semplici,raccontate in modo semplice, ma che hanno colpito
molti cittadini del Nord che hanno sempre visto con diffidenza il governo di Roma,
considerato come un re malvagio che ruba i soldi ai suoi sudditi attraverso le
tasse. Si può notare inoltre come nella Lega Nord non siano mai esistite delle
correnti e non esiste un vero e proprio staff del capo. Il suo linguaggio, completamente
diverso da quello dei vecchi leader italiani, crudo ai limiti del volgare e
spesso offensivo verso gli avversari lo ha fatto diventare un vero capo carismatico
da seguire ciecamente anche quando le sue decisioni politiche non si potevano
certo definire coerenti.
L’altro esempio di leader carismatico è rappresentato da Silvio Berlusconi, che
ha riempito in parte il vuoto politico lasciato dalla dissoluzione della Democrazia
Cristiana creando un “partito del capo”. Riferendoci quindi alla figura di Berlusconi
come uomo carismatico tout-court, si nota subito un forte parallelismo tra il
politico e l’imprenditore. Come la sua azienda ruota intorno alla sua figura, così
il partito si riconosce completamente in lui.
I suoi elettori si comportano come i suoi dipendenti, si fidano di lui, delle sue intuizioni,
perché il suo messaggio è esattamente quello di fidarsi di lui e dei risultati
brillanti che ha saputo raggiungere nella vita.
I suoi miti sono una miscellanea di vecchio e nuovo: l’ammirazione per la laboriosità
lombarda, per l’imprenditorialità italiana, moderna ma di derivazione addirittura
rinascimentale. E poi l’anticomunismo così simile alle crociate della
D.C. degli anni Cinquanta. Ma forse il suo vero mito è lui stesso9, la sua storia, i
9 McCarthy P., Il "carisma" nell’Italia del dopo-1992, (in Il cambiamento imperfetto. I cittadini, la comunicazione
politica, i leader nell’Italia degli anni Novanta, a cura di F. P. Colucci), Milano, Unicopoli,
1998, p.72.
14
suoi risultati, il suo successo, la sua immagine ripetuta in migliaia di cartelloni,
un vero e proprio culto della personalità che rappresenta una novità per la politica
italiana e per i suoi leader. Il suo linguaggio è, come quello di Bossi piuttosto
semplice e a volte aggressivo verso gli avversari, ma molto più cauto e costruttivo.
Per studiare meglio la figura di Berlusconi come leader però, non bisogna dimenticare,
oltre al carisma, altre variabili che entrano in gioco,una su tutte l’influenza
decisiva dei mass-media, che hanno cambiato innegabilmente il modo di fare politica
e di cui si discuterà nel corso della tesi.

dignità di bandito

"C'è chi nasce sbirro, io sono nato ladro" (Renato Vallanzasca)

"Grazie Beppe,
mi sento di ringraziarti per le tue esternazioni che in in certo modo mi tirano in mezzo, anche se la tua, più che una cosa sentita... è stato un po' come scegliere il male minore!... Lo capisco, ma aldilà del fatto che io la galera non la auguro mai a nessuno... è la sostanza delle cose che differenzia questo signore da me: lui è un uomo di potere, anche se momentaneamente in disgrazia... io uno che gli stessi uomini di potere... metterebbero volentieri al muro!... Lui è un vecchio malato... io non sono così decrepito e, nonostante qualche acciacco... nessuno può dire che io stia morendo!... Lui dichiara di essere condannato ingiustamente... e io, che non sono un forcaiolo e che non ho nulla che mi possa permettere di contestare queste affermazioni, gli credo!... Io invece sono incontestabilmente colpevole!!... di tutto e di più!!... Lui è sponsorizzato da Mastella... lo stesso che ha espresso parere negativo alla mia domanda di Grazia!... anche se, a questo proposito, ci sarebbero parecchie cosette da dire!!!... Io sono un reietto... Lui uno che sa un sacco di cose un po' di tutti... Lui si è fatto metà della pena credo... io metà della pena non la potrei raggiungere neppure tra altri trent'anni... Insomma, tutto depone a suo favore!...
Che poi io non cambierei neppure una ciocca di capelli né con il signor Contrada né con il signor Mastella, questo è un altro discorso!... In ogni caso, aldilà del fatto che comunque la Grazia non la chiederei più neppure... se per assurdo me la firmassero in anticipo!!.. Io non posso accettare neppure l'ipotesi che si possa ricorrere a un salomonico Cristo o Barabba... perchè non accetterei mai di riacquistare la libertà sulla pelle di un altro!!
Comunque grazie!... Avevo già trovato il modo di parlare in un certo modo di te in un'intervista senza neppure conoscerti!!... Ora ho la conferma che il mio pensiero su di te era tutt'altro che mal risposto.
Ancora grazie!... Un cordiale saluto." Renato Vallanzasca

banditi

domenica 20 gennaio 2008

gonfia e rigonfia...


Chierichetti gonfiabili per uso sessuale. Preti, vescovi, cardinali e monache gonfiabili...
Un business sotterraneo da capogiro. E’ il miglior modo del clero di fare sesso ora che i casi di pedofilia dei preti sono esplosi in tutto il mondo

Francia – Diversi negozi di porno shop francesi hanno messo in commercio un articolo singolare e inaspettato. Si tratta del “Chierichetto gonfiabile” un pupazzo a grandezza di bambino che con le sembianze di chierichetto e vestito come tale, funge come le classiche bambole gonfiabili. Il “Chierichetto gonfiabile” è provvisto di organi sessuali gonfiabili (ano e pene). L’uso del bambolotto è per uso sessuale. Chi compera il “chierichetto gonfiabile” si può sbizzarrire come meglio crede: lo può sodomizzare oppure usarlo con le labbra della bocca simulando la fellatio. Per i gusti più raffinati c’è il “Chierichetto gonfiabile di lusso” con in dotazione un set di tonache e sottane intercambiabili dotato di pene di gomma con vibratore con telecomando anche programmabile. Ma non è finita. Esistono anche a grandezza d’uomo “Preti, vescovi, cardinali e monache gonfiabili” coi loro abiti religiosi indosso, sotto i quali si scoprono facilmente ampi orifizi di varia natura. Le ordinazioni sembrerebbero inarrestabili e i commessi dicono che i migliori clienti sono proprio preti e religiosi italiani. I pacchi vengono spediti in involocri anonimi in tutto il mondo. L’idea è venuta al titolare di una fabbrica asiatica che produceva piccoli gommoni, articolo che non “tirava” più e i manager hanno pensato di cambiare prodotto. Sono in arrivo anche “Padre Pio gonfiabile” e il “Papa gonfiabile”, sempre per usi sessuali, al costo rispettivamente di 3.200 e 5.500 euro, vestiti e orpelli compresi. Sembra che ci siano forti pressioni affinchè si metta al più presto in commercio per il florido mercato cattolico e non solo, un “Gesù Cristo gonfiabile” a grandezza naturale, a scelta, prima o dopo la crocifissione staccabile dalla croce (gonfiabile pure quella) sempre per sfoghi sessuali. Pare che andrà a ruba, insieme alla “Madonna gonfiabile” tettona col classico abito immacolato e verginale e sotto l’abito… niente, ma dotata di una vagina di lattice e gambe divaricabili. Un prete italiano, di cui si ignora il nome, è consulente occulto alla produzione dei “gonfiabili” a tema religioso. Insomma, nessun reato penale di pedofilia, né abusi sui bambini. Meglio che i preti repressi sessualmente si sfoghino sui bambolotti di gomma. Inoltre, sembrerebbe che per la teologia cristiano-cattolica sodomizzare ed eiaculare sui e dentro i “religiosi, religiose, papi, santi, Cristi e Madonne gonfiabili” non sia peccato. Provare per credere. Oppure credere per provare.

tratto da

venerdì 18 gennaio 2008

i nuovi dementi

non riuscire neanche a sentire la trave che sta devastando il proprio culo, ma pretendere di eliminare la pagliuzza che qualcuno tiene in bocca...

La rivoluzione di Calabasas:
fumo al bando anche in casa


Unica località degli Usa ad aver vietato sigarette e affini in tutti i luoghi pubblici, ora la città ha varato un nuovo provvedimento ancora più restrittivo. Off limits per i fumatori anche terrazzi e spazi all'aperto dei condomini

Fumo al bando a Calabasas, 25 mila abitanti, un centro a nord di Los Angeles. Dopo essere diventata la prima località negli Usa a vietare il fumo in tutti i luoghi pubblici, la piccola città della California ha ora disposto un divieto di accendere sigarette anche negli appartamenti.

Il consiglio cittadino, infatti, ha approvato un provvedimento che prevede di attivare entro il 2012 il divieto di fumo nell'80% dei condomini locali. ''Si tratta di un altro passo significativo - ha detto il promotore dell'ordinanza, il consigliere Barry Groveman - per proteggere la salute pubblica da malattie prevenibili. Gli unici diritti che contano sono i diritti a proteggere la gente dall'infliggere danni alla loro salute e sicurezza''.

La legge prevede il divieto di fumare anche su terrazzi e spazi all'aperto dei condomini e i padroni di casa avranno la possibilità di rescindere contratti d'affitto ai violatori.

ben oltre l'indecenza

«Ora tutti sanno che non ho mai favorito la mafia. Domani al lavoro»

Il presidente della Regione Sicilia è stato dichiarato «colpevole» nel processo per le talpe alla Dda di Palermo.
E' stato condannato per favoreggiamento semplice,
ma non intende dimettersi.

per ridere...



oltre l'indecenza

"Mozione a favore
di Mastella o crisi"
Ma Di Pietro: stop
attacchi ai giudici

Affondo dell'ex Guardasigilli: «Indagati da macchietta che sta su Youtube». Ma Di Pietro replica: «Un politico innocente non attacca chi lo inquisisce». Prodi: «Accelerare i tempi dei processi, interim sarà breve».

giovedì 17 gennaio 2008

come in sudamerica negli anni '70?



ahi, sudamerica, sudamerica, sudamericaaaaaaaaaaaa...cile, argentina e tanti ancora!!!
ma anche noi abbiamo i nostri bei tentativi di golpe fascisti, borghese, per esempio

Chavez choc: "Vogliono uccidermi"

Il presidente venezuelano accusa:
«Americani e Colombiani cospirano
per provocare un conflitto armato»
MANAGUA
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha accusato la Colombia e gli Stati Uniti di complottare per ucciderlo.

«A Bogotà ci sono funzionari americani e militari colombiani che cospirano contro il Venezuela, che cospirano per uccidermi, che cospirano per provocare un conflitto armato tra Colombia e Venezuela», ha detto Chavez durante un visita in Nicaragua.

Chavez ha a più riprese puntato il dito contro gli Usa - suo nemico numero uno - accusandoli di complottare per ucciderlo, accusa questa fermamente respinta da Washington. Ora, il leader venezuelano sostiene che al complotto si è unita la Colombia, alleata degli americani.

Hugo Chavez al tempo stesso ha accusato Washington di fare pressioni su Bogotà per impedire una soluzione pacifica nella crisi in Colombia. «Noi vogliamo la pace, l’impero nord-americano si oppone invece alla pace in Colombia, e preme con tutte le sue forze sul governo colombiano perchè anch’esso si opponga», ha affermato Chavez in una conferenza stampa a Managua.

ma va? pensavo fosse solo una "percezione"...

Metà delle famiglie italiane
con meno di 1900 euro al mese

Indagine Istat su condizioni di vita
e redditi: difficoltà per uno su tre


ROMA
Il 50% delle famgilie italiane vive con meno di 1900 euro al mese (1872 nella media). Lo rivela l’Istat in un’indagine sui Redditi delle famiglie italiane. Nel 2005 - si legge nel rapporto - le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito netto, esclusi i fitti imputati, pari in media a 27.736 euro, circa 2.311 euro al mese .

Tuttavia, la maggioranza delle famiglie (61,0 per cento) ha conseguito un reddito inferiore all’importo medio appena indicato, a causa della distribuzione diseguale dei redditi. Considerando, invece, il valore mediano del reddito, risulta che il 50 per cento delle famiglie ha percepito nel 2005 meno di 22.460 euro (circa 1.872 euro al mese) . Il reddito netto familiare mediano cresce all’aumentare del numero dei componenti della famiglia e dipende soprattutto dal numero dei percettori presenti e dalla tipologia della fonte principale di entrata. Nel 2005, il reddito mediano delle famiglie con un solo percettore è stato pari a 14.231 euro, rispetto ai 42.299 euro delle famiglie con tre o più percettori. Il 50 per cento delle famiglie con redditi prevalenti da lavoro autonomo ha guadagnato nel 2005 meno di 28.242 euro l’anno (2.354 al mese).

La relazione Istat descrive una situazione drammatica: un terzo delle famiglie italiane ha difficoltà economiche, marcate o abbastanza marcate, il che significa che un qualsiasi evento, anche una spesa di 600 euro in più, mette in difficoltà il bilancio del nucleo. Le difficoltà dichiarate dalle famiglie possono anche essere di carattere temporaneo. È stato chiesto agli intervistati se, nei 12 mesi precedenti, è successo (anche soltanto una volta) che la famiglia non avesse i soldi per acquistare cibo, per pagare le spese mediche o per comprare i vestiti di cui aveva bisogno; se la famiglia ha potuto permettersi di riscaldare adeguatamente l’abitazione e se si è trovata, almeno una volta negli ultimi 12 mesi, in arretrato con il pagamento delle utenze (bollette di luce, gas, telefono).

Infine, si sono poste due domande relative alla percezione soggettiva del disagio economico: se la famiglia ritiene di poter affrontare una spesa necessaria ed imprevista di 600 euro e come arriva alla fine del mese. Gli indicatori di disagio e di deprivazione materiale rilevati nel 2005 e nel 2006 confermano una sostanziale stabilità nelle condizione di vita delle famiglie residenti. Alla fine del 2006, il 14,6 per cento delle famiglie ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese ed il 28,4 per cento di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro. Nei dodici mesi precedenti l’intervista, in almeno una occasione il 9,3 per cento delle famiglie si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette e il 10,4 per cento delle famiglie ha dichiarato di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente l’abitazione. Si tratta di livelli sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente, con alcune significative eccezioni relative a tre categorie di beni di prima necessità (alimentari, spese mediche e abbigliamento).

da che pulpito...

intollerante è chi non accetta il dissenso!


Nel film "Signorinaeffe" di Wilma Labate la storia d'amore ambientata nei 35 giorni di sciopero. "Un anno fondamentale per capire quello che accade oggi"

Torino, autunno caldo 1980
Passione e lotta operaia alla Fiat

di RITA CELI

ROMA - E' una storia operaia quella raccontata da Wilma Labate nel suo Signorinaeffe (nelle sale da venerdì distribuito in 70 copie da 01 Distribution), già presentato al Torino Film Festival. Gli operai della Fiat sono i protagonisti del film ambientato nel settembre 1980, quando l'azienda annuncia 14mila licenziamenti e ha inizio uno sciopero che durerà 35 giorni e si concluderà con la marcia dei 40mila colletti bianchi contro i picchetti. Un anno cruciale, poco frequentato dal cinema italiano ma fondamentale, spiega la regista: "Quel periodo è una pietra miliare per comprendere quello che succede oggi nel nostro Paese, anche quando si tratta di eventi incomprensibili o tragici".

TROVACINEMA: LA SCHEDA DEL FILM

La scelta dell'autrice è stata quella di affiancare la lotta operaia con alcune vicende personali che coinvolgono i protagonisti. Con una sequenza finale ambientata ai giorni nostri, girata al Lingotto oggi diventato centro commerciale. Una scelta che ha diviso i presenti alla proiezione per la stampa a Roma, che ha accolto il film con applausi e qualche fischio di chi non ha gradito l'alternanza tra le fratture sindacali documentate con immagini, tg e giornali dell'epoca e le vicende sentimentali di Emma, la signorina effe del titolo.

Il film è sostenuto dalle notevoli interpretazioni dei giovani attori. Emma, Valeria Solarino, è un'impiegata della Fiat che sta cercando di riscattarsi dalle sue origini. E' la figlia minore di una famiglia meridionale trasferita a Torino, dove il padre ha fatto l'operaio a Mirafiori. Emma si sta laureando in matematica ed è legata sentimentalmente a un ingegnere del suo stabilimento, Silvio (Fabrizio Gifuni). Ma nei giorni dello sciopero la giovane conosce un operaio, Sergio (Filippo Timi), di quelli che il padre definirebbe "una testa calda", e se ne innamora. Sabrina Impacciatore si presta con giocosa ironia al ruolo di Magda, la "sorella sfigata" di Emma. Maestra d'asilo come ha voluto il padre, Magda si innamora di Antonio (Fausto Paravidino), anche lui operaio e "testa calda" che trova però tra le sue braccia un valido motivo di riscatto dal grigiore della vita in fabbrica.

Wilma Labate difende con passione la scelta di raccontare la storia al femminile. "Emma è una ragazza di 25 anni, laureanda in matematica che si identifica con l'azienda per cui lavora e procede a passo spedito verso il futuro quando inciampa nella passione di Sergio, un operaio che si trova dall'altra parte della barricata. Una passione che durerà il tempo della protesta. Ma oggi non può esistere una signorina effe, perché la stessa laureanda oggi ha un'identità spezzettata, una prospettiva di più lavori nel migliore dei casi".

"Ho raccontato la storia d'amore tra due giovani, che finisce nello stesso anno in cui ha fine un periodo di passione collettiva" conclude la regista. "Dopo cala il buio: il '68 e gli anni '70 finiscono nel 1980, dopo tutto sembra confuso. Ma il bello del cinema è quello di porre interrogativi, e allora la domanda che rimane sospesa nel finale è: sono finiti gli anni ribelli e cominciano quelli grigi?".

ma non dovevi essere già in pensione, mannaggia!


L'azienda di Bill Gates ha presentato il brevetto di un software
che monitorizza la produttività, la competenza e il benessere psicofisico
L'occhio Microsoft per studiare i comportamenti in ufficio


LONDRA - Il "Grande Fratello" diventa realtà. L'occhio elettronico che tutto vede e tutto controlla, immaginato da George Orwell nel suo celebre romanzo fantapolitico "1984", potrebbe essere dietro l'angolo, se un brevetto presentato dalla Microsoft di Bill Gates verrà approvato dalle autorità dagli Stati Uniti.

Si tratta di un sistema di software capace di monitorare la produttività, la competenza e il benessere psicofisico di chi sta davanti a un computer. Il dipendente di un'azienda sarebbe collegato al proprio computer attraverso sensori senza fili, che permetterebbero ai suoi superiori di monitarne il battito cardiaco, la temperatura corporea, i movimenti, le espressioni facciali e la pressione del sangue. I sindacati britannici temono che i lavoratori potrebbero essere licenziati sulla base della valutazione data dal computer del loro stato fisiologico.

La notizia è stata data stamane in prima pagina dal Times di Londra, un cui reporter ha potuto visionare la domanda di accettazione del brevetto presentata dalla Microsoft: diciassette pagine di analisi e di grafici, che il quotidiano londinese riassume sotto il titolo "la spia in ufficio". La Microsoft per il momento rifiuta di fare qualsiasi commento, notando che il brevetto non è ancora stato approvato e che potrebbe essere modificato prima di diventare operativo.

Tecnologie che permettono un costante monitoraggio sono state usate fino ad ora soltanto per l'addestramento di determinate professioni ad alto rischio, come i piloti di aereo, i pompieri e gli astronauti. Questa è la prima volta che una compagnia ha prodotto un programma di software per monitorare qualsiasi tipo di luogo di lavoro. I sensori, afferma la Microsoft nella sua richiesta di approvazione del brevetto, sarebbero in grado di leggere "il battito cardiaco, le reazioni galvaniche della pelle, i segnali del cervello, il tasso di respirazione, la temperatura corporea, i movimenti e le espressioni del volto, la pressione sanguinea". Il sistema, aggiunge la Microsoft, può anche "individuare automaticamente frustrazione o stress in chi sta usando il computer" e "offrire e provvedere assistenza a seconda del bisogno".

Cambiamenti psicofisici in un lavoratore verrebbero confrontati dal computer con un profilo psicologico basato su peso età e salute del lavoratore medesimo, indicando al management che è necessario aiutarlo se ad esempio il battito cardiaco aumenta o le espressioni facciali suggeriscono stress o frustrazione. Il sistema funziona non solo con personal computer fissi, ma anche attraverso computer portatili e telefonini cellulari, il che vuol dire che i dipendenti potrebbero essere controllati anche al di fuori del'ufficio.

Nel Regno Unito il Commissario all'Informazione, i gruppi per le libertà civili e avvocati specializzati nella difesa della privacy hanno subito risposto alle rivelazioni del Times criticando aspramente un progetto "che può potenzialmente portare l'idea del monitoraggio umano sul posto di lavoro a un nuovo stadio". Huigh Thomlinson, un esperto legale sulla protezione dei dati, afferma: "Questo sistema prevede intrusioni in ogni aspetto della vita dei dipendenti e solleva questioni molto serie in materia di rispetto della riservatezza".

Peter Skyte, un portavoce del sindacato Unite, parla di un "pericoloso sistema di monitoraggio umano" e l'ufficio dell'Information Commissioner, l'organo governativo che regolamenta l'informazione, sottolinea che un simile tipo di intrusione nella vita privata dei lavoratori "può essere giustificabile solo in circostanze eccezionali". Negativo è anche il parere del mondo imprenditoriale britannico. "Il migliore approccio nel rapporto dirigenti-dipendenti è quello personale", osserva Stephen Alambritis, della Federazione Piccole Imprese, "un'iniziativa simile finirebbe per avvelenare i rapporti all'interno di un'azienda".

Simile il commento di David Frost, della Camera di Commercio britannica: "La fiducia che deve esistere tra imprenditori e dipendenti verrebbe minata se lo staff si sentisse sotto costante sorveglianza". E Ben Willmott, un docente di relazioni industriali all'Institute of Personnel and Development, ammonisce: "Le nostre ricerche dimostrano che quando i dipendenti si sentono sotto eccessivo monitoraggio o sorveglianza, tendono ad avere un atteggiamento negativo verso i propri datori di lavoro e perciò ad essere meno motivati e impegnati. Le aziende che pensano di introdurre un sistema simile dovrebbero pensarci due volte".

In serata Horacio Gutierrez, vicepresidente dell' Intellectual Property and Licensing, Microsoft Corporation ha scritto al Times una lettera di cui riportiamo degli stralci.

"Il tempo richiesto dal processo di approvazione di una brevetto è di circa 3-5 anni. Questa particolare richiesta riguarda un'innovazione finalizzata al miglioramento dei sistemi di monitoraggio di alcuni parametri dell'individuo, e utilizza ad esempio il rilevamento del battito cardiaco di un utente per definire la sua condizione fisica e segnalare quando possa avere bisogno di assistenza nelle sue attività, mettendolo in contatto diretto con altre persone che potrebbero essere in grado di aiutarlo.

É importante ricordare che per la maggior parte delle organizzazioni impegnate nel settore dell'innovazione, alcune delle nostre richieste di brevetto riflettono invenzioni già presenti oggi nei nostri prodotti, mentre altre riguardano innovazioni in via di sviluppo per un potenziale uso futuro.

E' importante inoltre evidenziare che la privacy è una delle maggiori priorità per Microsoft. Le nostre maggiori priorità nel campo della privacy includono infatti temi legati al consenso, all'accesso, alla sicurezza, alla protezione e al trasferimento dei dati, aspetti che possono essere sempre più garantiti attraverso l'innovazione tecnologica, la cooperazione a livello industriale e una regolamentazione appropriata".

dio mio no...2

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Diffuso il messaggio agli universitari romani: "Non voglio imporre la fede"
Ratzinger, cori da stadio in Aula Nervi
Ruini: "Domenica tutti a San Pietro"
Napolitano: "Rammarico per inammissibili manifestazioni di intolleranza"
Bertone: "Gruppo minoritario ha compromesso i presupposti per accoglienza dignitosa"


ROMA- "Che cosa ha da fare o da dire il Papa all'università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà". Sono le parole del discorso che Benedetto XVI intendeva pronunciare domani all'università di Roma "La Sapienza", e che sarà il rettore Renato Guarini a leggere dopo l'inaugurazione dell'anno accademico alla quale il Pontefice ha rinunciato a partecipare dopo le contestazioni dei giorni scorsi. I cattolici fanno quadrato intorno a Ratzinger. Il cardinale Camillo Ruini, a nome della diocesi di Roma, invita fedeli e romani a partecipare all'Angelus di domenica in San Pietro. Nel corso dell'udienza generale nell'Aula Nervi in Vaticano, applausi dagli studenti della Sapienza appartenenti a Comunione e Liberazione. Sul piano istituzionale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ribadisce il suo "sincero e vivo rammarico" per le "inammissibili manifestazioni di intolleranza" che lo hanno costretto a rinunciare alla visita.

Udienza, cori da stadio. Cori da stadio e striscioni all'udienza generale questa mattina nell'Aula Paolo VI in Vaticano. Al suo ingresso, il Pontefice è stato acclamato dai presenti, poi alcuni studenti di Comunione e Liberazione hanno innalzato striscioni che facevano riferimento alla mancata visita a La Sapienza, con vari slogan: "Gli universitari con il Papa", "Se Benedetto non va alla Sapienza, la Sapienza va a Benedetto". Ratzinger ha ringraziato gli studenti per la loro "simpatia" e li ha esortati: "Andiamo avanti assieme".

Napolitano: "Inammissibile intolleranza". "Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia della rinuncia alla visita a La Sapienza, ha inviato a Benedetto XVI una lettera personale per esprimere il suo "sincero, vivo rammarico": "Sono convinto - si legge in uno stralcio della lettera reso noto dalla sala stampa vaticana - che questo evento avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana, come per tutte le società. E considero inammissibili manifestazioni di intolleranza e preannunci offensivi che hanno determinato un clima incompatibile con le ragioni di un libero e sereno confronto". Il presidente Napolitano - come si legge in una nota diffusa dal Quirinale - ha altresì richiamato i temi della conversazione telefonica dello scorso 24 dicembre con il Pontefice, "nell'auspicio di ogni possibile continuazione del dialogo tra l'Italia e la Santa Sede".

Ruini: "Domenica tutti in San Pietro". Il cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini, in un comunicato diffuso in mattinata invita a manifestare, domenica 20 gennaio a Piazza San Pietro, solidarietà al Papa dopo una "triste vicenda che colpisce dolorosamente tutta la nostra città". La Chiesa di Roma "esprime la sua filiale e totale vicinanza" al Pontefice e per permettere a tutti di manifestare i medesimi sentimenti, Ruini invita i fedeli e i romani "in piazza San Pietro per l'Angelus di domenica prossima".

Bertone spiega motivi della rinuncia. Benedetto XVI ha dovuto rinunciare alla sua visita perché sono venuti meno, "per iniziativa di un gruppo decisamente minoritario di professori e di alunni", i presupposti "per un'accoglienza dignitosa e tranquilla". In una lettera al rettore della Sapienza, che accompagna il testo integrale del discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare, il cardinale Tarcisio Bertone spiega le ragioni della rinuncia. "E' stato giudicato opportuno soprassedere alla prevista visita per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si sarebbero rivelate incresciose per tutti". Il porporato fa capire che a decidere l'annullamento è stato personalmente Ratzinger: "Mi faccio volentieri tramite della Superiore decisione, allegandoLe il discorso in parola, con l'auspicio che in esso tutti possano trovare spunti per arricchenti riflessioni ed approfondimenti".

La Sapienza: "La protesta ci sarà". Situazione tranquilla nell'ateneo romano. Ma i collettivi annunciano che domani la protesta si farà lo stesso: "Le nostre ragioni esulano dalla visita del Papa". I bersagli saranno Mussi e Veltroni: il ministro sarà contestato "perché ha smantellato l'università pubblica, confermato la legge Moratti, aumentato la selezione alle lauree specialistiche e aumentato le tasse universitarie". Il sindaco "perché è uno dei principali artefici del pacchetto sicurezza, che avvia politiche liberticide e restringe la possibilità del dissenso".

hanno arrestato l'udeur





Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio:

"Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta "Why Not" avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?." Marco Travaglio

lunedì 14 gennaio 2008

Immobilità aberrante. Sulla Chiesa e la supposta "difesa della vita"

di Ignacio Solares

Proceso1590.jpg[Ignacio Solares è uno dei maggiori scrittori messicani contemporanei, di forte impronta cristiana. Il presente articolo è tratto dal settimanale Proceso n. 1590, 22 aprile 2007. La traduzione è di V.E.]

Per San Tommaso d’Aquino, ogni atto sessuale deve essere atto coniugale, e ogni atto coniugale deve essere atto procreativo. Qualsiasi trasgressione contro i comandamenti sessuali è per lui la lesione di un bene “divino”, poiché nel seme maschile è contenuta tutta la potenzialità della persona umana. Ne consegue che “dopo il peccato di omicidio occupa il secondo posto il peccato di impedire, in qualsiasi maniera, la procreazione” (Summa contra gent., III, 122).

Senza dubbio, il problema più grave che affronta oggi la Chiesa cattolica è che non può cambiare – non può muoversi – di fronte all’infallibilità dei suoi papi (e dei suoi santi, è chiaro) per quanto aberranti siano state le loro pronunce. L’eredità si trasforma in una zavorra fatale per la Chiesa. I papi ereditano tutti i peccati dei loro predecessori – a partire da San Pietro – perché “non possono sbagliare”. Quale altro peccato di superbia potrebbe essere paragonato a questo? Così, per esempio, c’è una linea diretta di pensiero da San Tommaso (metà del secolo XIII) a Paolo VI (metà del secolo XX), che nella sua enciclica contro la pillola afferma che la contraccezione è “tanto condannabile” quanto l’aborto. Con ciò, di un buon numero di aborti deve essere fatto carico ai papi, dato che costoro, nell’equiparare contraccezione e aborto, finiscono con l’asserire la banalità dell’aborto. Se, secondo Paolo VI, la contraccezione ha un peso pari a quello dell’aborto, se ne deve concludere che l’aborto ha tanto poco peso quanto la contraccezione. Può una qualsiasi donna sana di mente equiparare l’atto di abortire con quello di prendere una pillola, o di chiedere a suo marito di mettere un preservativo?
Una sola identica Chiesa, dal Medioevo a oggi. Basta ricordare una famosa udienza generale che tenne Giovanni Paolo II a Roma nel 1980, nella quale parlò dell’adulterio che “si perpetra in umbito coniugale con la propria moglie”, sulla stessa linea dell’agostinismo, tomismo, stoicismo, filonismo – vale a dire, dalla prospettiva dell’ostilità nei confronti del piacere.
Di Sant’Agostino è la dottrina relativa al modo e alla maniera in cui il peccato originale si trasmette ai bambini, vale a dire, a tutti gli uomini. Dice che quando i primi uomini disobbedirono a Dio e mangiarono il frutto proibito, “si vergognarono di se stessi e coprirono le loro parti sessuali con foglie di fico” (Serm., 151, 8). Se non fosse per la tragedia che ne è derivata, questa dottrina dovrebbe indurci alle risa. Perché il peccato originale sarebbe allora una forma di stupro, con tutto ciò che questo comporta. L’unico che si salva è Cristo: “Cristo fu concepito e generato senza piacere carnale alcuno e, per questo motivo, resta libero da ogni macchia proveniente dal peccato originale”.
Però il problema in relazione all’aborto non si limita a questo, poiché secondo Sant’Agostino, a causa del peccato originale, Dio condanna all’inferno i bambini non battezzati, per cui una madre dovrà sempre preferire la vita di suo figlio alla propria, davanti alla semplice possibilità di mandarlo diritto all’inferno. Davanti a una sola e remota possibilità che il figlio possa sopravvivere alla madre per poter essere battezzato, questa deve sacrificarsi per salvare il bambino “dalla morte eterna”. Come si vedrà, il Dio crudele di Sant’Agostino, il persecutore e il giudice spietato dei neonati, di quelli che non ottengono di essere battezzati prima di morire, è anche un persecutore e tormentatore delle madri stesse. Soprattutto se si parte, come fa la Chiesa, dal concetto di “animazione simultanea” – vale a dire, l’animazione dell’embrione nell’ istante stesso del concepimento. Per questo la scomunica si applica all’aborto nello stadio più precoce. La distinzione tra fetus inanimatus – ossia, che l’anima entri nell’embrione fino alle prime otto settimane dal concepimento – e fetus animatus è soppressa nel 1869 da Pio IX e, a partire da quel momento per arrivare a oggi, si parlerà solo di feto.
Nel romanzo Il cardinale, di Henry Morton, un medico sottopone al cardinale un’alternativa terribile: “Se lei non mi dà il permesso di uccidere l’embrione, nulla salverà sua sorella”. Il cardinale “si afferrò alla poltrona e recitò: Gesù, Maria e Giuseppe, aiutatemi a decidere!”. E con l’aiuto di Gesù, Maria e Giuseppe decise per la morte della sorella. Soprattutto, a lei non venne nemmeno chiesto cosa avrebbe preferito.
La morte della madre può essere il prezzo necessario per il battesimo del figlio. Senza il battesimo il bambino sarebbe condannato, poiché per il Padre celeste quel bambino non è così innocente come si potrebbe supporre. Dal suo concepimento, lo stesso Padre lo dichiarò colpevole a causa del peccato originale. In quest’ordine di idee – pienamente maschile – cosa possono importare l’opinione, e persino la vita stessa della donna insignificante che lo metterà al mondo?
Questa è la Chiesa di oggi, impegnata, in virtù della “infallibilità” dei suoi papi, contro la pillola, i preservativi e l’aborto, affannata nella difesa della vita non ancora nata più che nella protezione della vita già esistente. Una lunga storia, che ha trasformato il vero cristianesimo – vale a dire, il luogo privilegiato dell’esperienza personale e intima dell’amore di Dio, e nel quale tutto ciò che concerne la sfera corporale trova espressione naturale, amata dallo stesso Dio – nell’imperio di una casta di (presunti) celibi che domina un’immensa maggioranza di credenti, da essa considerati minori di età o quantomeno ritardati mentali. Con ciò è stata sfigurata l’opera di Colui dal quale i cristiani prendono nome. Per la “sua” Chiesa, un simile Signore è incapace di esprimere misericordia verso gli uomini e il loro corpo, poiché lo hanno trasformato in un Cristo asessuato, ostile al piacere, promotore del dolore e della morte, un poliziotto che vigila sulle stanze da letto e i ventri delle donne. Davanti a questo Gesù, l’essere umano non può sentirsi amato da Dio, bensì impuro e degno di essere condannato.
Nelle sue Memorie intime, Georges Simenon racconta che, nell’imminenza della nascita del suo primo figlio, si recò con sua moglie, in avanzato stato di gravidanza, in una clinica ginecologica dello Stato dell’Arkansas, negli Stati Uniti, dove teneva un corso di letteratura. Nel giungere, videro all’ingresso un piccolo cartello che diceva: “Questo è un ospedale cattolico, per cui la vita del figlio prevarrà sempre sulla vita della madre”. Narra Simenon: “Un sudore freddo ci scese per la schiena. Cercammo subito la porta di uscita in strada e, soprattutto, un ospedale meno cattolico”.