
ma non è proprio così...
I've got the spirit but I lose the feeling
«C'è posto qui per due creature infelici?». Federico Fellini ha sempre avuto l'occhio lungo per le bionde. Quando vide arrivare, in visita nel 1959 sul set de «La Dolce Vita», quella Christa Päffgen che tutti chiamavano Nico, ne restò affascinato e la volle nel suo film. Ventunenne originaria di Colonia, era già comparsa ne «La Tempesta» di Alberto Lattuada e in «For The First Time» di Rudolph Maté. Non proprio quel che si dice interpretazioni memorabili. Fellini però ne fece un simbolo, riuscendo a evidenziarne il lato decadente e crepuscolare prima ancora che, intrapresa la carriera musicale, diventasse la sacerdotessa indiscussa del lato oscuro del rock. A caccia di un passaggio insieme all'amico Marcello (Mastroianni), «C'è posto qui per due creature infelici?», butta lì «Nicolina» in un celebre episodio del film-capolavoro.
ROMA - Giro di vite per limitare le assenze ingiustificate dei dipendenti pubblici. D'ora in poi la visita del medico fiscale «è sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno». Lo stabilisce una circolare firmata dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni (i punti del documento). Renato Brunetta (Ap)
«AGEVOLARE I CONTROLLI» - Nel testo si chiarisce che la richiesta di visita fiscale «è sempre obbligatoria, salvo particolari impedimenti del servizio del personale derivanti da un eccezionale carico di lavoro o urgenze della giornata». Il medico potrà poi presentarsi per il controllo con meno limitazioni di orario. Si ampliano le ore in cui potrà essere effettuata la visita, «al fine di agevolare i controlli». Oltre alla burocrazia, la 'stretta' si occupa anche del portafoglio dei dipendenti. Ad ogni malattia, nei primi giorni di assenza e indipendentemente dalla durata, si applica la decurtazione della retribuzione, anche se non su tutte le voci dello stipendio. Potrà essere tagliata «ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo» e «ogni altro trattamento economico accessorio»: indennità accessione che possono essere quantificate attorno al 25-30% della retribuzione, sottolinea il ministero. Non saranno toccati il trattamento economico tabellare iniziale, la tredicesima, l'anzianità e gli eventuali assegni ad personam.
COMPENSI DI PRODUTTIVITÀ - Le assenze per malattia superiori a 10 giorni e, a prescindere dalla durata, alla terza assenza ogni anno, devono essere giustificate con un certificato medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica o dai medici convenzionati. La circolare fornisce inoltre indicazioni alle amministrazioni sull'incidenza delle assenze dal servizio ai fini della distribuzione dei fondi per la contrattazione collettiva, ribadendo i principi in materia di premialità e chiarendo che comunque nessun automatismo è consentito nella distribuzione delle somme. In particolare, i compensi di produttività potranno essere percepiti «solo in misura corrispondente alle attività effettivamente svolte e ai risultati conseguiti» e nell'erogazione dei compensi incentivanti «deve essere esclusa ogni forma di automatica determinazione del compenso o di 'erogazione a pioggia'». In pratica, se si fanno assenze non si ha diritto ai premi economici dovuti alla produttività. Inoltre i contratti collettivi dovranno quantificare i permessi retribuiti stabilendo sempre un monte ore massimo, al fine di «impedire distorsioni nell'applicazione delle clausole, evitando che i permessi siano chiesti e fruiti sempre nelle giornate in cui il dipendente dovrebbe recuperare l'orario».
«NORMA INIQUA» - Il capogruppo del Pd della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha immediatamente criticato la circolare di Brunetta che, secondo lui, «colpisce la retribuzione in modo pesante e iniquo». «Agendo sul salario variabile - ha detto Damiano - la misura penalizza in modo differente, a seconda della struttura retributiva, i singoli settori della pubblica amministrazione ed è del tutto in controtendenza con gli annunci del governo di voler valorizzare, anche nel pubblico impiego, forme di retribuzione legate alla produttività». Secondo Damiano ci rimetteranno soprattutto le forze di polizia «che hanno una struttura retributiva caratterizzata da elevata variabilità».
ASSENTEISMO IN CALO - Presentando la misura 'anti-assenteismo', Brunetta ha fatto il punto della situazione, parlando di dati confortanti: l'assenteismo nella pubblica amministrazione, specie per malattia, registra una diminuzione da fine maggio del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha detto il ministro annunciando prima della pausa estiva un rapporto strutturato su questo argomento anche se con dati parziali. Da settembre ci sarà un osservatorio sull'assenteismo che pubblicherà mensilmente dati su «questa nostra azione moralizzatrice», ha detto Brunetta. Il calo del 20%, ha precisato, si registra «da quando è emersa l'opinione che 'cambiare si può', quindi con il decreto 112, le circolari e la cosiddetta operazione trasparenza».
ROMA - Il Garante per la privacy Francesco Pizzetti nella Relazione Annuale al Parlamento mette in guardia dalle possibili insidie di Internet, puntando il dito sul rischio di derive che possono nascere soprattutto da YouTube e Social network; reti che si diffondono sempre di più e attraverso le quali si scambiano milioni di dati ma che i giovani usano con spensieratezza e inconsapevolezza. Un mondo che "è la frontiera più avanzata" della protezione dei dati personali. Francesco Pizzetti (lapresse)
LA RETE - Il Garante ha sottolineato che insieme alle altre Autorità europee, monitora attentamente il continuo svilupparsi di nuovi servizi ed opportunità sulla rete. E se da un lato l’Authority promuove le innovazioni, come quelle promosse da Google, quali la localizzazione geo-satellitare, la detenzione in siti protetti dei dati sanitari degli utenti, l`archiviazione in siti dedicati di tutto il traffico mail degli utenti. Dall’altro spiega: «Ne vediamo però anche le possibili derive». «Assistiamo - avverte il Garante - con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallworld, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete».
RISCHI PER I GIOVANI - E questa diffusione e scambio di dati «può determinare in futuro, specie nel momento dell`accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza». Di fronte a queste nuove sfide e criticità il garante sottolinea la necessità di indicazioni chiare: «Sentiamo il dovere di dare al più presto su tutte queste novità indicazioni chiare, anche per consentirne agli utenti un uso più attento e informato». E tra le ’insedie’ più temibili e non più solo futuribili, il Garante annovera il diffondersi della cosiddetta "pubblicità comportamentale", che utilizza la navigazione in Internet per inviare pubblicità mirata sulla base di gusti, interessi e comportamenti personali; o il geomarketing che, sfruttando il controllo satellitare, è in grado di seguire spostamenti e offrire in ogni località i prodotti e i servizi preferiti. «È - conclude Pizzetti - il mondo affascinante e difficile in cui viviamo», "è il mondo del cybercrime", "il mondo di una libertà virtuale senza confini", "è il mondo della ipervelocità", e «per l’Autorità di protezione dati è la frontiera più avanzata. Quella sulla quale dobbiamo trovare ogni giorno il giusto punto di equilibrio».
INTERCETTAZIONI - In precendenza il Garante si era scagliato contro il fenomeno delle intercettazioni telefoniche definito «una anomalia tutta italiana». Le intercettazioni raccolte durante le indagini e «oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi» sono, secondo Pizzetti, «oltre che strumento di indagine una delle forme più invasive della nostra sfera personale» che «incidono pesantemente su quella libertà di comunicazione che l'art.15 della nostra Costituzione considera un diritto fondamentale, comprimibile solo con atto motivato dell'autorità giudiziaria». Il garante è quindi convinto della necessità di limitare il diritto di cronaca e saluta come un intervento positivo il ddl sulle intercettazioni nel quale «è stato dato al garante il potere di imporre la pubblicazione dei provvedimenti volti a censurare comportamenti scorretti da parte della stampa». Si tratta «di un potere che avevamo chiesto da tempo e che consideriamo efficace», ha sottolineato Pizzetti.
PROBLEMA GIUSTIZIA - Francesco Pizzetti ha poi lanciato l'allarme sulla situazione degli uffici giudiziari: «Le verifiche svolte al Tribunale di Roma, anche se circoscritte alle Sezioni civili e del lavoro, ci hanno confermato che la protezione dei dati negli uffici giudiziari è ancora quasi all'anno zero». Da qui gli interventi del garante che chiede protezione per i dati e risorse per la tutela effettiva dei diritti dei cittadini. «La nostra Autorità - spiega ancora Pizzetti - si è misurata più volte col tema della giustizia. Il primo aspetto che ci interessa da vicino è se e come sono protetti negli uffici giudiziari e da parte di tutti gli operatori della giustizia, i dati dei cittadini. Si pensi a quanti dati delicati e sensibili possono essere contenuti in una causa di separazione o in una controversia ereditaria o in un'azione di interdizione o in una causa di lavoro. Per non parlare poi dei dati raccolti nelle indagini giudiziarie o trattati nei processi penali». Sempre in tema di giustizia il presidente segnala il provvedimento adottato da pochi giorni «che mette ordine in uno dei settori più delicati delle attività processuali: quello degli ausiliari e dei periti del giudice». Qui a suo avviso «occorrono regole precise sui temi di conservazione; sulle modalità con le quali devono essere conservati o distrutti; sui casi e i modi in cui è lecito incrociare fra loro informazioni raccolte in attività peritali diverse e su delega di autorità giudiziarie differenti». Auspica quindi che questo provvedimento «insieme al codice deontologico di imminente approvazione sulle investigazioni difensive possa portare ordine in quella che sinora è stata una zona franca priva di regole».
IMPRONTE - Dal Garante arriva anche un «fermo e chiaro invito alla moderazione» nell'uso delle impronte digitali e dei dati biometrici che «si va diffondendo a macchia d'olio, sia nel mondo del lavoro sia in altri ambiti», perchè sono «potenzialmente lesivi della dignità delle persone» e quindi non vanno usati «secondo criteri discriminatori».
Se numerose persone difendono la vita ad ogni costo, altri si battono affinchè il libero arbitrio venga rispettato fino alla fine. La vita è un dono, ma una vita come quella di Eluana può ancora definirsi tale?
Libero-news ha contattato Marco Columbro. Il celebre show man nel 2001 fu colpito da un aneurisma cerebrale che lo tenne sospeso tra la vita e la morte per diversi mesi. "Io credo che il destino di tutti noi sia affidato alla volontà di entità superiori che ne decidono il corso", ammette Columbro, "ma in casi così estremi ed emblematici come quello di Eluana, ritengo che la volontà dell'essere umano conti più di qualunque altra cosa". "Capisco le intenzioni di chi difende la vita come bene supremo ma quando una persona è in coma irreversibile da oltre 16 anni ciò che dovrebbe prevalere è il buon senso e il rispetto per la dignità di chi versa in condizioni terribili da così tanto tempo". "Se Eluana in passato ha espresso il desiderio di non vivere in questo modo", conclude Columbro, "è giusto che si rispetti la sua volontà e che si stacchi la spina".
D’accordo con Ferrara Adriano Celentano che così scrive al Corriere della Sera: “È chiaro che, per quanto mi riguarda, essendo un credente, nel senso che do per scontato che il nostro, qui sulla terra, nel bene e nel male, non sia che un misero microscopico passaggio in confronto a quella che sarà la vera Vita! Quella vita che Dio ci ha preservato nell'eterna Bellezza. E se poi penso alle parole di Gesù quando disse che «l'uomo non è padrone neanche di uno solo dei capelli che porta in testa», non posso che essere d'accordo con chi la difende, la vita”. Prosegue Celentano: “Forse Eluana vuol dirmi di non prendere in considerazione ciò che mi chiese in un momento di spensierata giovinezza?... Forse nei luoghi dove si trova ora non soffre e magari già intravede le meraviglie del cielo?... E se, contrariamente all'apparenza, si trovasse invece in uno stato di grande serenità, in attesa del trionfale ingresso nella vita celeste? O forse, chissà, di un ritorno a questa, di vita?... E poi ancora, la cosa che più di tutti mi domanderei: e se fossi proprio io a rattristare il suo animo, per il gesto che suo padre sta per compiere?”.
Mentre si inseguono le voci pro e contro la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale sul corpo di Eluana, anche il Senato entra nel merito.
La Giunta del Regolamento del Senato ha accolto la proposta del Presidente Renato Schifani di sottoporre all'esame della prima commissione permanente, Affari Costituzionali, la questione di un eventuale conflitto di attribuzione da sollevare tra Senato e Corte di Cassazione sulla vicenda di Eluana. Dopo l'esame della commissione si pronuncera' l'Assemblea.
Nei giorni scorsi a Palazzo Madama era già stata presentata, primo firmatario Francesco Cossiga, la mozione che chiedeva al Senato di sollevare un conflitto di attribuzioni contro la Corte di Cassazione.
Ma gli Ermellini sono pronti a respingere qualsiasi accusa: «Il Parlamento faccia quello che crede. Alla Cassazione era stata posta una domanda di giustizia e noi l'abbiamo resa». È il commento di Maria Gabriella Luccioli, presidente del collegio della Cassazione che si pronunciò sul caso di Eluana Englaro, sulla valutazione di un eventuale conflitto di attribuzione con la Suprema Corte. «Credo che ora su questa vicenda bisogna fare un po' di silenzio» ha aggiunto la Luccioli.
Fatevi un giro in un paese civile dove la lentezza, il rispetto di chi ne fruisce e la bici non dopata hanno ancora un senso... Questa è la regola. Mai trasgredire all'unidirezionalità dello sguardo. Che solo in questa direzione è potere. Parafrasando Christian Metz, il voyeurismo dello spettatore nella sala è una sorta di flusso desideroso di vedere e sentire che si proietta sullo schermo, e gode (nei termini di una jouissance) delle immagini in movimento e, secondo Moravia, ma a chi scrive rimangono molti dubbi, la scopofilia è interessata soprattutto al movimento del proprio oggetto; non è attratta dall'immobilità. L'arte obbliga allo sguardo, lo doma, quando è efficace. Il realismo viene fatto coincidere nella finzione dello schermo con la consapevolezza di non essere osservati (e si potrebbero aprire fiumi di parentesi sul Grande Fratello e simili...). La magia del cinema è questa: il voyeurismo che ci accomuna tutti, livellati nello spiare dal buco. Scoprire che lo sguardo può essere ricambiato ci destabilizza, ci scopre, ci mette a nudo nel nostro intento di spiare. Siamo scoperti. Ecco quello scintillio, il brivido, l'incomprensibile gesto del protagonista di Into the Wild (pellicola alla fine mediocre?) che senza preavviso ci guarda nell'obiettivo e ci scopre guardanti. Imbarazzo. Che fa? Ma agli albori del cinema era La grande rapina al treno (1903), in cui il fuorilegge spara alla macchina da presa proprio nell'ultima scena, e poi fu Oliver Hardy a guardare in camera (inventò il camera look). Cercava comprensione, cercava un'umanità ricambiata che solo lo sguardo può veicolare. Ma si trattava di sperimentazioni, esercizi di stile. Kubrick caratterizza lo sguardo, sempre diverso in ogni sua opera, Orson Welles è invece il maestro dello sguardo prospettico (anche Hitchcock, certo basti leggere le riflessioni di Lacan a proposito de La finestra sul cortile* e Psycho), e, da attore, ne Il terzo uomo (1949) ad un certo punto ci osserva; e non ha pietà di noi Gloria Swanson in Sunset Boulevard (1950), ma in questo caso il genio di Billy Wilder ci mette addirittura al suo posto alla regia, dietro la macchina, in un incastro di matrioske. Siamo parte di quel film, spettatori-attori. Il nostro sguardo muove la macchina e da essa viene forzato al movimento, come in simbiosi, kinoglaz, l'occhio-cinepresa... con le parole di Dziga Vertov, l'uomo con la macchina da presa: "La cinepresa trascina gli occhi degli spettatori dalle mani ai piedi, dai piedi agli occhi, e avanti, con ordine, organizzando i dettagli in un preciso esercizio di montaggio."**
La forza dissolutrice dello sguardo squarcerà la tela cinematografica in modo rivoluzionario nel 1953 con Monica e il desiderio (ignobile adattamento del titolo originale Estate con Monika) di Ingmar Bergman, in cui la protagonista Harriet Andersson cerca quasi di fuggire dalla propria condizione fissando lo sguardo nella cinepresa, sembra chiedersi se ci sia davvero qualcuno al di là di quell'occhio che percepisce su di sé. "La [sequenza] più triste di tutta la storia del cinema" la definirà Godard. Secondi di assoluto fremito per creare quella sutura con il teatro greco, con la parabasi, quando l'attore si estraniava e cominciava a comunicare direttamente al pubblico ignorando la presenza della compagnia teatrale sul palco. "Qui per la prima volta" commenterà in seguito Bergman "si stabilisce un contatto spudorato e diretto con lo spettatore"***. Un contatto osceno, aggiungeremo.
Tutto ci guarda, è il fatto di accorgersene che ci stupisce. Quando si innesta questo corto circuito rimaniamo basiti, disarmati della nostra cinepresa, scopriamo che il potere dello sguardo totale e unidirezionale, panottico, è una menzogna, o quanto meno è costruito su basi ontologicamente fragili: il potere, sempre sovvertibile.
Il cinema pornografico è uno sguardo nella camera da letto, in senso metaforico. Uno sguardo nell'intimità. Anche in questa situazione non si deve essere scoperti. Il porno amatoriale è in qualche modo il lato documentaristico del porno, e quando lo sguardo di chi si filma cade nella macchina da presa si innesca in modo inequivocabile il cortocircuito dello sguardo, com'è sempre accaduto nella storia del cinema. L'effetto vira più sul comico, perché non è ricercato, è un errore, ma la frizione generata dall'incontro tra due pupille sullo stesso asse, si fa comunque sentire. Si aggiunge in più il disvelamento che volevamo ignorare "ah, allora sapevano di essere filmati!". Puntare un obiettivo contro una persona è come puntare una pistola, in qualche modo si modifica il comportamento di chi ci sta di fronte. La difesa di quest'ultimo è guardare, sbagliando, in camera.
* "Io posso sentirmi osservato da qualcuno di cui non vedo neppure gli occhi, e neppure l'apparenza. Basta che qualcosa mi significhi che qualcuno può essere là. Questa finestra, se fa un po' buio, e se vi sono ragioni per pensare che vi sia qualcuno dietro, è già, sin d'ora, uno sguardo." J. Lacan, Seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud. 1953-1954, Einaudi, Torino, 1978, p.266
** citato da R. Taylor e I. Christie, curatori di The Film Factory, Routledge, Londra, 1988, p.92
*** citato in G. Agamben, Profanazioni, Nottetempo, Roma, 2004, p. 103
(grazie a fastidio)
Dicono che forse è colpa di un agente chimico usato per concimare il mais. Dicono che centri anche l'alto e progressivamente sempre più invasivo inquinamento elettromagnetico. Fattosta' che questo è un anno davvero strano e la mancanza degli insettini pungigliosi e produttori di miele, si fa sentire. Un po' come succedeva nei cartoni animati.
Solo che nella realtà la mancanza delle api nei campi è davvero un problema. Non solo per i fiori meno impollinati.
(grazie a ombra)
Napolitano e Berlusconi
|
|