martedì 22 luglio 2008

lunedì 21 luglio 2008

il bel cinema di sandro baldoni





Sandro Baldoni non è un regista conosciuto ai più, anche perché i suoi film non godono di sufficiente promozione. Ieri sera ho avuto il piacere di vedere il suo ultimo lavoro - Italian dream - in un fresco cinemino di provincia, gestito ancora da qualche persona illuminata.

Il film tocca i temi più cari a Baldoni quali la totale mancanza di etica del mondo in cui viviamo, l'affannosa ricerca dell'affermazione personale a tutti i costi, ma anche l'angoscia che da tutto ciò deriva. E raccontato con una notevole capacità satirica e surreale. Grande infine Ivano Marescotti, l'attore principale di quasi tutti i suoi film.

via le mani zozze dei privati dai parchi!!!

La Federparchi insorge contro l'ipotesi avanzata dal ministro dell'Ambiente: "Marcia indietro assurda, costiamo pochissimo e siamo all'avanguardia in Europa"

Privatizzazione, Parchi in rivolta: "Provocazione priva di senso"

La Prestigiacomo pensa a fondazioni private per la gestione delle oltre 150 aree protette. La replica: "La tutela di beni inalienabili come acqua e foreste spetta al pubblico"
di VALERIO GUALERZI

L'ultimo nato: il Parco nazionale della Val d'Agri

ROMA - Quando alla guida del ministero per l'Ambiente c'era Altero Matteoli, lo scandalo riguardò il sistematico tentativo di lottizzazione dei vertici degli allora 23 Parchi nazionali. Manovra in parte fallita in seguito alla disfatta del centrodestra nelle elezioni regionali del 2005. Ora il suo successore Stefania Prestigiacomo lamenta che le aree protette sono diventate "un poltronificio", ma dietro la denuncia secondo i difensori dei Parchi si nasconde un pericolo persino peggiore.

Ad ascoltare i gridi di allarme di ambientalisti e Federparchi, la minaccia questa volta è quasi mortale e viene da lontano. Prima il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha inserito 19 dei 24 enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare. Decisione frutto, pare, di un automatismo sbagliato nella scrittura della prima versione del Dpef. Nelle stesure successive il testo è stato effettivamente corretto ("l'utilità" degli Enti Parco rimane comunque sub iudice e dovrà essere valutata di anno in anno), ma negli orientamenti della maggioranza la sostanza è rimasta intatta. La manovra economica prevede infatti tagli consistenti, con la riduzione del numero dei dipendenti di supporto impiegati in attività non istituzionali e la riduzione degli stanziamenti per la contrattazione integrativa.

Colpi di scure che rispondono alla filosofia illustrata sabato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo nel corso di un convegno. I Parchi, ha tuonato, sono diventati "una sorta di poltronificio". "Non dico di privatizzarli - ha proseguito - ma privata dovrà essere la loro gestione". L'idea dell'esponente del Pdl che ha preso il posto di Matteoli è quella di affidare a delle fondazioni non solo i 24 parchi nazionali, ma anche le riserve e le oasi naturalistiche.

Una soluzione che non piace né alle associazioni ambientaliste né a Federparchi, l'organizzazione che riunisce le oltre 150 aeree protette italiane. "E' una provocazione priva di senso perché i costi di gestione sono irrisori - commenta il presidente Matteo Fusilli - i consiglieri degli enti parco non ricevono indennità e partecipano alle riunioni come atto di volontariato, fuori dall'orario di lavoro".

Oggi i Parchi offrono impiego a circa 80 mila persone di cui 4 mila negli enti di gestione. Un terzo dei comuni italiani ha il proprio territorio compreso in un'area protetta, mentre solo quelli Nazionali coprono oltre il 5 per cento della superficie. Nel triennio 2001-2004 hanno fatto registrare 155 milioni di presenze turistiche, con un giro d'affari tra gli 8,5 e 9,3 miliardi di euro, quasi un punto percentuale del Pil. Un dato costante, malgrado il calo del 2,7 per cento registrato nello stesso periodo a livello nazionale.

"Andando avanti su questa strada - denuncia ancora il presidente di Federparchi - da primi ci troveremmo ultimi: siamo stati noi italiani a inventare la gestione dei Parchi allargata a scienziati, enti locali, imprenditori illuminati. L'Europa ci ha seguito su questa strada perché ha visto che funzionava e ora dovremmo fare marcia indietro?". "L'ipotesi di trasferimento della gestione a fondazioni private - conclude Fusilli - sembra segnalare la volontà di sgravare il pubblico di una responsabilità che invece gli spetta sempre e comunque, perché riguarda la pianificazione del territorio e la tutela di beni inalienabili come le acque, le foreste, le coste, la flora e la fauna selvatiche".

Ragionamento condiviso dal Cts, il Centro turistico studentesco e giovanile. "I parchi - afferma il vicepresidente Stefano Di Marco - sono un patrimonio di tutti: una grande ricchezza per il nostro paese. E' necessario che lo stato investa per valorizzare queste aree che, oltre a custodire la natura più bella che l'Italia può offrire, svolgono un'importante funzione sociale".

domenica 20 luglio 2008

e non è neanche un'estate calda...

Solo pochi giorni fa l'ultima rilevazione del Ministero su precari e supplenti. Solo la "gande migrazione" permette di coprire le esigenze del Centro-Nord

Ma senza i prof meridionali la "scuola del Nord" si inceppa

di SALVO INTRAVAIA

Bossi attacca gli insegnanti del Sud ma senza di loro la scuola "del Nord" non potrebbe neppure funzionare. Basta guardare gli ultimi numeri pubblicati dal ministero dell'Istruzione proprio pochissimi giorni fa sui precari per rendersene conto.
Questa mattina, al congresso della Liga Veneta-Lega Nord, la provocazione di Bossi. Prima chiede la riforma del federalismo e successivamente invoca quella della scuola prendendo a pesci in faccia gli insegnanti meridionali. E' ora di dire basta "al far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord", dice il leader lumbard che spiega: "Un nostro ragazzo è stato 'bastonato' agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo". Poi chiama al suo fianco la parlamentare leghista, Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che rincara la dose: "Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima".

Quanti siano i docenti meridionali di ruolo che attualmente insegnano al Nord non si sa ed è difficile calcolarlo. Ma dall'ultima pubblicazione sulle graduatorie dei precari (Graduatorie ad esaurimento) si sa che 29 mila docenti "residenti in province meridionali" hanno optato per graduatorie provinciali di città "del Centro-Nord", che in tutto contano 70 mila precari. Al Sud i numeri sono completamente diversi: 160 mila iscritti nelle graduatorie dei precari su un totale di 230 mila disposti a lavorare come supplenti. Di contro, gli iscritti in graduatorie del Sud residenti in province settentrionali sono appena 412.

Senza i 29 mila "terroni" alla ricerca di un posto di lavoro, anche precario, al Centro-Nord rimarrebbero appena 41 mila docenti con le carte in regola (forniti cioè di abilitazione all'insegnamento tramite concorso o appena usciti da una Scuola di specializzazione all'insegnamento secondario) per andare in cattedra e coprire i posti vacanti o momentaneamente liberi per assenza del titolare. Delle 25 mila assunzioni varate dal governo Berlusconi, 17 mila andranno alle regioni del Nord. Secondo fonti ministeriali, il prossimo settembre rimarranno vacanti al Nord più di 30 mila cattedre libere che i 41mila prof "del Nord" farebbero fatica a coprire. Perché occorre trovare docenti per le 78 mila supplenze conferite solo al Centro-Nord nel 2007/2008. Come farebbe la scuola nelle regioni settentrionali senza i vilipesi docenti meridionali?

Bambini e, ragazzini e studenti delle scuole settentrionali si dovrebbero "accontentare" di seguire le lezioni impartite da neolaureati o studenti universitari, senza nessuna esperienza ma di "razza garantita", che con la scuola e l'insegnamento non hanno mai avuto a che fare. Oppure rivolgersi a insegnanti stranieri: rumeni o marocchini. Forse meglio dei maestri e prof meridionali.

immenso de andre'

Probabilmente quasi tutti i lettori di questo blog conoscono Canzone del Maggio del mai troppo compianto e mai attuale come in questi giorni Fabrizio De Andre' pubblicata per la prima volta nel bellissimo concept album Storia di un impiegato nel lontano 1973. Altrettanto probabilmente ben pochi di voi ne conoscono le origini e la travagliata storia.

Prendendo liberamente spunto da una canzone intitolata Chacun de vous est concerné che Dominique Grange (altre info in francese), cantante di lotta del maggio francese, compose ed incise nel 1968, De Andre' decise, come era suo costume, di schierarsi con forza e senza ambiguita' con un pezzo che nella sua versione originale non venne mai incisa a causa della feroce censura italiana di quegli anni.

Una versione durissima e di fortissima accusa che Fabrizio De Andre', come faceva spesso quando la censura si abbatteva sui suoi testi, riproponeva dal vivo nei concerti e che ho recuperato per voi lettori insieme all'originale francese


Scarica Fabrizio De Andre - Canzone del maggio - Versione Inedita censurata

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il vento, gli avete fatto perdere tempo

e se vi siete detti non sta succedendo niente
le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco
voi siete stati lo strumento per farci perdere un sacco di tempo

se avete lasciato fare ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie, di noi teppisti, di noi ribelli
lasciandoci in buona fede sanguinare sul marciapiede
anche se ora ve ne fregate voi quella notte voi c'eravate

e se noi vostri quartieri tutto e' rimasto come ieri
se sono rimasti a posto perfino i sassi dei vostri viali
se avete preso per buone le verita' dei vostri giornali
non vi e' rimasto nessun argomento per farci ancora perdere tempo

lo conosciamo bene il vostro finto progresso
il vostro comandamento: "ama il consumo come te stesso"
e se voi lo avete osservato fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora piu' forte
voi non potere fermare il vento gli fate solo perdere tempo



Scarica Dominique Grange - Chacun De Vous Est Concerné

Même si le mois de mai
Ne vous a guère touché
Même s’il n’y a pas eu
De manif dans votre rue
Même si votre voiture
N’a pas été incendiée
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si vous avez feint
De croire qu’il ne se passait rien
Quand dans le pays entier
Les usines s’arrêtaient
Même si vous n’avez rien fait
Pour aider ceux qui luttaient
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si vous avez fermé
Votre porte à notre nez
Une nuit que nous avions
Les CRS aux talons
Matraqués sur le palier
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si dans votre ville
Tout est bien resté tranquille
Sans pavés sans barricades
Sans blessés et sans grenades
Même si vous avez gobé
Ce que disait la télé
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si vous croyez maintenant
Que tout est bien comme avant
Parce que vous avez voté
L’ordre et la sécurité
Même si vous ne voulez pas
Que bientôt on remette ça
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

(grazie a Porno)

sabato 19 luglio 2008

ah davvero...

Papa: "Religioni veicolo di pace"





"
è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine."

(art by: Martin Kippenberg - words: credo niceno-costantinopolitano)

Speriamo che non torni! Leggete un libricino di Mark Twain, Il secondo avvento, e ne capirete il motivo...



in Russia intanto...

bene, bravi...

...così avremo le scuole dei presidi, dei parenti dei presidi, degli amici dei presidi e delle...amanti dei presidi. Siamo in Itaglia, mai scordarselo. Provare per credere..

I professori scelti dai presidi
RAFFAELLO MASCI
ROMA
La scuola sarà veramente autonoma, avrà un consiglio di amministrazione, sceglierà da sola gli insegnanti, li valuterà rigorosamente ma permetterà loro di fare carriera e li pagherà secondo il merito. Non è l’ennesima riforma del sistema di istruzione, ma solo una riorganizzazione che mira a fare di ogni istituto una realtà indipendente sia pur all’interno di un sistema nazionale, sull’esempio dell’Inghilterra, della Svezia ma - soprattutto - della scuola che secondo l’Ocse funziona meglio al mondo, quella della Finlandia.
E questo si potrà fare non su proposta del governo ma con una iniziativa parlamentare bipartisan all’interno della commissione Cultura della Camera, presieduta da Valentina Aprea.
La scuola
Ogni istituto avrà un consiglio di amministrazione presieduto dal preside, farà il suo piano dell’offerta formativa e sceglierà direttamente i docenti tra coloro che ne hanno i requisiti.
Fondazioni
Gli istituti, come già aveva proposto Fioroni, potranno diventare fondazioni, il che consentirà loro di ricevere finanziamenti anche privati.
Professionisti
Verrà riformato il loro status giuridico: saranno professionisti e non più impiegati pubblici. Come tutte le professioni anche quella docente prevederà un percorso: università, specializzazione, praticantato, iscrizione ad un albo. I consigli di amministrazione delle scuole sceglieranno da quell’albo. E i precari? Non ci saranno più. Al massimo un insegnante sarà disoccupato, ma precario no.
I titoli
Chi entra professore non esce tale e quale 40 anni dopo. Ci sarà una carriera: docente iniziale, ordinario, esperto, vicedirigente. Poi, con un altro concorso, dirigente. La carriera avverrà attraverso un sistema di valutazione per esami o titoli.
La valutazione
Gli studenti saranno valutati con sistemi «oggettivi» che misureranno il raggiungimento (o meno) degli obiettivi fissati dagli programmi nazionali. La valutazione avverrà prima all’interno della scuola, con un nucleo di «autovalutazione» che consente un iniziale check-up, poi con l’ausilio dell’Invalsi (l’istituto del ministero che si occupa di valutazione) come soggetto terzo. In questo modo ogni scuola e ogni specifica classe conosceranno carenze ma anche eccellenze proprie. Autovalutazione e valutazione esterna varranno anche per i docenti. La valutazione prevede un sistema premiale e anche sanzionatorio, ma è soprattutto uno strumento di diagnosi, che dovrebbe impedire che alle prossime rilevazioni Pisa-Ocse continuiamo ad essere in fondo alle classifiche.
Schieramenti d’accordo
Politicamente la novità più rilevante di questo progetto di legge è che nasce bipartisan. Se ne cominciò a parlare in un seminario alla fine del 2006 al ministero (con Fioroni ministro). Il tema fu ripreso da Fioroni stesso nel convegno di Caserta (febbraio 2007). E’ stato raccolto in un progetto di legge da Valentina Aprea dell’aprile scorso. Nell’ambito della commissione Cultura, analoghe proposte sono venute da altre donne di scuola di entrambi gli schieramenti: Maria Letizia De Torre (Pd), Angela Napoli e Paola Frassineti (Pdl). Un comitato ristretto sta ora lavorando affinché le proposte possano confluire in un unico progetto trasversale.

i miracoli dell'unto










ma non è proprio
così...

venerdì 18 luglio 2008

nico, la musa dark dei v.u., non c'è più da ventanni


«C'è posto qui per due creature infelici?». Federico Fellini ha sempre avuto l'occhio lungo per le bionde. Quando vide arrivare, in visita nel 1959 sul set de «La Dolce Vita», quella Christa Päffgen che tutti chiamavano Nico, ne restò affascinato e la volle nel suo film. Ventunenne originaria di Colonia, era già comparsa ne «La Tempesta» di Alberto Lattuada e in «For The First Time» di Rudolph Maté. Non proprio quel che si dice interpretazioni memorabili. Fellini però ne fece un simbolo, riuscendo a evidenziarne il lato decadente e crepuscolare prima ancora che, intrapresa la carriera musicale, diventasse la sacerdotessa indiscussa del lato oscuro del rock. A caccia di un passaggio insieme all'amico Marcello (Mastroianni), «C'è posto qui per due creature infelici?», butta lì «Nicolina» in un celebre episodio del film-capolavoro.

Modella, attrice e musicista, Nico è morta a Ibiza vent'anni fa, il 18 luglio 1988, in seguito a una banale caduta in bicicletta. Emorragia celebrale, dicono i referti medici. Tutto ci si poteva aspettare, da una con almeno 15 anni di eroina alle spalle, meno una fine così ordinaria. Per giunta nella stessa isola delle Baleari dove, in un certo senso, era nata la sua leggenda, allorché il fotografo Herbert Tobias l'aveva ribattezza Nico, lei appena 15 enne, in onore del di lui ex compagno e regista Nico Papatakis.

Fu Bob Dylan a presentarla al guru della pop art Andy Warhol. Il quale, dopo averla voluta in alcuni corti realizzati insieme al regista Paul Morrissey, praticamente la impose come cantante ai suoi protetti Velvet Underground. Il primo album della band capitanata dal cantante e chitarrista Lou Reed e dal polistrumentista John Cale, quel «The «Velvet Underground & Nico» con la banana in copertina, vede la voce cavernosa di Nico riempire gli spazi vuoti di «Sunday Morning» e cimentarsi da solista in altri tre classici: «All tomorrow's parties», «I'll be your mirror» e «Femme fatale».

Non è chiaro come mai quella collaborazione durò solo il tempo di un album. «Volevano sbarazzarsi di me perché ricevevo più attenzioni di loro da parte della stampa», ebbe a dire Nico qualche anno dopo. Forse però la ragione principale risiede in quel triangolo amoroso, con invitabile contorno di gelosie, che la vide legarsi prima a Reed e poi a Cale (com'è che fa «Femme fatale»? She's going to break your heart in two…). Nico non era estranea a questo tipo di situazioni. Improntato a un rigoroso turnover, il suo curriculum amoroso era degno di una groupie, includendo stelle del cinema come Alain Delon (da cui ebbe un figlio nel 1962) e leggende del rock come Brian Jones, Jim Morrison, Tim Buckley e Iggy Pop.

Tracce di Reed e, soprattutto, di Cale in veste di produttori, compositori e musicisti si trovano comunque disseminate lungo tutta la carriera solista di Nico. A cominciare dall'lp «The Marble Index» (1968), che segue il timido debutto «Chelsea Girl» (1967), passando per «Desertshore» del 1970 e «The end» del 1974, dove si cimenta in un'oscura cover dell'omonimo pezzo dei Doors. Atmosfere notturne, tessiture vocali cantilenanti e sentimentalismi decadenti intarsiati con l'harmonium che le aveva regalato Cale: gli ingredienti del dark sono tutti qui. «Sono venuta per morire con voi», ha esordito una volta davanti al suo pubblico. Poco importa se i successivi «Drama of exile» e «Camera obscura» non saranno all' altezza del mito. La leggenda gotica era nata e non basta certo una sciocchezza come la morte per cancellarla.

cara democrazia...

"Al G8 la polizia peggio di chi lanciava molotov"
I pm: minacciata la democrazia.
Chiesti 112 anni. La requisitoria:
«Il massacro studiato per coprire
le incompetenze dei giorni prima»
PAOLO COLONNELLO
INVIATO A GENOVA
Il senso di tutto ciò che accadde nella notte del 22 luglio del 2001 nei locali insanguinati della scuola Diaz si racchiude in una frase che il pubblico ministero del processo Enrico Zucca pronuncia al termine della sua requisitoria prima di presentare il conto salato degli anni di reclusione, 112 in tutto: «I fatti che abbiamo illustrato sono così gravi perché minacciano la democrazia più delle molotov lanciate». E i fatti sono quelli che vennero definiti «una macelleria messicana».

Per parlare dei vertici della polizia che sette anni fa guidarono e organizzarono «il massacro» di 93 giovani no global, lo stesso pm ricorre a un’immagine ancora più forte, quella dei tribunali internazionali per i crimini di guerra: «Uno dei criteri usato dalle corti internazionali per stabilire le responsabilità dei generali è la loro posizione sul campo di battaglia». E quella notte le telecamere di tv e operatori privati fissarono senza ombra di dubbio le posizioni dei «generali in campo». Alle 23,59 un filmato mostra il più alto in grado, il dottor Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento anticrimine, mentre «vestito di blu, casco e manganello in mano, distribuisce ordini un minuto prima dell’irruzione nella scuola».

Poi riprendono Giovanni Luperi, il vice del prefetto La Barbera all’Ucigos, attuale capo dell’ex Sisde, mentre traffica con «i reperti» che verranno mostrati alla stampa. Poi si vede l’allora capo della Digos Spartaco Mortola. Quindi il comandante Vincenzo Canterini e poi Michelangelo Fournier, ed ecco Caldarozzi, il vicequestore Pietro Troiani, il finto ferito Massimo Nocera. Ci sono tutti i funzionari che contano nella notte «cilena» di Genova, mentre decine di giovani venivano pestati a sangue e tre di loro venivano ridotti in fin di vita dalla violenza bestiale degli agenti. E tutti si adoperano «per aggiustare» le cose, nell’ambito di un’azione preordinata e studiata a tavolino per coprire «le incompetenze» delle forze dell’ordine emerse durante le manifestazioni dei giorni precedenti. E’ questa la storia agghiacciante che raccontano i pubblici ministeri prima di chiedere pene che vanno dai tre mesi ai cinque anni di reclusione, con una sola assoluzione per i 29 imputati. Il G8 ormai era terminato, c’era stato un morto, Carlo Giuliani, i black block avevano devastato e saccheggiato la città senza che nessuno fosse riuscito a fermarli, cortei pacifici erano stati attaccati trasformandosi in guerriglia. Una debacle che d’innanzi al nuovo governo appena insediatosi (il Berlusconi secondo) andava riscattata con un’azione clamorosa, con l’arresto di qualcuno.

Vennero scelti i giovani che si erano accampati nei saloni della scuola Diaz: quasi tutti stranieri, sarebbero stati i «black block» ideali da mostrare alle telecamere. E’ per questo, dice il pm, «che venne manipolato un corpo di reato importante» come le due false bottiglie molotov, che venne inventata una «finta sassaiola ai danni di una fantomatica pattuglia di polizia», che vennero operati «arresti completamente illegali». «Quella notte - chiosa il pm - vi fu la sospensione della legge». E forse anche qualcosa di più. Ma il magistrato conosce i limiti di un processo come questo, svolto a distanza di sette anni dai fatti e in procinto di essere quasi interamente prescritto e comunque indultato. E conosce i suoi imputati, la loro immagine pubblica di funzionari pluridecorati, fondamentali per la lotta al crimine organizzato. «Vorrei ricordare al tribunale che non è stato facile arrivare a questo punto. Non è stato facile al pubblico ministero indagare...». Quando alle due e mezzo del pomeriggio il pm arriva alla conclusione della sua lunghissima requisitoria, nell’aula bunker del palazzo di giustizia di Genova cala finalmente un silenzio assoluto. Quell’impercettibile sospensione nelle parole dell’accusa, vibra nell’aria fino a raggiungere i cinque ragazzi «superstiti» della Diaz che siedono tra il pubblico stringendosi l’uno all’altro.

E adesso aspettano che l’accusa faccia il suo dovere, che tiri le conclusioni di un processo che li ha visti soffrire. «La notte della Diaz - riprende il pm - la legge fu sospesa e ci fu un comportamento deviante e criminoso della polizia. C’è stata la pericolosa dimostrazione di una violazione delle norme considerate d’impaccio per un’azione efficente di ordine pubblico». Ma il compito dell’accusa non è la vendetta. Così il dottor Zucca riconosce l’equivalenza delle attenuanti (per la personalità degli imputati) con le aggravanti e tira le sue somme. Chiede che per Gratteri e Luperi, accusati di falso ideologico, calunnia e arresto illegale, il tribunale condanni a 4 anni e 6 mesi di reclusione più una sospensione dalle funzioni per la durata della pena; 4 anni e 6 mesi anche per Vincenzo Canterini, il comandante del Settimo reparto Mobile di Roma; 3 anni e sei mesi per Michelangelo Fournier; 4 anni per l’agente Nocera; 5 anni per Troiani, la pena più alta, il funzionario che portò le due molotov false. Fuori dall’aula i cinque ragazzi della Diaz si salutano, si abbracciano. Valeria, che oggi ha 33 anni, dice che «non so valutare se le richieste siano state giuste o sbgliate. Di quella notte non vorrei sentir parlare mai più». A settembre toccherà alle difese.

il delirio...

Nei primi giorni di assenza si applica la decurtazione della retribuzione

Brunetta dichiara guerra ai falsi malati

Circolare del ministero alle pubbliche amministrazioni: «Visita fiscale anche per un solo giorno di malattia»

Renato Brunetta (Ap)
Renato Brunetta (Ap)
ROMA - Giro di vite per limitare le assenze ingiustificate dei dipendenti pubblici. D'ora in poi la visita del medico fiscale «è sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno». Lo stabilisce una circolare firmata dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni (i punti del documento).

«AGEVOLARE I CONTROLLI» - Nel testo si chiarisce che la richiesta di visita fiscale «è sempre obbligatoria, salvo particolari impedimenti del servizio del personale derivanti da un eccezionale carico di lavoro o urgenze della giornata». Il medico potrà poi presentarsi per il controllo con meno limitazioni di orario. Si ampliano le ore in cui potrà essere effettuata la visita, «al fine di agevolare i controlli». Oltre alla burocrazia, la 'stretta' si occupa anche del portafoglio dei dipendenti. Ad ogni malattia, nei primi giorni di assenza e indipendentemente dalla durata, si applica la decurtazione della retribuzione, anche se non su tutte le voci dello stipendio. Potrà essere tagliata «ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo» e «ogni altro trattamento economico accessorio»: indennità accessione che possono essere quantificate attorno al 25-30% della retribuzione, sottolinea il ministero. Non saranno toccati il trattamento economico tabellare iniziale, la tredicesima, l'anzianità e gli eventuali assegni ad personam.

COMPENSI DI PRODUTTIVITÀ - Le assenze per malattia superiori a 10 giorni e, a prescindere dalla durata, alla terza assenza ogni anno, devono essere giustificate con un certificato medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica o dai medici convenzionati. La circolare fornisce inoltre indicazioni alle amministrazioni sull'incidenza delle assenze dal servizio ai fini della distribuzione dei fondi per la contrattazione collettiva, ribadendo i principi in materia di premialità e chiarendo che comunque nessun automatismo è consentito nella distribuzione delle somme. In particolare, i compensi di produttività potranno essere percepiti «solo in misura corrispondente alle attività effettivamente svolte e ai risultati conseguiti» e nell'erogazione dei compensi incentivanti «deve essere esclusa ogni forma di automatica determinazione del compenso o di 'erogazione a pioggia'». In pratica, se si fanno assenze non si ha diritto ai premi economici dovuti alla produttività. Inoltre i contratti collettivi dovranno quantificare i permessi retribuiti stabilendo sempre un monte ore massimo, al fine di «impedire distorsioni nell'applicazione delle clausole, evitando che i permessi siano chiesti e fruiti sempre nelle giornate in cui il dipendente dovrebbe recuperare l'orario».

«NORMA INIQUA» - Il capogruppo del Pd della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha immediatamente criticato la circolare di Brunetta che, secondo lui, «colpisce la retribuzione in modo pesante e iniquo». «Agendo sul salario variabile - ha detto Damiano - la misura penalizza in modo differente, a seconda della struttura retributiva, i singoli settori della pubblica amministrazione ed è del tutto in controtendenza con gli annunci del governo di voler valorizzare, anche nel pubblico impiego, forme di retribuzione legate alla produttività». Secondo Damiano ci rimetteranno soprattutto le forze di polizia «che hanno una struttura retributiva caratterizzata da elevata variabilità».

ASSENTEISMO IN CALO - Presentando la misura 'anti-assenteismo', Brunetta ha fatto il punto della situazione, parlando di dati confortanti: l'assenteismo nella pubblica amministrazione, specie per malattia, registra una diminuzione da fine maggio del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha detto il ministro annunciando prima della pausa estiva un rapporto strutturato su questo argomento anche se con dati parziali. Da settembre ci sarà un osservatorio sull'assenteismo che pubblicherà mensilmente dati su «questa nostra azione moralizzatrice», ha detto Brunetta. Il calo del 20%, ha precisato, si registra «da quando è emersa l'opinione che 'cambiare si può', quindi con il decreto 112, le circolari e la cosiddetta operazione trasparenza».

giovedì 17 luglio 2008

innaffio i fiori...

mercoledì 16 luglio 2008

e mi scappa da ridere!

L'allarme del garante: «Rischio derive da You Tube e social network»

E sulle intercettazioni Pizzetti dice: «Anomalia tutta italiana»

Francesco Pizzetti (lapresse)
Francesco Pizzetti (lapresse)
ROMA - Il Garante per la privacy Francesco Pizzetti nella Relazione Annuale al Parlamento mette in guardia dalle possibili insidie di Internet, puntando il dito sul rischio di derive che possono nascere soprattutto da YouTube e Social network; reti che si diffondono sempre di più e attraverso le quali si scambiano milioni di dati ma che i giovani usano con spensieratezza e inconsapevolezza. Un mondo che "è la frontiera più avanzata" della protezione dei dati personali.

LA RETE - Il Garante ha sottolineato che insieme alle altre Autorità europee, monitora attentamente il continuo svilupparsi di nuovi servizi ed opportunità sulla rete. E se da un lato l’Authority promuove le innovazioni, come quelle promosse da Google, quali la localizzazione geo-satellitare, la detenzione in siti protetti dei dati sanitari degli utenti, l`archiviazione in siti dedicati di tutto il traffico mail degli utenti. Dall’altro spiega: «Ne vediamo però anche le possibili derive». «Assistiamo - avverte il Garante - con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallworld, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete».

RISCHI PER I GIOVANI - E questa diffusione e scambio di dati «può determinare in futuro, specie nel momento dell`accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza». Di fronte a queste nuove sfide e criticità il garante sottolinea la necessità di indicazioni chiare: «Sentiamo il dovere di dare al più presto su tutte queste novità indicazioni chiare, anche per consentirne agli utenti un uso più attento e informato». E tra le ’insedie’ più temibili e non più solo futuribili, il Garante annovera il diffondersi della cosiddetta "pubblicità comportamentale", che utilizza la navigazione in Internet per inviare pubblicità mirata sulla base di gusti, interessi e comportamenti personali; o il geomarketing che, sfruttando il controllo satellitare, è in grado di seguire spostamenti e offrire in ogni località i prodotti e i servizi preferiti. «È - conclude Pizzetti - il mondo affascinante e difficile in cui viviamo», "è il mondo del cybercrime", "il mondo di una libertà virtuale senza confini", "è il mondo della ipervelocità", e «per l’Autorità di protezione dati è la frontiera più avanzata. Quella sulla quale dobbiamo trovare ogni giorno il giusto punto di equilibrio».


INTERCETTAZIONI - In precendenza il Garante si era scagliato contro il fenomeno delle intercettazioni telefoniche definito «una anomalia tutta italiana». Le intercettazioni raccolte durante le indagini e «oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi» sono, secondo Pizzetti, «oltre che strumento di indagine una delle forme più invasive della nostra sfera personale» che «incidono pesantemente su quella libertà di comunicazione che l'art.15 della nostra Costituzione considera un diritto fondamentale, comprimibile solo con atto motivato dell'autorità giudiziaria». Il garante è quindi convinto della necessità di limitare il diritto di cronaca e saluta come un intervento positivo il ddl sulle intercettazioni nel quale «è stato dato al garante il potere di imporre la pubblicazione dei provvedimenti volti a censurare comportamenti scorretti da parte della stampa». Si tratta «di un potere che avevamo chiesto da tempo e che consideriamo efficace», ha sottolineato Pizzetti.


PROBLEMA GIUSTIZIA - Francesco Pizzetti ha poi lanciato l'allarme sulla situazione degli uffici giudiziari: «Le verifiche svolte al Tribunale di Roma, anche se circoscritte alle Sezioni civili e del lavoro, ci hanno confermato che la protezione dei dati negli uffici giudiziari è ancora quasi all'anno zero». Da qui gli interventi del garante che chiede protezione per i dati e risorse per la tutela effettiva dei diritti dei cittadini. «La nostra Autorità - spiega ancora Pizzetti - si è misurata più volte col tema della giustizia. Il primo aspetto che ci interessa da vicino è se e come sono protetti negli uffici giudiziari e da parte di tutti gli operatori della giustizia, i dati dei cittadini. Si pensi a quanti dati delicati e sensibili possono essere contenuti in una causa di separazione o in una controversia ereditaria o in un'azione di interdizione o in una causa di lavoro. Per non parlare poi dei dati raccolti nelle indagini giudiziarie o trattati nei processi penali». Sempre in tema di giustizia il presidente segnala il provvedimento adottato da pochi giorni «che mette ordine in uno dei settori più delicati delle attività processuali: quello degli ausiliari e dei periti del giudice». Qui a suo avviso «occorrono regole precise sui temi di conservazione; sulle modalità con le quali devono essere conservati o distrutti; sui casi e i modi in cui è lecito incrociare fra loro informazioni raccolte in attività peritali diverse e su delega di autorità giudiziarie differenti». Auspica quindi che questo provvedimento «insieme al codice deontologico di imminente approvazione sulle investigazioni difensive possa portare ordine in quella che sinora è stata una zona franca priva di regole».

IMPRONTE - Dal Garante arriva anche un «fermo e chiaro invito alla moderazione» nell'uso delle impronte digitali e dei dati biometrici che «si va diffondendo a macchia d'olio, sia nel mondo del lavoro sia in altri ambiti», perchè sono «potenzialmente lesivi della dignità delle persone» e quindi non vanno usati «secondo criteri discriminatori».

siamo 'sto paese qua...

Bottiglie d'acqua per Eluana
Il papà: stanco delle polemiche Interviene il Senato

Sono tanti gli appelli rivolti a Beppino Englaro, padre di Eluana, la donna in coma permanente dal 1992, affinché cambi idea e decida di non sospendere le cure che tengono in vita sua figlia. Giuliano Ferrara, già paladino della lotta pro-vita contro l’aborto, ha lanciato un appello: lasciare sul segrato del Duomo di Milano delle bottiglie d’acqua, acqua per Eluana, per protestare contro chi la vuol far morire di fame e di sete. Scrive il Foglio in un articolo di ieri: “Molti nel mondo hanno sete e rischiano di morire. Ma nessuno come Eluana Englaro. Nessuno per sentenza di un giudice. Nessuno per evoluzione della cultura. Nessuno per disperata decisione paterna. Nessuno nel muto nome di una sua volontà precedente. Nessuno come campione umano per la statuizione di una legge di testamento cosiddetto biologico o di eutanasia. Nessuno come cavia ideologica di un passo ulteriore nella via della scristianizzazione radicale del mondo. Nessuno ha sete per un banale incidente filosofico divenuto religione civile universale, la religione della buona morte, la morte buona, capace secondo i modernisti di conferire dignità alla persona che la riceve nel suo letto o autonomia e libertà a chi la dà nel suo grembo. Nessuno nel mondo muore di sete per vanità e necrofilia secolarista. A Eluana Englaro, come avvenne per Terry Schiavo, potrebbe succedere”. Ma Beppino Englaro non sembra intenzionato a cambiare idea. "La natura è stata violentata", ammette il papà di Eluana. "Andrò fino in fondo". E a libero-news: "Sono stufo di tutte queste polemiche, sono stanco di dare spiegazioni e lasciare commenti: alla fine sarà la volontà di Eluana a prevalere".

Se numerose persone difendono la vita ad ogni costo, altri si battono affinchè il libero arbitrio venga rispettato fino alla fine. La vita è un dono, ma una vita come quella di Eluana può ancora definirsi tale?

Libero-news ha contattato Marco Columbro. Il celebre show man nel 2001 fu colpito da un aneurisma cerebrale che lo tenne sospeso tra la vita e la morte per diversi mesi. "Io credo che il destino di tutti noi sia affidato alla volontà di entità superiori che ne decidono il corso", ammette Columbro, "ma in casi così estremi ed emblematici come quello di Eluana, ritengo che la volontà dell'essere umano conti più di qualunque altra cosa". "Capisco le intenzioni di chi difende la vita come bene supremo ma quando una persona è in coma irreversibile da oltre 16 anni ciò che dovrebbe prevalere è il buon senso e il rispetto per la dignità di chi versa in condizioni terribili da così tanto tempo". "Se Eluana in passato ha espresso il desiderio di non vivere in questo modo", conclude Columbro, "è giusto che si rispetti la sua volontà e che si stacchi la spina".

D’accordo con Ferrara Adriano Celentano che così scrive al Corriere della Sera: “È chiaro che, per quanto mi riguarda, essendo un credente, nel senso che do per scontato che il nostro, qui sulla terra, nel bene e nel male, non sia che un misero microscopico passaggio in confronto a quella che sarà la vera Vita! Quella vita che Dio ci ha preservato nell'eterna Bellezza. E se poi penso alle parole di Gesù quando disse che «l'uomo non è padrone neanche di uno solo dei capelli che porta in testa», non posso che essere d'accordo con chi la difende, la vita”. Prosegue Celentano: “Forse Eluana vuol dirmi di non prendere in considerazione ciò che mi chiese in un momento di spensierata giovinezza?... Forse nei luoghi dove si trova ora non soffre e magari già intravede le meraviglie del cielo?... E se, contrariamente all'apparenza, si trovasse invece in uno stato di grande serenità, in attesa del trionfale ingresso nella vita celeste? O forse, chissà, di un ritorno a questa, di vita?... E poi ancora, la cosa che più di tutti mi domanderei: e se fossi proprio io a rattristare il suo animo, per il gesto che suo padre sta per compiere?”.


Mentre si inseguono le voci pro e contro la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale sul corpo di Eluana, anche il Senato entra nel merito.
La Giunta del Regolamento del Senato ha accolto la proposta del Presidente Renato Schifani di sottoporre all'esame della prima commissione permanente, Affari Costituzionali, la questione di un eventuale conflitto di attribuzione da sollevare tra Senato e Corte di Cassazione sulla vicenda di Eluana. Dopo l'esame della commissione si pronuncera' l'Assemblea.

Nei giorni scorsi a Palazzo Madama era già stata presentata, primo firmatario Francesco Cossiga, la mozione che chiedeva al Senato di sollevare un conflitto di attribuzioni contro la Corte di Cassazione.

Ma gli Ermellini sono pronti a respingere qualsiasi accusa: «Il Parlamento faccia quello che crede. Alla Cassazione era stata posta una domanda di giustizia e noi l'abbiamo resa». È il commento di Maria Gabriella Luccioli, presidente del collegio della Cassazione che si pronunciò sul caso di Eluana Englaro, sulla valutazione di un eventuale conflitto di attribuzione con la Suprema Corte. «Credo che ora su questa vicenda bisogna fare un po' di silenzio» ha aggiunto la Luccioli.

martedì 15 luglio 2008

cultura itagliana...ehm

Presentato al ministro Bondi il quinto rapporto di Federculture
Leader al mondo nel design ma tra gli ultimi in Europa per ricerca e sviluppo

Vedi Italia alla voce cultura: "Creativa ma con poco appeal"

"La cultura deve diventare forza trainante dell'economia". Cresce il consumo di teatri e concerti. Ma i nostri musei non sono più tra i primi nel mondo
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Leader nel mondo nel design ma diciassettesimi in Europa per investimenti nella ricerca e nello sviluppo. Al primo posto nel mondo per il patrimonio artistico e culturale ma i nostri musei e gallerie scivolano nella classifica di quelli più visitati. C'era una volta il made in Italy, dell'abito e del museo, delle canzonette e delle mostre, motore e volano dell'Italia che inventa e s'arrangia, crea e produce. "C'era una volta", perché adesso "il fatto in Italia" c'è ancora ma arranca, non è Sistema e produce culturalmente ed economicamente molto meno di quello che potrebbe.

LEGGI IL RAPPORTO COMPLETO

Fotografia di uno spreco. L'ennesimo, nell'Italia delle caste e delle derive. Spreco di occasioni e di talenti. E di punti percentuali di prodotto interno lordo. Ecco che allora l'Italia è leader al mondo nella produzione del design - grazie alla materia prima che si chiama gusto - e seconda dopo la Cina per esportazione di "prodotti creativi", categoria vasta che comprende dall'artigianato agli audiovisivi, dalle pubblicazioni cartacee ai nuovi media. Eppure gli investimenti su creatività e produzione culturale e sostegno ai giovani talenti sono i più scarsi in Eeuropei. Progresso e declino, insieme. Voglia di cultura e incapacità non di produrla ma di offrirla. E' il quadro contraddittorio che viene fuori dal V Rapporto annuale di Federculture, specie di Confindustria che mette insieme tutti i soggetti pubblici e privati che organizzano e gestiscono cultura, turismo, sport e tempo libero. "Creativi per caso" sintetizza Federculture nel rapporto di 230 pagine presentato al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, uno studio che fa lo sforzo inedito di mettere insieme e analizzare tutte le voci che hanno a che fare con turismo, cultura e tempo libero. Ma essere creativi oggi non basta più se il talento non è parte di un sistema coordinato e non casuale di creatività.

Una nuova politica per la cultura. Il messaggio politico del rapporto è chiaro: "L'Italia sconta una visione della cultura ancora identificata quasi esclusivamente con la conservazione del patrimonio artistico, o piuttosto legata al tempo libero, quasi sempre considerata una spesa più che un investimento". Soprattutto una visione che "non comprende la reale portata della creatività come forza trainante dell'economia grazie ai suoi effetti di contaminazione nel tessuto produttivo in termini di innovazione, valore aggiunto e competitività". La scommessa per l'Italia oggi non è tanto, o solo, gestire un museo bensì immaginarne la gestione nell'insieme del territorio dove si trova quel museo. Il museo da solo non basta più.

Il rapporto cita la classifica del Giornale dell'arte (maggio 2008): nel 2007 il più visitato è stato il Louvre seguito dal Centre Pompidou, dal British e dalla Tate Modern gallery. Il primo museo italiano è al settimo posto (Musei Vaticani) seguito dagli Uffizi (21 esima posizione). Nelle classifica delle mostre più visitate nel 2007 (ai primi tre posti c'è Tokio) per trovarne una italiana bisogna arrivare alla 86 esima posizione (Brescia, "Turner e gli impressionisti"), al 104 esimo posto ci sono le Scuderie del Quirinale ("Cina, la nascita dell'Impero"), il Vittoriano ("Chagall") e i Musei capitolini. Eppure l'Italia è al primo posto al mondo per il patrimonio artistico e culturale e al secondo per quello storico. C'è qualcosa che non torna tra capitale a disposizione e capacità di investimento.

La lezione che viene dall'Europa. Tanto per fare un esempio di cosa voglia dire arte come investimento e come forza trainante dell'economia, l'Inghilterra stanzia oltre 10 milioni di sterline per il piano strategico Creative brain, New talents for the new economy che punta sulla formazione dando vita a 5000 nuove occasioni di apprendistato per i giovani creativi e alla costituzione di decine di hub accademici per le industrie creative per collegare scuole, college e università su tutto il territorio britannico. Progetti analoghi che mettono insieme creatività, cultura ed economia sono in Olanda, in Germania, nei paesi scandinavi e poi in Spagna, Lettonia, Austria e Svizzera. L'Italia, si legge nel Rapporto, "fatica ad adeguare le strategie di rilancio alle strategie imposte dalla competizione della società globale nell'economia della conoscenza".

Eppure, c'è tanta voglia di cultura. Crisi, inflazione, prezzi alle stelle... eppure le famiglie italiane nel 2007 hanno speso alla voce cultura 61,5 miliardi di euro (+2,3% rispetto al 2006), il 6,83 per cento del bilancio famigliare, molto al di sotto della media dell'Europa allargata ai 27 (9,4%) o del Regno Unito ( 12,5%). Va meglio il teatro (+7,6 per cento nell'ultimo anno; +23% negli ultimi dieci anni) e i concerti (+17,3%). Più in generale godono di ottima salute gli spettacoli dal vivo per cui aumentano il pubblico (+10,1%) e le spese (+11,2%). I prezzi di concerti, musei e teatri crescono ma "solo" del 3,3%, le metà rispetto alle manifestazioni sportive (+6,5%), un soffio rispetto a pane, pasta, carburanti, energia cresciuti tra l'11 e il venti per cento.

Anche nella spesa culturale ci sono due Italie, il nord che chiede e consuma, il sud passivo e distratto. Eppure Sicilia e Campania sono le regioni che nel 2007 hanno speso di più nel settore culturale, 432 e 161 milioni di euro contro i 113 del Trentino Alto Adige, i 90 del Piemonte e gli 85 della Lombardia. Ancora una contraddizione: le regioni che più spendono in cultura sono quelle dove c'è meno consumo. Più che legittima qualche domanda.

Signori, non c'è più un centesimo. La scure di Tremonti andrà giù senza pietà davanti al bilancio del ministero dei Beni culturali. Da sempre fanalino di coda delle varie amministrazioni dello stato (nel 2007 i finanziamenti erano cresciuti dello 0,10 per cento arrivando a 1,98 miliardi mentre per gli altri ministeri la crescita era stata del 6,9%), la manovra triennale di Tremonti toglierà ai Beni culturali 900 milioni di euro in tre anni. Altri 150 se ne sono andati da voci legate allo spettacolo e alla tutela del paesaggio per finanziare il taglio dell'Ici. Gli enti locali dedicano alla cultura tra lo 0,9 delle Regioni al 3,3 dei Comuni.

Tutto questo per dire che i soldi dal pubblico non arrivano più e vanno trovati in altro modo. Ma il privato investe in cultura se è strategico, se dà un ritorno almeno in immagine. Se nel resto del mondo i privati fanno a gara per donare, sponsorizzare e finanziare anche una pachina in un parco - agevolati dal sistema fiscale - in Italia la cultura resta il settore dove i privati investono meno: il 15 per cento contro il 63% dello sport e il 22 per cento della solidarietà. Via via che si chiude il rubinetto pubblico, si apre però quello privato. E negli ultimi due anni, grazie soprattutto ad alcuni strumenti fiscali (oltre alle sponsorizzazioni, dal 2003 sono possibili le erogazioni liberali deducibili dall'imponibile), la media dei finanziamenti privati è cresciuta del 5%. La lista dei benefattori è guidata delle banche (3 miliardi di euro in sei anni). Crescono le erogazioni liberali delle imprese (33 milioni di euro) e quasi raddoppiano quelle delle persone fisiche, cittadini che decidono di investire in cultura (20 milioni di euro, +70 per cento rispetto al 2006).

Competitività? La Caporetto italiana. Quella che segue è una lista nera da cui partire per cominciare a ragionare su cosa significhi essere competittivi. L'Italia è al 15° posto in Europa per produttività di ogni ora lavorata; al 17° per quota di pil destinata a investimenti in ricerca e sviluppo e al 24° per quella destinata alla formazione delle risorse umane. La nostra migliore università pubblica è al 173° posto nella classifica degli atenei. Secondo il World economic forum l'Italia è al 46° posto nella classifica della competitività, seimila cervelli ogni anno lasciano il paese e vanno all'estero e i professori sotto i 40 anni sono il 17 per cento del totale. Un sistema vecchio, in netta perdita. E anche il nostro "fascino", la capacità di attrattiva del paese nel suo insieme, scivola al quinto posto nel mondo dopo Australia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. C'era una volta... l'Italia.

ci libereremo mai dalla chiesa?

Il presidente della Cei, in Australia per la Gmg, contro i giudici:"Non possiamo tacere la nostra preoccupazione"

Bagnasco sul caso Eluana: "Non farla morire di fame e di sete"

SYDNEY - Attraversa l'oceano e arriva fino in Australia la vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 16 anni per la quale la Corte d'Appello civile di Milano ha autorizzato il distacco dei macchinari che la tengono in vita.

Da Sydney, dove si trova per la giornata mondiale della gioventù, anche il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, interviene sulla delicata questione. Interpellato sul caso il presidente dei vescovi italiani ha espresso tutta la sua preoccupazione.

Viviamo - ha detto Bagnasco - un momento che deve far preoccupare e riflettere tutte le persone di buona volonta". "Togliere idratazione e nutrimento - ha aggiunto - è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno". Il cardinale, che ha poi voluto esprimere alla famiglia della ragazza, " il sentimento di condivisione e partecipazione per una situazione di grande sofferenza a nome di tutti i cattolici italiani" ha ricordato però che "non possiamo tacere che questo è un momento molto delicato, persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza".

el pibe de oro y el rom










Incontenibile e acuto come sempre: grande kusturica. E grande maradona.
il film.

lunedì 14 luglio 2008

stai via una settimana e quando torni...

arrestano Del Turco...
Maroni vuole pattugliare le coste...
la Gelmini che conti il voto di condotta...
e Berlusconi si scaglia contro i magistrati...

sempre il solito fottuto paese...

ancora vergogna!

Sette anni dopo i fatti di Genova, il verdetto del tribunale: chiesti 80 anni, condannati 24
Tra indulto e prescrizione, nessuno in prigione. I ministeri dovranno risarcire i danni

G8, a Bolzaneto non fu tortura. Solo 15 condannati, trenta assolti

La Procura: "Qualcosa di grave nella caserma è successo. Mai più fatti del genere"

ROMA - A sette anni dalle violente nel "carcere provvisorio" di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.

LE RICHIESTE DEI PM E LA SENTENZA

Alessandro Perugini, l'ex numero 2 della Digos genovese, imputato in un altro procedimento perchè sorpreso dall'obiettivo di un fotografo mentre tirava un calcio in faccio ad un adolescente, la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo. E' stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall'accusa. La sentenza più pesante è stata inflitta a Antonio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria responsabile della sicurezza nella caserma: cinque anni, come richiesto dall'accusa, per aver picchiato con il manganello i giovani no global. Accolta la richiesta della Procura anche per Massimo Pigozzi l'agente accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati: 3 anni e 2 mesi contro i 3 anni e 11 mesi richiesti dai pm.

Risarcimenti per quindici milioni. Tra gli assolti, l'attuale generale della polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all'epoca dei fatti colonnello, che la Procura voleva condannato a 3 anni e mezzo. Condannato il ministero degli Interni e quello della Giustizia a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili. In media, settantamila euro per ognuno delle 209 vittime accertate. In totale circa quindici milioni di euro.

La Procura: "Qualcosa di grave è successo". Laconico e imbarazzato il commento della Procura alla sentenza shock: "E' stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo", ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati che, insieme a Patrizia Petruzziello, ha sostenuto l'accusa. "Il tribunale - ha proseguito il magistrato - ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. E' stata comunque riconosciuta l'accusa di abuso d'autorità".

"Mai più fatti del genere". Dura era stata la requisitoria della Procura: un elenco infinito e raccapricciante di "sofferenze fisiche e morali" inflitte senza "nessuna giustificazione": "Le persone erano arrestate; la guerriglia urbana era finita da tempo. Nessuno di loro - aveva spiegato la Procura ai giudici - si era ribellato o aveva fatto resistenza. Erano inermi". Eppure mancò "rispetto, e il riconoscimento dei diritti". Picchiati; umiliati; messi a carponi e fatti abbaiare come cani; offesi; costretti a stare ore su una gamba soa; rapati o insultati. "Speriamo - aveva concluso la requisitoria il pubblico ministero - che nel nostro Paese non si ripetano mai più fatti del genere".

domenica 13 luglio 2008

ritorno dalla passau-vienna

Fatevi un giro in un paese civile dove la lentezza, il rispetto di chi ne fruisce e la bici non dopata hanno ancora un senso...
E non fatevi infinocchiare dalle solite agenzie di viaggio che vi organizzano anche il tempo libero del vostro tempo libero...
Prendete l'auto, meglio il treno o meglio ancora la bici - ehm...è un pò lunghetta, in verità - e dirigetevi a Passau o alle fonti del Danubio a Donaueschingen...
Non avrete alcun problema per trovare tutto ciò che vi occorre, senza alcuna necessità di prenotare...
E poi partite, coi vostri ritmi da decenni o settantenni, senza alcuna preoccupazione: sul percorso, perfettamente segnalato, trovate chioschi, ristoranti e alberghetti, semplicemente quando...ne avrete bisogno.