venerdì 1 agosto 2008

il tossic park secondo kusturica

"Tossic Park è colpa vostra"
Emir Kusturica punta il dito contro quella che definisce «la politica repressiva del vostro Paese»

Kusturica accusa “La repressione spinge i disperati in quell’angolo”
ANDREA ROSSI
TORINO
Il «Che» che porta stampato sulla maglietta ha gli occhi severi e la barba incolta. Lui anche. Il pullman bianco incespica lento sulla spianata. Sono le sette e mezza di martedì. Dalla pancia esce la No Smoking Orchestra. Poi lui, Emir Kusturica, regista-musicista-attore. Pantaloni militari, volto stropicciato. Afferra la sua chitarra, si guarda intorno e s’incammina dentro il «recinto» che separa due Torino, troppo lontane per sfiorarsi: di qua la piscina, i chioschi e i concerti di Ossigeno; di là le lande desolate, l’eroina, i fantasmi.

A duecento metri c’è Tossic Park, il via vai, le auto dei carabinieri, un’ambulanza che fa capolino. C’è una terra di contrasti. Lui, Kusturica, tempo due ore e farà ballare mille persone dentro il «fortino». Intorno la disperazione. In mezzo solo una recinzione in plastica.
Qualcuno, da laggiù, ascolterà. Lui non lo sa. Tossic Park è un nome oscuro, mai sentito. Scoprirlo, vederlo, è un attimo d’incertezza. Poi una reazione quasi brusca. «La mia musica è un circo che passa e tenta di rendere felici le persone. Suoniamo per chi cerca la gioia. Se chi la cerca nell’eroina stanotte vorrà congiungersi alla vita, e a tutto il bello che ci sforziamo di rappresentare, ne saremo felici. Però ne dubito».

Lo sguardo a volte cerca di spingersi oltre lo steccato. Come se, ora che sa, non potesse far finta di niente. Altra raffica di parole: lineamenti duri, le braccia disegnano sagome e scacciano zanzare. «Nella società dei consumi la droga è una chiave per arricchirsi. Il problema non è questo posto che voi chiamate Tossic Park. È il vostro stile di vita. Sono le vostre istituzioni, il vostro governo che alimenta repressione fine a se stessa, ad aver spinto i disperati in quell’angolo di città. Chiusi, soli e senza più niente».

Poco dopo tutto è buio. Il circo «zingaro» apre i battenti. La notte inghiotte le figure nel ventre di Tossic Park. Kusturica getta un’altra occhiata. Dalla recinzione ogni tanto s’intravede un fantasma. Scivola sotto un cono di luce, poi scompare. Barcolla, come certi personaggi un po’ sgangherati dei suoi film. Ma, a differenza loro, s’incammina verso la morte. «Io celebro la vita - dice serio Kusturica -. Le nostre note sono disegnate per far scoprire la vita, le sue meraviglie, la catarsi, il carnevale. Chi vive nella droga può capirlo? Spero di sì, ma non ne sono sicuro».

Il catino piazzato proprio all’ingresso del parco si riempie in un amen. Il contrasto si fa quasi carnale. Otto uomini salgono sul palco. Sotto cominciano le danze: ragazzi e non che saltellano, così simili nelle movenze alle sagome che incespicano duecento metri più in là. Solo che qui è festa, là disperazione. Qui è un matrimonio tzigano; là un’immagine da Underground: silenzio, landa terrea, magia alla rovescia. E non c’è sintesi né contatto possibile. «La gioia è che quel che sgorga dai nostri strumenti», insiste Kusturica. «Io non credo che chi annaspa nella droga possa provare gioia. Chi vuole respirare la vita non può caracollare lì dentro. No, davvero. Stavolta è come nei film western che guardavo da giovane, quelli che mostrano una concezione molto sintetica dell’esistenza: bianco e nero, buoni e cattivi. Qui la frattura è gioia o non gioia: quei ragazzi non sono cattivi, ma hanno perso il gusto di vivere».

Si scalda, le parole si trascinano con foga. I ricordi le seguono: «Alcuni amici sono morti di overdose. O perché l’eroina li aveva stremati. Ciascuno di loro portava addosso un peso immenso. Cercava di liberarsene così, senza rendersi conto che invece era sempre peggio». La processione nella pancia del parco segue il canovaccio di ogni notte di cui mezza Italia parla. È una storia di morti per overdose, eroina velenosa, blitz, parate di politici. Kusturica scatta rabbioso. «Ma davvero credete che il problema della vostra città sia questo parco? Vi sbagliate. Questa distesa, e la sua umanità disperata, sono colpa vostra».

Nostra? «Sì. Delle vostre istituzioni, delle vostre forze dell’ordine. Del vostro modo di vivere. Tutto quel che ci circonda sembra disegnato per dividere, escludere ed erigere barricate». Messaggio chiaro. Lo diventa ancor di più quando la No Smoking Orchestra sale sul palco, e porta con sé una selva di bimbi. Rom e italiani, ed è la fotografia di quel che accade tra la folla. Rom e italiani, e per una volta non sono scintille. Ballano insieme. Scendono e risalgono dal palco, cedono e si riprendono la scena. Lui, compiaciuto, osserva.
A Berlino si torna a fumare
Il tribunale federale ha dichiarato incostituzionale la legge anti-fumo
Basta con le sigarette fumate in fretta e furia davanti alle porte dei ristoranti e all'astinenza forzata da fumo seduti al tavolo del pub con gli amici: da oggi in Germania, precisamente a Berlino e in Baden Wuttemberg, si potrà di nuovo fumare all'interno dei locali pubblici.

Il tribunale federale di Karlsruhe, infatti, ha accettato il ricorso contro il divieto di tre piccoli ristoratori, dichiarando incostituzionale la legge in vigore dallo scorso settembre per aver messo in una situazione di svantaggio alcuni gestori di locali . La sentenza ha riacceso la polemica tra favorevoli e contrari, destinata a protrarsi nei prossimi mesi, visto che il giudice ha dato tempo fino al 31 dicembre 2009 ai Laender per correggere la legge.

Ora la parola torna ai politici. Il divieto di fumare aveva finora svantaggiato notevolmente i locali con un solo spazio, impossibilitati a riservare una sala ai fumatori, violando, secondo la sentenza, il principio della libera concorrenza e del libero esercizio della professione. I proprietari di migliaia di piccole osterie che avevano visto i loro locali svuotarsi e gli affari andare a picco dopo l’entrata in vigore della legge antifumo, hanno accolto con soddisfazione la sentenza. «La delibera segna un successo pieno», ha detto Ongrid Hartges, editore della rivista per hotel e gastronomie edita a Francoforte sul Meno.

Per poter permettere ai propri avventori di accendere una bionda però, i locali devono rispondere a tutta una serie di condizioni. Innanzitutto una superficie inferiore ai 75 mq, accesso vietato ai minori di 18 anni, avviso alla porta che nel locale si fuma, e divieto di servire cibo. Le regole si fanno meno severe anche per le discoteche, che potranno predisporre sale per i fumatori dove non si potrà ballare e i minori non potranno entrare.

Formalmente la sentenza vale solo in Baden-Wurttemberg e Berlino, ma costituisce un precedente che sicuramente troverà proseliti nelle altre regioni tedesche. L’interdipendenza tra alcol, sigarette e incasso era stata avvalorata anche dai dati sulle vendite di birra alla spina, che da gennaio a giugno 2008 - secondo quanto ha reso noto a luglio la fabbrica di birra Warsteiner - hanno registrato un calo del 9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, antecedente all’entrata in vigore del divieto.

La catena di fast food Mc Donald’s Germania, che nel territorio conta 1.300 locali e impiega circa 55.000 persone, ha già fatto sapere, attraverso il suo portavoce Alexander Schram, che non sospenderà il divieto nei suoi locali. «Fondamentalmente i nostri clienti hanno accettato la legge senza difficoltà - ha detto -. In secondo luogo abbiamo fatto una promessa alla nostra clientela, che conta in buona parte famiglie con bambini, e vogliamo mantenerla».





"Su una luna di Saturno scoperto un lago di idrocarburi, Bush: «Saturno ha armi di distruzione di massa".

giovedì 31 luglio 2008

prospettive...

mercoledì 30 luglio 2008

medioevo padano

l sindaco ha stabilito la pena massima prevista dal decreto sicurezza di Maroni. Sanzioni salate anche per consumo di alcol fuori dai locali e altri comportamenti illeciti

Verona, multa per clienti prostitute. Tosi: "Da oggi salirà a 500 euro"


Verona, multa per clienti prostitute Tosi: "Da oggi salirà a 500 euro"

Legaiolo pettinato da mammà

VERONA - Il sindaco di Verona Flavio Tosi adotta il pugno di ferro contro i clienti delle prostitute: con un nuovo provvedimento della giunta ha deciso di elevare a 500 euro l'importo della multa per i clienti delle lucciole.

Il decreto di Maroni. Il sindaco veronese ha deciso la pena massima prevista dal decreto sicurezza del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che concede ai sindaci la possibilità di graduare gli importi delle diverse sanzioni da 50 a 500 euro, in base alla gravità del comportamento di chi commette reato. Tosi spiega che "in questo caso abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell'ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale, prima dell'entrata in vigore del decreto Maroni, i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze".

L'obiettivo. Lo scopo dichiarato dell'ordinanza è multare chi contratta prestazioni sessuali, "per eliminare un fenomeno gestito da racket criminali che spesso riducono in schiavitù le donne da avviare alla prostituzione e per eliminare il degrado e il disturbo causato ai cittadini".

Le altre sanzioni: gli alcolici. Ma Tosi non si è limitato a punire i clienti delle lucciole. Sta cercando di bloccare anche il consumo di bevande alcoliche fuori dai locali. Un'altra ordinanza della giunta comunale, infatti, ha deciso il nuovo importo delle sanzioni da applicare per la violazione dell'ordinanza già emessa contro chi beve alcol al di fuori degli esercizi pubblici e dei plateatici autorizzati: la multa sarà di 100 euro alla prima infrazione, 250 euro alla seconda e 500 euro alla terza e alle successive.

Invariata, invece, la sanzione di 50 euro per gli altri comportamenti (gettare carte, bottiglie e qualsiasi altro rifiuto solido o liquido al di fuori degli appositi contenitori; bivaccare o sistemare giacigli; bagnarsi nelle vasche pubbliche e utilizzarle per il lavaggio di cose e animali; passeggiare o sostare a torso nudo in maniera non decorosa) "contrari al pubblico decoro".

Le multe anti-accatonaggio. Da oggi l'accattonaggio è vietato anche a Verona. Il mendicante colto in flagrante si vedrà confiscato il denaro raccolto e sarà punito con una sanzione pecuniaria di 100 euro. Così il sindaco prova a limitare anche le attività dei lavavetri.






Il Consiglio d'Europa condanna l'Italia: «Le misure del pacchetto sicurezza violano i diritti umani e danno vita
a comportamenti xenofobi». Maroni si indigna: «Falsità, offendono la nostra polizia».

martedì 29 luglio 2008

e così tutti felici e contenti

I militari pattuglieranno le strade e i siti sensibili per sei mesi. La verifica dell'attuazione del piano è affidata al Viminale

Sicurezza, via libera al piano: da agosto 3mila militari in città

ROMA - Via libera dal comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza, riunitosi oggi al Viminale, al piano per l'utilizzo di 3.000 militari per il controllo del territorio. Il piano di impiego del personale delle forze armate nel controllo del territorio è stato firmato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e da quello della Difesa Ignazio La Russa.
A partire dal 4 agosto, per la durata di sei mesi, saranno impiegati 3.000 uomini dell'esercito, della marina, dell'aeronautica e dei carabinieri in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Secondo quanto previsto dal piano, due terzi dei militari sono destinati a servizi di vigilanza a siti sensibili e in particolare ai centri per gli immigrati. Le restanti mille unità sono destinate a operazioni di pattugliamento delle strade.
"Tali attività - spiega in una nota il ministero dell'Interno - saranno svolte in un'area definita dai prefetti attraverso un modulo base che prevede la presenza di una pattuglia a piedi con due unità delle forze armate e di uno o due appartenenti alle forze di polizia". La verifica dell'attuazione del piano è affidata a un comitato tecnico istituito presso il Viminale composto dal capo della Polizia, dal capo di stato maggiore della Difesa, e dal comandante generale dell'Arma dei carabinieri.

saranno balle anche queste?

Duro rapporto del commissario Hammarberg che accusa anche i politici: "Preoccupanti le approvazioni alle aggressioni contro i campi nomadi"

Rom, l'Europa contro l'Italia: "Ignorati i diritti umani"

Critiche per l'atteggiamento troppo morbido verso i reati razzisti. No alle misure d'emergenza: "Indicano l'incapacità di risolvere il problema"

STRASBURGO - "Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi". E' durissimo il giudizio espresso da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, in occasione della diffusione del suo rapporto sulla visita compiuta in Italia il 19 e 20 giugno scorsi per discutere della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi.

Polizia violenta. Hammarberg si è detto "estremamente preoccupato" per tutti gli episodi di violenza avvenuti nei campi nomadi italiani e ha denunciato l'atteggiamento della polizia: "Durante gli episodi di violenza non c'è stata un'effettiva protezione da parte delle forze dell'ordine che a loro volta hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti di questi gruppi". Pur riconoscendo gli sforzi delle autorità italiane il commissario ha sottolineato che al momento "
sono stati fatti pochi progressi nell'effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti. Critiche sono arrivate anche verso le numerose espulsioni di immigrati in Paesi che praticano la tortura.

Razzismo. L'Italia, secondo il commissario, ha un atteggiamento troppo morbido nei confronti del razzismo. "Devono essere reintrodotte pene più severe per reati legati al razzismo e rafforzate le norme contro le discriminazioni". E ha ammonito la classe politica: "L'approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante".

No alle misure di emergenza. Nel rapporto, che è stato reso noto oggi, si sottolinea come il ripetuto ricorso a misure legislative d'emergenza "per affrontare i problemi legati all'immigrazione sembra indicare un'incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo e che "la decisione di rendere la presenza illegale in Italia un'aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione". Sotto accusa anche la possibilità, contenuta all'interno delle nuove norme sulla sicurezza, di espellere cittadini comunitari sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza. Secondo il commissario queste leggi "pongono seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani", su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo. Una situazione ancor più grave se si pensa che l'Italia nel dicembre 2005 aveva già subito una condanna da parte del Comitato europeo per i diritti sociali. Il nostro Paese in seguito si era impegnato a portare in linea con gli standard prescritti dal Consiglio d'Europa, la situazione dei Rom, in particolare sul fronte abitativo.

Casilino, condizioni inaccettabili. Ma non è stato così. Durante la sua ispezione Hammarberg ha visitato alcuni insediamenti e ha definito "inaccettabili" le condizioni del campo nomadi Casilino 900 di Roma, esistente da quarant'anni e definito semiregolare ma dove però "la situazione è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi tre anni". Positiva invece la situazione a Pescara dove "le autorità locali hanno saputo rispondere al problema della casa". Il documento si chiude chiedendo un'attenzione speciale alla "protezione dei diritti umani dei bambini Rom e Sinti, come stabilito, in particolare, dalla Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dei bambini".
Il testo in inglese

lunedì 28 luglio 2008

schizofrenia

Il VII congresso di Rifondazione comunista si chiude con spaccatura netta. Otto voti di scarto incoronano l'ex ministro. Aria di una nuova scissione

Ferrero nuovo segretario di Rc. Vendola sconfitto: "No scissione"

Il nuovo leader: "Ha vinto una coalizione politica. Rilancio il partito dal basso e da sinistra". Il governatore della Puglia: "Un grosso errore. Così finisce questo partito"

dal nostro inviato CLAUDIA FUSANI

Ferrero nuovo segretario di Rc Vendola sconfitto: "No scissione"

Paolo Ferrero e Claudio Grassi (sx)alzano il pugno al momento della proclamazione

CHIANCIANO - Paolo Ferrero diventa segretario di Rifondazione comunista con otto voti di vantaggio (142 sì, 134 no), davanti a una sala con i pugni alzati che intona "Bandiera Rossa", spaccando il partito e lasciando macerie. Nichi Vendola e i bertinottiani, da sempre la maggioranza, sono sconfitti con il 47,7 per cento dei delegati. "Questa scelta è un grave errore, il partito diventa un guazzabuglio" dice il governatore della Puglia. E annuncia: "Noi non ce ne andiamo, continuiamo la nostra battaglia, non ci sarà scissione ma non entriamo in segreteria". Nasce l'area "Rifondazione da sinistra".

Il VII congresso di RC, quello che in un modo o nell'altro doveva lasciare il segno nella storia del partito che più di tutti ha perso le elezioni, è raccontato da numeri e alcune istantanee: cinque mozioni; quattro giorni di liti e accuse furibonde; due mesi di recriminazioni e tiri mancini; riunioni notturne e agguati; i dieci minuti di applausi per Bertinotti e la speranza lunga un pugno di ore di una ricomposizione; i cori "Bella ciao" e "Bandiera rossa" urlati da una parte come se fossero di quella sola invece che di tutti. Un delegato anziano, di Firenze, che ancora poche ore prima dello sfacelo prende per un braccio Gennaro Migliore e Paolo Ferrero, li mette uno di fronte all'altro, e li prega: "Smettete di litigare, che ci avete fatto piangere". L'ex cossuttiano Claudio Grassi, per giorni l'uomo della mediazione che ancora ieri diceva, dal palco: "Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione si divide in due, Rifondazione finisce". Non si sono parlati. Non a sufficienza.

Momenti e situazioni che difficilmente saranno superati e digeriti. Come la votazione, oggi all'ora di pranzo, dei due documenti contrapposti avvenuta con chiamata nominale: per tre ore i 646 "compagni" e "compagne" che non si fidano più l'uno dell'altro, sono sfilati davanti al microfono per dire nome, cognome e numero del documento votato. Qualcosa di surreale. Esercizio di democrazia, si dirà. Poteva immaginare Rifondazione di arrivare a questo?

La squadra vincente. Ha vinto, alla fine, Ferrero, arrivato qui col 40 per cento dei voti. E' riuscito a ribaltare storia, numeri, tradizione e prospettive di un partito diventato "verticistico e leaderistico". Lui, invece, che è stato l'unico ministro di Rc nel governo Prodi, è l'uomo della ripartenza "dal basso, a sinistra", che non parla col Pd, di lotta dura e pura e non di governo, che fa della lotta di classe e dell'anticapitalismo i cardini del programma e giudica "l'unità a sinistra" il più grave errore degli ultimi anni. Insieme a lui, per mettere insieme il 50,5 per cento, un gruppo di trotzkisti e di duri e puri della falce e del martello; Ramon Mantovani "nostalgico del partito del '95 che non ha espulso Nichi"; il giovane Maurizio Acerbo, ex deputato dell'Unione; il cossuttiano Claudio Grassi, che fino all'ultimo ha cercato una mediazione, e Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato nel governo Prodi. Curioso destino: Russo Spena e Ferrero sono ex di Democrazia proletaria. Chi si rivede, vent'anni dopo.

Nichi Vendola, sconfitto per otto voti

Il segretario incoronato. E' stanco Ferrero. E preoccupato. Fedele al principio "prima la linea politica, poi il leader", è diventato candidato alla segreteria poche ore prima del voto, dopo un tormentone durato giorni e solo perché indicato dai suoi nel Cpn, il parlamentino del partito. Precisa che "il congresso è stato vinto da una coalizione che ha un accordo su una base politica basata su tre elementi: Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi e maggiore autonomia dal Pd anche se non usciremo dalle giunte locali". Non è vero che "siamo un fortino" e "staremo più col popolo e meno in tv".


Vendola: "Questa è la fine del partito". Il governatore della Puglia lascia il congresso prima che la conta finisca. Dopo un giorno di speculazioni sulla sua rinuncia alla segreteria, rilanciate fin dalla mattina da quelli dell'area Ferrero, Vendola resta candidato fino alla riunione del Comitato politico nazionale, il parlamentino che vota il segretario. Solo in quella sede, alle 18, con i numeri nero su bianco, si ritira. Annuncia che i suoi voteranno contro Ferrero e che non entreranno in segreteria "per evitare qualsiasi compromissione con una linea che non ha il fiato per risollevare la sinistra". E' stata, dice, una battaglia "importante, appassionata e durissima". Per la sinistra "non è un colpo mortale ma una battuta d'arresto. Noi non abbandoniamo questa battaglia".

Prima della votazione dei due documenti - 1 per Ferrero-Russo Spena; 2 per Vendola-Migliore - il governatore era stato ancora più duro. E sanguigno. "Sono sconfitto ma sereno - aveva detto - Considero questo congresso il compimento della sconfitta politica di aprile, la ratifica di un arretramento culturale perché ho sentito cose di una volgarità straordinaria, ben oltre la decenza e la fine del partito della Rifondazione comunista". Poi, per mettere a tacere voci di una scissione, "noi, con il nostro 47,7 per cento, non ce ne andiamo, stiamo qua a costruire la nostra battaglia". Quella che vince oggi, precisa, è "una maggioranza ricreata con alchimie".

La notte dei lunghi coltelli. Il dramma politico dentro Rifondazione diventa irrecuperabile nella notte tra sabato e domenica, riunioni e incontri fino all'alba per cercare una mediazione a cui però vengono chiuse tutte le porte. Viene bocciata in Commisione Statuto l'idea del Pesidente del partito da affiancare al segretario, due cariche per due anime. Finisce male l'incontro Bertinotti-Grassi. Ancora peggio in Commissione politica, sempre di notte, dove Gennaro Migliore (mozione 2) si presenta con un documento di possibile mediazione ma si trova solo davanti una situazione già predefinita: Ferrero ha riunito in un solo documento altre due posizioni, Pegolo-Giannini (documento 3, "per rilanciare il conflitto sociale") e Bellotti (mozione 4, "per la falce e il martello"). Sommando minoranze, la maggioranza Vendola finisce sotto. Un colpo di scena. Sono le tre di notte. Finiscono adesso quasi tutte le speranze.

Mascia: "Vi prendete un simbolo ma buttate un partito". Le tensioni della notte si replicano in mattinata, nell'assemblea che deve votare le mozioni. Restano due soli documenti. Il primo lo legge Giovanni Russo Spena (1-3-4): dice "no alla Costituente di sinistra", "no a qualsiasi alleanza con il Pd", parla di "ricostruzione dal basso e da sinistra", di "lotta di classe e al capitalismo", di "lanciare nuovi referendum sul sociale", soprattutto che la nuova Rifondazione "dovrà decidere non da posizioni di vertice ma in nome del pluralismo interno". Qualche fischio, molti applausi, sala divisa come sempre. Poi prende la parola Graziella Mascia, per la piattaforma 2. E si arriva a un passo dalla rissa. "Nel documento appena letto - contesta Mascia - ci sono cose molto gravi rispetto alla storia di Rifondazione. La mozione 2 (Vendola ndr) presenta un altro documento e afferma che in questo congresso si è impedito di cercare una soluzione unitaria. Sapete, si può tenere il simbolo di un partito e insieme buttarne via la storia". Fischi, applausi, cori, due distinte tifoserie.

Il congresso finisce così. Cosa succede adesso a sinistra del Pd è domanda difficile. Di sicuro oltre a Sinistra democratica di Mussi e Fava, c'è un gruppo di Verdi che fanno capo allo sconfitto Marco Boato e a un pugno di socialisti. E c'è l'area "Rifondazione da sinistra": la guida Vendola, Bertinotti darà più che una mano, ha molti giovani (Migliore, De Palma, De Cristoforo, Fratoianni) e donne lucide e agguerrite (Deiana). Farà sentire la sua voce e il suo peso. Andrà in piazza molto presto. Avrà gli artigli. E non solo quelle poesie così citate e così dileggiate durante il congresso.








Gotico italiano


(foto di Edoardo Baraldi)

meglio tinariwen...

anche se, al monte dei cappuccini, ho capito quasi tutto...


sabato 26 luglio 2008

continua il delirio

Extracomunitari, il governo approva lo stato d'emergenza nazionale

di Nicoletta Cotto

Il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale
per l'eccezionale afflusso di extracomunitari» e subito il Pd chiede chiarimenti al Governo. Al termine del Consiglio dei ministri una nota di Palazzo Chigi ha reso noto che in Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza «per il persistente ed eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari, al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno». La misura è stata varata su proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni. «L'emergenza extracomunitari era iniziata dal 2002 - ha commentato il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli - ma era stata limitata a solo quattro regioni. Con il provvedimento di oggi approvato dal Consiglio dei ministri la estendiamo a tutto il territorio». Calderoli ha precisato che «non é un provvedimento per aumentare i problemi, ma un modo concreto per risolverli».

Il contenuto del provvedimento. La misura varata, come risulta al Sole 24 Ore.com, è un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il Dpcm 25 luglio 2008, che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 luglio 2008 . Il provvedimento amplia il raggio d'azione di un decreto varato dal Governo Prodi per fronteggiare la «persistente situazione di criticità con l'esercizio di poteri straordinari, mediante interventi e provvedimenti di natura eccezionale» sulla scia di una serie di decreti che si sono succeduti dal 2002 a oggi. Il precedente provvedimento in ordine di tempo, varato il 14 febbraio 2008, prorogava al 31 dicembre 2008 lo stato di emergenza in Sicilia, Calabria e Puglia. La situazione, spiegava il decreto, determinava criticità ed episodi di alta drammaticità. L'attuale provvedimento estende lo stato d'emergenza a tutto il Belpaese, fino al 31 dicembre 2008. La misura consente l'esercizio di poteri straordinari, tramite interventi e provvedimenti di natura eccezionale. Il provvedimento, sottolinea il prefetto Mario Morcone, consentirá, «attraverso l'utilizzo di ordinanze di protezione civile, l'adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza nonchè interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado». In pratica una continuazione di ciò che è stato già fatto, e «che quest'anno avevamo sperato che si potesse limitare a tre sole regioni. A tutt' oggi ospitiamo su tutto il territorio nazionale 7.359 cittadini stranieri».


L'allarme del Pd. «Apprendiamo dalle agenzie di stampa - è l'immediata reazione del ministro dell'Interno ombra del Pd Marco Minniti - che il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per contrastare l'emergenza clandestini. Le dichiarazioni successivamente rese da rappresentanti del governo non solo non chiariscono, ma anzi contribuiscono ad aumentare la confusione e la preoccupazione». E visto che non si tratta di «una decisione ordinaria, è assolutamente necessario che il Governo spieghi immediatamente al Paese e al Parlamento le ragioni, le modalitá e la finalitá di tale iniziativa».Forte preoccupazione l'ha espressa anche Pino Sgobio, della segreteria nazionale del Pdci . «Stato di emergenza? Dopo l'aggravante di clandestinità e le impronte ai bimbi rom siamo giunti alla dichiarazione di guerra nei confronti deicittadini extracomunitari. Con questo Governo, al peggio nonc'é mai fine».

terrorismo ipocrita del libero mercato..

Sacconi: dal 2013 non basta più lasciare il lavoro a 62 anni. Libro verde sul Welfare: "No ai tagli ma sì al riequilibrio"

Pensioni, l'età minima dovrà salire, sarà boom per la sanità, via ai fondi

di BARBARA ARDÙ

ROMA - Il welfare così com'è non va. È sorpassato dai tempi. Rischia di crollare sotto la ferrea legge della demografia (troppi anziani, pochi bambini) e dallo tsunami della globalizzazione. Alcune conseguenze già si vedono. Ma nei prossimi anni sarà dura: dal 2050 il costo della sanità potrebbe raddoppiare, mentre il sistema pensionistico avrà meno risorse. Dunque dal 2013 va rivisto all'insù anche il limite dei 62 anni per la pensione.

La proposta arriva dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che s'è posto l'arduo compito di rifondare il welfare. E le pensioni, cui hanno messo mano prima Dini, poi Maroni e in ultimo Prodi. Al Consiglio dei ministri di ieri ha presentato un Libro Verde sul futuro del modello sociale, La vita buona nella società attiva.

Ventiquattro pagine che analizzano i buchi del sistema, avanzano proposte, ma soprattutto sollevano domande del tipo "Che fare"? Risposte alle quali Sacconi invita a rispondere le forze sociali e gli stessi cittadini. Tre mesi di tempo e poi verrà messo a punto un Libro Bianco ufficiale, e su quello il governo formulerà le proposte in materia di lavoro, salute e politiche sociali. Il ministro vuole coinvolgere anche l'opposizione. E un primo sì al confronto lo incassa da Enrico Letta, ministro ombra del Pd per il Welfare. Sacconi incassa anche la collaborazione del leader della Cisl Raffaele Bonanni, che si è detto "pronto a discutere".

L'analisi del Libro Verde è impietosa: gli ammortizzatori sociali così come sono non funzionano, parte della popolazione più povera ne è esclusa. Né va meglio se si guarda al lavoro: il collocamento, pubblico e privato, non decolla. Hanno fallito le politiche per la formazione. La scuola arranca e i giovani entrano tardi e male nel mercato del lavoro.

Sacconi punta il dito sulle rigidità che caratterizzano il mercato del lavoro, che frenano la creazione di nuova occupazione, perché, ragiona, un sistema di welfare che funzioni ha bisogno di "un innalzamento dei tassi di occupazione regolare, soprattutto di donne, giovani e over 50". È così "che si aumentano i contributi che alimenteranno pensioni e fiscalità generale".

Come raggiungere l'obiettivo? Senza tagli, ma è necessario "semplificare e de-regolarizzare le regole di gestione dei rapporti di lavoro". Questa la ricetta che passa dal superamento della "contrapposizione tra Stato e mercato ovvero tra privato e pubblico", perché un welfare delle opportunità "non può che scommettere su una virtuosa alleanza tra mercato e solidarietà". Quindi maggiore diffusione per i fondi previdenziali e sanitari complementari, cui lo Stato può dare una mano attraverso "una fiscalità di vantaggio".

Ma l'analisi di Sacconi va al di là della mera legge economica. C'è un passo in cui il ministro parla di nichilismo, di una società dove s'è perso il senso più elementare della vita, così come "la capacità di fare comunità a partire dalle sue proiezioni essenziali che sono la famiglia, il volontariato, l'associazionismo". Un cambiamento economico dunque, ma anche culturale. È questa la scommessa.

E poi passa pure questo...

venerdì 25 luglio 2008

siamo messi così...





succede anche questo, di questi tempi..
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giovedì 24 luglio 2008

raccomandati dallo spirito santo

In questa repubblica delle banane cattoliche fa scandalo chi evidenzia le contraddizioni fra l'operato delle gerarchie vaticane e i principi morali che invece esse dovrebbero rigorosamente mettere in pratica. Succedeva anche a Cristo in Palestina, segno che cambiano i tempi, ma la sostanza resta immutata.
Tutti scandalizzati dalla forma (l'iperbole secondo cui il Pontefice fra vent'anni si sarebbe trovato all'inferno) i media ne approfittano per non parlare di quel contenuto, prendendo le mosse dal quale si giungeva a tali paradossali affermazioni. "Grazie alla legge Moratti, fra 20 anni il 30% degli insegnanti saranno stati scelti dal Vaticano".
A tale affermazione a nostro parere sarebbe stato opportuno concedere spazio nei media, per un dovuto approfondimento. Ci proviamo noi, visto che tv e giornali non sembrano affatto interessati alla cosa:

E' sotto gli occhi di tutti che in questo nostro povero paese da anni si porta avanti una politica devastatrice dell'istituzione scolastica pubblica a vantaggio delle scuole private, dove è altrettanto noto ed evidente che la Chiesa cattolica abbia enormi interessi, non solo economici.

Da una parte si afferma che occorrono tagli alle spese dello stato. Strano è il fatto, però, che mentre da un lato ogni anno i finanziamenti alla scuola pubblica vengono ridotti, dall'altro lato, ogni anno, crescono quelli assegnati alle scuole private.
Ben conosciamo la qualità media degli istituti privati, dove qualunque figlio di papà pretende di avere il diploma solo per il fatto che si può permettere di pagare la retta.
Le ragioni di economia della spesa pubblica inducono i politici ad affermare reiteratamente che in Italia ci sono troppi insegnanti! La conseguenza è la riduzione del numero delle assunzioni dei docenti. Fanno eccezione quelli di religione che, invece, da tre anni a questa parte vengono sempre in numero maggiore messi in ruolo, malgrado statisticamente ogni anno cresca il numero dei ragazzi che chiedono l'esonero dall'insegnamento della religione cattolica.
Come al solito la legge non è uguale per tutti: mentre i docenti "normali" vedono crescere il proprio disagio di anno in anno, dovendo sottostare ai mutamenti della politica e dei ministeri di turno e a rispettare le graduatorie di merito, i docenti "raccomandati dall'Alto" vengono direttamente scelti dal Vescovo di ogni diocesi. (Il che rende peraltro inevitabile l'atteggiamento di sudditanza nei confronti di colui da cui dipendono insindacabilmente le sorti della tua carriera da insegnante). Grazie a tale privilegio, dunque, questi insegnanti vengono dapprima messi in ruolo nell'insegnamento della religione e, non appena possibile passano ad insegnare altro, quelle materie per le quali posseggono un titolo (lettere, storia, filosofia...), scavalcando così quei docenti "normali" che saranno obbligati a continuare ad attendere il proprio turno nelle graduatorie.
E per quegli insegnanti "raccomandati dall'Alto" che ancora non fossero in ruolo, ma supplenti annuali, il loro stipendio (sempre a differenza dei docenti "normali" parimenti precari) è ovviamente equiparato a quello di un docente di ruolo.

Adesso siamo onesti! Se è vero tutto questo, e se è vero che "fra 20 anni il 30% degli insegnanti saranno stati scelti dal Vaticano", come ci si può scandalizzare alle parole della Guzzanti, che peraltro augura ancora 20 anni di vita al Pontefice, durante i quali avrebbe peraltro ancora la possibilità di ravvedersi, scampando il pericolo della eterna condanna alle fiamme dell'inferno? (Nella foto la tomba del simoniaco Bonifacio VIII, che il Sommo Poeta prefigurò all'Inferno, nel XIX canto)










Brunetttaaaaaaaaaaa! Pensaci tuuuuuu!!!!


tutto approvato!

Lodo Alfano ok, decreto Expo ok e dl sicurezza ok. Silvio Berlusconi spunta dall'agenda i trofei tanto agognati (anche se per l'Expo sale sul podio Letizia Moratti a ritirare il premio) e come i cristiani dopo l'editto di Costantino esulta: ora non sarò più perseguitato.

Dopo l'immunità garantita con il lodo Alfano (mentre un Bonaiuti in vena di battute specifica che il premier vi potrebbe rinunciare e Liberopensiero difende la firma di Napolitano) viene approvato anche il decreto sicurezza. Ecco cosa prevede: priorità ai processi di mafia e terrorismo ma senza sospensione automatica (a che serve ormai?, tanto è stato approvato il lodo), esercito nelle grandi città per un massimo di sei mesi, aggravante della clandestinità per gli irregolari e confisca dei beni per chi lucra sugli immigrati. Insomma, una sicurezza in cui l'imprinting della Lega è ben riconoscibile. Vedremo se la legge sarà rispettata (purtroppo in materia di scarsa legalità vantiamo molti precedenti).

Al decreto sicurezza si aggiunge un'altra sorpresa: tre nuovi ministri nella squadra di governo. Entrano Lucio Stanca per l'Innovazione, Michela Brambilla al Turismo e Ferruccio Fazio alla salute. Così la squadra con i suoi segretari e sottosegretari aumenta, ma gli italiani ricorderanno solo il team snello e compatto del giuramento post elettorale.

Sulla nuova versione del Silvio untouchable interviene Vistidalontano con la rassegna dall'estero, dove L'Express, Le Monde, Daily Telegraph e El Pais non fanno mistero delle preferenze ad personam. E i lupi di cui parla Di Pietro sono sempre in agguato.

mercoledì 23 luglio 2008

cosa ci tocca...

Bologna, le nuove regole del Comune. Ma esplode la polemica. La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento

Piercing vietato nelle parti intime, l'ultima crociata di Cofferati

di ALESSANDRO CORI

BOLOGNA - Nella città del sindaco Sergio Cofferati, dopo l'ordinanza che vieta la vendita di bevande alcoliche da asporto oltre le 22 e quella anti-bivacco - "incubo" degli universitari che la sera affollano il centro storico - anche il piercing sulle parti più intime diventa un tabù. Non solo per i minorenni, ma per tutti.

La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento per le attività di estetista, acconciatore, tatuaggi e, appunto, piercing. Domani, salvo sorprese, il provvedimento sarà approvato. In riferimento ai piercing, si legge nel testo, "i minorenni avranno bisogno del consenso informato dei genitori" (escluso il solo piercing all'orecchio dopo i 14 anni). Divieto assoluto invece, a qualsiasi età, "su parti anatomiche la cui funzionalità potrebbe essere compromessa da tali trattamenti o in parti la cui cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa".

L'assessore al Commercio della giunta Cofferati, Maria Cristina Santandrea, ha chiarito più volte che il divieto riguarda sicuramente le parti intime, ma secondo alcuni tatuatori la norma è ambigua. "Non c'è nessuna ambiguità - assicura infatti l'assessore senza però scendere nel dettaglio - perché le parti intime sono evocate in questa norma in modo molto chiaro. Questo perché è stata recepita un'oggettiva motivazione medica, non è che ci siamo fissati. Del resto abbiamo agito d'intesa con le associazioni di categoria e basandoci sul regolamento d'igiene e salute pubblica. Sono sicura che la nostra decisione verrà adottata presto anche da altri comuni".

A definire meglio su quali parti anatomiche sarà vietato effettuare un piercing ci penserà comunque l'Azienda Usl e ieri, intanto, il nuovo regolamento non ha mancato di sollevare qualche perplessità tra i consiglieri comunali. Il presidente onorario di Arcigay, Sergio Lo Giudice (Pd), ha ricordato che ci sono parti del corpo, come lingua e capezzolo, che potrebbero rientrare tra quelle "la cui funzionalità potrebbe essere compromessa" ma che allo stesso tempo sono tra le più scelte dai giovani.

"Escludere la possibilità di fare un piercing in luoghi controllati dal punto di vista sanitario e per mano di professionisti - è la preoccupazione di Lo Giudice - significa creare una fascia di mercato illegale". Ma la giunta, per bocca dell'assessore alla Sanità Giuseppe Paruolo ribadisce le linee guida del regolamento: "Tatuaggi e piercing si possono fare, ma devono essere effettuati in un contesto sanitario controllato e sono esclusi alcuni tipi di piercing particolarmente problematici dal punto di vista sanitario". Ricordando, infine, che c'è "una scuola di pensiero" secondo la quale chi incappa in problemi sanitari per aver eseguito pratiche sui cui rischi è stato ben informato, poi non dovrebbe pesare sul sistema sanitario pubblico.

ancora un pezzo di barbarie...

...e come sempre, roba americana...
Se non vi sta troppo antipatico, potete leggervi il saggio di Baricco, "I Barbari", del quale ho trovato circa la metà del testo in pdf, ma può essere che con un pò di pazienza si riesca a trovarlo in versione integrale.

Un'esecuzione sulla sedia elettrica tra le giostre del luna park Un euro per vedere un'esecuzione capitale. Accade al luna park dell'Idroscalo, Est Milano: una sedia elettrica, un manichino di lattice, i tre colpi di sirena che danno il via al boia, la scarica elettrica che per quindici secondi scuote il manichino in una nube di fumo. Tutto intorno famiglie con bambini, ragazzi con il telefonino in mano che filmano la scena. Centinaia di persone ogni sera che assistono a un minuto di orrore. La sedia è arrivata pochi giorni orsono direttamente da Las Vegas, il giostraio l'ha ordinata su Internet per 5mila euro.

con finale a sorpresa...

Con un altro nome

- Quel fottuto ometto grottesco e maligno! – La ragazza scaglia il giornale attraverso la stanza.
L’uomo seduto segue con lo sguardo la parabola discendente, poi commenta sarcastico
- Il paese è con lui…
- Stronzate!
- Ti ricordo che il mio omonimo è stato regolarmente eletto con un’ampia maggioranza
- Ha approfittato delle paure della gente, paure che aveva creato lui stesso, insieme alla sua banda di criminali! – dice la ragazza. L’uomo si appoggia allo schienale
- Ha fatto anche di meglio. Gli ha dato un capro espiatorio – dice cupo.
Lei scuote la testa – ma non può continuare così, tutto questo è troppo assurdo per durare…

L’uomo alza improvvisamente la voce – Da quanti anni lo dite? Per quanti lo direte ancora? – La ragazza trasale. La voce di lui torna cupa e sarcastica - Prima vi siete illusi che quel mostriciattolo fosse solo una moda, un fenomeno folkloristico. Poi, che fosse semplicemente il nuovo volto della solita vecchia minestra, corrotta e autoritaria ma sopportabile. Poi che fosse soltanto un’esplosione di barbarie sì, ma passeggera. Non avete ancora capito con che cosa abbiamo davvero a che fare? -
L’uomo si alza, spinge via la sedia.
– Fino a quando continuerete a illudervi? Finché ogni opposizione sarà stata spazzata via dal paese come è stata spazzata via dal parlamento? In che cosa sperate? Che la brava gente delle fottute verdi lande che l’ha votato a valanga gli si rivolti contro per salvare gli zingari, o qualcun’altra di quelle che considera “razze inferiori”? – L’uomo fissa la ragazza - No, il suo popolo continuerà ad applaudirlo. Continuerà ad applaudirlo fino alla rovina. E agli altri penserà l’esercito..
– Cosa possiamo fare? – chiede la ragazza.
- Qui niente. – risponde l’uomo. Si avvicina al giornale e lo calcia via con disgusto, come la carogna di un topo morto. – Io me ne vado.
- Dove?
- Dovunque quelli come lui non siano ancora arrivati. Francia… no, meglio Inghilterra.
La ragazza sospira
- Per te è più facile, sai le lingue, hai già un nome…
- Il nome lo cambio.
- Ma è con questo che sei conosciuto!…
- Non importa. E’ come il suo. Lo cambio – ripete lui. La sua voce diventa dura e tagliente – Non intendo assolutamente venire associato a quel ripugnante pezzo di merda di Adolf Hitler.

Anton Walbrook (1896-1967) nato a Vienna col nome di Adolf Wohlbrück, lascia l’Austria nel 1936. La sua carriera di attore riprenderà in Inghilterra, con film di esplicita propaganda anti-nazista alternati a cult-movies come “The Murder on Thornton Square” (la prima e più gotica versione di “Gaslight”, 1940) e “Scarpette Rosse” (“The red shoes” 1948 ). Negli anni successivi diventerà l’interprete alter-ego di Max Ophüls, col quale girerà “La Ronde” (1950), e “Lola Montès” (1955). La sua ultima apparizione cinematografica sarà ne “L’affare Dreyfus” (“I accuse” 1958), film che attraverso la ricostruzione della celebre vicenda storica di fine ‘800, denuncia le persecuzioni maccartiste degli anni ‘50.


martedì 22 luglio 2008

clip open source di radiohead

Quella di "House of cards", girata senza telecamere o luci, realizzata con tecnologie 3d. Le immagini sono modificabili e si possono condividere su YouTube

Musica: l'era dei video open source. Ecco la nuova clip dei Radiohead

di FRANCESCA GUINAND

LONDRA - La musica nell'era di Matrix, è sicuramente quella dei Radiohead. Solo la rock band inglese di Thom Yorke in questo momento è in grado di girare il video del nuovo singolo "House of Cards" senza telecamera, con tecnologie digitali all'avanguardia - tanto per capirsi tipo quelle di Street View di Google - e condividere con i propri fan i dati, in modo da poter modificare le immagini e inventare infinite versioni della clip.

Le novità. La prima sorprendente idea è che grazie a queste tecnologie l'utente che sta ascoltando il video può navigarci dentro, spostare l'inquadratura e cambiarne la prospettiva. L'altra invenzione è del tutto futuristica: grazie all'alleanza con Google Code tramite un apposito visore, gli utenti potranno "addirittura mettere mano direttamente sui dati per realizzare appositi remix", come si legge sul blog di Google Italia. Mentre il testo e la musica della canzone sono protetti dal diritto d'autore, il video è manipolabile dagli utenti, usando la licenza Creative Commons e grazie al codice "opensource" offerto da Google Code.

Chiunque vada su Google Code può creare una propria versione del video e condividerla poi con un gruppo di appassionati su YouTube. Anche se il video è stato pubblicato sul web solo il 13 luglio scorso, è stato visto già da oltre un milione e seicento mila utenti. Invece i video manipolati e condivisi dal gruppo di fan sono fino ad ora pochi, meno di trenta.

Il video. House of Cards è stato realizzato con due sistemi di acquisizione di video 3D: uno è Geometric Informatics, che produce luci strutturate per catturare dettagliate immagini in tre dimensioni a breve distanza, l'altro utilizza la tecnologia Velodyne LIDAR, che crea una specie di mappa dell'area circostante disegnando un'immagine a tre dimensioni, tramite 64 raggi laser che ruotano a 360 gradi, 900 volte al minuto. Sono tecnologie di scannerizzazione tridimensionale che, acquisendo le informazioni sulle forme e sulle distanze degli oggetti, creano una serie di dati che vanno a formare una descrizione geometrica della scena.

Il risultato non è un'immagine digitale "classica", come una foto, ma delle figure costruite da un insieme di punti. Per chi ha visto il video è facile ricordare come il viso del cantante si distrugge e si ricrea con questi punti che sembrano prendere vita, illuminarsi e volare via.

Thom Yorke, il cantante della rock band, non voleva usare telecamere: "Mi è sempre piaciuta l'idea di utilizzare la tecnologia per cose diverse rispetto a quelle per cui è stata inventata o costruita. Mi interessava l'idea di girare un video nel quale vi fossero presenti dei corpi in movimento, ma le immagini fossero riprese senza l'utilizzo di tradizionali telecamere, ma solo laser - spiega il musicista - in modo da far diventare le riprese solo un insieme di punti matematici, è strano vedere come tutto ciò abbia avuto un risultato veramente emozionante" ha scritto nel comunicato di presentazione del progetto.

Sulla stessa lunghezza d'onda il regista del video James Frost: "In un modo strano il progetto è una diretta riflessione di dove siamo nella società. Tutto è computer e dati. Mi sembra che la nostra sia diventata una vita digitale".

I precedenti. I Radiohead non sono il primo gruppo ad aver creato un video open source: nel 2007 Bjork ha pubblicato su internet il remix della clip di "Innocence" fatto dei suoi fan. Ma la band inglese non è nuova a sperimentazioni sia in campo musicale che nel marketing: a settembre 2007 hanno venduto il loro album "In rainbow" su internet con una formula del tutto nuova: chi si connetteva al sito poteva fare un'offerta libera per pagare l'album. Purtroppo pare che i musicisti siano stati troppo ottimisti: pare che il 60% degli utenti abbia deciso di scaricare il cd gratis, anche se la band non ha mai fornito dati ufficiali. Infatti nella stringa di pagamento si poteva digitare anche solo "zero".