mercoledì 6 agosto 2008
martedì 5 agosto 2008
sicurezza...
Indagine dell'istituto di ricerca: il nostro Paese ha il triste primato in Europa. Nel 2007 hanno perso la vita 1.170 operai. "Ma le autorità concentrate sulla criminalità"
Incidenti sul lavoro, allarme Censis;"Più morti bianche che omicidi"
ROMA - L'Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non ammazzati da un colpo di pistola o da una coltellata. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. A lanciare l'allarme è il Censis, Centro studi investimenti sociali. "Tuttavia, gran parte dell'attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità".Se negli ultimi 11 anni gli omicidi sono diminuiti di un terzo (da 1.042 casi nel 1995 a 663 nel 2006), nei cantieri e sui posti di lavoro l'anno scorso sono morti 1.170 operai di cui quasi la metà in infortuni "stradali", nel tragitto casa-lavoro o travolti mentre lavoravano in strada. Se si escludono i cosiddetti infortuni "in itinere" o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).
Confrontando gli omicidi con i morti per incidenti stradali, il Censis ha calcolato che i decessi in incidenti automobilistici sono otto volte gli omicidi. Nel 2006, in Italia sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091).
Tuttavia, "gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini", ha detto Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. "Risalta in maniera evidente - ha proseguito Roma - la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così".
La Russa, perché non manda i militari nei cantieri?
lunedì 4 agosto 2008
forza itaglia, ce la puoi fare anche tu!
Viaggio tra gli elettori Usa che tra tre mesi sceglieranno il presidente. Prima tappa: gli universitari costretti a chiedere decine di migliaia di dollari in prestito
Indebitati per studiare. L'incubo dei giovani d'America
dal nostro inviato MARIO CALABRESI
WASHINGTON - "Penso che non riuscirò mai a ripagare i debiti che ho fatto per studiare, certi giorni penso che quando morirò avrò ancora le rate dell'università. Oggi ho un piano per restituire il prestito che dura 27 anni e mezzo, ma mi pare troppo ambizioso perché il tasso è variabile e riesco solo a pagare gli interessi. Sono sicura che quando compirò sessant'anni i debiti della scuola di legge saranno ancora lì a farmi compagnia".Carrie ha 29 anni, è cresciuta in Pennsylvania, in un sobborgo poco fuori Philadelphia, in una famiglia della classe media. Ha fatto il master alla Law School di Villanova, università cattolica di Philadelphia. Vive a Washington dove lavora come assistente legislativo per un deputato al Congresso. Ha finito di studiare da due anni fa e deve ancora pagare 65mila dollari: "Ma ho lo stesso debito adesso di quando ho finito la scuola, perché ogni mese riesco a fare soltanto il pagamento minimo, che copre a malapena gli interessi sul capitale che mi hanno prestato e siccome la rata è anche salita insieme ai tassi d'interesse non ho fatto nessun passo avanti. Ogni mese devo versare almeno 550 dollari, un quarto del mio stipendio, e con il costo della vita che sale e uno sipendio pubblico non riesco a fare di più".
Tra tre mesi esatti gli Stati Uniti sceglieranno il loro presidente, tra poche settimane si terranno le convention dei due partiti che incoroneranno gli sfidanti John McCain e Barack Obama. Ma la corsa per la Casa Bianca non è fatta solo della battaglia tra due candidati, della loro immagine: sarà la scelta di chi si mostrerà più capace di rassicurare i cittadini americani spaventati dalla crisi economica, dal crollo del mercato immobiliare, dal prezzo della benzina e dalla guerra, con i giovani e gli studenti sempre più preoccupati dalla crescita delle rette universitarie e dai debiti che sono costretti a contrarre per poter studiare.
Carrie parla senza sosta, senza incertezze, si vede che non fa che pensare a questo suo debito: "Per sopravvivere ho dovuto trovarmi un secondo lavoro: faccio il tutor per alcuni studenti la sera e durante il fine settimana e accetto ogni lavoretto che mi passa per le mani, solo così posso permettermi di vivere da sola. Prima di fare la scuola di legge avevo lavorato per due anni nel settore non-profit, ma mi ero subito resa conto che senza un master non avrei mai potuto accedere ai livelli di lavoro che più mi piacevano e così la specializzazione in legge mi sembrò la scelta migliore. Ma la mia famiglia non era in grado di pagare la retta né io avevo soldi per farlo, così ho chiesto due prestiti: uno pubblico e uno privato".
"Avevo scelto di andare proprio a Villanova perché lì davano una borsa di studio chiamata public service, che copriva ben il cinquanta per cento della retta se tu ti impegnavi a lavorare nel settore pubblico nei primi cinque anni dopo la fine degli studi. Questo mi impedisce oggi di fare lavori più remunerativi ma ho anche la metà dei debiti dei miei compagni di corso".
Carrie non è un caso isolato, la sua non è una storia particolare ma è esempio comune di una condizione in continua crescita, quella dei giovani oppressi dai debiti contratti per studiare in particolare nelle scuole di medicina, legge e business. Le rette sono triplicate negli ultimi quindici anni mentre gli stipendi di ingresso nel mondo del lavoro sono cresciuti di meno del sessanta per cento.
Oggi l'ottanta per cento di chi termina un master in legge ha 77mila dollari di debito se ha frequentato una scuola privata e 50mila se è stato in un università pubblica. Ancora peggio se la passano i neo-medici: l'indebitamento medio di chi termina la scuola di specializzazione è attualmente di 140mila dollari e questo, secondo uno studio dell'Association of American Medical Colleges, sta cambiando la faccia della professione medica, sempre meno laureati scelgono di fare i medici di famiglia per dirigersi verso specializzazioni che pagano meglio per estinguere i debiti.
Il debito dei ventenni americani è una realtà che soffoca la possibilità di costruirsi un futuro, sposarsi, comprarsi una casa, pensare ad una famiglia o più banalmente andare al cinema o in vacanza. Il problema è stato a lungo fuori dai radar della politica, a metterlo sulla scena sono stati i democratici, Barack Obama - che ha liquidato i debiti scolastici grazie al successo del suo primo libro, ne ha fatto un dato ricorrente di ogni suo comizio, denunciando che "negli ultimi dieci anni due milioni di studenti meritevoli non hanno potuto frequentare l'università perché non avevano i soldi necessari".
"E' inaccettabile - ripete Obama - un'America in cui non puoi mettere a frutto il tuo talento perché non sei ricco di famiglia, perfino la retta dei college è cresciuta del 40 per cento negli ultimi cinque anni e così l'ingresso al college, che per generazioni di americani è stato il passaporto per un futuro migliore, oggi è un sogno che per molti sta svanendo". Così Obama promette sgravi fiscali consistenti a tutti i neolaureati in cambio di 100 ore annuali di servizio sociale. Anche grazie a questo ha conquistato un'intera generazione di americani, che hanno trovato un politico che parla dei loro problemi e sembra capire la loro più grande angoscia.
Carrie abita da sola in un seminterrato poco lontano dalla Cupola del Campidoglio, l'appartamentino è minuscolo e non molto luminoso, il suo isolato confina con uno dei quartieri più malfamati di Washington, ma ha il pregio di essere vicino all'ufficio. "Io sono la meno indebitata della mia classe: la maggior parte dei miei compagni di scuola, che non hanno avuto la borsa di studio e oggi lavorano come avvocati negli studi privati, devono restituire una cifra che va da 120 a 150mila dollari. Io nel settore pubblico guadagno 45mila dollari lordi l'anno, loro almeno 20mila dollari in più. Però chi ha trovato posto in un piccolo studio legale prende intorno ai 65mila dollari ma avendo il doppio dei debiti se la passa ben peggio visto che deve pagare più di mille dollari al mese. Chi invece è entrato nell'empireo, negli studi con più di 500 avvocati, guadagna oltre 100mila dollari all'anno. Del gruppo di amici con cui ho studiato, eravamo in cinque, ben tre hanno scelto di fare lavori che non amano e che anzi detestano per poter estinguere il debito".
La casa di Carrie è molto ordinata e curata, ma non ci sono lussi: "Sto attentissima a come spendo i soldi, segno su un quaderno ogni spesa che faccio, dal caffè al biglietto dell'autobus, perché devo tenere ogni cosa sotto controllo se voglio arrivare alla fine del mese.
Tutto va programmato: se voglio andare a cena fuori nel weekend allora è meglio che salti il pranzo un paio di volte durante la settimana, la spesa non la faccio nei supermercati fighetti ma giro nei negozi dove ogni prodotto costa meno, viaggio solo con i mezzi pubblici così non ho il problema dell'aumento della benzina e il cinema l'ho abolito, non è pensabile spendere 12 dollari e mezzo per vedere un film, meglio affittare un dvd e dividere il costo del noleggio con i cinque amici che vengono a casa a vederlo.
C'è molta gente che si trova in questa condizione a Washington e questo aiuta, perché si è creata una comunità che ha gli stessi problemi e li affronta insieme in modo creativo. Per esempio non esiste il rito di andare a prendere un aperitivo fuori, i drink costano troppo, così si compra una bottiglia di vino, si divide il prezzo e si va a berla a casa di qualcuno. E poi ci segnaliamo a vicenda i negozi meno cari, le offerte speciali e io la domenica mattina la passo a ritagliare i coupon con gli sconti dalle pagine dei giornali. Non avrei mai immaginato di doverlo fare ma oggi è diventata una cosa necessaria. La cosa che mi preoccupa di più è che non sono in grado di risparmiare nulla, non ho messo da parte un dollaro e il mio debito è sempre lì che mi incombe. Oggi comincia a pesarmi l'idea di non poter costruire un futuro, non posso continuare a vivere a lungo in questo modo, così alla fine sarò costretta a cercarmi un lavoro che mi paghi di più".
Le chiedo se si sia mai pentita, se rifarebbe la scuola di legge e se chiederebbe di nuovo la borsa di studio che la vincola a lavori di pubblica utilità: "Non penso esistesse un altro modo, volevo davvero andare a quella scuola e l'educazione che ho ricevuto mi permette di poter fare il lavoro che desideravo, senza la scuola di legge questa carriera non sarebbe stata possibile. Ma non mi basteranno trent'anni per ripagare il debito: ho un'amica di famiglia che si è laureata a Villanova 15 anni prima di me e aveva un prestito simile, ora ha avuto dei figli e lavora part-time e non riesce sempre a pagare le rate".
Carrie ha parlato tutto il tempo con voce tranquilla, ha elencato ogni cosa nei dettagli, ha spiegato esattamente come sono strutturati i suoi prestiti, che agenzia li eroga, ha detto di essere fortunata perché l'istituto che gli ha dato i soldi è serio e non ha avuto la sfortuna di certi suoi amici che hanno visto il loro debito passare da una banca all'altra e la loro rata mensile crescere da 500 a 800 dollari, ma prima di finire il suo racconto sbotta, non ce la fa più a contenersi: "Io penso che sia osceno che un ragazzo debba indebitarsi per tutta la vita per poter studiare.
Pensa al talento che viene sprecato e perduto perché una famiglia non può permettersi di finanziare un'istruzione che ormai ha dei costi eccessivi ed esorbitanti. L'isolamento crescente del sistema scolastico dalla società e dai suoi bisogni è tremendo.
C'è chi avrebbe le qualità, la passione, la voglia di studiare ma non può farlo, la società dovrebbe incoraggiare e sviluppare il talento, non soffocarlo nei debiti. È una sconfitta per l'America e per tutti, ogni tanto mi chiedo chissà chi sarebbe stato il grande medico che avrebbe fatto un'importante scoperta scientifica o l'avvocato in grado di scrivere una pagina di storia. Non lo sapremo mai perché gli abbiamo bloccato la possibilità di andare a scuola".
domenica 3 agosto 2008
sabato 2 agosto 2008
28 anni fa
Ero a Calais e cercavo un passaggio per Dover-Londra. Qualcuno mi raccontò cos'era accaduto. Arrivai tardi in terra d'Albione quel giorno. E tristemente.
Stretta di mano tra Cofferati e Rotondi dopo la bufera di ieri. La piazza contesta il sindaco e il ministro. Molte persone se ne vanno
Strage, Bologna chiude la polemica. Ma fischi contro Rotondi e Cofferati
Il monito di Napolitano: "Coltivare il dovere della memoria". Il premier: "Tenere alta la guardia contro il terrorismo"
Una foto della stazione di Bologna dopo la strage del 2 agosto 1980
La stretta di mano Cofferati-Rotondi. Stamattina una calorosa stretta di mano tra il sindaco Sergio Cofferati e il ministro per l'Attuazione del programma ha messo la parola "fine" sulle polemiche innescate da una frase dell'assessore comunale agli Affari istituzionali Libero Mancuso, che aveva spinto Rotondi a mettere in discussione la sua presenza. "Grazie di esserci", sono le prime parole del presidente dell'Associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi. Che prima della commemorazione aveva invitato, invano, a "evitare le polemiche, i fischi e fare in modo che oggi sia un giorno del ricordo in cui tutte le forze politiche sono unite per ricordare le vittime".
Il chiarimento con l'assessore. "Mi dispiace che sia avvenuto questo incidente, sono convinto che non avrà nessuna conseguenza su questa manifestazione". Queste le parole di Mancuso, che aveva definito Rotondi "incolore". Prima, l'ironia del ministro, che sottolinea di avere tutti i colori, il bianco della Dc e l'azzurro del Pdl a cui ha aderito. "Nella mia tavolozza mi manca solo il rosso", aveva scherzato.
La contestazione della piazza. "Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro". Gianfranco Rotondi allude proprio a Mancuso quando, dal palco in piazza Medaglie d'oro, commenta le contestazioni contro di lui. "Io non rappresento una parte politica, ma il governo di questo paese, il governo di una repubblica nata dalla Resistenza". Cerca di placare gli animi Rotondi, ma i fischi continuano insistenti e cominciano le defezioni. "Ci rivediamo in autunno": le Rappresentanze sindacali di base alzano lo striscione rosso. Rifondazione comunista se ne va. Così come alcune centinaia di persone. Smorza invece i toni Cofferati, che commenta: "Una cosa molto contenuta. Io sono molto contento anche delle cose che ha detto il ministro". Anche Bolognesi non nasconde di ritenere tutto sommato positivo l'intervento di Rotondi e parla di "parole equilibrate".
"Richieste legittime, risponderemo". Prima della commemorazione il ministro aveva assicurato che il governo affiancherà la magistratura per individuare i mandanti della strage di Bologna. "Il governo è impegnato ad affiancare al tavolo tecnico, che dovrà corrispondere alle legittime richieste ancora purtroppo attuali dei parenti delle vittime, un tavolo politico-istituzionale che intende corrispondere esattamente a queste aspettative".
Le parole del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica stamattina ha inviato un messaggio all'Associazione familiari delle vittime, dove ricorda "gli ottantacinque morti e gli oltre duecento feriti della strage nella stazione di Bologna il 2 agosto 1980". "Occorre coltivare un dovere della memoria" e utilizzarlo per difendere i "valori di democrazia, libertà e giustizia", è il monito. Poi aggiunge: "Il 9 maggio scorso, in occasione del 'Giorno della Memoria' dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, ho ritenuto opportuno promuovere una pubblicazione nella quale compaiono i volti e sono descritti i percorsi di vita di tutte le vittime innocenti dei diversi episodi di matrice terroristica". Gli applausi della piazza hanno accolto la lettura del messaggio del capo dello Stato.
I messaggi di Fini, Schifani e Berlusconi. Il presidente della Camera dei deputati, nel messaggio inviato al sindaco e a Bolognesi, auspica che "dopo tanti anni si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della verità sulla strage". Questo, sostiene Fini, "sarebbe un servizio prezioso reso alla democrazia del nostro Paese". Il premier Berlusconi invita a "tenere alta la guardia contro il terrorismo", mentre il presidente del Senato Schifani osserva che "il valore di una nazione, la sua stabilità, la sua solidità morale e civile, risiedono proprio nella capacità della società di reagire dinanzi a queste terribili vicende".
venerdì 1 agosto 2008
il tossic park secondo kusturica
| Emir Kusturica punta il dito contro quella che definisce «la politica repressiva del vostro Paese» |
Il «Che» che porta stampato sulla maglietta ha gli occhi severi e la barba incolta. Lui anche. Il pullman bianco incespica lento sulla spianata. Sono le sette e mezza di martedì. Dalla pancia esce la No Smoking Orchestra. Poi lui, Emir Kusturica, regista-musicista-attore. Pantaloni militari, volto stropicciato. Afferra la sua chitarra, si guarda intorno e s’incammina dentro il «recinto» che separa due Torino, troppo lontane per sfiorarsi: di qua la piscina, i chioschi e i concerti di Ossigeno; di là le lande desolate, l’eroina, i fantasmi.
A duecento metri c’è Tossic Park, il via vai, le auto dei carabinieri, un’ambulanza che fa capolino. C’è una terra di contrasti. Lui, Kusturica, tempo due ore e farà ballare mille persone dentro il «fortino». Intorno la disperazione. In mezzo solo una recinzione in plastica.
Qualcuno, da laggiù, ascolterà. Lui non lo sa. Tossic Park è un nome oscuro, mai sentito. Scoprirlo, vederlo, è un attimo d’incertezza. Poi una reazione quasi brusca. «La mia musica è un circo che passa e tenta di rendere felici le persone. Suoniamo per chi cerca la gioia. Se chi la cerca nell’eroina stanotte vorrà congiungersi alla vita, e a tutto il bello che ci sforziamo di rappresentare, ne saremo felici. Però ne dubito».
Lo sguardo a volte cerca di spingersi oltre lo steccato. Come se, ora che sa, non potesse far finta di niente. Altra raffica di parole: lineamenti duri, le braccia disegnano sagome e scacciano zanzare. «Nella società dei consumi la droga è una chiave per arricchirsi. Il problema non è questo posto che voi chiamate Tossic Park. È il vostro stile di vita. Sono le vostre istituzioni, il vostro governo che alimenta repressione fine a se stessa, ad aver spinto i disperati in quell’angolo di città. Chiusi, soli e senza più niente».
Poco dopo tutto è buio. Il circo «zingaro» apre i battenti. La notte inghiotte le figure nel ventre di Tossic Park. Kusturica getta un’altra occhiata. Dalla recinzione ogni tanto s’intravede un fantasma. Scivola sotto un cono di luce, poi scompare. Barcolla, come certi personaggi un po’ sgangherati dei suoi film. Ma, a differenza loro, s’incammina verso la morte. «Io celebro la vita - dice serio Kusturica -. Le nostre note sono disegnate per far scoprire la vita, le sue meraviglie, la catarsi, il carnevale. Chi vive nella droga può capirlo? Spero di sì, ma non ne sono sicuro».
Il catino piazzato proprio all’ingresso del parco si riempie in un amen. Il contrasto si fa quasi carnale. Otto uomini salgono sul palco. Sotto cominciano le danze: ragazzi e non che saltellano, così simili nelle movenze alle sagome che incespicano duecento metri più in là. Solo che qui è festa, là disperazione. Qui è un matrimonio tzigano; là un’immagine da Underground: silenzio, landa terrea, magia alla rovescia. E non c’è sintesi né contatto possibile. «La gioia è che quel che sgorga dai nostri strumenti», insiste Kusturica. «Io non credo che chi annaspa nella droga possa provare gioia. Chi vuole respirare la vita non può caracollare lì dentro. No, davvero. Stavolta è come nei film western che guardavo da giovane, quelli che mostrano una concezione molto sintetica dell’esistenza: bianco e nero, buoni e cattivi. Qui la frattura è gioia o non gioia: quei ragazzi non sono cattivi, ma hanno perso il gusto di vivere».
Si scalda, le parole si trascinano con foga. I ricordi le seguono: «Alcuni amici sono morti di overdose. O perché l’eroina li aveva stremati. Ciascuno di loro portava addosso un peso immenso. Cercava di liberarsene così, senza rendersi conto che invece era sempre peggio». La processione nella pancia del parco segue il canovaccio di ogni notte di cui mezza Italia parla. È una storia di morti per overdose, eroina velenosa, blitz, parate di politici. Kusturica scatta rabbioso. «Ma davvero credete che il problema della vostra città sia questo parco? Vi sbagliate. Questa distesa, e la sua umanità disperata, sono colpa vostra».
Nostra? «Sì. Delle vostre istituzioni, delle vostre forze dell’ordine. Del vostro modo di vivere. Tutto quel che ci circonda sembra disegnato per dividere, escludere ed erigere barricate». Messaggio chiaro. Lo diventa ancor di più quando la No Smoking Orchestra sale sul palco, e porta con sé una selva di bimbi. Rom e italiani, ed è la fotografia di quel che accade tra la folla. Rom e italiani, e per una volta non sono scintille. Ballano insieme. Scendono e risalgono dal palco, cedono e si riprendono la scena. Lui, compiaciuto, osserva.
Il tribunale federale ha dichiarato incostituzionale la legge anti-fumo
Il tribunale federale di Karlsruhe, infatti, ha accettato il ricorso contro il divieto di tre piccoli ristoratori, dichiarando incostituzionale la legge in vigore dallo scorso settembre per aver messo in una situazione di svantaggio alcuni gestori di locali . La sentenza ha riacceso la polemica tra favorevoli e contrari, destinata a protrarsi nei prossimi mesi, visto che il giudice ha dato tempo fino al 31 dicembre 2009 ai Laender per correggere la legge.
Ora la parola torna ai politici. Il divieto di fumare aveva finora svantaggiato notevolmente i locali con un solo spazio, impossibilitati a riservare una sala ai fumatori, violando, secondo la sentenza, il principio della libera concorrenza e del libero esercizio della professione. I proprietari di migliaia di piccole osterie che avevano visto i loro locali svuotarsi e gli affari andare a picco dopo l’entrata in vigore della legge antifumo, hanno accolto con soddisfazione la sentenza. «La delibera segna un successo pieno», ha detto Ongrid Hartges, editore della rivista per hotel e gastronomie edita a Francoforte sul Meno.
Per poter permettere ai propri avventori di accendere una bionda però, i locali devono rispondere a tutta una serie di condizioni. Innanzitutto una superficie inferiore ai 75 mq, accesso vietato ai minori di 18 anni, avviso alla porta che nel locale si fuma, e divieto di servire cibo. Le regole si fanno meno severe anche per le discoteche, che potranno predisporre sale per i fumatori dove non si potrà ballare e i minori non potranno entrare.
Formalmente la sentenza vale solo in Baden-Wurttemberg e Berlino, ma costituisce un precedente che sicuramente troverà proseliti nelle altre regioni tedesche. L’interdipendenza tra alcol, sigarette e incasso era stata avvalorata anche dai dati sulle vendite di birra alla spina, che da gennaio a giugno 2008 - secondo quanto ha reso noto a luglio la fabbrica di birra Warsteiner - hanno registrato un calo del 9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, antecedente all’entrata in vigore del divieto.
La catena di fast food Mc Donald’s Germania, che nel territorio conta 1.300 locali e impiega circa 55.000 persone, ha già fatto sapere, attraverso il suo portavoce Alexander Schram, che non sospenderà il divieto nei suoi locali. «Fondamentalmente i nostri clienti hanno accettato la legge senza difficoltà - ha detto -. In secondo luogo abbiamo fatto una promessa alla nostra clientela, che conta in buona parte famiglie con bambini, e vogliamo mantenerla».
giovedì 31 luglio 2008
mercoledì 30 luglio 2008
medioevo padano
l sindaco ha stabilito la pena massima prevista dal decreto sicurezza di Maroni. Sanzioni salate anche per consumo di alcol fuori dai locali e altri comportamenti illeciti
Verona, multa per clienti prostitute. Tosi: "Da oggi salirà a 500 euro"
Legaiolo pettinato da mammà
Il decreto di Maroni. Il sindaco veronese ha deciso la pena massima prevista dal decreto sicurezza del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che concede ai sindaci la possibilità di graduare gli importi delle diverse sanzioni da 50 a 500 euro, in base alla gravità del comportamento di chi commette reato. Tosi spiega che "in questo caso abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell'ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale, prima dell'entrata in vigore del decreto Maroni, i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze".
L'obiettivo. Lo scopo dichiarato dell'ordinanza è multare chi contratta prestazioni sessuali, "per eliminare un fenomeno gestito da racket criminali che spesso riducono in schiavitù le donne da avviare alla prostituzione e per eliminare il degrado e il disturbo causato ai cittadini".
Le altre sanzioni: gli alcolici. Ma Tosi non si è limitato a punire i clienti delle lucciole. Sta cercando di bloccare anche il consumo di bevande alcoliche fuori dai locali. Un'altra ordinanza della giunta comunale, infatti, ha deciso il nuovo importo delle sanzioni da applicare per la violazione dell'ordinanza già emessa contro chi beve alcol al di fuori degli esercizi pubblici e dei plateatici autorizzati: la multa sarà di 100 euro alla prima infrazione, 250 euro alla seconda e 500 euro alla terza e alle successive.
Invariata, invece, la sanzione di 50 euro per gli altri comportamenti (gettare carte, bottiglie e qualsiasi altro rifiuto solido o liquido al di fuori degli appositi contenitori; bivaccare o sistemare giacigli; bagnarsi nelle vasche pubbliche e utilizzarle per il lavaggio di cose e animali; passeggiare o sostare a torso nudo in maniera non decorosa) "contrari al pubblico decoro".
Le multe anti-accatonaggio. Da oggi l'accattonaggio è vietato anche a Verona. Il mendicante colto in flagrante si vedrà confiscato il denaro raccolto e sarà punito con una sanzione pecuniaria di 100 euro. Così il sindaco prova a limitare anche le attività dei lavavetri.

Il Consiglio d'Europa condanna l'Italia: «Le misure del pacchetto sicurezza violano i diritti umani e danno vita a comportamenti xenofobi». Maroni si indigna: «Falsità, offendono la nostra polizia».
martedì 29 luglio 2008
e così tutti felici e contenti
Sicurezza, via libera al piano: da agosto 3mila militari in città
ROMA - Via libera dal comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza, riunitosi oggi al Viminale, al piano per l'utilizzo di 3.000 militari per il controllo del territorio. Il piano di impiego del personale delle forze armate nel controllo del territorio è stato firmato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e da quello della Difesa Ignazio La Russa.A partire dal 4 agosto, per la durata di sei mesi, saranno impiegati 3.000 uomini dell'esercito, della marina, dell'aeronautica e dei carabinieri in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Secondo quanto previsto dal piano, due terzi dei militari sono destinati a servizi di vigilanza a siti sensibili e in particolare ai centri per gli immigrati. Le restanti mille unità sono destinate a operazioni di pattugliamento delle strade.
"Tali attività - spiega in una nota il ministero dell'Interno - saranno svolte in un'area definita dai prefetti attraverso un modulo base che prevede la presenza di una pattuglia a piedi con due unità delle forze armate e di uno o due appartenenti alle forze di polizia". La verifica dell'attuazione del piano è affidata a un comitato tecnico istituito presso il Viminale composto dal capo della Polizia, dal capo di stato maggiore della Difesa, e dal comandante generale dell'Arma dei carabinieri.
saranno balle anche queste?
Rom, l'Europa contro l'Italia: "Ignorati i diritti umani"
Critiche per l'atteggiamento troppo morbido verso i reati razzisti. No alle misure d'emergenza: "Indicano l'incapacità di risolvere il problema"
Polizia violenta. Hammarberg si è detto "estremamente preoccupato" per tutti gli episodi di violenza avvenuti nei campi nomadi italiani e ha denunciato l'atteggiamento della polizia: "Durante gli episodi di violenza non c'è stata un'effettiva protezione da parte delle forze dell'ordine che a loro volta hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti di questi gruppi". Pur riconoscendo gli sforzi delle autorità italiane il commissario ha sottolineato che al momento "
sono stati fatti pochi progressi nell'effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti. Critiche sono arrivate anche verso le numerose espulsioni di immigrati in Paesi che praticano la tortura.
Razzismo. L'Italia, secondo il commissario, ha un atteggiamento troppo morbido nei confronti del razzismo. "Devono essere reintrodotte pene più severe per reati legati al razzismo e rafforzate le norme contro le discriminazioni". E ha ammonito la classe politica: "L'approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante".No alle misure di emergenza. Nel rapporto, che è stato reso noto oggi, si sottolinea come il ripetuto ricorso a misure legislative d'emergenza "per affrontare i problemi legati all'immigrazione sembra indicare un'incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo e che "la decisione di rendere la presenza illegale in Italia un'aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione". Sotto accusa anche la possibilità, contenuta all'interno delle nuove norme sulla sicurezza, di espellere cittadini comunitari sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza. Secondo il commissario queste leggi "pongono seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani", su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo. Una situazione ancor più grave se si pensa che l'Italia nel dicembre 2005 aveva già subito una condanna da parte del Comitato europeo per i diritti sociali. Il nostro Paese in seguito si era impegnato a portare in linea con gli standard prescritti dal Consiglio d'Europa, la situazione dei Rom, in particolare sul fronte abitativo.
Casilino, condizioni inaccettabili. Ma non è stato così. Durante la sua ispezione Hammarberg ha visitato alcuni insediamenti e ha definito "inaccettabili" le condizioni del campo nomadi Casilino 900 di Roma, esistente da quarant'anni e definito semiregolare ma dove però "la situazione è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi tre anni". Positiva invece la situazione a Pescara dove "le autorità locali hanno saputo rispondere al problema della casa". Il documento si chiude chiedendo un'attenzione speciale alla "protezione dei diritti umani dei bambini Rom e Sinti, come stabilito, in particolare, dalla Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dei bambini".
Il testo in inglese
lunedì 28 luglio 2008
schizofrenia
Ferrero nuovo segretario di Rc. Vendola sconfitto: "No scissione"
Il nuovo leader: "Ha vinto una coalizione politica. Rilancio il partito dal basso e da sinistra". Il governatore della Puglia: "Un grosso errore. Così finisce questo partito"
dal nostro inviato CLAUDIA FUSANI
Paolo Ferrero e Claudio Grassi (sx)alzano il pugno al momento della proclamazione
Il VII congresso di RC, quello che in un modo o nell'altro doveva lasciare il segno nella storia del partito che più di tutti ha perso le elezioni, è raccontato da numeri e alcune istantanee: cinque mozioni; quattro giorni di liti e accuse furibonde; due mesi di recriminazioni e tiri mancini; riunioni notturne e agguati; i dieci minuti di applausi per Bertinotti e la speranza lunga un pugno di ore di una ricomposizione; i cori "Bella ciao" e "Bandiera rossa" urlati da una parte come se fossero di quella sola invece che di tutti. Un delegato anziano, di Firenze, che ancora poche ore prima dello sfacelo prende per un braccio Gennaro Migliore e Paolo Ferrero, li mette uno di fronte all'altro, e li prega: "Smettete di litigare, che ci avete fatto piangere". L'ex cossuttiano Claudio Grassi, per giorni l'uomo della mediazione che ancora ieri diceva, dal palco: "Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione si divide in due, Rifondazione finisce". Non si sono parlati. Non a sufficienza.
Momenti e situazioni che difficilmente saranno superati e digeriti. Come la votazione, oggi all'ora di pranzo, dei due documenti contrapposti avvenuta con chiamata nominale: per tre ore i 646 "compagni" e "compagne" che non si fidano più l'uno dell'altro, sono sfilati davanti al microfono per dire nome, cognome e numero del documento votato. Qualcosa di surreale. Esercizio di democrazia, si dirà. Poteva immaginare Rifondazione di arrivare a questo?
La squadra vincente. Ha vinto, alla fine, Ferrero, arrivato qui col 40 per cento dei voti. E' riuscito a ribaltare storia, numeri, tradizione e prospettive di un partito diventato "verticistico e leaderistico". Lui, invece, che è stato l'unico ministro di Rc nel governo Prodi, è l'uomo della ripartenza "dal basso, a sinistra", che non parla col Pd, di lotta dura e pura e non di governo, che fa della lotta di classe e dell'anticapitalismo i cardini del programma e giudica "l'unità a sinistra" il più grave errore degli ultimi anni. Insieme a lui, per mettere insieme il 50,5 per cento, un gruppo di trotzkisti e di duri e puri della falce e del martello; Ramon Mantovani "nostalgico del partito del '95 che non ha espulso Nichi"; il giovane Maurizio Acerbo, ex deputato dell'Unione; il cossuttiano Claudio Grassi, che fino all'ultimo ha cercato una mediazione, e Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato nel governo Prodi. Curioso destino: Russo Spena e Ferrero sono ex di Democrazia proletaria. Chi si rivede, vent'anni dopo.
Nichi Vendola, sconfitto per otto voti
Vendola: "Questa è la fine del partito". Il governatore della Puglia lascia il congresso prima che la conta finisca. Dopo un giorno di speculazioni sulla sua rinuncia alla segreteria, rilanciate fin dalla mattina da quelli dell'area Ferrero, Vendola resta candidato fino alla riunione del Comitato politico nazionale, il parlamentino che vota il segretario. Solo in quella sede, alle 18, con i numeri nero su bianco, si ritira. Annuncia che i suoi voteranno contro Ferrero e che non entreranno in segreteria "per evitare qualsiasi compromissione con una linea che non ha il fiato per risollevare la sinistra". E' stata, dice, una battaglia "importante, appassionata e durissima". Per la sinistra "non è un colpo mortale ma una battuta d'arresto. Noi non abbandoniamo questa battaglia".
Prima della votazione dei due documenti - 1 per Ferrero-Russo Spena; 2 per Vendola-Migliore - il governatore era stato ancora più duro. E sanguigno. "Sono sconfitto ma sereno - aveva detto - Considero questo congresso il compimento della sconfitta politica di aprile, la ratifica di un arretramento culturale perché ho sentito cose di una volgarità straordinaria, ben oltre la decenza e la fine del partito della Rifondazione comunista". Poi, per mettere a tacere voci di una scissione, "noi, con il nostro 47,7 per cento, non ce ne andiamo, stiamo qua a costruire la nostra battaglia". Quella che vince oggi, precisa, è "una maggioranza ricreata con alchimie".
La notte dei lunghi coltelli. Il dramma politico dentro Rifondazione diventa irrecuperabile nella notte tra sabato e domenica, riunioni e incontri fino all'alba per cercare una mediazione a cui però vengono chiuse tutte le porte. Viene bocciata in Commisione Statuto l'idea del Pesidente del partito da affiancare al segretario, due cariche per due anime. Finisce male l'incontro Bertinotti-Grassi. Ancora peggio in Commissione politica, sempre di notte, dove Gennaro Migliore (mozione 2) si presenta con un documento di possibile mediazione ma si trova solo davanti una situazione già predefinita: Ferrero ha riunito in un solo documento altre due posizioni, Pegolo-Giannini (documento 3, "per rilanciare il conflitto sociale") e Bellotti (mozione 4, "per la falce e il martello"). Sommando minoranze, la maggioranza Vendola finisce sotto. Un colpo di scena. Sono le tre di notte. Finiscono adesso quasi tutte le speranze.
Mascia: "Vi prendete un simbolo ma buttate un partito". Le tensioni della notte si replicano in mattinata, nell'assemblea che deve votare le mozioni. Restano due soli documenti. Il primo lo legge Giovanni Russo Spena (1-3-4): dice "no alla Costituente di sinistra", "no a qualsiasi alleanza con il Pd", parla di "ricostruzione dal basso e da sinistra", di "lotta di classe e al capitalismo", di "lanciare nuovi referendum sul sociale", soprattutto che la nuova Rifondazione "dovrà decidere non da posizioni di vertice ma in nome del pluralismo interno". Qualche fischio, molti applausi, sala divisa come sempre. Poi prende la parola Graziella Mascia, per la piattaforma 2. E si arriva a un passo dalla rissa. "Nel documento appena letto - contesta Mascia - ci sono cose molto gravi rispetto alla storia di Rifondazione. La mozione 2 (Vendola ndr) presenta un altro documento e afferma che in questo congresso si è impedito di cercare una soluzione unitaria. Sapete, si può tenere il simbolo di un partito e insieme buttarne via la storia". Fischi, applausi, cori, due distinte tifoserie.
Il congresso finisce così. Cosa succede adesso a sinistra del Pd è domanda difficile. Di sicuro oltre a Sinistra democratica di Mussi e Fava, c'è un gruppo di Verdi che fanno capo allo sconfitto Marco Boato e a un pugno di socialisti. E c'è l'area "Rifondazione da sinistra": la guida Vendola, Bertinotti darà più che una mano, ha molti giovani (Migliore, De Palma, De Cristoforo, Fratoianni) e donne lucide e agguerrite (Deiana). Farà sentire la sua voce e il suo peso. Andrà in piazza molto presto. Avrà gli artigli. E non solo quelle poesie così citate e così dileggiate durante il congresso.

Gotico italiano
(foto di Edoardo Baraldi)
sabato 26 luglio 2008
continua il delirio
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