domenica 10 agosto 2008

peccato aver lasciato il piccone a casa...

"Così abbiamo cacciato Briatore"
Flavio Briatore con la moglie Elisabetta Gregoraci

Tra i contestatori della spiaggia di Capriccioli
ELIO PIRARI
CAPRICCIOLI (PORTO CERVO)
«Da quando hanno vietato l’ingresso a Ugo, in spiaggia non metto più piede. E’ uno scandalo, povero Ugo, che gli piace tanto il mare». Ugo potrebbe essere un cane ma sembra una visione, ha dimensioni e colore di un ratto, un alito fetente e sembra definitivamente perito. Sarà il caldo. Ugo apre distrattamente un occhio, con un’acrobatica virata alza la zampa, piscia contro una panchina e si riaccuccia dietro un maleodorante cespuglio di mirto.

Collina di Pantoggia, golfo del Pevero, due passi da Porto Cervo, Billionaire Beach «Rubacuori», ore 15.30, 36 gradi all’ombra, sole terrificante che sembra un’invenzione infernale, un euro e mezzo da sganciare al parcheggiatore, 8 per l’ombrellone, 8 per il lettino, 10 se commetti l’errore di chiedere un bicchiere d’acqua. «Quando lo gestiva quel ragazzo di Tavolara il bar era una meraviglia, buon servizio e prezzi ragionevoli, ora è tutto alle stelle», fa Luigi, un euforico pensionato di Milano. «Pensionato di lusso, ovvio. Uno dei pochi di lusso, ovvio, altrimenti mica sarei qui»

Ovvio?. Capriccioli è un chilometro di sabbia di una bellezza struggente. Struggente perché la sabbia non si vede più. Non si vede più perché Capriccioli è l’esempio esteso alla massima potenza di quanto la forzata ricerca di socialità a volte remi contro l’uomo. Sintesi: un polpaccio ogni cinque centimetri, lettini sovrapposti, professionisti, medici, avvocati e notai, ma anche famiglie di ministeriali e bottegai che carponi si cimentano alla disperata ricerca della battigia.

Capriccioli è un tesoro mitologico, un’esigenza di distinzione, preda dei ricchi e alibi visionario dei poveri, Capriccioli è «le pernici colorate» di Elle, quella che Barthes definiva «Cucina ornamentale». «Io ho un centro estetico. E un mucchio di clienti che a metà mese si trova senza una lira in tasca. Partono da Cagliari, fanno 300 chilometri, arrivano qui con la sedia e un panino di mortadella. Così si sentono importanti. Sa quante belle spiagge abbiamo dalle parti di Cagliari?», dice Loredana, 32 anni.

Ma il più malinconico è Babu, 26 anni, arrivato dal Bangladesh: «Né lira né euro, non compra più nessuno, sono poveri anche i ricchi». Davanti al bar, il rituale del riconoscimento. Di qua il Pueblo ansimante, quello inghiottito per sempre dal piccolo schermo, i pronti a tutto pur di esserci, reparti speciali in grado di ruotare la testa a 360 gradi per vivisezionare una chiappa, quelli che per una Coca Cola sul tavolo lasciano 10 euro. Di là i buttafuori del «Rubacuori», quasi tutti neri, quasi tutti permalosetti, rolex d’oro, catene d’oro, virile impazienza, facce da brividi forti.

Da questa estate il «Rubacuori» fa parte del centro servizi di Flavio Briatore. Dal Comune la sua società ha ottenuto la concessione del bar sulla spiaggia, dove passeggiano veline scodellate per l’ultima occasione rozza dall’infinito retrobottega televisivo e gli inevitabili Gregoraci ed Emilio Fede, la nipote del proprietario del Chelsea, Abramovich, qualche attore, qualche sindaco, qualche paparazzo.

La notizia è che due giorni fa il Pueblo ha sclerato con Briatore. Cronaca scarna: ore 14, la coppia del Billionaire, seguita da altri due gommoni guadagna la spiaggia a bordo di un Tender. Lo slalom disinvolto incupisce i bagnanti. Uno dei due gommoni a motore acceso scavalca la barriera dei cento metri e punta Riva d’argento. Scena biblica: mocciosi terrorizzati che frignano tra le onde, mamme che svengono, babbi che bestemmiano.

Dall’indignazione all’azione il passo è breve. Un gruppo di Pavia tira buste d’acqua e granate di sabbia. Da bordo si rivelano inutili i sorrisi ecumenici di Emilio Fede e quelli della svanita biondina che gli siede accanto, a terra la concitazione cresce, le scuse dei Vip invece di disarmarli esaltano i cecchini. E anche un avvocato di Napoli, Gian Paolo Tucillo, che va dai carabinieri e sporge querela contro Briatore. «Hanno fatto un’altra cafonata - dice Francesca, 42 anni, di Tempio Pausania . Quelli si credono padroni del mondo. Ora lo sa cosa succede? Succede che quel mammasantissima dopo essersi preso il bar si prende anche la spiaggia, privatizza Capriccioli e buona notte ai suonatori»

sabato 9 agosto 2008

acciaio olimpico

Un amico giapponese mi dice che una rivista del suo paese ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che gli stadi olimpici di Pechino sono stati costruiti con l'acciaio recuperato in seguito al crollo delle torre gemelle. Ecco il link. Il problema è che non conosco il giapponese! Voi sì? Se così fosse siete pregati di confermare quanto sostiene il giornale, grazie. In ogni caso vi stupireste se gli americani avessero davvero spedito in Cina, o in qualche altra parte del mondo, quell'acciaio? Business is business...



venerdì 8 agosto 2008


uno di quelli che ha (dis)fatto l'italia

L'ex ministro era da tempo gravemente malato. E' spirato a casa sua. Doroteo, gran tessitore di alleanze: a Napoli e nel governo nazionale

Roma, è morto Antonio Gava- Il figlio: "E' stato un perseguitato"

Berlusconi: "Un calvario giudiziario ne ha minato la salute" .Il cordoglio di Napolitano e degli ex Dc. Domani i funerali


Roma, è morto Antonio Gava Il figlio: "E' stato un perseguitato"

Antonio Gava

ROMA - Antonio Gava, uno degli ex potenti della Democrazia cristiana e della Prima Repubblica è morto. Lui che fu ispiratore del patto tra Craxi, Andreotti e Forlani che fece nascere il "Caf" negli ultimi anni della prima Repubblica, si è spento stamattina alle ore 5.40, nella sua casa di Roma. Gava, sette volte ministro, aveva 78 anni. Nel 1990 era stato colpito da un ictus. Da allora la sua salute era sempre andata peggiorando. Dal 6 agosto era ricoverato in fin di vita in ospedale e ieri la famiglia ha deciso di riportarlo a casa. Dove è morto alle prime luci dell'alba.

Figlio d'arte (il padre Silvio è stato 13 volte ministro tra gli anni Cinquanta e Sessanta), Gava è stato per decenni uno degli esponenti più in vista della Democrazia Cristiana. Fu uno dei leader nella corrente "dorotea" insieme a Forlani e Scotti. La sua storia è quella del Caf, del "grande centro" doroteo, della lotta con l'andreottiano Paolo Cirino Pomicino, dei tanti ministeri: dai Rapporti col Parlamento, alle Poste e Telecomunicazioni, dalle Finanze al Viminale.

Nel 1993 la vicenda che lo segnerà. Su di lui si abbatte l'accusa di collusione con la camorra: un pentito lo accusa di aver protetto il boss Lorenzo Nuvoletta. Tre giorni di carcere a Forte Braschi, poi gli arresti domiciliari dal settembre del 1994 al marzo del 1995 e la sospensione cautelare dall'ordine degli avvocati.

Si apre così l'iter giudiziario durato tredici anni fino alla definitiva assoluzione. A quel punto Gava chiede un risarcimento milionario allo Stato, 38 milioni di euro (3 milioni per non aver potuto svolgere l'attività professionale, 10 milioni per danno fisico, altri 10 milioni per danno morale e 15 milioni per danno di immagine). Una vicenda che, anche oggi nel giorno della sua morte, fa sentire i suoi effetti. "Mio padre è stato un perseguitato politico. Come lui, ci sono stati molti perseguitati politici, come Andreotti, Darida, Citaristi, Forlani e altri" dice il figlio Angelo.
Grande il cordoglio del mondo politico. A partire dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha inviato un messaggio alla famiglia definendo Gava ("uomo di primo piano nella travagliata storia della Repubblica"). Ed ancora il cordoglio di Fini e Schifani. Immediata e attesa la mobilitazione dei tanti esponenti dell'ex Dc ormai dispersa in varie anime. "Profondo rispetto per la sua memoria" dice Pier Ferdinando Casini dell'Udc. Ma sono molti coloro che puntano il dito contro "la persecuzione giudiziaria" di cui sarebbe stato vittima Gava. A partire da Silvio Berlusconi: "La sua morte non cancella il torto che ha subito: ricordo il calvario giudiziario di tredici anni che ne ha minato la salute anche se si è concluso con la piena assoluzione da un'accusa infamante ed infondata". Dure anche le parole dell'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga: "Antonio è stato vittima dei magistrati militanti". Mentre l'ex Guardasigilli Clemente Mastella parla di "pesanti accuse basate su teoremi inesistenti".

I funerali si svolgeranno domani prima a Roma (alle 11, nella chiesa di San Pietro e Paolo, all'Eur) e poi a Castellammare di Stabia (alle 17 nella cattedrale).

e questi, li ricordate?

giovedì 7 agosto 2008

berlusconi scopa...










...anche Napoli.

mercoledì 6 agosto 2008

martedì 5 agosto 2008

sicurezza...

Indagine dell'istituto di ricerca: il nostro Paese ha il triste primato in Europa. Nel 2007 hanno perso la vita 1.170 operai. "Ma le autorità concentrate sulla criminalità"

Incidenti sul lavoro, allarme Censis;"Più morti bianche che omicidi"

ROMA - L'Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non ammazzati da un colpo di pistola o da una coltellata. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. A lanciare l'allarme è il Censis, Centro studi investimenti sociali. "Tuttavia, gran parte dell'attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità".

Se negli ultimi 11 anni gli omicidi sono diminuiti di un terzo (da 1.042 casi nel 1995 a 663 nel 2006), nei cantieri e sui posti di lavoro l'anno scorso sono morti 1.170 operai di cui quasi la metà in infortuni "stradali", nel tragitto casa-lavoro o travolti mentre lavoravano in strada. Se si escludono i cosiddetti infortuni "in itinere" o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).

Confrontando gli omicidi con i morti per incidenti stradali, il Censis ha calcolato che i decessi in incidenti automobilistici sono otto volte gli omicidi. Nel 2006, in Italia sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091).

Tuttavia, "gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini", ha detto Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. "Risalta in maniera evidente - ha proseguito Roma - la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così".

La Russa, perché non manda i militari nei cantieri?

lunedì 4 agosto 2008

forza itaglia, ce la puoi fare anche tu!

Viaggio tra gli elettori Usa che tra tre mesi sceglieranno il presidente. Prima tappa: gli universitari costretti a chiedere decine di migliaia di dollari in prestito

Indebitati per studiare. L'incubo dei giovani d'America

dal nostro inviato MARIO CALABRESI

WASHINGTON - "Penso che non riuscirò mai a ripagare i debiti che ho fatto per studiare, certi giorni penso che quando morirò avrò ancora le rate dell'università. Oggi ho un piano per restituire il prestito che dura 27 anni e mezzo, ma mi pare troppo ambizioso perché il tasso è variabile e riesco solo a pagare gli interessi. Sono sicura che quando compirò sessant'anni i debiti della scuola di legge saranno ancora lì a farmi compagnia".

Carrie ha 29 anni, è cresciuta in Pennsylvania, in un sobborgo poco fuori Philadelphia, in una famiglia della classe media. Ha fatto il master alla Law School di Villanova, università cattolica di Philadelphia. Vive a Washington dove lavora come assistente legislativo per un deputato al Congresso. Ha finito di studiare da due anni fa e deve ancora pagare 65mila dollari: "Ma ho lo stesso debito adesso di quando ho finito la scuola, perché ogni mese riesco a fare soltanto il pagamento minimo, che copre a malapena gli interessi sul capitale che mi hanno prestato e siccome la rata è anche salita insieme ai tassi d'interesse non ho fatto nessun passo avanti. Ogni mese devo versare almeno 550 dollari, un quarto del mio stipendio, e con il costo della vita che sale e uno sipendio pubblico non riesco a fare di più".

Tra tre mesi esatti gli Stati Uniti sceglieranno il loro presidente, tra poche settimane si terranno le convention dei due partiti che incoroneranno gli sfidanti John McCain e Barack Obama. Ma la corsa per la Casa Bianca non è fatta solo della battaglia tra due candidati, della loro immagine: sarà la scelta di chi si mostrerà più capace di rassicurare i cittadini americani spaventati dalla crisi economica, dal crollo del mercato immobiliare, dal prezzo della benzina e dalla guerra, con i giovani e gli studenti sempre più preoccupati dalla crescita delle rette universitarie e dai debiti che sono costretti a contrarre per poter studiare.
Carrie parla senza sosta, senza incertezze, si vede che non fa che pensare a questo suo debito: "Per sopravvivere ho dovuto trovarmi un secondo lavoro: faccio il tutor per alcuni studenti la sera e durante il fine settimana e accetto ogni lavoretto che mi passa per le mani, solo così posso permettermi di vivere da sola. Prima di fare la scuola di legge avevo lavorato per due anni nel settore non-profit, ma mi ero subito resa conto che senza un master non avrei mai potuto accedere ai livelli di lavoro che più mi piacevano e così la specializzazione in legge mi sembrò la scelta migliore. Ma la mia famiglia non era in grado di pagare la retta né io avevo soldi per farlo, così ho chiesto due prestiti: uno pubblico e uno privato".

"Avevo scelto di andare proprio a Villanova perché lì davano una borsa di studio chiamata public service, che copriva ben il cinquanta per cento della retta se tu ti impegnavi a lavorare nel settore pubblico nei primi cinque anni dopo la fine degli studi. Questo mi impedisce oggi di fare lavori più remunerativi ma ho anche la metà dei debiti dei miei compagni di corso".
Carrie non è un caso isolato, la sua non è una storia particolare ma è esempio comune di una condizione in continua crescita, quella dei giovani oppressi dai debiti contratti per studiare in particolare nelle scuole di medicina, legge e business. Le rette sono triplicate negli ultimi quindici anni mentre gli stipendi di ingresso nel mondo del lavoro sono cresciuti di meno del sessanta per cento.

Oggi l'ottanta per cento di chi termina un master in legge ha 77mila dollari di debito se ha frequentato una scuola privata e 50mila se è stato in un università pubblica. Ancora peggio se la passano i neo-medici: l'indebitamento medio di chi termina la scuola di specializzazione è attualmente di 140mila dollari e questo, secondo uno studio dell'Association of American Medical Colleges, sta cambiando la faccia della professione medica, sempre meno laureati scelgono di fare i medici di famiglia per dirigersi verso specializzazioni che pagano meglio per estinguere i debiti.

Il debito dei ventenni americani è una realtà che soffoca la possibilità di costruirsi un futuro, sposarsi, comprarsi una casa, pensare ad una famiglia o più banalmente andare al cinema o in vacanza. Il problema è stato a lungo fuori dai radar della politica, a metterlo sulla scena sono stati i democratici, Barack Obama - che ha liquidato i debiti scolastici grazie al successo del suo primo libro, ne ha fatto un dato ricorrente di ogni suo comizio, denunciando che "negli ultimi dieci anni due milioni di studenti meritevoli non hanno potuto frequentare l'università perché non avevano i soldi necessari".

"E' inaccettabile - ripete Obama - un'America in cui non puoi mettere a frutto il tuo talento perché non sei ricco di famiglia, perfino la retta dei college è cresciuta del 40 per cento negli ultimi cinque anni e così l'ingresso al college, che per generazioni di americani è stato il passaporto per un futuro migliore, oggi è un sogno che per molti sta svanendo". Così Obama promette sgravi fiscali consistenti a tutti i neolaureati in cambio di 100 ore annuali di servizio sociale. Anche grazie a questo ha conquistato un'intera generazione di americani, che hanno trovato un politico che parla dei loro problemi e sembra capire la loro più grande angoscia.

Carrie abita da sola in un seminterrato poco lontano dalla Cupola del Campidoglio, l'appartamentino è minuscolo e non molto luminoso, il suo isolato confina con uno dei quartieri più malfamati di Washington, ma ha il pregio di essere vicino all'ufficio. "Io sono la meno indebitata della mia classe: la maggior parte dei miei compagni di scuola, che non hanno avuto la borsa di studio e oggi lavorano come avvocati negli studi privati, devono restituire una cifra che va da 120 a 150mila dollari. Io nel settore pubblico guadagno 45mila dollari lordi l'anno, loro almeno 20mila dollari in più. Però chi ha trovato posto in un piccolo studio legale prende intorno ai 65mila dollari ma avendo il doppio dei debiti se la passa ben peggio visto che deve pagare più di mille dollari al mese. Chi invece è entrato nell'empireo, negli studi con più di 500 avvocati, guadagna oltre 100mila dollari all'anno. Del gruppo di amici con cui ho studiato, eravamo in cinque, ben tre hanno scelto di fare lavori che non amano e che anzi detestano per poter estinguere il debito".

La casa di Carrie è molto ordinata e curata, ma non ci sono lussi: "Sto attentissima a come spendo i soldi, segno su un quaderno ogni spesa che faccio, dal caffè al biglietto dell'autobus, perché devo tenere ogni cosa sotto controllo se voglio arrivare alla fine del mese.

Tutto va programmato: se voglio andare a cena fuori nel weekend allora è meglio che salti il pranzo un paio di volte durante la settimana, la spesa non la faccio nei supermercati fighetti ma giro nei negozi dove ogni prodotto costa meno, viaggio solo con i mezzi pubblici così non ho il problema dell'aumento della benzina e il cinema l'ho abolito, non è pensabile spendere 12 dollari e mezzo per vedere un film, meglio affittare un dvd e dividere il costo del noleggio con i cinque amici che vengono a casa a vederlo.

C'è molta gente che si trova in questa condizione a Washington e questo aiuta, perché si è creata una comunità che ha gli stessi problemi e li affronta insieme in modo creativo. Per esempio non esiste il rito di andare a prendere un aperitivo fuori, i drink costano troppo, così si compra una bottiglia di vino, si divide il prezzo e si va a berla a casa di qualcuno. E poi ci segnaliamo a vicenda i negozi meno cari, le offerte speciali e io la domenica mattina la passo a ritagliare i coupon con gli sconti dalle pagine dei giornali. Non avrei mai immaginato di doverlo fare ma oggi è diventata una cosa necessaria. La cosa che mi preoccupa di più è che non sono in grado di risparmiare nulla, non ho messo da parte un dollaro e il mio debito è sempre lì che mi incombe. Oggi comincia a pesarmi l'idea di non poter costruire un futuro, non posso continuare a vivere a lungo in questo modo, così alla fine sarò costretta a cercarmi un lavoro che mi paghi di più".

Le chiedo se si sia mai pentita, se rifarebbe la scuola di legge e se chiederebbe di nuovo la borsa di studio che la vincola a lavori di pubblica utilità: "Non penso esistesse un altro modo, volevo davvero andare a quella scuola e l'educazione che ho ricevuto mi permette di poter fare il lavoro che desideravo, senza la scuola di legge questa carriera non sarebbe stata possibile. Ma non mi basteranno trent'anni per ripagare il debito: ho un'amica di famiglia che si è laureata a Villanova 15 anni prima di me e aveva un prestito simile, ora ha avuto dei figli e lavora part-time e non riesce sempre a pagare le rate".

Carrie ha parlato tutto il tempo con voce tranquilla, ha elencato ogni cosa nei dettagli, ha spiegato esattamente come sono strutturati i suoi prestiti, che agenzia li eroga, ha detto di essere fortunata perché l'istituto che gli ha dato i soldi è serio e non ha avuto la sfortuna di certi suoi amici che hanno visto il loro debito passare da una banca all'altra e la loro rata mensile crescere da 500 a 800 dollari, ma prima di finire il suo racconto sbotta, non ce la fa più a contenersi: "Io penso che sia osceno che un ragazzo debba indebitarsi per tutta la vita per poter studiare.

Pensa al talento che viene sprecato e perduto perché una famiglia non può permettersi di finanziare un'istruzione che ormai ha dei costi eccessivi ed esorbitanti. L'isolamento crescente del sistema scolastico dalla società e dai suoi bisogni è tremendo.

C'è chi avrebbe le qualità, la passione, la voglia di studiare ma non può farlo, la società dovrebbe incoraggiare e sviluppare il talento, non soffocarlo nei debiti. È una sconfitta per l'America e per tutti, ogni tanto mi chiedo chissà chi sarebbe stato il grande medico che avrebbe fatto un'importante scoperta scientifica o l'avvocato in grado di scrivere una pagina di storia. Non lo sapremo mai perché gli abbiamo bloccato la possibilità di andare a scuola".

domenica 3 agosto 2008

prepararsi per le olimpiadi...

sabato 2 agosto 2008

28 anni fa

Ero a Calais e cercavo un passaggio per Dover-Londra. Qualcuno mi raccontò cos'era accaduto. Arrivai tardi in terra d'Albione quel giorno. E tristemente.


Stretta di mano tra Cofferati e Rotondi dopo la bufera di ieri. La piazza contesta il sindaco e il ministro. Molte persone se ne vanno

Strage, Bologna chiude la polemica. Ma fischi contro Rotondi e Cofferati

Il monito di Napolitano: "Coltivare il dovere della memoria". Il premier: "Tenere alta la guardia contro il terrorismo"


Strage, Bologna chiude la polemica Ma fischi contro Rotondi e Cofferati

Una foto della stazione di Bologna dopo la strage del 2 agosto 1980

BOLOGNA - Si aprono le celebrazioni per ricordare le 85 vittime della strage di Bologna di ventotto anni fa. Torna il sereno tra il governo e il Comune, dopo la bufera di ieri e gli scontri per l'assenza del guardasigilli Angelino Alfano. Ma la contestazione non si fa attendere: dalla piazza si levano i fischi. Prima contro Cofferati e poi, più forti, contro il ministro Rotondi. E mentre il rappresentante dell'esecutivo continua a parlare, alcune centinaia di persone se ne vanno.

La stretta di mano Cofferati-Rotondi. Stamattina una calorosa stretta di mano tra il sindaco Sergio Cofferati e il ministro per l'Attuazione del programma ha messo la parola "fine" sulle polemiche innescate da una frase dell'assessore comunale agli Affari istituzionali Libero Mancuso, che aveva spinto Rotondi a mettere in discussione la sua presenza. "Grazie di esserci", sono le prime parole del presidente dell'Associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi. Che prima della commemorazione aveva invitato, invano, a "evitare le polemiche, i fischi e fare in modo che oggi sia un giorno del ricordo in cui tutte le forze politiche sono unite per ricordare le vittime".

Il chiarimento con l'assessore. "Mi dispiace che sia avvenuto questo incidente, sono convinto che non avrà nessuna conseguenza su questa manifestazione". Queste le parole di Mancuso, che aveva definito Rotondi "incolore". Prima, l'ironia del ministro, che sottolinea di avere tutti i colori, il bianco della Dc e l'azzurro del Pdl a cui ha aderito. "Nella mia tavolozza mi manca solo il rosso", aveva scherzato.

La contestazione della piazza. "Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro". Gianfranco Rotondi allude proprio a Mancuso quando, dal palco in piazza Medaglie d'oro, commenta le contestazioni contro di lui. "Io non rappresento una parte politica, ma il governo di questo paese, il governo di una repubblica nata dalla Resistenza". Cerca di placare gli animi Rotondi, ma i fischi continuano insistenti e cominciano le defezioni. "Ci rivediamo in autunno": le Rappresentanze sindacali di base alzano lo striscione rosso. Rifondazione comunista se ne va. Così come alcune centinaia di persone. Smorza invece i toni Cofferati, che commenta: "Una cosa molto contenuta. Io sono molto contento anche delle cose che ha detto il ministro". Anche Bolognesi non nasconde di ritenere tutto sommato positivo l'intervento di Rotondi e parla di "parole equilibrate".

"Richieste legittime, risponderemo". Prima della commemorazione il ministro aveva assicurato che il governo affiancherà la magistratura per individuare i mandanti della strage di Bologna. "Il governo è impegnato ad affiancare al tavolo tecnico, che dovrà corrispondere alle legittime richieste ancora purtroppo attuali dei parenti delle vittime, un tavolo politico-istituzionale che intende corrispondere esattamente a queste aspettative".

Le parole del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica stamattina ha inviato un messaggio all'Associazione familiari delle vittime, dove ricorda "gli ottantacinque morti e gli oltre duecento feriti della strage nella stazione di Bologna il 2 agosto 1980". "Occorre coltivare un dovere della memoria" e utilizzarlo per difendere i "valori di democrazia, libertà e giustizia", è il monito. Poi aggiunge: "Il 9 maggio scorso, in occasione del 'Giorno della Memoria' dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, ho ritenuto opportuno promuovere una pubblicazione nella quale compaiono i volti e sono descritti i percorsi di vita di tutte le vittime innocenti dei diversi episodi di matrice terroristica". Gli applausi della piazza hanno accolto la lettura del messaggio del capo dello Stato.

I messaggi di Fini, Schifani e Berlusconi. Il presidente della Camera dei deputati, nel messaggio inviato al sindaco e a Bolognesi, auspica che "dopo tanti anni si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della verità sulla strage". Questo, sostiene Fini, "sarebbe un servizio prezioso reso alla democrazia del nostro Paese". Il premier Berlusconi invita a "tenere alta la guardia contro il terrorismo", mentre il presidente del Senato Schifani osserva che "il valore di una nazione, la sua stabilità, la sua solidità morale e civile, risiedono proprio nella capacità della società di reagire dinanzi a queste terribili vicende".





Ieri sera bloccato in auto per nubifragio, e così niente Bassekou. Fanculo.

Il programma di Gong.

venerdì 1 agosto 2008

il tossic park secondo kusturica

"Tossic Park è colpa vostra"
Emir Kusturica punta il dito contro quella che definisce «la politica repressiva del vostro Paese»

Kusturica accusa “La repressione spinge i disperati in quell’angolo”
ANDREA ROSSI
TORINO
Il «Che» che porta stampato sulla maglietta ha gli occhi severi e la barba incolta. Lui anche. Il pullman bianco incespica lento sulla spianata. Sono le sette e mezza di martedì. Dalla pancia esce la No Smoking Orchestra. Poi lui, Emir Kusturica, regista-musicista-attore. Pantaloni militari, volto stropicciato. Afferra la sua chitarra, si guarda intorno e s’incammina dentro il «recinto» che separa due Torino, troppo lontane per sfiorarsi: di qua la piscina, i chioschi e i concerti di Ossigeno; di là le lande desolate, l’eroina, i fantasmi.

A duecento metri c’è Tossic Park, il via vai, le auto dei carabinieri, un’ambulanza che fa capolino. C’è una terra di contrasti. Lui, Kusturica, tempo due ore e farà ballare mille persone dentro il «fortino». Intorno la disperazione. In mezzo solo una recinzione in plastica.
Qualcuno, da laggiù, ascolterà. Lui non lo sa. Tossic Park è un nome oscuro, mai sentito. Scoprirlo, vederlo, è un attimo d’incertezza. Poi una reazione quasi brusca. «La mia musica è un circo che passa e tenta di rendere felici le persone. Suoniamo per chi cerca la gioia. Se chi la cerca nell’eroina stanotte vorrà congiungersi alla vita, e a tutto il bello che ci sforziamo di rappresentare, ne saremo felici. Però ne dubito».

Lo sguardo a volte cerca di spingersi oltre lo steccato. Come se, ora che sa, non potesse far finta di niente. Altra raffica di parole: lineamenti duri, le braccia disegnano sagome e scacciano zanzare. «Nella società dei consumi la droga è una chiave per arricchirsi. Il problema non è questo posto che voi chiamate Tossic Park. È il vostro stile di vita. Sono le vostre istituzioni, il vostro governo che alimenta repressione fine a se stessa, ad aver spinto i disperati in quell’angolo di città. Chiusi, soli e senza più niente».

Poco dopo tutto è buio. Il circo «zingaro» apre i battenti. La notte inghiotte le figure nel ventre di Tossic Park. Kusturica getta un’altra occhiata. Dalla recinzione ogni tanto s’intravede un fantasma. Scivola sotto un cono di luce, poi scompare. Barcolla, come certi personaggi un po’ sgangherati dei suoi film. Ma, a differenza loro, s’incammina verso la morte. «Io celebro la vita - dice serio Kusturica -. Le nostre note sono disegnate per far scoprire la vita, le sue meraviglie, la catarsi, il carnevale. Chi vive nella droga può capirlo? Spero di sì, ma non ne sono sicuro».

Il catino piazzato proprio all’ingresso del parco si riempie in un amen. Il contrasto si fa quasi carnale. Otto uomini salgono sul palco. Sotto cominciano le danze: ragazzi e non che saltellano, così simili nelle movenze alle sagome che incespicano duecento metri più in là. Solo che qui è festa, là disperazione. Qui è un matrimonio tzigano; là un’immagine da Underground: silenzio, landa terrea, magia alla rovescia. E non c’è sintesi né contatto possibile. «La gioia è che quel che sgorga dai nostri strumenti», insiste Kusturica. «Io non credo che chi annaspa nella droga possa provare gioia. Chi vuole respirare la vita non può caracollare lì dentro. No, davvero. Stavolta è come nei film western che guardavo da giovane, quelli che mostrano una concezione molto sintetica dell’esistenza: bianco e nero, buoni e cattivi. Qui la frattura è gioia o non gioia: quei ragazzi non sono cattivi, ma hanno perso il gusto di vivere».

Si scalda, le parole si trascinano con foga. I ricordi le seguono: «Alcuni amici sono morti di overdose. O perché l’eroina li aveva stremati. Ciascuno di loro portava addosso un peso immenso. Cercava di liberarsene così, senza rendersi conto che invece era sempre peggio». La processione nella pancia del parco segue il canovaccio di ogni notte di cui mezza Italia parla. È una storia di morti per overdose, eroina velenosa, blitz, parate di politici. Kusturica scatta rabbioso. «Ma davvero credete che il problema della vostra città sia questo parco? Vi sbagliate. Questa distesa, e la sua umanità disperata, sono colpa vostra».

Nostra? «Sì. Delle vostre istituzioni, delle vostre forze dell’ordine. Del vostro modo di vivere. Tutto quel che ci circonda sembra disegnato per dividere, escludere ed erigere barricate». Messaggio chiaro. Lo diventa ancor di più quando la No Smoking Orchestra sale sul palco, e porta con sé una selva di bimbi. Rom e italiani, ed è la fotografia di quel che accade tra la folla. Rom e italiani, e per una volta non sono scintille. Ballano insieme. Scendono e risalgono dal palco, cedono e si riprendono la scena. Lui, compiaciuto, osserva.
A Berlino si torna a fumare
Il tribunale federale ha dichiarato incostituzionale la legge anti-fumo
Basta con le sigarette fumate in fretta e furia davanti alle porte dei ristoranti e all'astinenza forzata da fumo seduti al tavolo del pub con gli amici: da oggi in Germania, precisamente a Berlino e in Baden Wuttemberg, si potrà di nuovo fumare all'interno dei locali pubblici.

Il tribunale federale di Karlsruhe, infatti, ha accettato il ricorso contro il divieto di tre piccoli ristoratori, dichiarando incostituzionale la legge in vigore dallo scorso settembre per aver messo in una situazione di svantaggio alcuni gestori di locali . La sentenza ha riacceso la polemica tra favorevoli e contrari, destinata a protrarsi nei prossimi mesi, visto che il giudice ha dato tempo fino al 31 dicembre 2009 ai Laender per correggere la legge.

Ora la parola torna ai politici. Il divieto di fumare aveva finora svantaggiato notevolmente i locali con un solo spazio, impossibilitati a riservare una sala ai fumatori, violando, secondo la sentenza, il principio della libera concorrenza e del libero esercizio della professione. I proprietari di migliaia di piccole osterie che avevano visto i loro locali svuotarsi e gli affari andare a picco dopo l’entrata in vigore della legge antifumo, hanno accolto con soddisfazione la sentenza. «La delibera segna un successo pieno», ha detto Ongrid Hartges, editore della rivista per hotel e gastronomie edita a Francoforte sul Meno.

Per poter permettere ai propri avventori di accendere una bionda però, i locali devono rispondere a tutta una serie di condizioni. Innanzitutto una superficie inferiore ai 75 mq, accesso vietato ai minori di 18 anni, avviso alla porta che nel locale si fuma, e divieto di servire cibo. Le regole si fanno meno severe anche per le discoteche, che potranno predisporre sale per i fumatori dove non si potrà ballare e i minori non potranno entrare.

Formalmente la sentenza vale solo in Baden-Wurttemberg e Berlino, ma costituisce un precedente che sicuramente troverà proseliti nelle altre regioni tedesche. L’interdipendenza tra alcol, sigarette e incasso era stata avvalorata anche dai dati sulle vendite di birra alla spina, che da gennaio a giugno 2008 - secondo quanto ha reso noto a luglio la fabbrica di birra Warsteiner - hanno registrato un calo del 9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, antecedente all’entrata in vigore del divieto.

La catena di fast food Mc Donald’s Germania, che nel territorio conta 1.300 locali e impiega circa 55.000 persone, ha già fatto sapere, attraverso il suo portavoce Alexander Schram, che non sospenderà il divieto nei suoi locali. «Fondamentalmente i nostri clienti hanno accettato la legge senza difficoltà - ha detto -. In secondo luogo abbiamo fatto una promessa alla nostra clientela, che conta in buona parte famiglie con bambini, e vogliamo mantenerla».





"Su una luna di Saturno scoperto un lago di idrocarburi, Bush: «Saturno ha armi di distruzione di massa".

giovedì 31 luglio 2008

prospettive...

mercoledì 30 luglio 2008

medioevo padano

l sindaco ha stabilito la pena massima prevista dal decreto sicurezza di Maroni. Sanzioni salate anche per consumo di alcol fuori dai locali e altri comportamenti illeciti

Verona, multa per clienti prostitute. Tosi: "Da oggi salirà a 500 euro"


Verona, multa per clienti prostitute Tosi: "Da oggi salirà a 500 euro"

Legaiolo pettinato da mammà

VERONA - Il sindaco di Verona Flavio Tosi adotta il pugno di ferro contro i clienti delle prostitute: con un nuovo provvedimento della giunta ha deciso di elevare a 500 euro l'importo della multa per i clienti delle lucciole.

Il decreto di Maroni. Il sindaco veronese ha deciso la pena massima prevista dal decreto sicurezza del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che concede ai sindaci la possibilità di graduare gli importi delle diverse sanzioni da 50 a 500 euro, in base alla gravità del comportamento di chi commette reato. Tosi spiega che "in questo caso abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell'ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale, prima dell'entrata in vigore del decreto Maroni, i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze".

L'obiettivo. Lo scopo dichiarato dell'ordinanza è multare chi contratta prestazioni sessuali, "per eliminare un fenomeno gestito da racket criminali che spesso riducono in schiavitù le donne da avviare alla prostituzione e per eliminare il degrado e il disturbo causato ai cittadini".

Le altre sanzioni: gli alcolici. Ma Tosi non si è limitato a punire i clienti delle lucciole. Sta cercando di bloccare anche il consumo di bevande alcoliche fuori dai locali. Un'altra ordinanza della giunta comunale, infatti, ha deciso il nuovo importo delle sanzioni da applicare per la violazione dell'ordinanza già emessa contro chi beve alcol al di fuori degli esercizi pubblici e dei plateatici autorizzati: la multa sarà di 100 euro alla prima infrazione, 250 euro alla seconda e 500 euro alla terza e alle successive.

Invariata, invece, la sanzione di 50 euro per gli altri comportamenti (gettare carte, bottiglie e qualsiasi altro rifiuto solido o liquido al di fuori degli appositi contenitori; bivaccare o sistemare giacigli; bagnarsi nelle vasche pubbliche e utilizzarle per il lavaggio di cose e animali; passeggiare o sostare a torso nudo in maniera non decorosa) "contrari al pubblico decoro".

Le multe anti-accatonaggio. Da oggi l'accattonaggio è vietato anche a Verona. Il mendicante colto in flagrante si vedrà confiscato il denaro raccolto e sarà punito con una sanzione pecuniaria di 100 euro. Così il sindaco prova a limitare anche le attività dei lavavetri.