sabato 6 dicembre 2008

obbediscono







I vescovi e il papa minacciano mobilitazioni contro i tagli alle scuole cattoliche e nel giro di pochi minuti il governo li tranquillizza: «potete dormire su quattro cuscini». Un emendamento lampo ripristina i fondi per gli istituti paritari.

giovedì 4 dicembre 2008

big brother è in america

ROMA - Date aggiustate, nomi cancellati, cifre "sbianchettate". E' una vera e propria operazione di correzione della storia, quella che ha interessato il sito ufficiale della Casa Bianca. E' su queste pagine web che l'amministrazione Bush ha fatto modificare, a suo piacimento, alcuni comunicati stampa già andati in rete. Sono tutti relativi alla guerra in Iraq ed elencano i Paesi che hanno appoggiato l'America, inclusa l'Italia.

La denuncia è di due ricercatori americani del "Cline center for democracy" dell'università dell'Illinois, che hanno studiato, comunicato per comunicato, tutti i messaggi che George W. Bush ha veicolato ai media e, quindi, agli americani. Messaggi corretti, per ragioni di opportunità politica, anche a distanza di anni. "Siamo di fronte alla riscrittura della storia", denunciano Scott Althaus, professore dell'università di Illinois, e Kalev Leetaru, coordinatore presso il Cline center for democracy.

L'analisi ha dimostrato tutte le modifiche che hanno interessato cinque documenti ufficiali, con indicato il numero dei Paesi aderenti alla cosiddetta "coalizione dei volenterosi": vale a dire le nazioni che, nel 2003, si schierarono con l'America nell'invasione dell'Iraq. Per dimostrare che alcuni di questi documenti sono stati sottoposti a successive modifiche, i due studiosi si sono serviti, tra le altre cose, delle pagine conservate nel più grande archivio mondiale dei siti web: è quello offerto dall'"Internet archive" (www. archive. org), un'organizzazione no-profit fondata nel 1996 a San Francisco.

A differenza delle copie cache di Google, che forniscono solo una versione recente di una data pagina, questo archivio mondiale mantiene una copia originale di ogni singola pagina che ha registrato. A novembre vi erano conservate 85 miliardi di pagine, tutte con l'indicazione del giorno in cui sono state catturate. E qui non c'è correzione che tenga, visto che la versione "fotografata" e salvata è necessariamente quella originale. Utilizzando questo importante strumento di raffronto, i ricercatori hanno scoperto l'operazione che ha interessato alcuni di questi comunicati stampa. A distanza di anni, solo tre di questi cinque documenti, con l'elenco dei Paesi a favore della guerra in Iraq, possono essere ancora consultati tramite il sito della Casa Bianca. Gli altri due sono stati cancellati tra il 2003 e il 2006. Quando si è cambiato il testo, non si è provveduto a correggere la data di pubblicazione del comunicato, per far sembrare il tutto più naturale possibile. "La nostra ricerca dimostra che ci sono stati aggiornamenti e cancellazioni sistematiche delle informazioni pubbliche, tra il 2003 e almeno il 2005", spiegano i curatori della ricerca, dal titolo "Modificando la storia, la soluzione americana".

L'esempio più lampante è quello di uno dei primissimi comunicati stampa, attraverso il quale Bush rendeva noto l'elenco dei Paesi che lo sostenevano nell'invasione dell'Iraq (http://www. whitehouse. gov/infocus/iraq/news/20030327-10. html). Si tratta di un documento del 27 marzo 2003: vi compaiono 49 nazioni.

Ma c'è un particolare: "Si tratta di un falso storico", denunciano i due ricercatori. In quel periodo, infatti, gli Stati che appoggiavano l'America erano 45. "Sembra che la Casa Bianca abbia sistematicamente voluto cancellare parte del suo passato. Quel che è grave, è che tutto è avvenuto in segreto. Nel caso di questa lista della 'coalizione dei volentorosi' siamo riusciti a dimostrare tutti i cambiamenti", spiegano Althaus e Leetaru, che non escludono altri "sbianchettamenti". Analizzare tutti i comunicati stampa che documentano questi delicati mesi per l'amministrazione Bush non è semplice. E' un gioco di date, nomi che si aggiungono salvo poi sparire dopo pochi mesi.

Un altro esempio è offerto da un comunicato datato 21 marzo 2003: stavolta nella lista ci sono 46 nazioni, inclusa l'America. Il mese seguente, però, questa lista viene corretta: una "manina" aggiunge l'Angola e l'Ucraina, portando il totale a 48. La data del comunicato stampa resta invariata (21 marzo), e nessuno spiega che quel testo è stato cambiato. Quella lista resta visibile per più di due anni, salvo poi sparire del tutto. Ma attenzione: resta il link, sparisce solo il contenuto della pagina (http://www. whitehouse. gov/news/releases/2003/03/20030321-4. html).

L'elenco, intanto, cresce di un'altra unità, su un altro comunicato: accade il 13 aprile 2003, quando si aggiunge lo stato di Tonga. Ma anche questo sparisce, salvo poi ricomparire nel novembre 2004 con una importante modifica (http://web. archive. org/web/20041103233844/http://www. whitehouse. gov/infocus/iraq/news/text/20030327-10. html). Il correttore stavolta ha eliminato il Costa Rica: lo Stato, infatti, aveva fatto notare di non essere mai stato a favore della guerra in Iraq, chiedendo di essere rimosso dalla "coalizione dei volenterosi".

Ovviamente non si fa alcun riferimento al suo inserimento erroneo: lo si cancella, e si fa credere che quel comunicato risalga al 13 aprile 2003. A oggi - si evince dalla ricerca - non c'è un singolo documento nell'archivio ufficiale della Casa bianca che faccia riferimento al dato reale, e storicamente vero, di 46 Paesi pro-guerra in Iraq (45, escludendo l'America). Solo Archive. org conserva il comunicato con questo dato (http://web. archive. org/web/20030407164355/http://www. whitehouse. gov/news/releases/2003/03/print/20030321-4. html).

A chi fa notare che ci troviamo di fronte a modifiche "poco rilevanti", avvenute molti anni fa, i due studiosi replicano: "Se si è spesa così tanta energia per cambiare un dato, possiamo solo immaginarci cosa sia potuto accadere a documenti più sensibili pubblicati sul sito della Casa Bianca. In ogni caso, il risultato è sempre lo stesso: si altera un dato storico, contenuto in documenti ufficiali". Tra l'altro, viene fatto notare, questi continui cambiamenti della lista hanno avuto anche effetti su Wikipedia: "La confusione creata, ha fatto sì anche anche l'enciclopedia degli utenti, adesso, proponga una versione rivista della storia", riportando comunicati "sbianchettati" che vengono considerati storicamente corretti.

Il sito della ricerca: http://www. clinecenter. uiuc. edu/airbrushing_history/
(da la Repubblica)

gelmini apre blog su you tube

mercoledì 3 dicembre 2008

Il Papa alle banche: "Obiettivo primario
sia la solidarietà verso le fasce più deboli"

E la bancadidio è in prima linea...Repetita iuvant?

sky, liberi di scegliere (dopo congruo(?) pagamento)

Sky, per la Ue il caso è chiuso: "L'Iva andava armonizzata"


Berlusconi torna all'attacco: "Una figuraccia per la sinistra e la stampa"
E mi scappa da ridere...

sempre più spettinato...


e imbecille...


Berlusconi: "Regolamentare internet, farò una proposta al G8 di gennaio"



e 2Maroni chiarisce la questione...

martedì 2 dicembre 2008






Cesare Petrillo, co-direttore con Vieri Razzini della società di distribuzione indipendente Teodora Film, si spoglia a sostegno del quotidiano Il Manifesto, a rischio di chiusura. Venerdì 5 dicembre in un numero speciale del giornale, tra i vari contributi ci sarà Petrillo a tutta pagina e in costume adamitico a sostegno del quotidiano. Per la Teodora Film non sarà l'unica iniziativa: devolverà al Manifesto anche l'incasso del primo giorno d'uscita (venerdì 12 dicembre) del film "Il giardino di Limoni" di Eran Riklis, vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Berlino

lunedì 1 dicembre 2008

dio mio no! (4)

il cloro non basta mai...

guerra di bande

...e Veltroni si preoccupa di difendere Murdoch, le famiglie televisive itagliane e i tifosi televisivi di calcio - la madonna no? - Bravo Walter, sei sulla buona strada per prendere voti...

Murdoch manda in onda uno spot contro l'aumento dell'Iva per pay tv. Il premier: danni anche a Mediaset. Pd: «Colpite famiglie e concorrente»
ROMA
Infuria la polemica per l’inserimento tra le misure anti-crisi decise dal governo del raddoppio dell’Iva, dal 10 al 20 per cento, sul canone degli abbonamenti alle pay tv. Berlusconi contrattacca affermando che «anche Mediaset è danneggiata» e Sky «aveva un privilegio».

«Così sono a rischio gli investimenti», avverte invece l’ad di Sky Italia Tom Mockridge che rincara la dose: «Questa è concorrenza sleale». Intanto la polemica si trasferisce sul terreno della politica: «Siamo da capo a dodici. Il governo - afferma Walter Veltroni - prende una misura che è un aumento delle tasse sulle famiglie, perchè non parliamo di famiglie ricche ma dei tifosi delle squadre di calcio. Nei Paesi occidentali si fa così, in Italia invece - prosegue - Berlusconi pensa che Sky debba chiudere, che l’opposizione debba dire di sì, che chi la pensa diversamente da lui non vada bene».

Il provvedimento sull’Iva approvato dal Governo prevede un raddoppio dell’imposta «per le 4,7 milioni di famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti», ribadisce una nota di Sky. «Ciò significa - prosegue - che qualora questo provvedimento fosse confermato dal Parlamento, a partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10%». Intanto Sky si rivolge direttamente ai propri abbonati in un «promo» (guarda il video) informativo in onda sui canali della propria piattaforma dalle 12,30 di oggi: «Se il Parlamento non lo bloccherà - recita lo spot - , questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a segreteria.presidente governo.it. Per dire al governo al vostra opinione».

Dal fronte del governo, parla Roberto Maroni: «Mi pare che in questo momento di difficoltà, in cui c’è bisogno che tutti facciano dei sacrifici, la norma sulla pay tv sia giusta». «Sky non può essere penalizzata: da molti anni garantisce un’informazione sopra le parti. Nessuno vuole accusare il presidente del Consiglio di conflitto di interessi. Diciamo che si è trattato di un errore. Ma a questo errore si può e si deve rimediare in Parlamento, così come l’UdC ha immediatamente proposto». Lo dichiara Lorenzo Cesa, segretario nazionale centrista. Ribatte «molto rumore per nulla» il presidente della Commissione Trasporti e Tlc della Camera, Mario Valducci: «La legislazione vigente sulle Tv a pagamento - spiega - è, infatti, una legislazione molto favorevole che prevede l’Iva agevolata senza peraltro richiedere molte norme ostative previste in altri Paesi occidentali». La Commissione di vigilanza Rai valuta oggi «gli atti del governo e tireremo le conclusioni». Sulla questione, ha detto il presidente Riccardo Villari, «più equilibrio sarebbe stato consigliabile».

a proposito di guadagnare voti...

dopo l'outing di Chiamparino il PD apre alla lega e Tosi non dice no...

domenica 30 novembre 2008

uno sfregio alla bellezza

venerdì 28 novembre 2008

doveroso

"Non usiamo più l'espressione morti bianche"


ROMA - Articolo 21 dal suo sito lancia la campagna 'non chiamiamole piu' morti bianche". Scrive il direttore Stefano Corradino: "Ci hanno scritto delegati alla sicurezza, giornalisti, ma soprattutto mogli e madri che hanno visto morire i loro cari a causa degli incidenti sul lavoro. E che hanno subito l'oltraggio della perdita. Loro ci hanno invitato a rivolgere un appello al mondo dei media: non usate più l'espressione 'morti bianche'. Ci offende e offende la loro memoria".

A giudizio di articolo21 - associazione che si occupa dei problemi dell'informazione - hanno perfettamente ragione: "Non c'è alcunchè di 'bianco', di candido, in quelle morti. Quelli sul lavoro- ricorda Corradino- sono morti in modo violento e tragico. E non sono tragiche fatalità come qualcuno le dipinge... Non c'è alcunchè di fatale in quelle morti. Semmai c'è qualcosa di colposo, di criminoso".
maggiori info su nomortilavoro con tanto di purtroppo macabro elenco

la sentenza sulla vergogna di bolzaneto 2001

Le motivazioni della sentenza sul "carcere speciale" del G8 di Genova. "I giudici non possono essere influenzate dal clima politico"

A Bolzaneto fu tortura "ma in Italia non esiste"

di MARCO PREVE


GENOVA - A Bolzaneto i detenuti vennero torturati, le testimonianze delle vittime furono circostanziate e addirittura "prudenti", ma i giudici devono condannare in base a condotte criminose per delineate, che non possono essere influenzate dal clima politico. E' questa in sostanza, e ad una prima lettura delle 441 pagine, il succo delle motivazioni della sentenza sul processo di Bolzaneto.

LEGGI IL DOCUMENTO COMPLETO

La sentenza, quest'estate aveva deluso chi si aspettava condanne esemplari per la vergogna del carcere speciale del G8 bollato come luogo di torutra da Amnesty international. Il tribunale presieduto da Renato De Lucchi pronunciò una sentenza di condanna per 15 persone e 30 assoluzioni, comminando pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali .

Nelle motivazioni i giudici spiegano che "la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l'ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)".

E più avanti sottolineano che "anche in questo processo, quantunque celebrato in un'atmosfera caratterizzata da forti contrapposizioni politico-ideologiche sia sui mezzi di informazione che nell'opinione pubblica, sono stati portati a giudizio non situazioni ambientali o orientamenti ideologici, bensì, ovviamente, singoli imputati per specifiche e ben individuate condotte criminose loro attribuite nei rispettivi capi di imputazione, che costituiscono la via maestra da cui il giudicante non deve mai deviare, pena la violazione dell'altro cardine del nostro sistema di garanzie processuali rappresentato dall'art. 24 della Costituzione".

mercoledì 26 novembre 2008

"Sarà anonima, non è compassionevole"











a un passo dal
ventennio...

martedì 25 novembre 2008

facebook?



Un mucchio di ragioni valide per non frequentarlo, cara amica mia, e credo proprio che pinna abbia ragione...

lunedì 24 novembre 2008

marketing fascista

Anche i puri nostalgici fanno tesoro delle lezioni berlusconiane, e raschiano il fondo putrescente e nauseabondo dell'itaglianità.
Ridere?
Non so più...

vota, se vuoi lavorare

Chiodi - candidato berlusconiano in Abruzzo - propone lavoro in cambio del voto. Una novità, eh?
Lo spot è stato rimosso ma qui sotto si può vedere...

Vedi anche l'articolo

a volte...

...sono già ritornati.
"Fascist Legacy" è un documentario della Bbc sui crimini italiani nella seconda guerra mondiale. La Rai ne acquistò i diritti ma non l'ha mai trasmesso...
Da MicroMega

parte 2
parte 3
parte 4
parte 5

domenica 23 novembre 2008

cara Eluana,


Abbi pietà di quell'orribile individuo di bianco vestito. E se non te la sentissi, ti capirei.

sabato 22 novembre 2008

anche naomi è abbronzata

imbecille recidivo...