domenica 9 dicembre 2007

italia è il massimo che c'èèèèèèèèèèèè....

La società italiana è una «mucillagine, un insieme inconcludente di individualismi che non guarda al futuro». Sempre più povera e a rischio di «derive razziste». È l'impietosa fotografia del Belpaese scattata dal Censis.

sabato 8 dicembre 2007

Zeitgeist - The Movie

Zeitgeist - The Movie - è una produzione indipendente senza fini di lucro, da poco disponibile con sottotitoli in italiano grazie alla traduzione di Luogocomune.net.

Zeitgeist tenta di far luce su:

1) sull'origine delle religioni, in particolar modo sul cristianesimo e di come queste siano sin dai tempi piu' remoti efficenti sistemi di controllo sociale.

2) Le stragi dell'11 settembre, la creazione del nuovo "mito" moderno del terrorismo, la paura come strumento di controllo delle masse.

3) Le attività delle banche centrali e dei grossi finanzieri che controllano i nostri soldi, il nostro futuro, un'elite che promuove guerre e crisi finanziarie, con lo scopo ultimo di creare un governo unico mondiale.

Salgono a tre le vittime dell'inferno alla ThyssenKrupp. Deceduti Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino
Altri 3 sono in fin di vita. Oggi incontro sindacati-azienda. Lunedì sciopero

Torino, incendio alle acciaierie
E' strage: morti altri tre operai

Primi accertamenti: un estintore era vuoto e il telefono di emergenza non era attivo
Bonanni: "Fermare la strage". Cgil, Cisl e Uil dichiarano tre giorni di lutto nazionale

TORINO - Ormai è strage. Nell'inferno alle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino sono morti altri due operai: Roberto Scola, 32 anni, aveva il corpo interamente ricoperto di ustioni; è morto intorno alle sette di stamane nel reparto rianimazione dell'ospedale Cto di Torino. Aveva due figli; quando è stato ricoverato le sue prime parole ai medici le ha riservate proprio a loro: era terrorizzato di non poterli più rivedere. Nel pomeriggio, il secondo lutto della giornata: alle 17.45 è morto Angelo Laurino, 43 anni, che era ricoverato all'ospedale Giovanni Bosco con ustioni su oltre il 90% del corpo. Ma non è finita qui perché in tarda serata un altro dei feriti non è riuscito a resistere alle gravi ustioni ed è morto in ospedale. Si chiamava Bruno Santino, aveva 26 anni.

"La notizia di altri morti è spaventosa": così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha commentato i decessi nel rogo di Torino. Per le vittime dell'acciaieria la Scala ha osservato un minuto di silenzio prima dell'inizio del tradizionale spettacolo d'apertura della stagione. "Un gesto dovuto ma sincero" ha detto il presidente. "Un segno di attenzione nei confronti di un dramma oggi ancor più acuto".

Era facile, purtroppo, prevedere che le vittime dell'incendio che la notte scorsa ha distrutto la linea 5 laminati dell'acciaieria in corso Regina Margherita, sarebbero salite di numero. La prima, Antonio Schiavone, 36 anni, di Envie nel Cuneese, era sposato e padre di tre figli di 4 e 6 anni, e di un maschietto nato appena due mesi fa. In ospedale restano tre operai in condizioni gravissime, hanno ustioni tra il 60 e il 90% del corpo: Giuseppe De Masi (26 anni) ancora al Maria Vittoria, giudicato intrasportabile, Rosario Rodino (26 anni) trasferito al Centro grandi ustionati di Genova, Rocco Marzo (54 anni). Un compagno di lavoro, ricordando quei tragici momenti, ha detto: "Sembravano torce umane".

Ieri, per tutta la giornata la fabbrica ha reagito con rabbia, anche perché la ThyssenKrupp - dove cinque anni fa aveva preso fuoco un treno di laminazione che aveva prodotto un incendio domato soltanto dopo tre giorni - per tutti era diventata la fabbrica "dei ragazzi", il 95 per cento dei 180 dipendenti rimasti ha meno di trent'anni.

Rabbia perché "gli estintori erano semivuoti ma sigillati e quando si è tentato di usare gli idranti l'acqua non c'era". Tocca alla magistratura accertare le responsabilità insistono i delegati sindacali, ma certo la condizione di dismissioni (quel reparto doveva chiudere a febbraio) è giudicata la ragione dell'allentamento dell'attenzione sulla sicurezza. Le indagini della magistratura partono proprio dal confronto con l'incendio del marzo di cinque anni fa per accertare se le dinamiche possono essere state analoghe e soprattutto se l'azienda ha rispettato le prescrizioni fatte allora. Gli accertamenti hanno intanto confermato che il primo estintore usato dagli operai era vuoto e che il telefono di emergenza non era attivo.

Oggi le organizzazioni sindacali hanno incontrato i vertici dell'azienda e nel frattempo preparano un dossier con l'elenco dei problemi finora denunciati.

Cgil, Cisl, Uil. "Basta con la strage, la situazione
è gravissima". I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti lanciano l'allarme dopo gli ultimi morti sul lavoro sottolineando - in una nota congiunta - che "non è più tollerabile questo continuo stillicidio: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità".

A partire da lunedì, quando Torino si fermerà, i segretari generali chiamano così "il mondo del lavoro a tre giorni di lutto e invitano i lavoratori ad esprimere sui luoghi di lavoro la propria partecipazione al cordoglio con un segno visibile, una fascia nera al braccio".

Nei prossimi giorni Cgil, Cisl e Uil promuoveranno "importanti iniziative per la sicurezza, affinchè questa strage finalmente si arresti", annuncia infine la nota.

sempre peggio...

Il leader partecipa con 250 militanti (ci sono anche Calderoli, Borghezio e Castelli)
alla manifestazione pro-sindaci padani. E attacca l'ipotesi del partito unico
Bossi arringa il popolo della Lega
"Italia schiavista, pronti ad attaccare"


BERGAMO - "Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà". Toni molto forti quelli usati oggi da Umberto Bossi, nella manifestazione leghista davanti alla Prefettura di Bergamo, a sostegno dei sindaci che hanno firmato ordinanze di vario ripo contro gli immigrati irregolari.

Alla manifestazione partecipano circa 250 persone, tra cui gli esponenti del Carroccio Roberto Calderoli, Roberto Castelli e Mario Borghezio, oltre ai 43 primi cittadini che ieri Bossi ha definito "eroi". Il sit-in si svolge davanti alla Prefettura, dopo che il prefetto di Bergamo Camillo Andreana ha scritto una lettera di richiamo al sindaco di Caravaggio, Giuseppe Prevedini. Ovvero all'autore di quella circolare che nega l'autorizzazione alle nozze per gli immigrati irregolari; provvedimento poi sottoscritto da tutti i sindaci leghisti della provincia.

Per il resto, Bossi respinge con forza l'ipotesi del partito unico del centrodestra: "I partiti non si possono comprare - attacca - mon si può entrare in un partito unico perchè la Lega ha una sua identità: chi difenderà sennò il popolo della Padania nel partito unico?". Poi l'invocazione: "Prepariamoci moralmente per la lotta, anche se si rischierà di lasciarci la vita".

ma fate furb, fulatun!

è ancora una giornata dura...

ma con piacevoli conoscenze...

luttazzi sospeso da la7

La decisione comunicata ieri in tarda serata: stop per lo show di Daniele Luttazzi
E ora l'azienda si riserva anche di procedere per vie legali contro di lui


Offese a Giuliano Ferrara

La7 sospende "Decameron"

MILANO - Una decisione destinata a far discutere: ieri in tarda serata, con un comunicato, la diretazione de La7 ha annunciato la sospensione di Decameron, lo show di Daniele Luttazzi. Motivo: alcune frasi forti su Giuliano Ferrara, volto storico e presenza quotidiana dell'emittente.

"Con Daniele Luttazzi è stato stipulato un contratto che garantiva la sua più totale libertà creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda - è scritto nella nota - di questa libertà era necessario fare un uso responsabile, cosa che non è avvenuta. Infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedì, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa La7 collabora da anni come coconduttore di 8 e mezzo".

"Le espressioni usate - è scritto ancora nella nota - sono palesemente in contrasto con la satira, e si configurano come una provocazione alla dignità e all'onore personale di un nostro collaboratore. La7 si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di libertà e responsabilità verso le persone così come verso il pubblico".

Ecco la frase che ha fatto infuriare i vertici de La7: "Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli p... addosso, Previti che gli c... in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti".


Uno strano accanimento...

anche se qualcuno dice che luttazzi abbia copiato...ma il comico americano è stato licenziato in tronco?

venerdì 7 dicembre 2007

l'italia tra le più inquinanti al mondo

Il premio Nobel per la pace chiede alla Conferenza di Bali di stringere i tempi
"Non possiamo attendere sino al 2012 per vedere applicato un trattato più rigido"
Clima, appello di Gore alle nazioni
"Anticipare il Kyoto bis al 2010"
Presentati i dati sulle emissioni di gas serra nei vari paesi: Italia tra le peggiori
Dati molto incoraggianti invece dai cambiamenti in atto in Cina, India e Messico

BALI - Il mondo non può aspettare il 2012 per stringere i rubinetti dei gas serra. Occorre anticipare di due anni la seconda fase del Protocollo di Kyoto, facendola partire già dal 2010. E' questo l'appello lanciato da Al Gore a Bali, dove i negoziatori di oltre 180 nazioni stanno faticosamente cercando di gettare le basi per un nuovo accordo che consenta di rendere più stringenti i limiti imposti alle emissioni che alterano il clima, imponendo dei vincoli anche ai paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile che oggi aderiscono al patto ma senza subirne le imposizioni.

L'ex vicepresidente statunitense, vincitore del premio Nobel per la Pace in virtù delle sue campagne contro il riscaldamento globale, ha chiesto ai partecipanti alla Conferenza di avviare le trattative per elaborare un accordo post-Kyoto, da definire entro il 2009 per poi ratificarlo nei successivi tre anni, prima che l'attuale Protocollo scada. "Io spero - ha dichiarato Gore - che i governi anticiperanno la data del nuovo Protocollo di due anni, in modo da non attendere sino al 2012 per vedere applicato un trattato più rigido".

Per quanto auspicabile, l'ipotesi lanciata da Gore al momento appare poco credibile. Le trattative procedono infatti con grande cautela e lentezza, accompagnate dalla diffusione di dati sulle difficoltà che il pur blando Protocollo di Kyoto attualmente in vigore incontra per essere rispettato. Difficoltà che dipendono innanzitutto dalla volontà politica, come dimostra il caso italiano.

A ribadire la nostra pessima pagella è il rapporto "2008 climate change performance index" presentato oggi a Bali da Germanwatch e Can-Europe, due associazioni che con il contributo economico del governo federale tedesco hanno elaborato questo indice indipendente per misurare l'adesione dei vari paesi agli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. Stando alla ricerca, solo agli Stati Uniti (che però non hanno ratificato il trattato) e il Canada fanno peggio di noi.

Nella costituzione dell'indice complessivo concorrono tre diversi parametri: gli attuali livelli di emissione (30% del peso complessivo), i trend di emissione (50%) e le politiche climatiche adottate (20%). La struttura dell'indice tende, pertanto, a premiare soprattutto i paesi che dimostrano un'effettiva volontà di cambiamento, in linea con l'obiettivo dello studio di essere uno strumento di pressione politica e sociale per quei paesi che ritardano ad attuare efficaci iniziative in termini di protezione climatica.

Anche il giudizio complessivo dell'indice, non solo quello sulle politiche climatiche, evidenzia una situazione negativa per l'Italia che, tra i 56 stati valutati (i principali produttori mondiali di gas serra), si posiziona al 41° posto, dietro a Cina, Polonia e Bielorussia. Rispetto al Ccpi pubblicato lo scorso anno, l'Italia perde inoltre altre sei posizioni. I dati di GermanWatch si fermano al 2005. L'anno scorso, secondo il ministero dell'Ambiente, le emissioni italiane sono migliorate sia pur di poco (1,5%).

Secondo il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, la colpa è dei "ritardi accumulati negli anni scorsi" che impediscono una "svolta sulle energie pulite e rinnovabili, il solare in particolar modo", mentre sull'efficienza energetica, il cambio di rotta avviato "con la scorsa Finanziaria è ancora troppo debole e deve essere potenziato".

Il paese con la migliore prestazione, che non ottiene comunque ancora il giudizio "molto buono", è la Svezia, seguita da Germania, Islanda, Messico e India
. Ciò dimostra come le politiche climatiche dei principali paesi emergenti quali Cina, India e Messico siano radicalmente cambiate rispetto allo scorso rapporto, arrivando oggi ad essere valutate nettamente meglio di quella italiana. Una tendenza che diversi studi hanno già iniziato a registrare.

per i morti di torino

Inferno di fuoco: un morto, sei in fin di vita
Torino, delitto volontario in fabbrica


Questa poesia si intitola "Una visita in fabbrica" ed č stata scritta da Vittorio Sereni nella metà degli anni'50. Erano gli anni di Valletta alla Fiat e Sereni torna all'impegno civile


Lietamente nell'aria di settembre piů sibilo che grido
lontanissima una sirena di fabbrica.
Non dunque tutte spente erano le sirene?
Volevano i padroni un tempo tutto muto
sui quartieri di pena:
ne hanno ora vanto dalla pubblica quiete.
Col silenzio che in breve va chiudendo questa calma mattina
prorompe in te tumultuando
quel fuoco di un dovere sul gioco interrotto,
la sirena che udivi da ragazzo
tra due ore di scuola. Riecheggia nell'ora di oggi
quel rigoglio ruggente dei pionieri:
sul secolo giovane,
ingordo di futuro dentro il suono in ascesa
la guglia del loro ardimento…
ma č voce degli altri, operaia, nella fase calante
stravolta in un rancore che minaccia abbuiandosi,
di sordo malumore che s'inquieta ogni giorno
e ogni giorno č quietato - fino a quando?
O voce ora abolita, già divisa, o anima bilingue
tra vibrante avvenire e tempo dissipato
o spenta musica giŕ torreggiante e triste.
Ma questa di ora, petulante e beffarda
č una sirena artigiana, d'officina con speranze:
stenta paghe e lavoro nei dintorni.
Nell'aria amara e vuota una larva del suono
delle sirene spente, non una voce piů
ma in corti fremiti in onde sempre piů lente
un aroma di mescole un sentore di sangue e fatica.

II

La potenza di che inviti si cerchia
che lusinghe: di piste di campi di gioco
di molli prati di stillanti aiuole
e persino fiorirvi, cuore estivo, può superba la rosa.
Sfiora torrette, ora, passerelle
la visita da poco cominciata: s'imbuca in un fragore
come di sottoterra, che pure ha regola e centro
e qualcuno t'illustra. Che cos'è
un ciclo di lavorazione? Un cottimo
cos'è? Quel fragore. E le macchine, le trafile e calandre,
questi nomi per me presto di solo suono nel buio della mente,
rumore che si somma a rumore e presto spavento per me -
straniero al grande moto e da questo agganciato.
Eccoli al loro posto quelli che sciamavano lŕ fuori
qualche momento fa: che sai di loro
che ne sappiamo tu e io, ignari dell'arte loro…
Chiusi in un ordine, compassati e svelti,
relegati a un filo di benessere
senza perdere un colpo - e su tutto implacabile
e ipnotico il ballo dei pezzi dall'una all'altra sala.

III

Dove piů dice i suoi anni la fabbrica,
di vite trascorse qui la brezza
č loquace per te?
Quello che precipitò
nel pozzo d'infortunio e di oblio:
quella che tra scali e depositi in sé accolse
e in sé crebbe il germe d'amore
e tra scali e depositi lo sperse:
l'altro che prematuro dileguò
nel fuoco dell'oppressore.
Lavorarono qui, qui penarono.
(E oggi il tuo pianto sulla fossa comune.)

IV

"Non ce l'ho - dice - coi padroni. Loro almeno
sanno quello che vogliono. Non č questo,
non č piů questo il punto."
E raffrontando e
rammemorando:
"…la sacca era chiusa per sempre
e nessun moto di staffette, solo un coro
di rondini a distesa sulla scelta tra cattura
e morte…"
Ma qui, non č peggio? Accerchiati da gran tempo
e ancora per anni e poi anni ben sapendo che non
piů duramente (non occorre) si stringerŕ la morsa.
C'č vita, sembra, e animazione dentro
quest'altra sacca, uomini in grembiuli neri
che si passano plichi
uniformati al passo delle teleferiche
di trasporto giù in fabbrica.
Salta su
il piů buono e inerme, cita:
E di me splendea la miglior parte
tra spasso e proteste degli altri - ma va lŕ - scatenati.

V

La parte migliore? Non esiste. O č un senso
di sé sempre in regresso sul lavoro
o spento in esso, lieto dell'altrui pane
che solo a mente sveglia sa d'amaro.
Ecco. E si fa strada sul filo
cui si affida il tuo cuore, ti rigetta
alla cittŕ selvosa:
- Chiamo da fuori porta.
Dimmi subito che mi pensi e ami.
Ti richiamo sul tardi -.
Ma beffarda e febbrile tuttavia
ad altro esorta la sirena artigiana.
Insiste che conta piů della speranza l'ira
e piů dell'ira la chiarezza,
fila per noi proverbi di pazienza
dell'occhiuta pazienza di addentrarsi
a fondo, sempre piů a fondo
sin quando il nodo spezzerà di squallore e rigurgito
un grido troppo tempo in noi represso
dal fondo di questi asettici inferni.

Morto Karlheinz Stockhausen

BERLINO - Karlheinz Stockhausen è morto. Il compositore tedesco di musica contemporanea aveva 79 anni. Il decesso è avvenuto a Kürten, in Germania. L'artista è morto mercoledì ma la notizia è stata diffusa solo oggi dalla Fondazione Stockhausen in un comunicato.
video
intervista
(7 dicembre 2007)

giovedì 6 dicembre 2007

povero pasolini...

Viterbo: no al parco intitolato a Pasolini perchè "era ricchione"


lunedì 03 dicembre 2007

pasolinipierpaolo.jpgLa dichiarazione di un consigliere di Alleanza Nazionale messa a verbale

''Il consigliere Luciano Perugini di Alleanza Nazionale si dichiara contrario alla proposta di intitolare un parco pubblico a Pier Paolo Pasolini perche' era ricchione''. Lo riporta, letteralmente il verbale della seduta del consiglio comunale di Soriano nel Cimino, localita' nel viterbese, dello scorso 19 novembre. In apertura di seduta, il consigliere Terzo Camilli (Udeur) aveva proposto di dedicare uno spazio pubblico a Chia, minuscola frazione di Soriano nel Cimino a Pasolini.

Camilli aveva motivato la proposta con il fatto che il poeta - regista aveva scelto proprio Chia per girare uno dei suoi capolavori, ''Il Vangelo secondo Matteo''.

E che in quell' occasione si era innamorato del territorio, tanto che decise di acquistare e restaurare la Torre medievale del borgo e di passarvi gli ultimi anni di vita. Proprio a Chia, Pasolini era atteso il mattino successivo al suo omicidio e vi aveva scritto il suo ultimo romanzo ''Petrolio''.

Durante le dichiarazioni di voto, l'uscita del consigliere di An Perugini, che si e' detto contrario all'iniziativa ''perche' Pasolini era ricchione''.

Il consiglio comunale di Soriano nel Cimino ha comunque approvato la proposta di Camilli e il parco Pasolini si fara'. (Ansa)

il senso della mamma

Il leghista di Treviso che aveva auspicato la decimazione degli extracomunitari secondo i metodi insuperabili delle SS ha chiesto scusa. Ho sbagliato, ha detto, ma dovete capirmi, un immigrato aveva minacciato la mia mamma e la mamma è sempre la mamma. Nessuno ha trovato nulla da replicare a questa sacrosanta affermazione, tratta dall’articolo 1 della Vera Carta Costituzionale (il testo letterale recita: l’Italia è una Repubblica di individualisti fondata sulla mamma). Anche quel bravo figlio di leghista tiene una mamma in fondo al cuor e questo giustificherà pure un peccatuccio di nazismo.

Non essendo stati nazione per quindici secoli, gli italiani non conoscono il senso dello Stato, semmai è lo Stato a far loro senso. In alternativa hanno maturato un fortissimo senso della mamma. Votavano Dc perché era un partito materno, tagliato sulla misura dei loro vizi, che usava le casse del Tesoro per garantire il massimo dell'anarchia con il minimo del rischio. Uno Stato mamma pronto a perdonare, sempre. E a pagare, tutto. Venuto meno lo Stato mamma, istintivamente gli italiani hanno buttato via lo Stato e si sono tenuti la mamma. Di uno Stato papà, un papà con la faccia di Padoa-Schioppa poi, non sanno che farsene. L’emblema è Berlusconi, che considera lo Stato un impedimento al limpido dispiegarsi dell’egoismo, ma la mamma un totem dal quale attingere legittimazione. Prodi ha accusato Bertinotti di non avere senso dello Stato e adesso, al massimo, cadrà il governo. L’avesse accusato di non avere il senso della mamma, sarebbe scoppiata la rivoluzione.

(Massimo Gramellini)

quando iniziarono i danni...

In 400mila documenti quarant'anni di politica italiana
Berlusconi: "Bettino grazie per il decreto sulle televisioni"

Il Psi, il governo, Tangentopoli
ecco le carte dell'archivio Craxi

Una lettera breve, di una paginetta, ma scritta di suo pugno alla fine di ottobre del 1984. Una testimonianza importante, perché è il tassello mancante di una vicenda decisiva, nella storia della televisione italiana: il decreto Berlusconi. Era successo che il 16 ottobre tre pretori - a Roma, Torino e Pescara - avevano ordinato l'oscuramento di Canale 5, Retequattro, Italia Uno e altri due network perché trasmettevano in diretta su tutto il territorio nazionale, nonostante il divieto allora imposto dalla legge. Berlusconi guidò ovviamente la protesta, parlò di "sconcerto, amarezza e ribellione", ma dovette tenere spente per quattro giorni le sue tv.

Finché, la mattina del 20 ottobre, il Consiglio dei ministri - convocato d'urgenza da Craxi - varò un decreto-legge che sanava immediatamente la situazione e concedeva un anno di tempo alle tv. Tutti pensarono, molti dissero e qualcuno scrisse che il capo del governo aveva voluto dare una mano al suo amico Silvio. Nessuno però poté dimostrarlo. Ebbene, la lettera di Berlusconi è la conferma che mancava.

"Caro Bettino - scrive il Cavaliere - grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio".

mercoledì 5 dicembre 2007

cosa rossa


Decisi questa mattina dopo una riunione lunga due ore di Sd, verdi, Pdci e Rc
Il nome "La sinistra e l'arcobaleno" sarà rosso e verde su sfondo multicolore

Una cosa rossa color arcobaleno

Ecco simbolo e nome della Federazione

Ma in basso restano tutti e quattro i simboli dei quattro partiti confederati


ROMA - Litigheranno anche, e ogni volta in un modo che sembra senza ritorno. Poi però si chiudono dentro una stanza, come è successo stamani di buon ora a Montecitorio, e ne escono con un simbolo e un nome che li rappresenta tutti. Si chiamerà "La Sinistra e l'Arcobaleno" la nuova coalizione a sinistra del Pd che raccoglie quattro partiti: Sd, Rc, verdi e pdci. Il simbolo sarà un mare di colori, un arcobaleno appunto, la parola "sinistra" in rosso e la parola "arcobaleno" in verde, in basso allineati i simboli storici dei quattro partiti.

La decisione è stata presa stamani e sarà ufficializzata sabato agli stati generali della Cosa Rossa convocati per sabato e domenica alla Nuova Fiera di Roma, la due giorni fondativa del nuovo soggetto. Una federazione, e non un nuovo partito, che nominerà un unico portavoce, probabilmente anche un capogruppo ma manterrà le singole individualità.

L'annuncio è stato dato stamani dal segretario della Sinistra democratica Fabio Mussi alla fine del vertice a cui hanno partecipato i segretari di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, del Pdci, Oliviero Diliberto e dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.
"Oggi abbiamo evitato - spiega Diliberto - le polemiche e gli argomenti che ci dividono". Agli Stati generali non saranno i segretari di partito a concludere l'assemblea, ma parleranno, dice Giordano "nel corso della plenaria, al pari di tutti gli altri interventi".

Ancora lontano, invece, l'accordo sulla presentazione di liste comuni alle prossime elezioni amministrative anche se, precisa Mussi, "l'impegno e quello di andare il più possibile uniti al voto". Il simbolo unitario non esiste, ma ci sarà un "segno grafico" comune della nuova federazione. Ma alle elezioni potrebbero ricomparire sulla scheda i tradizionali simboli dei partiti.

Convitato di pietra della riunione, manco a dirlo, l'intervista con cui ieri Fausto Bertinotti ha recitato sulle colonne di Repubblica il requiem dell'Unione e il suo fallimento. "Ho parlato a lungo con lui, è una discussione politica" dice Mussi. "La vocazione delle forze grandi è sempre governare, ma sanno stare anche all'opposizione". Per Diliberto "abbiamo una vocazione ad essere forza di governo, poi bisogna vedere se ci sono le condizioni. Ma qualunque forza politica nasce con l'ambizione di governare, poi, se perdi, vai all'opposizione". Per il Prc "la verifica - precisa Giordano - deve essere una cosa vera". E annuncia che proporrà di allargare la "consultazione di massa sul programma e sul governo"

martedì 4 dicembre 2007

la moglie bancarottara del rospo

La magistratura è al guinzaglio e le leggi su misura per i politici, e per i loro familiari, sono prassi quotidiana. La moglie di Dini è stata condannata per bancarotta fraudolenta, al marito non aveva detto niente. Non va in galera grazie all’indulto ceppalonico e intanto il marito condiziona il Governo...

follie...

Bettio (Lega): con gli immigrati
usiamo i metodi SS


«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.
A dare il "la" all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».

E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».

Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione - dice Sbarra - e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie».



Leggi anche il commento de "The Independent"

lunedì 3 dicembre 2007

I CRIMINI DI GUERRA ITALIANI NELLA EX-JUGOSLAVIA

"NON SI FUCILA ABBASTANZA!"

I CRIMINI DI GUERRA ITALIANI NELLA EX-JUGOSLAVIA

di Girolamo De Michele campoarbe.jpg

[nella foto a destra: detenuti slavi nel campo di concentramento italiano di Arbe]
La favola degli Italiani brava gente, dei colonizzatori buoni e gentili è ancora dura da sfatare, a dispetto di ricerche storiche accurate e dettagliate anche dal punto di vista documentaristico, come quelle di Angelo Del Boca, Tone Ferenc, Gianni Oliva, e di riviste come il Diario, I viaggi di Erodoto (Il confine orientale, n. 34/1998), Novecento. Proprio quest’ultima rivista, nel n. 3/2003, ha pubblicato una corposa inchiesta curata da Mimmo Franzinelli: I crimini di guerra italiani. All'interno di questa inchiesta, un drammatico quadro dei crimini commessi sulla popolazione slava dall'esercito italiano nell'ex-Jugoslavia nel periodo 1941-43.

«Controguerriglia ed eccidi di civili: questa la percezione delle popolazioni dell’ex-Jugoslavia sull’occupazione italiana. Direttive e rapporti delle autorità militari sull'attività delle nostre forze armate in Siovenia e Croazia documentano l'adozione di una politica spietata, avviata nella regione di Lubiana sin dal 1941 con uccisioni in massa di prigionieri senza processo, in una catena di violenze contro i civili che raggiunse l'apice nel 1942 43». Così inizia la sezione del saggio di Franzinelli dedicata ai crimini italiani nella ex-Jugoslavia.

Artefice principale dei massacri perpetrati ai danni della popolazione civile e dei resistenti contro l’occupazione nazi-fascista fu il generale Mario Robotti, comandante dell'XI corpo d'armata, che nell'estate del 1942 decretò l'invio in “campi di prigionia” dei maschi tra i 18 e i 55 anni trovati in località isolate: «Internare tutti gli sioveni e mettere al loro posto degli italiani (famiglie dei feriti e dei caduti italiani). In altre parole far coincidere i confini razziali con quelli politici». Inizia così la pulizia etnica italiana. «Ad analoghi intenti, prosegue Franzinelli, si conformò la strategia adottata nel luglio agosto 1942 dal generale Umberto Fabbri, che ordinò al raggruppamento della Guardia a frontiera dei 5° corpo d'armata la fucilazione di centinaia di croati e di sioveni residenti nella parte della Croazia annessa alla provincia di Fiume: interi villaggi furono bruciati e le popolazioni internate». reticolatoGonars.jpg
In Italia non si ama ricordare che i campi di concentramento non furono una prerogativa tedesca: li abbiamo istituiti anche noi [nella foto a sinistra il campo di concentramento di Gonars]: «Campi di concentramento per oltre 100mila civili furono allestiti nel golfo dei Quarnaro sull'isola di Arbe, in Friuli a Gonars e a Visco (Palmanova), in Veneto a Monigo (Treviso) e a Chiesanuova (Padova), in Toscana a Renicci (nel comune di Anghiari). L’esistenza dietro i reticolati era miserevole, per deliberata volontà dei comandanti militari. Le proteste inoltrate dalla diplomazia vaticana contro il regime disumano instaurato nei campi suscitarono commenti sprezzanti e ipocriti. Il generale Mario Roatta, comandante superiore delle forze armate in Siovenia Dalmazia, liquidò le richieste di miglioramento dei lager di RabArbe, dove languivano circa 6.500 prigionieri, con una frase irritata: «Sarebbe stato assai meglio se autorità ecclesiastiche locali, anziché dipingere a tinte fosche le condizioni dei campi di concentramento, avessero indotto i fedeli a non affiancarsi ai partigiani, nemici giurati della civiltà e della religione, contribuendo così a rendere superflui o, quanto meno, a ridurre quei campi di concentramento di cui ora soltanto, a cose fatte, si occupano» (16 dicembre 1942 al comando supremo, oggetto: «Situazione in Siovenia Campi di concentramento»). Reazioni egualmente ciniche manifestò l'indomani il generale Gastone Gambara (succeduto a Robotti nell'incarico di comandante deIl’XI corpo d'armata): ”Logico e opportuno che campo di concentramento non significhi campo d'ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo. Ad ogni modo alla lettera rispondere: ‘prendo atto – comunicherò arrivi’. Praticamente faremo poi ciò che ci sembrerà meglio”».
Lo stesso feroce cinismo viene messo in atto nelle rappresaglie contro la popolazione civile, con una ferocia che nulla ha da invidiare a quella nazista durante la resistenza: «Ecco una direttiva impartita dal generale Emilio Grazioli: «Estensione delle rappresaglie agli abitati situati in prossimità dei luoghi ove si verificassero rappresaglie, attentati, atti di sabotaggio ecc.» (dispaccio riservato n. 10826 dell'alto commissario per la provincia di Lubiana al comando dell'XI corpo d'armata, per Siovenia e Dalmazia, 20 giugno 1942). Il generale Vittorio Ambrosio stabilì che alle fucilazioni seguisse l'incendio delle abitazioni dei giustiziati. Il tribunale militare di guerra insediato a Lubiana decretò 83 pene capitali (tre delle quali contro militari italiani); nella sola seduta dei 7 marzo 1942 sanzionò la morte per 28 abitanti di Borovnica, 16 dei quali furono fucilati per ritorsione contro l'attacco partigiano a un ponte ferroviario: il plotone d'esecuzione era composto da elementi dell'ottavo battaglione «M» (dove «M», ovviamente, sta per Mussolini). A macchiarsi dei più gravi crimini furono proprio i reparti delle camicie nere; sostenuti da forti motivazioni ideologiche, essi infierirono sulle popolazioni nella convinzione di adempiere a un dovere patriottico. Ne facevano parte vecchi squadristi dei 1921-22, che si erano arruolati volontari per ragioni politiche; i loro valori di riferimento si desumono dalle lettere da essi scritte in patria. Ecco un eloquente stralcio epistolare della camicia nera Ricci Guglielmo (I Battaglione Squadristi toscano), al «Carissimo Camerata Fasolino», in data 26 giugno 1942: «Come son cierto saprete che mi trovo in terra di Dalmazia e proprio nella città di Spalato. Qui facciamo la guerra al Comunismo e non gli diamo pace poiché, escruso gli italiani, sono tutti comunisti e come son vili spesso ci fanno delle imboscate e a tradimento uccidono tanti nostri fratelli. Però quando ne prendiamo qualcuno li cambiamo i connotati tanto basti che anche pochi giorni orsono si andò a Sebenico e si fece il plotone di eseguzione e se ne fucilò ventisei e con buona soddisfazione a me tocò proprio il capo di tutti i comunisti della Croazia. Se avessi visto Fasolino che sciena tanto e che per aver tirato tanto bene che non ci fu bisogno dei colpo di grazia si ebbero molti elogi, e fra tanti quello dei governatore S.E. Bastianini».
La documentazione fotografica ha riproposto, per l'occupazione militare nei Balcani, le raccapriccianti immagini di teste mozìe di partigiani esibite da militari italiani sorridenti: immagini tragicamente somiglianti a quelle scattate negli anni trenta dai colonizzatori in terra d'Africa».
Franzini ricorda infine, a titolo di esempio, la testimonianza di un cappellano militare, Don Pietro Brignoli, dislocato dal 1941 al 1943 in Siovenia e in Croazia tra i Granatieri di Sardegna, che descrisse «nei più minuti particolari la marcia distruttiva delle nostre forze regolari. Il diario dei sacerdote bergamasco, scritto in uno stile diretto e franco, non può certo essere tacciato di faziosità e di falsificazioni, stante l'abbondanza di particolari e la figura dei suo estensore». Il diario di Don Brignoli fu pubblicato in modo parziale e ambiguo quattro anni dopo la morte del parroco (17 agosto 1969) con il titolo Santa Messa per i miei fucilati, senza spiegazioni sui criteri censori né segnalazione delle parti omesse, e con questa premessa: «Dobbiamo precisare che abbiamo esitato a lungo prima di prendere la decisione di pubblicare un documento eccezionale sì, ma spaventoso». Il diario di Don Brignoli è finito rapidamente fuori commercio, e non ha mai avuto ristampe. È possibile acquistarne una delle copie esistenti qui.
«Nonostante le amputazioni subite, scrive Franzinelli, la lettura di quel libro è sconvolgente [...]. Don Brignoli, aggregato al 2° reggimento Granatieri di Sardegna, enumera le crudeltà dell'azione militare italiana, preoccupato dei prevedibile trascinarsi degli odii oltre la stessa conclusione dei conflitto. I metodi d'occupazione sono descritti in stile asciutto, con il rammarico del testimone impotente. Ecco un esempio: «La nostra artiglieria e un gruppo di artiglieria alpina aprono un fuoco infernale, da un'altura, su un paesetto nella valle: qualche donna e qualche bambino uccisi, il resto della popolazione fuggita nei boschi, dove tutti i maschi incontrati dai nostri battaglioni venivano considerati come ribelli e trattati di conseguenza» (16 luglio 1942). Le esecuzioni in massa erano all'ordine dei giorno: «Le camicie nere avevano arrestato tutti i maschi validi che non erano fuggiti: il tribunale di guerra dei nostro reggimento, che li giudicò, ne condannò a morte 18» (21 luglio 1942). Il cappellano depreca le ruberie dei soldati ai danni dei civili, divenute abitudine inveterata: «Non feci che predicare e arrabbiarmi: “Ma almeno qui, dove la popolazione ci ha ricevuto bene e ci ha dato ogni ben di Dio, non rubate!”. Era come parlare ai muri» (25 luglio 1942). Dinanzi al ripetersi dei furti, che non risparmiavano nemmeno i collaborazionisti, questa la sconsolata conclusione dei reverendo: «Il soldato italiano non solo fa piazza pulita nei campi e nei pollai dei nemici, ma non rispetta neppure quelli degli amici» (27 agosto 1942, a commento delle razzie compiute in un villaggio che aveva accolto favorevolmente le nostre truppe). Quando qualche civile convinto delle promesse di correttezza campeggianti nei manifesti murali redatti dagli uffici di propaganda, si presentava per rivendicare il maltolto, accadevano scene pietose: «Un contadino ebbe il coraggio di venire a domandare un indennizzo, perché i soldati gli avevano portato via le patate, ma l'ufficiale dice all'aiutante: “Questo deve essere un partigiano di certo: fa' venire i carabinieri!”» (7 agosto 1942). La strategia dei vertici militari è stigmatizzata in una pregnante considerazione: «Distruggendo, noi leviamo anche ai ribelli il mezzo di vivere; spaventando questa gente più di quanto non siano in grado di fare i ribelli per la minor copia di mezzi, la faremo piegare verso di noi» (5 agosto 1942). I rapporti tra il cappellano e gli ufficiali volsero al peggio: «In tutta la divisione era conosciuta la mia ritrosia, anzi la mia aperta avversione contro quel perverso sistema di mandare all'altro mondo i cristiani come se, anziché di uomini, si trattasse di ragni. Tanto che qualcuno, al Comando di divisione, se n'era lamentato, perché impacciavo il Comando militare nell'adempimento dei suo eroico dovere, facendo osservare che gli altri cappellani (e non era vero, almeno di tutti) si mostravano militari di più spirito, e quando si fucilava qualcuno, anche loro erano contenti e dicevano che più si ammazza di questa gente e meno nemici si hanno». Rimpatriato, Don Brignoli, nelle giornate dell'8 e 9 settembre 1943, partecipò ai tentativi di resistenza contro i reparti tedeschi che entravano a Roma. Nel dopoguerra si sarebbe dedicato all'assistenza degli orfani di guerra. Quelle sue sofferte pagine diaristiche meriterebbero senz'altro una riedizione e un'attenta lettura».

Per approfondire:
Materiale documentario e fotografico sui crimini italiani nella ex-Jugoslavia è visionabile sul sito Crimini di guerra

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A Copparo (Ferrara), tre studenti della media Govoni, hanno devastato l'istituto
per completare la bravata si sono ripresi mentre appiccavano il fuoco nelle classi

Mentre incendiano la scuola
si riprendono con i telefonini
Due ragazzi di 16 anni e uno di 14 sono stati denunciati alla procura dei minori di Bologna
Il ministro Fioroni: "Recuperare il rispetto per gli altri e la capacità di indignarci"

COPPARO (FERRARA) - Tre aule incendiate, le stanze dei professori e dei bidelli danneggiate, registri di classe bruciati: è il bilancio, ancora provvisorio, di un raid di tre minorenni, studenti della scuola media inferiore Corrado Govoni di via Vittorio Veneto a Copparo, in pieno centro. Per completare la bravata i ragazzi hanno documentato il tutto riprendendo la devastazione con i loro telefonini. I carabinieri, allertati dalle fiamme che uscivano dalle finestre, li hanno trovati nascosti nei bagni, all'interno della scuola. I tre minorenni, due di 16 e uno di 14 anni, sono stati denunciati alla procura dei minori di Bologna, che dovrà valutare gli eventuali provvedimenti restrittivi.

Secondo la prima ricostruzione, i ragazzi, uno dei quali ripetutamente bocciato, sono entrati da una porta finestra dalle scale antincendio poste sul retro. Poi sono andati al piano terra dove ci sono le aule insegnanti e bidelli, e qui hanno bruciato i registri di classe. Quindi hanno preso le chiavi di tre precise classi, la 2A, la 3A (quella del più 'vecchio') e la 3D. Poi con un accendino hanno iniziato a dar fuoco a tutto: banchi, scrivanie, materiale didattico. Quindi hanno chiuso a chiave e se ne sono andati nelle altre due classi per continuare il raid. Si sono nascosti per l'arrivo di vigili e carabinieri.

L'allarme è scattato perché sono state notate le fiamme uscire dalla scuola. I militari entrando hanno sentito voci ai piani superiori dove hanno trovato i vandali nascosti in bagno. Tutti e tre sono stati denunciati per danneggiamento aggravato alla procura dei minori di Bologna: sono incensurati e i loro genitori sono subito stati invitati in caserma. Sono caduti dalle nuvole e avrebbero difeso i loro ragazzi dicendo che non potevano essere stati loro a fare ciò di cui erano accusati. I carabinieri hanno mostrato loro le immagini dei telefonini, più che eloquenti, con le facce dei loro figli nascoste con sciarpe e cappellini, prima di essere scoperti a ridere e scherzare nei bagni.

Occorre "recuperare il rispetto per gli altri e la capacità di indignarci di fronte a certi episodi", ha detto il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, parlando di bullismo agli studenti della Provincia di Vercelli nell'ambito del convegno Famiglia e scuola insieme per educare. "Anche a scuola - ha affermato Fioroni - bisogna essere cittadini attivi e vigili che non girano la testa dall'altra parte. La scuola - ha aggiunto - deve reagire ed essere esempio di valori".

Fioroni ha ricordato le molestie subite da un ragazzo disabile dell'Istituto Steiner di Torino, diventato sul malgrado protagonista di un filmato che gli autori della bravata scaricarono su internet. "Quella - ha ricordato - è stata la mia prima esperienza con il bullismo. E proprio in quell'occasione mi impressionò che quelle violenze si verificassero da tre anni alla presenza di venti studenti e dodici insegnanti. E mi ha indignato - ha continuato - anche il fatto che a cambiare scuola sia stato il ragazzo down e non gli studenti che lo avevano molestato. Prima - ha concluso - dobbiamo sanzionare chi commette certi fatti, poi pensare a recuperarli".

radiohead: un milione di copie sulla rete, a offerta

La sfida dei Radiohead. Il leader del gruppo inglese spiega
il successo della vendita in rete del nuovo disco a offerta libera
Yorke: "Abbiamo dimostrato
che l'industria non ci serve"
dal nostro inviato GIUSEPPE VIDETTI

Yorke: "Abbiamo dimostrato
che l'industria non ci serve"


LONDRA - Thom Yorke, il leader dei Radiohead, è un artista così puro, che si fa scrupolo persino di andare in tournée per paura di... inquinare. "A Firenze, la mia meta preferita, vado sempre in treno con mia moglie e i bambini. Gli aerei avvelenano l'aria", dice l'artista, 39 anni, addentando il suo veggie burger in un pub londinese dove nessuna rockstar metterebbe mai piede. Come avrebbe potuto, uno come lui, continuare a far dischi senza porsi domande?

Il cantante che si è rifiutato d'incontrare Blair nella famosa tavola rotonda sul riscaldamento globale e ha detto di no a Paul McCartney che l'aveva invitato a suonare, ha fatto tremare l'industria discografica e il mondo del rock: lo scorso 10 ottobre i Radiohead hanno deciso di vendere on line le canzoni di In rainbows, il loro settimo album, accettando qualsiasi offerta (anche zero euro) per il download. Molti colleghi (Lily Allen, Pearl Jam) li hanno definiti arroganti; altri (Courtney Love, la cantante lirica Barbara Hendricks) stanno seguendo le loro orme.

Il disco (in cd e vinile) uscirà per un'etichetta indipendente (XL Recordings) il 28 dicembre, dopo Natale, contro ogni regola di mercato ("Solo perché molti non si accontentano delle canzoni scaricate, vogliono l'oggetto. Anch'io adoro il vinile"). Gli editorialisti inglesi li hanno quasi unanimemente condannati. E gli organizzatori dei Brit Awards non li hanno neppure presi in considerazione per un eventuale premio. I loro fan italiani avranno comunque modo di applaudirli il 18 giugno: unico concerto a Milano.

"Ma non è vera la notizia secondo la quale il 70% non ha pagato", protesta Thom "I dati li conosciamo solo noi. La prima settimana ci sono stati 1,2 milioni di download, a una media di 6 euro ognuno (circa il 50% ha pagato zero). Hanno detto che è stata una scelta radicale, ma date le circostanze era l'unica possibile. Quando hai finito di registrare un disco, se vuoi farlo arrivare subito all'ascoltatore, non hai altro mezzo che la rete. È un esperimento che i Radiohead si sono trovati in condizione di fare per una serie di circostanze fortunate. Tre in particolare: la scadenza del contratto discografico, il privilegio di avere uno zoccolo duro che li conosce e li apprezza, il fatto che la maggior parte dei loro fan ha familiarità con Internet".

La vostra decisione ha scatenato un putiferio. Qual era il vostro scopo?
"Dimostrare che non c'è bisogno di tutte queste infrastrutture per far arrivare la musica alla gente. Il processo industriale serve solo a sottrarre guadagni agli artisti e a rendere il disco sempre più costoso. Un tempo l'industria lavorava per far conoscere i giovani artisti, oggi invece le major tendono a eliminare chi non ha un riscontro commerciale immediato. Poco importa il talento, gli artisti vengono continuamente mortificati, umiliati".

Prima si diceva: l'industria sta uccidendo la musica. Oggi la stessa accusa è rivolta ai Radiohead.
"Nessuno sarà mai in grado di uccidere la buona musica, che troverà sempre un canale, magari sotterraneo, per esprimersi. Ma certamente il lungo processo che precede la pubblicazione di un disco, la politica che ci gira intorno e l'ego di alcuni artisti non giovano alla riuscita - artistica ed economica - del prodotto. Per questo, dalla nostra posizione privilegiata, non ce la siamo sentita di confrontarci di nuovo con l'industria".

Non deve essere stato facile farlo per quindici anni e sei album.
"A essere del tutto onesto, con la Emi non abbiamo mai avuto grossi problemi. Ci hanno sempre lasciato ampia libertà. Il nostro non è un gesto contro le persone con cui abbiamo lavorato, ma contro un sistema di acquisti e fusioni che ha portato alla creazione di queste maledette multinazionali. E nessuno si è preoccupato di venirci a raccontare quel che è successo, come se la cosa non riguardasse anche noi. Non siamo fottute scatole di biscotti!".

Ora è tutto sulle vostre spalle, il peso della creatività e quello del marketing.
"Le sembrerà sacrilego, ma io il marketing lo trovo quasi affascinante. Le questioni pubblicitarie sono di per sé così odiose che cercare di risolverle in maniera creativa è una sfida per un artista. Se riesci a non farti mettere soggezione dalla parola - marketing, bruttissima - puoi fregartene delle loro regole, e il gioco diventa divertente. Tutte quelle piccole pazzie che si possono cucire intorno alle canzoni, come il testo di Paranoid android scritto su un gigantesco poster".

Coerenza e onestà, prima di tutto. È questo il motivo per cui ha detto di no a McCartney?
"Paul mi ha chiesto di suonare il piano in una delle sue canzoni, ma non sono in grado di farlo, io so solo strimpellare. È stata sua figlia Stella, che è una nostra fan, a insistere: "Dai papà, chiamalo..."".

Ha mai rimpianto di non essere un protagonista de periodo aureo del rock, fine anni 60 primi anni 70, quando l'industria tollerava l'incoscienza degli artisti pur di non limitarne la creatività?
"È un'idea romantica, affascinante, ma ognuno è figlio del suo tempo. Al contrario di tanti musicisti dell'epoca, che sono stati letteralmente frodati dalle case discografiche, noi siamo entrati nel music business in maniera consapevole. Per questo ci teniamo stretta la nostra musica e siamo arrivati a questo punto prima di altri".

domenica 2 dicembre 2007

tu chiamale (se vuoi) elezioni...

Exit poll, al partito del presidente la maggioranza assoluta dei consensi
Affluenza record attorno al 60%. Il leader del Cremlino al seggio con la moglie Liudmila

Voto in Russia, trionfo di Putin
"Russia Unita" volta oltre il 62%

Eletto anche Lugovoy, accusato di aver ucciso con il polonio Litvinenko a Londra

Elezioni in Russia

MOSCA - Il trionfo annunciato si fa concreto con un numero: 61% a "Russia Unita", il partito di Vladimir Putin. Questi gli exit poll delle elezioni russe per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del Parlamento. Consultazione cruciale - e contestata - proprio per la partecipazione del presidente alla testa del soggetto politico dato largamente per favorito. Oltre che a Mosca - l'area con la più alta densità di elettori di tutto il Paese - seggi aperti nella parte centrale del Paese, in quella nord-occidentale (a eccezione dell'enclave di Kaliningrad), nel Sud e nei distretti federali del Volga. L'affluenza su base nazionale alle 17 ora di Mosca (le 15 in Italia) era del 54,8%, in netta crescita rispetto al 35,8 per cento registrato, alla stessa ora, nel 2003.

Putin al seggio. Putin ha votato in mattinata insieme alla moglie Liudmila nel seggio numero 2074 di Mosca, allestito presso l'Accademia delle scienze. Ai numerosi cronisti presenti non ha detto cosa avesse scritto nella sceha: "La legge elettorale non consente propaganda - ha scherzato - ma tanto voi lo sapete". Accolto da un lungo applauso, si è detto di ottimo umore.

Sicurezza e organizzazione. Misure di sicurezza senza precedenti: i 95 mila seggi allestiti in tutto il Paese sono presidiati da 450 mila agenti di polizia. Imponente la macchina organizzativa: tutti i 3.278 seggi di Mosca sono stati aperti alle 8 in punto, dopo un'ispezione notturna con cani cerca-esplosivo.

Affluenza record. L'unica incognita contro il trionfo annunciato di Putin era quella dell'astensionismo e di un'affluenza inferiore a quella prevista dai sondaggi, e dalla commissione. E invece i dati sull'affluenza sembrano sfiorare il 60%, un record rispetto alle scorse elezioni.

Eletto anche Lugovoy. Tra i volti nuovi della Duma ci sarà anche Andrei Lugovoy, l'uomo che secondo Scotland Yard uccise Alexander Litvinenko il primo novembre del 2006 a Londra con una dose letale di Polonio 210. Lugovoy era il numero due della lista del partito Liberal democratico dell'ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky. Subito dopo aver saputo del risultato Lugovoy si è detto soddisfatto anticipando però che ancora non sa se sarà in grado di conciliare il suo lavoro di imprenditore con quello di deputato.

Putin signore della campagna elettorale.
La campagna elettorale è stata monopolizzata da Putin, al potere dal 2000, che dopo due mandati dovrebbe lasciare l'incarico a marzo 2008 ma non sembra intenzionato ad abbandonare le stanze del potere, anche se la Costituzione russa gli impedisce di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Per aggirare la norma, due sono le strade: emendare la Costituzione - ma per farlo occorre una maggioranza dei due terzi in Parlamento - o candidare un uomo di fiducia, per poi sostituirlo in corsa o al mandato successivo.

Il futuro. Putin non ha ancora sciolto la riserva su quale sarà il "suo" candidato alle presidenziali. Prima di pronunciarsi, vuole probabilmente aspettare i risultati delle elezioni parlamentari. La scadenza entro la quale dovranno essere presentate tutte le candidature è fissata per il 23 dicembre. "I risultati regoleranno, senza dubbio, il tono di quelle presidenziali", ha detto Putin, in un discorso televisivo alla nazione. E ha chiesto agli elettori di votare per Russia Unita, l'unico modo per garantire "stabilità e continuità", raggiunte dopo il caos degli anni Novanta.

E vorremo mica dimenticare il suo grande amicone!

vaticano uber alles (grillo)


Vaticano uber alles








Mussolini firma i Patti lateranensi

In Italia la politica, di centro sinistra o di centro destra, ha sempre un comune denominatore: prende ordini dalle potenze straniere. La prima è il Vaticano, la seconda gli Stati Uniti. La prima detta le nostre leggi, la seconda insedia basi militari in Italia e ci arruola per le guerre, come i mercenari di una volta.
Tra le due la più pericolosa è, senza dubbio, il Vaticano. Ha più esperienza e vince (sempre) le sue battaglie facendole combattere ai devoti partiti italiani che stanno in Parlamento.
Telmo Pievani, che ha documentato tutto nel libro “Sante Ragioni”, mi ha scritto una lettera.

“Caro Beppe,
vorrei parlarti dei comportamenti recenti di una delle numerose “caste” che popolano il nostro paese. Sto parlando della casta ecclesiastica e dei suoi sempre più numerosi accoliti presenti nell’arco costituzionale e nei media.
Di mestiere, insegno filosofia della scienza. Insieme ad un’amica giornalista, Carla Castellacci, ho scritto un libro per discutere analiticamente le “Sante Ragioni” addotte dai vertici delle gerarchie vaticane per giustificare il condizionamento religioso sulle scelte fondamentali che riguardano la vita di ogni cittadino, dal nascere al morire, dalla famiglia alla scuola, dalla bioetica alla vita civile. Ci viene ripetuto che si tratta non di articoli di fede, non di convincimenti personali, ma di argomentazioni frutto del “retto ragionare” e del “diritto naturale”, e dunque valide per tutti. Noi le abbiamo prese sul serio e verificato che si tratta di una razionalità inesistente, ideologica, del tutto infondata. Abbiamo esaminato le conseguenze di queste contraddittorie “ragioni” - tradotte in leggi dello Stato da politici sempre più solerti, ben distribuiti in entrambi gli schieramenti - sulle scelte di vita di noi tuttibr>.< Ci siamo accorti che il clima culturale in questo Paese sta rapidamente cambiando e che in materie importanti come la libertà della ricerca scientifica, la libertà di insegnamento, la libertà di scelta in campo biomedico, è in atto un’autentica, e documentabile, regressione. Si sta diffondendo, nelle scuole e sui media, una letteratura creazionista che pensavamo confinata ai fondamentalisti evangelici americani. Libri di violento discredito contro la teoria dell’evoluzione, ricolmi di falsità, di insulti e di strafalcioni scientifici, vengono recensiti dal Corriere della Sera e dai canali RAI. L’ultima “opera” di Rosa Alberoni, “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin”, viene presentata a Roma, in sede prestigiosa, da ex Ministri come Rocco Buttiglione, da direttori di telegiornali RAI, da eminenze quali Monsignor Rino Fisichella.
Proviamo ad analizzare alcuni fatti recenti, i documenti, le decisioni parlamentari, i finanziamenti stanziati, le dichiarazioni pubbliche. Qualche esempio:
- le nuove linee guida ministeriali sulla Legge 40 tardano ad uscire, nonostante il profluvio di dati che mostrano gli effetti, controproducenti in termini di nuove nascite e discriminatori verso le donne, di quella sventurata legge
- riguardo alle proposte di legge sulle coppie di fatto (Pacs, Dico, Cus, ...), nel comitato ristretto del Senato che avrebbe dovuto preparare il progetto di legge nella sua versione definitiva sono stati presentati circa duemila emendamenti, abbastanza per bloccare l’attività del comitato per i prossimi mesi
- legge sul testamento biologico: dallo scorso giugno il tentativo di unificare in un unico progetto gli undici disegni di legge presentati non ha dato frutti
- la legge sulla libertà religiosa ha smesso di dare notizie di sé
- finanziamenti per le ricerche su cellule staminali esclusivamente adulte, un caso unico di indirizzo etico di Stato sulla ricerca: il Ministro Turco respinge duramente l’appello degli scienziati che lavorano su linee di staminali embrionali già ricavate e parla addirittura di una “guerra fra bande” rivali di ricercatori
- il Comitato Nazionale di Bioetica è ormai in uno stallo permanente a causa dei conflitti fra la minoranza laica e la (schiacciante) maggioranza confessionale. Elena Cattaneo e Cinzia Caporale, autorevoli studiose e scienziate laiche, sono state “dimissionate” dalla carica di vicepresidenti
Se queste notizie danno l’impressione che l’attività parlamentare e ministeriale vada a rilento... non è così, infatti:
- nell'ambito della discussione sulla legge finanziaria il Senato ha confermato, con il solo voto contrario di dodici senatori, l'esenzione dal pagamento dell'ICI degli immobili a uso commerciale di proprietà degli enti ecclesiastici
- il ministro Fioroni ha dato il via al pagamento della prima tranche dei contributi statali alle scuole paritarie (private), pari a circa 127 milioni di Euro. Il Ministero ha precisato che “questi importi da accreditare immediatamente alle singole istituzioni scolastiche, costituiscono solo la prima parte del finanziamento previsto”.
Questi fatti non sono quasi mai raccontati dai media italiani. Viene da chiedersi se non siamo diventati un Paese a laicità condizionata. Un caro saluto.” Telmo Pievani, Università degli studi di Milano Bicocca, telmo.pievani@unimib.it