sabato 26 luglio 2008

continua il delirio

Extracomunitari, il governo approva lo stato d'emergenza nazionale

di Nicoletta Cotto

Il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale
per l'eccezionale afflusso di extracomunitari» e subito il Pd chiede chiarimenti al Governo. Al termine del Consiglio dei ministri una nota di Palazzo Chigi ha reso noto che in Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza «per il persistente ed eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari, al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno». La misura è stata varata su proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni. «L'emergenza extracomunitari era iniziata dal 2002 - ha commentato il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli - ma era stata limitata a solo quattro regioni. Con il provvedimento di oggi approvato dal Consiglio dei ministri la estendiamo a tutto il territorio». Calderoli ha precisato che «non é un provvedimento per aumentare i problemi, ma un modo concreto per risolverli».

Il contenuto del provvedimento. La misura varata, come risulta al Sole 24 Ore.com, è un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il Dpcm 25 luglio 2008, che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 luglio 2008 . Il provvedimento amplia il raggio d'azione di un decreto varato dal Governo Prodi per fronteggiare la «persistente situazione di criticità con l'esercizio di poteri straordinari, mediante interventi e provvedimenti di natura eccezionale» sulla scia di una serie di decreti che si sono succeduti dal 2002 a oggi. Il precedente provvedimento in ordine di tempo, varato il 14 febbraio 2008, prorogava al 31 dicembre 2008 lo stato di emergenza in Sicilia, Calabria e Puglia. La situazione, spiegava il decreto, determinava criticità ed episodi di alta drammaticità. L'attuale provvedimento estende lo stato d'emergenza a tutto il Belpaese, fino al 31 dicembre 2008. La misura consente l'esercizio di poteri straordinari, tramite interventi e provvedimenti di natura eccezionale. Il provvedimento, sottolinea il prefetto Mario Morcone, consentirá, «attraverso l'utilizzo di ordinanze di protezione civile, l'adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza nonchè interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado». In pratica una continuazione di ciò che è stato già fatto, e «che quest'anno avevamo sperato che si potesse limitare a tre sole regioni. A tutt' oggi ospitiamo su tutto il territorio nazionale 7.359 cittadini stranieri».


L'allarme del Pd. «Apprendiamo dalle agenzie di stampa - è l'immediata reazione del ministro dell'Interno ombra del Pd Marco Minniti - che il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per contrastare l'emergenza clandestini. Le dichiarazioni successivamente rese da rappresentanti del governo non solo non chiariscono, ma anzi contribuiscono ad aumentare la confusione e la preoccupazione». E visto che non si tratta di «una decisione ordinaria, è assolutamente necessario che il Governo spieghi immediatamente al Paese e al Parlamento le ragioni, le modalitá e la finalitá di tale iniziativa».Forte preoccupazione l'ha espressa anche Pino Sgobio, della segreteria nazionale del Pdci . «Stato di emergenza? Dopo l'aggravante di clandestinità e le impronte ai bimbi rom siamo giunti alla dichiarazione di guerra nei confronti deicittadini extracomunitari. Con questo Governo, al peggio nonc'é mai fine».

terrorismo ipocrita del libero mercato..

Sacconi: dal 2013 non basta più lasciare il lavoro a 62 anni. Libro verde sul Welfare: "No ai tagli ma sì al riequilibrio"

Pensioni, l'età minima dovrà salire, sarà boom per la sanità, via ai fondi

di BARBARA ARDÙ

ROMA - Il welfare così com'è non va. È sorpassato dai tempi. Rischia di crollare sotto la ferrea legge della demografia (troppi anziani, pochi bambini) e dallo tsunami della globalizzazione. Alcune conseguenze già si vedono. Ma nei prossimi anni sarà dura: dal 2050 il costo della sanità potrebbe raddoppiare, mentre il sistema pensionistico avrà meno risorse. Dunque dal 2013 va rivisto all'insù anche il limite dei 62 anni per la pensione.

La proposta arriva dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che s'è posto l'arduo compito di rifondare il welfare. E le pensioni, cui hanno messo mano prima Dini, poi Maroni e in ultimo Prodi. Al Consiglio dei ministri di ieri ha presentato un Libro Verde sul futuro del modello sociale, La vita buona nella società attiva.

Ventiquattro pagine che analizzano i buchi del sistema, avanzano proposte, ma soprattutto sollevano domande del tipo "Che fare"? Risposte alle quali Sacconi invita a rispondere le forze sociali e gli stessi cittadini. Tre mesi di tempo e poi verrà messo a punto un Libro Bianco ufficiale, e su quello il governo formulerà le proposte in materia di lavoro, salute e politiche sociali. Il ministro vuole coinvolgere anche l'opposizione. E un primo sì al confronto lo incassa da Enrico Letta, ministro ombra del Pd per il Welfare. Sacconi incassa anche la collaborazione del leader della Cisl Raffaele Bonanni, che si è detto "pronto a discutere".

L'analisi del Libro Verde è impietosa: gli ammortizzatori sociali così come sono non funzionano, parte della popolazione più povera ne è esclusa. Né va meglio se si guarda al lavoro: il collocamento, pubblico e privato, non decolla. Hanno fallito le politiche per la formazione. La scuola arranca e i giovani entrano tardi e male nel mercato del lavoro.

Sacconi punta il dito sulle rigidità che caratterizzano il mercato del lavoro, che frenano la creazione di nuova occupazione, perché, ragiona, un sistema di welfare che funzioni ha bisogno di "un innalzamento dei tassi di occupazione regolare, soprattutto di donne, giovani e over 50". È così "che si aumentano i contributi che alimenteranno pensioni e fiscalità generale".

Come raggiungere l'obiettivo? Senza tagli, ma è necessario "semplificare e de-regolarizzare le regole di gestione dei rapporti di lavoro". Questa la ricetta che passa dal superamento della "contrapposizione tra Stato e mercato ovvero tra privato e pubblico", perché un welfare delle opportunità "non può che scommettere su una virtuosa alleanza tra mercato e solidarietà". Quindi maggiore diffusione per i fondi previdenziali e sanitari complementari, cui lo Stato può dare una mano attraverso "una fiscalità di vantaggio".

Ma l'analisi di Sacconi va al di là della mera legge economica. C'è un passo in cui il ministro parla di nichilismo, di una società dove s'è perso il senso più elementare della vita, così come "la capacità di fare comunità a partire dalle sue proiezioni essenziali che sono la famiglia, il volontariato, l'associazionismo". Un cambiamento economico dunque, ma anche culturale. È questa la scommessa.

E poi passa pure questo...

venerdì 25 luglio 2008

siamo messi così...





succede anche questo, di questi tempi..
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giovedì 24 luglio 2008

raccomandati dallo spirito santo

In questa repubblica delle banane cattoliche fa scandalo chi evidenzia le contraddizioni fra l'operato delle gerarchie vaticane e i principi morali che invece esse dovrebbero rigorosamente mettere in pratica. Succedeva anche a Cristo in Palestina, segno che cambiano i tempi, ma la sostanza resta immutata.
Tutti scandalizzati dalla forma (l'iperbole secondo cui il Pontefice fra vent'anni si sarebbe trovato all'inferno) i media ne approfittano per non parlare di quel contenuto, prendendo le mosse dal quale si giungeva a tali paradossali affermazioni. "Grazie alla legge Moratti, fra 20 anni il 30% degli insegnanti saranno stati scelti dal Vaticano".
A tale affermazione a nostro parere sarebbe stato opportuno concedere spazio nei media, per un dovuto approfondimento. Ci proviamo noi, visto che tv e giornali non sembrano affatto interessati alla cosa:

E' sotto gli occhi di tutti che in questo nostro povero paese da anni si porta avanti una politica devastatrice dell'istituzione scolastica pubblica a vantaggio delle scuole private, dove è altrettanto noto ed evidente che la Chiesa cattolica abbia enormi interessi, non solo economici.

Da una parte si afferma che occorrono tagli alle spese dello stato. Strano è il fatto, però, che mentre da un lato ogni anno i finanziamenti alla scuola pubblica vengono ridotti, dall'altro lato, ogni anno, crescono quelli assegnati alle scuole private.
Ben conosciamo la qualità media degli istituti privati, dove qualunque figlio di papà pretende di avere il diploma solo per il fatto che si può permettere di pagare la retta.
Le ragioni di economia della spesa pubblica inducono i politici ad affermare reiteratamente che in Italia ci sono troppi insegnanti! La conseguenza è la riduzione del numero delle assunzioni dei docenti. Fanno eccezione quelli di religione che, invece, da tre anni a questa parte vengono sempre in numero maggiore messi in ruolo, malgrado statisticamente ogni anno cresca il numero dei ragazzi che chiedono l'esonero dall'insegnamento della religione cattolica.
Come al solito la legge non è uguale per tutti: mentre i docenti "normali" vedono crescere il proprio disagio di anno in anno, dovendo sottostare ai mutamenti della politica e dei ministeri di turno e a rispettare le graduatorie di merito, i docenti "raccomandati dall'Alto" vengono direttamente scelti dal Vescovo di ogni diocesi. (Il che rende peraltro inevitabile l'atteggiamento di sudditanza nei confronti di colui da cui dipendono insindacabilmente le sorti della tua carriera da insegnante). Grazie a tale privilegio, dunque, questi insegnanti vengono dapprima messi in ruolo nell'insegnamento della religione e, non appena possibile passano ad insegnare altro, quelle materie per le quali posseggono un titolo (lettere, storia, filosofia...), scavalcando così quei docenti "normali" che saranno obbligati a continuare ad attendere il proprio turno nelle graduatorie.
E per quegli insegnanti "raccomandati dall'Alto" che ancora non fossero in ruolo, ma supplenti annuali, il loro stipendio (sempre a differenza dei docenti "normali" parimenti precari) è ovviamente equiparato a quello di un docente di ruolo.

Adesso siamo onesti! Se è vero tutto questo, e se è vero che "fra 20 anni il 30% degli insegnanti saranno stati scelti dal Vaticano", come ci si può scandalizzare alle parole della Guzzanti, che peraltro augura ancora 20 anni di vita al Pontefice, durante i quali avrebbe peraltro ancora la possibilità di ravvedersi, scampando il pericolo della eterna condanna alle fiamme dell'inferno? (Nella foto la tomba del simoniaco Bonifacio VIII, che il Sommo Poeta prefigurò all'Inferno, nel XIX canto)










Brunetttaaaaaaaaaaa! Pensaci tuuuuuu!!!!


tutto approvato!

Lodo Alfano ok, decreto Expo ok e dl sicurezza ok. Silvio Berlusconi spunta dall'agenda i trofei tanto agognati (anche se per l'Expo sale sul podio Letizia Moratti a ritirare il premio) e come i cristiani dopo l'editto di Costantino esulta: ora non sarò più perseguitato.

Dopo l'immunità garantita con il lodo Alfano (mentre un Bonaiuti in vena di battute specifica che il premier vi potrebbe rinunciare e Liberopensiero difende la firma di Napolitano) viene approvato anche il decreto sicurezza. Ecco cosa prevede: priorità ai processi di mafia e terrorismo ma senza sospensione automatica (a che serve ormai?, tanto è stato approvato il lodo), esercito nelle grandi città per un massimo di sei mesi, aggravante della clandestinità per gli irregolari e confisca dei beni per chi lucra sugli immigrati. Insomma, una sicurezza in cui l'imprinting della Lega è ben riconoscibile. Vedremo se la legge sarà rispettata (purtroppo in materia di scarsa legalità vantiamo molti precedenti).

Al decreto sicurezza si aggiunge un'altra sorpresa: tre nuovi ministri nella squadra di governo. Entrano Lucio Stanca per l'Innovazione, Michela Brambilla al Turismo e Ferruccio Fazio alla salute. Così la squadra con i suoi segretari e sottosegretari aumenta, ma gli italiani ricorderanno solo il team snello e compatto del giuramento post elettorale.

Sulla nuova versione del Silvio untouchable interviene Vistidalontano con la rassegna dall'estero, dove L'Express, Le Monde, Daily Telegraph e El Pais non fanno mistero delle preferenze ad personam. E i lupi di cui parla Di Pietro sono sempre in agguato.

mercoledì 23 luglio 2008

cosa ci tocca...

Bologna, le nuove regole del Comune. Ma esplode la polemica. La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento

Piercing vietato nelle parti intime, l'ultima crociata di Cofferati

di ALESSANDRO CORI

BOLOGNA - Nella città del sindaco Sergio Cofferati, dopo l'ordinanza che vieta la vendita di bevande alcoliche da asporto oltre le 22 e quella anti-bivacco - "incubo" degli universitari che la sera affollano il centro storico - anche il piercing sulle parti più intime diventa un tabù. Non solo per i minorenni, ma per tutti.

La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento per le attività di estetista, acconciatore, tatuaggi e, appunto, piercing. Domani, salvo sorprese, il provvedimento sarà approvato. In riferimento ai piercing, si legge nel testo, "i minorenni avranno bisogno del consenso informato dei genitori" (escluso il solo piercing all'orecchio dopo i 14 anni). Divieto assoluto invece, a qualsiasi età, "su parti anatomiche la cui funzionalità potrebbe essere compromessa da tali trattamenti o in parti la cui cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa".

L'assessore al Commercio della giunta Cofferati, Maria Cristina Santandrea, ha chiarito più volte che il divieto riguarda sicuramente le parti intime, ma secondo alcuni tatuatori la norma è ambigua. "Non c'è nessuna ambiguità - assicura infatti l'assessore senza però scendere nel dettaglio - perché le parti intime sono evocate in questa norma in modo molto chiaro. Questo perché è stata recepita un'oggettiva motivazione medica, non è che ci siamo fissati. Del resto abbiamo agito d'intesa con le associazioni di categoria e basandoci sul regolamento d'igiene e salute pubblica. Sono sicura che la nostra decisione verrà adottata presto anche da altri comuni".

A definire meglio su quali parti anatomiche sarà vietato effettuare un piercing ci penserà comunque l'Azienda Usl e ieri, intanto, il nuovo regolamento non ha mancato di sollevare qualche perplessità tra i consiglieri comunali. Il presidente onorario di Arcigay, Sergio Lo Giudice (Pd), ha ricordato che ci sono parti del corpo, come lingua e capezzolo, che potrebbero rientrare tra quelle "la cui funzionalità potrebbe essere compromessa" ma che allo stesso tempo sono tra le più scelte dai giovani.

"Escludere la possibilità di fare un piercing in luoghi controllati dal punto di vista sanitario e per mano di professionisti - è la preoccupazione di Lo Giudice - significa creare una fascia di mercato illegale". Ma la giunta, per bocca dell'assessore alla Sanità Giuseppe Paruolo ribadisce le linee guida del regolamento: "Tatuaggi e piercing si possono fare, ma devono essere effettuati in un contesto sanitario controllato e sono esclusi alcuni tipi di piercing particolarmente problematici dal punto di vista sanitario". Ricordando, infine, che c'è "una scuola di pensiero" secondo la quale chi incappa in problemi sanitari per aver eseguito pratiche sui cui rischi è stato ben informato, poi non dovrebbe pesare sul sistema sanitario pubblico.

ancora un pezzo di barbarie...

...e come sempre, roba americana...
Se non vi sta troppo antipatico, potete leggervi il saggio di Baricco, "I Barbari", del quale ho trovato circa la metà del testo in pdf, ma può essere che con un pò di pazienza si riesca a trovarlo in versione integrale.

Un'esecuzione sulla sedia elettrica tra le giostre del luna park Un euro per vedere un'esecuzione capitale. Accade al luna park dell'Idroscalo, Est Milano: una sedia elettrica, un manichino di lattice, i tre colpi di sirena che danno il via al boia, la scarica elettrica che per quindici secondi scuote il manichino in una nube di fumo. Tutto intorno famiglie con bambini, ragazzi con il telefonino in mano che filmano la scena. Centinaia di persone ogni sera che assistono a un minuto di orrore. La sedia è arrivata pochi giorni orsono direttamente da Las Vegas, il giostraio l'ha ordinata su Internet per 5mila euro.

con finale a sorpresa...

Con un altro nome

- Quel fottuto ometto grottesco e maligno! – La ragazza scaglia il giornale attraverso la stanza.
L’uomo seduto segue con lo sguardo la parabola discendente, poi commenta sarcastico
- Il paese è con lui…
- Stronzate!
- Ti ricordo che il mio omonimo è stato regolarmente eletto con un’ampia maggioranza
- Ha approfittato delle paure della gente, paure che aveva creato lui stesso, insieme alla sua banda di criminali! – dice la ragazza. L’uomo si appoggia allo schienale
- Ha fatto anche di meglio. Gli ha dato un capro espiatorio – dice cupo.
Lei scuote la testa – ma non può continuare così, tutto questo è troppo assurdo per durare…

L’uomo alza improvvisamente la voce – Da quanti anni lo dite? Per quanti lo direte ancora? – La ragazza trasale. La voce di lui torna cupa e sarcastica - Prima vi siete illusi che quel mostriciattolo fosse solo una moda, un fenomeno folkloristico. Poi, che fosse semplicemente il nuovo volto della solita vecchia minestra, corrotta e autoritaria ma sopportabile. Poi che fosse soltanto un’esplosione di barbarie sì, ma passeggera. Non avete ancora capito con che cosa abbiamo davvero a che fare? -
L’uomo si alza, spinge via la sedia.
– Fino a quando continuerete a illudervi? Finché ogni opposizione sarà stata spazzata via dal paese come è stata spazzata via dal parlamento? In che cosa sperate? Che la brava gente delle fottute verdi lande che l’ha votato a valanga gli si rivolti contro per salvare gli zingari, o qualcun’altra di quelle che considera “razze inferiori”? – L’uomo fissa la ragazza - No, il suo popolo continuerà ad applaudirlo. Continuerà ad applaudirlo fino alla rovina. E agli altri penserà l’esercito..
– Cosa possiamo fare? – chiede la ragazza.
- Qui niente. – risponde l’uomo. Si avvicina al giornale e lo calcia via con disgusto, come la carogna di un topo morto. – Io me ne vado.
- Dove?
- Dovunque quelli come lui non siano ancora arrivati. Francia… no, meglio Inghilterra.
La ragazza sospira
- Per te è più facile, sai le lingue, hai già un nome…
- Il nome lo cambio.
- Ma è con questo che sei conosciuto!…
- Non importa. E’ come il suo. Lo cambio – ripete lui. La sua voce diventa dura e tagliente – Non intendo assolutamente venire associato a quel ripugnante pezzo di merda di Adolf Hitler.

Anton Walbrook (1896-1967) nato a Vienna col nome di Adolf Wohlbrück, lascia l’Austria nel 1936. La sua carriera di attore riprenderà in Inghilterra, con film di esplicita propaganda anti-nazista alternati a cult-movies come “The Murder on Thornton Square” (la prima e più gotica versione di “Gaslight”, 1940) e “Scarpette Rosse” (“The red shoes” 1948 ). Negli anni successivi diventerà l’interprete alter-ego di Max Ophüls, col quale girerà “La Ronde” (1950), e “Lola Montès” (1955). La sua ultima apparizione cinematografica sarà ne “L’affare Dreyfus” (“I accuse” 1958), film che attraverso la ricostruzione della celebre vicenda storica di fine ‘800, denuncia le persecuzioni maccartiste degli anni ‘50.


martedì 22 luglio 2008

clip open source di radiohead

Quella di "House of cards", girata senza telecamere o luci, realizzata con tecnologie 3d. Le immagini sono modificabili e si possono condividere su YouTube

Musica: l'era dei video open source. Ecco la nuova clip dei Radiohead

di FRANCESCA GUINAND

LONDRA - La musica nell'era di Matrix, è sicuramente quella dei Radiohead. Solo la rock band inglese di Thom Yorke in questo momento è in grado di girare il video del nuovo singolo "House of Cards" senza telecamera, con tecnologie digitali all'avanguardia - tanto per capirsi tipo quelle di Street View di Google - e condividere con i propri fan i dati, in modo da poter modificare le immagini e inventare infinite versioni della clip.

Le novità. La prima sorprendente idea è che grazie a queste tecnologie l'utente che sta ascoltando il video può navigarci dentro, spostare l'inquadratura e cambiarne la prospettiva. L'altra invenzione è del tutto futuristica: grazie all'alleanza con Google Code tramite un apposito visore, gli utenti potranno "addirittura mettere mano direttamente sui dati per realizzare appositi remix", come si legge sul blog di Google Italia. Mentre il testo e la musica della canzone sono protetti dal diritto d'autore, il video è manipolabile dagli utenti, usando la licenza Creative Commons e grazie al codice "opensource" offerto da Google Code.

Chiunque vada su Google Code può creare una propria versione del video e condividerla poi con un gruppo di appassionati su YouTube. Anche se il video è stato pubblicato sul web solo il 13 luglio scorso, è stato visto già da oltre un milione e seicento mila utenti. Invece i video manipolati e condivisi dal gruppo di fan sono fino ad ora pochi, meno di trenta.

Il video. House of Cards è stato realizzato con due sistemi di acquisizione di video 3D: uno è Geometric Informatics, che produce luci strutturate per catturare dettagliate immagini in tre dimensioni a breve distanza, l'altro utilizza la tecnologia Velodyne LIDAR, che crea una specie di mappa dell'area circostante disegnando un'immagine a tre dimensioni, tramite 64 raggi laser che ruotano a 360 gradi, 900 volte al minuto. Sono tecnologie di scannerizzazione tridimensionale che, acquisendo le informazioni sulle forme e sulle distanze degli oggetti, creano una serie di dati che vanno a formare una descrizione geometrica della scena.

Il risultato non è un'immagine digitale "classica", come una foto, ma delle figure costruite da un insieme di punti. Per chi ha visto il video è facile ricordare come il viso del cantante si distrugge e si ricrea con questi punti che sembrano prendere vita, illuminarsi e volare via.

Thom Yorke, il cantante della rock band, non voleva usare telecamere: "Mi è sempre piaciuta l'idea di utilizzare la tecnologia per cose diverse rispetto a quelle per cui è stata inventata o costruita. Mi interessava l'idea di girare un video nel quale vi fossero presenti dei corpi in movimento, ma le immagini fossero riprese senza l'utilizzo di tradizionali telecamere, ma solo laser - spiega il musicista - in modo da far diventare le riprese solo un insieme di punti matematici, è strano vedere come tutto ciò abbia avuto un risultato veramente emozionante" ha scritto nel comunicato di presentazione del progetto.

Sulla stessa lunghezza d'onda il regista del video James Frost: "In un modo strano il progetto è una diretta riflessione di dove siamo nella società. Tutto è computer e dati. Mi sembra che la nostra sia diventata una vita digitale".

I precedenti. I Radiohead non sono il primo gruppo ad aver creato un video open source: nel 2007 Bjork ha pubblicato su internet il remix della clip di "Innocence" fatto dei suoi fan. Ma la band inglese non è nuova a sperimentazioni sia in campo musicale che nel marketing: a settembre 2007 hanno venduto il loro album "In rainbow" su internet con una formula del tutto nuova: chi si connetteva al sito poteva fare un'offerta libera per pagare l'album. Purtroppo pare che i musicisti siano stati troppo ottimisti: pare che il 60% degli utenti abbia deciso di scaricare il cd gratis, anche se la band non ha mai fornito dati ufficiali. Infatti nella stringa di pagamento si poteva digitare anche solo "zero".

lunedì 21 luglio 2008

il bel cinema di sandro baldoni





Sandro Baldoni non è un regista conosciuto ai più, anche perché i suoi film non godono di sufficiente promozione. Ieri sera ho avuto il piacere di vedere il suo ultimo lavoro - Italian dream - in un fresco cinemino di provincia, gestito ancora da qualche persona illuminata.

Il film tocca i temi più cari a Baldoni quali la totale mancanza di etica del mondo in cui viviamo, l'affannosa ricerca dell'affermazione personale a tutti i costi, ma anche l'angoscia che da tutto ciò deriva. E raccontato con una notevole capacità satirica e surreale. Grande infine Ivano Marescotti, l'attore principale di quasi tutti i suoi film.

via le mani zozze dei privati dai parchi!!!

La Federparchi insorge contro l'ipotesi avanzata dal ministro dell'Ambiente: "Marcia indietro assurda, costiamo pochissimo e siamo all'avanguardia in Europa"

Privatizzazione, Parchi in rivolta: "Provocazione priva di senso"

La Prestigiacomo pensa a fondazioni private per la gestione delle oltre 150 aree protette. La replica: "La tutela di beni inalienabili come acqua e foreste spetta al pubblico"
di VALERIO GUALERZI

L'ultimo nato: il Parco nazionale della Val d'Agri

ROMA - Quando alla guida del ministero per l'Ambiente c'era Altero Matteoli, lo scandalo riguardò il sistematico tentativo di lottizzazione dei vertici degli allora 23 Parchi nazionali. Manovra in parte fallita in seguito alla disfatta del centrodestra nelle elezioni regionali del 2005. Ora il suo successore Stefania Prestigiacomo lamenta che le aree protette sono diventate "un poltronificio", ma dietro la denuncia secondo i difensori dei Parchi si nasconde un pericolo persino peggiore.

Ad ascoltare i gridi di allarme di ambientalisti e Federparchi, la minaccia questa volta è quasi mortale e viene da lontano. Prima il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha inserito 19 dei 24 enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare. Decisione frutto, pare, di un automatismo sbagliato nella scrittura della prima versione del Dpef. Nelle stesure successive il testo è stato effettivamente corretto ("l'utilità" degli Enti Parco rimane comunque sub iudice e dovrà essere valutata di anno in anno), ma negli orientamenti della maggioranza la sostanza è rimasta intatta. La manovra economica prevede infatti tagli consistenti, con la riduzione del numero dei dipendenti di supporto impiegati in attività non istituzionali e la riduzione degli stanziamenti per la contrattazione integrativa.

Colpi di scure che rispondono alla filosofia illustrata sabato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo nel corso di un convegno. I Parchi, ha tuonato, sono diventati "una sorta di poltronificio". "Non dico di privatizzarli - ha proseguito - ma privata dovrà essere la loro gestione". L'idea dell'esponente del Pdl che ha preso il posto di Matteoli è quella di affidare a delle fondazioni non solo i 24 parchi nazionali, ma anche le riserve e le oasi naturalistiche.

Una soluzione che non piace né alle associazioni ambientaliste né a Federparchi, l'organizzazione che riunisce le oltre 150 aeree protette italiane. "E' una provocazione priva di senso perché i costi di gestione sono irrisori - commenta il presidente Matteo Fusilli - i consiglieri degli enti parco non ricevono indennità e partecipano alle riunioni come atto di volontariato, fuori dall'orario di lavoro".

Oggi i Parchi offrono impiego a circa 80 mila persone di cui 4 mila negli enti di gestione. Un terzo dei comuni italiani ha il proprio territorio compreso in un'area protetta, mentre solo quelli Nazionali coprono oltre il 5 per cento della superficie. Nel triennio 2001-2004 hanno fatto registrare 155 milioni di presenze turistiche, con un giro d'affari tra gli 8,5 e 9,3 miliardi di euro, quasi un punto percentuale del Pil. Un dato costante, malgrado il calo del 2,7 per cento registrato nello stesso periodo a livello nazionale.

"Andando avanti su questa strada - denuncia ancora il presidente di Federparchi - da primi ci troveremmo ultimi: siamo stati noi italiani a inventare la gestione dei Parchi allargata a scienziati, enti locali, imprenditori illuminati. L'Europa ci ha seguito su questa strada perché ha visto che funzionava e ora dovremmo fare marcia indietro?". "L'ipotesi di trasferimento della gestione a fondazioni private - conclude Fusilli - sembra segnalare la volontà di sgravare il pubblico di una responsabilità che invece gli spetta sempre e comunque, perché riguarda la pianificazione del territorio e la tutela di beni inalienabili come le acque, le foreste, le coste, la flora e la fauna selvatiche".

Ragionamento condiviso dal Cts, il Centro turistico studentesco e giovanile. "I parchi - afferma il vicepresidente Stefano Di Marco - sono un patrimonio di tutti: una grande ricchezza per il nostro paese. E' necessario che lo stato investa per valorizzare queste aree che, oltre a custodire la natura più bella che l'Italia può offrire, svolgono un'importante funzione sociale".

domenica 20 luglio 2008

e non è neanche un'estate calda...

Solo pochi giorni fa l'ultima rilevazione del Ministero su precari e supplenti. Solo la "gande migrazione" permette di coprire le esigenze del Centro-Nord

Ma senza i prof meridionali la "scuola del Nord" si inceppa

di SALVO INTRAVAIA

Bossi attacca gli insegnanti del Sud ma senza di loro la scuola "del Nord" non potrebbe neppure funzionare. Basta guardare gli ultimi numeri pubblicati dal ministero dell'Istruzione proprio pochissimi giorni fa sui precari per rendersene conto.
Questa mattina, al congresso della Liga Veneta-Lega Nord, la provocazione di Bossi. Prima chiede la riforma del federalismo e successivamente invoca quella della scuola prendendo a pesci in faccia gli insegnanti meridionali. E' ora di dire basta "al far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord", dice il leader lumbard che spiega: "Un nostro ragazzo è stato 'bastonato' agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo". Poi chiama al suo fianco la parlamentare leghista, Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che rincara la dose: "Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima".

Quanti siano i docenti meridionali di ruolo che attualmente insegnano al Nord non si sa ed è difficile calcolarlo. Ma dall'ultima pubblicazione sulle graduatorie dei precari (Graduatorie ad esaurimento) si sa che 29 mila docenti "residenti in province meridionali" hanno optato per graduatorie provinciali di città "del Centro-Nord", che in tutto contano 70 mila precari. Al Sud i numeri sono completamente diversi: 160 mila iscritti nelle graduatorie dei precari su un totale di 230 mila disposti a lavorare come supplenti. Di contro, gli iscritti in graduatorie del Sud residenti in province settentrionali sono appena 412.

Senza i 29 mila "terroni" alla ricerca di un posto di lavoro, anche precario, al Centro-Nord rimarrebbero appena 41 mila docenti con le carte in regola (forniti cioè di abilitazione all'insegnamento tramite concorso o appena usciti da una Scuola di specializzazione all'insegnamento secondario) per andare in cattedra e coprire i posti vacanti o momentaneamente liberi per assenza del titolare. Delle 25 mila assunzioni varate dal governo Berlusconi, 17 mila andranno alle regioni del Nord. Secondo fonti ministeriali, il prossimo settembre rimarranno vacanti al Nord più di 30 mila cattedre libere che i 41mila prof "del Nord" farebbero fatica a coprire. Perché occorre trovare docenti per le 78 mila supplenze conferite solo al Centro-Nord nel 2007/2008. Come farebbe la scuola nelle regioni settentrionali senza i vilipesi docenti meridionali?

Bambini e, ragazzini e studenti delle scuole settentrionali si dovrebbero "accontentare" di seguire le lezioni impartite da neolaureati o studenti universitari, senza nessuna esperienza ma di "razza garantita", che con la scuola e l'insegnamento non hanno mai avuto a che fare. Oppure rivolgersi a insegnanti stranieri: rumeni o marocchini. Forse meglio dei maestri e prof meridionali.

immenso de andre'

Probabilmente quasi tutti i lettori di questo blog conoscono Canzone del Maggio del mai troppo compianto e mai attuale come in questi giorni Fabrizio De Andre' pubblicata per la prima volta nel bellissimo concept album Storia di un impiegato nel lontano 1973. Altrettanto probabilmente ben pochi di voi ne conoscono le origini e la travagliata storia.

Prendendo liberamente spunto da una canzone intitolata Chacun de vous est concerné che Dominique Grange (altre info in francese), cantante di lotta del maggio francese, compose ed incise nel 1968, De Andre' decise, come era suo costume, di schierarsi con forza e senza ambiguita' con un pezzo che nella sua versione originale non venne mai incisa a causa della feroce censura italiana di quegli anni.

Una versione durissima e di fortissima accusa che Fabrizio De Andre', come faceva spesso quando la censura si abbatteva sui suoi testi, riproponeva dal vivo nei concerti e che ho recuperato per voi lettori insieme all'originale francese


Scarica Fabrizio De Andre - Canzone del maggio - Versione Inedita censurata

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il vento, gli avete fatto perdere tempo

e se vi siete detti non sta succedendo niente
le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco
voi siete stati lo strumento per farci perdere un sacco di tempo

se avete lasciato fare ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie, di noi teppisti, di noi ribelli
lasciandoci in buona fede sanguinare sul marciapiede
anche se ora ve ne fregate voi quella notte voi c'eravate

e se noi vostri quartieri tutto e' rimasto come ieri
se sono rimasti a posto perfino i sassi dei vostri viali
se avete preso per buone le verita' dei vostri giornali
non vi e' rimasto nessun argomento per farci ancora perdere tempo

lo conosciamo bene il vostro finto progresso
il vostro comandamento: "ama il consumo come te stesso"
e se voi lo avete osservato fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora piu' forte
voi non potere fermare il vento gli fate solo perdere tempo



Scarica Dominique Grange - Chacun De Vous Est Concerné

Même si le mois de mai
Ne vous a guère touché
Même s’il n’y a pas eu
De manif dans votre rue
Même si votre voiture
N’a pas été incendiée
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si vous avez feint
De croire qu’il ne se passait rien
Quand dans le pays entier
Les usines s’arrêtaient
Même si vous n’avez rien fait
Pour aider ceux qui luttaient
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si vous avez fermé
Votre porte à notre nez
Une nuit que nous avions
Les CRS aux talons
Matraqués sur le palier
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si dans votre ville
Tout est bien resté tranquille
Sans pavés sans barricades
Sans blessés et sans grenades
Même si vous avez gobé
Ce que disait la télé
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

Même si vous croyez maintenant
Que tout est bien comme avant
Parce que vous avez voté
L’ordre et la sécurité
Même si vous ne voulez pas
Que bientôt on remette ça
Même si vous vous en foutez
Chacun de vous est concerné

(grazie a Porno)

sabato 19 luglio 2008

ah davvero...

Papa: "Religioni veicolo di pace"





"
è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine."

(art by: Martin Kippenberg - words: credo niceno-costantinopolitano)

Speriamo che non torni! Leggete un libricino di Mark Twain, Il secondo avvento, e ne capirete il motivo...



in Russia intanto...

bene, bravi...

...così avremo le scuole dei presidi, dei parenti dei presidi, degli amici dei presidi e delle...amanti dei presidi. Siamo in Itaglia, mai scordarselo. Provare per credere..

I professori scelti dai presidi
RAFFAELLO MASCI
ROMA
La scuola sarà veramente autonoma, avrà un consiglio di amministrazione, sceglierà da sola gli insegnanti, li valuterà rigorosamente ma permetterà loro di fare carriera e li pagherà secondo il merito. Non è l’ennesima riforma del sistema di istruzione, ma solo una riorganizzazione che mira a fare di ogni istituto una realtà indipendente sia pur all’interno di un sistema nazionale, sull’esempio dell’Inghilterra, della Svezia ma - soprattutto - della scuola che secondo l’Ocse funziona meglio al mondo, quella della Finlandia.
E questo si potrà fare non su proposta del governo ma con una iniziativa parlamentare bipartisan all’interno della commissione Cultura della Camera, presieduta da Valentina Aprea.
La scuola
Ogni istituto avrà un consiglio di amministrazione presieduto dal preside, farà il suo piano dell’offerta formativa e sceglierà direttamente i docenti tra coloro che ne hanno i requisiti.
Fondazioni
Gli istituti, come già aveva proposto Fioroni, potranno diventare fondazioni, il che consentirà loro di ricevere finanziamenti anche privati.
Professionisti
Verrà riformato il loro status giuridico: saranno professionisti e non più impiegati pubblici. Come tutte le professioni anche quella docente prevederà un percorso: università, specializzazione, praticantato, iscrizione ad un albo. I consigli di amministrazione delle scuole sceglieranno da quell’albo. E i precari? Non ci saranno più. Al massimo un insegnante sarà disoccupato, ma precario no.
I titoli
Chi entra professore non esce tale e quale 40 anni dopo. Ci sarà una carriera: docente iniziale, ordinario, esperto, vicedirigente. Poi, con un altro concorso, dirigente. La carriera avverrà attraverso un sistema di valutazione per esami o titoli.
La valutazione
Gli studenti saranno valutati con sistemi «oggettivi» che misureranno il raggiungimento (o meno) degli obiettivi fissati dagli programmi nazionali. La valutazione avverrà prima all’interno della scuola, con un nucleo di «autovalutazione» che consente un iniziale check-up, poi con l’ausilio dell’Invalsi (l’istituto del ministero che si occupa di valutazione) come soggetto terzo. In questo modo ogni scuola e ogni specifica classe conosceranno carenze ma anche eccellenze proprie. Autovalutazione e valutazione esterna varranno anche per i docenti. La valutazione prevede un sistema premiale e anche sanzionatorio, ma è soprattutto uno strumento di diagnosi, che dovrebbe impedire che alle prossime rilevazioni Pisa-Ocse continuiamo ad essere in fondo alle classifiche.
Schieramenti d’accordo
Politicamente la novità più rilevante di questo progetto di legge è che nasce bipartisan. Se ne cominciò a parlare in un seminario alla fine del 2006 al ministero (con Fioroni ministro). Il tema fu ripreso da Fioroni stesso nel convegno di Caserta (febbraio 2007). E’ stato raccolto in un progetto di legge da Valentina Aprea dell’aprile scorso. Nell’ambito della commissione Cultura, analoghe proposte sono venute da altre donne di scuola di entrambi gli schieramenti: Maria Letizia De Torre (Pd), Angela Napoli e Paola Frassineti (Pdl). Un comitato ristretto sta ora lavorando affinché le proposte possano confluire in un unico progetto trasversale.

i miracoli dell'unto










ma non è proprio
così...

venerdì 18 luglio 2008

nico, la musa dark dei v.u., non c'è più da ventanni


«C'è posto qui per due creature infelici?». Federico Fellini ha sempre avuto l'occhio lungo per le bionde. Quando vide arrivare, in visita nel 1959 sul set de «La Dolce Vita», quella Christa Päffgen che tutti chiamavano Nico, ne restò affascinato e la volle nel suo film. Ventunenne originaria di Colonia, era già comparsa ne «La Tempesta» di Alberto Lattuada e in «For The First Time» di Rudolph Maté. Non proprio quel che si dice interpretazioni memorabili. Fellini però ne fece un simbolo, riuscendo a evidenziarne il lato decadente e crepuscolare prima ancora che, intrapresa la carriera musicale, diventasse la sacerdotessa indiscussa del lato oscuro del rock. A caccia di un passaggio insieme all'amico Marcello (Mastroianni), «C'è posto qui per due creature infelici?», butta lì «Nicolina» in un celebre episodio del film-capolavoro.

Modella, attrice e musicista, Nico è morta a Ibiza vent'anni fa, il 18 luglio 1988, in seguito a una banale caduta in bicicletta. Emorragia celebrale, dicono i referti medici. Tutto ci si poteva aspettare, da una con almeno 15 anni di eroina alle spalle, meno una fine così ordinaria. Per giunta nella stessa isola delle Baleari dove, in un certo senso, era nata la sua leggenda, allorché il fotografo Herbert Tobias l'aveva ribattezza Nico, lei appena 15 enne, in onore del di lui ex compagno e regista Nico Papatakis.

Fu Bob Dylan a presentarla al guru della pop art Andy Warhol. Il quale, dopo averla voluta in alcuni corti realizzati insieme al regista Paul Morrissey, praticamente la impose come cantante ai suoi protetti Velvet Underground. Il primo album della band capitanata dal cantante e chitarrista Lou Reed e dal polistrumentista John Cale, quel «The «Velvet Underground & Nico» con la banana in copertina, vede la voce cavernosa di Nico riempire gli spazi vuoti di «Sunday Morning» e cimentarsi da solista in altri tre classici: «All tomorrow's parties», «I'll be your mirror» e «Femme fatale».

Non è chiaro come mai quella collaborazione durò solo il tempo di un album. «Volevano sbarazzarsi di me perché ricevevo più attenzioni di loro da parte della stampa», ebbe a dire Nico qualche anno dopo. Forse però la ragione principale risiede in quel triangolo amoroso, con invitabile contorno di gelosie, che la vide legarsi prima a Reed e poi a Cale (com'è che fa «Femme fatale»? She's going to break your heart in two…). Nico non era estranea a questo tipo di situazioni. Improntato a un rigoroso turnover, il suo curriculum amoroso era degno di una groupie, includendo stelle del cinema come Alain Delon (da cui ebbe un figlio nel 1962) e leggende del rock come Brian Jones, Jim Morrison, Tim Buckley e Iggy Pop.

Tracce di Reed e, soprattutto, di Cale in veste di produttori, compositori e musicisti si trovano comunque disseminate lungo tutta la carriera solista di Nico. A cominciare dall'lp «The Marble Index» (1968), che segue il timido debutto «Chelsea Girl» (1967), passando per «Desertshore» del 1970 e «The end» del 1974, dove si cimenta in un'oscura cover dell'omonimo pezzo dei Doors. Atmosfere notturne, tessiture vocali cantilenanti e sentimentalismi decadenti intarsiati con l'harmonium che le aveva regalato Cale: gli ingredienti del dark sono tutti qui. «Sono venuta per morire con voi», ha esordito una volta davanti al suo pubblico. Poco importa se i successivi «Drama of exile» e «Camera obscura» non saranno all' altezza del mito. La leggenda gotica era nata e non basta certo una sciocchezza come la morte per cancellarla.

cara democrazia...

"Al G8 la polizia peggio di chi lanciava molotov"
I pm: minacciata la democrazia.
Chiesti 112 anni. La requisitoria:
«Il massacro studiato per coprire
le incompetenze dei giorni prima»
PAOLO COLONNELLO
INVIATO A GENOVA
Il senso di tutto ciò che accadde nella notte del 22 luglio del 2001 nei locali insanguinati della scuola Diaz si racchiude in una frase che il pubblico ministero del processo Enrico Zucca pronuncia al termine della sua requisitoria prima di presentare il conto salato degli anni di reclusione, 112 in tutto: «I fatti che abbiamo illustrato sono così gravi perché minacciano la democrazia più delle molotov lanciate». E i fatti sono quelli che vennero definiti «una macelleria messicana».

Per parlare dei vertici della polizia che sette anni fa guidarono e organizzarono «il massacro» di 93 giovani no global, lo stesso pm ricorre a un’immagine ancora più forte, quella dei tribunali internazionali per i crimini di guerra: «Uno dei criteri usato dalle corti internazionali per stabilire le responsabilità dei generali è la loro posizione sul campo di battaglia». E quella notte le telecamere di tv e operatori privati fissarono senza ombra di dubbio le posizioni dei «generali in campo». Alle 23,59 un filmato mostra il più alto in grado, il dottor Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento anticrimine, mentre «vestito di blu, casco e manganello in mano, distribuisce ordini un minuto prima dell’irruzione nella scuola».

Poi riprendono Giovanni Luperi, il vice del prefetto La Barbera all’Ucigos, attuale capo dell’ex Sisde, mentre traffica con «i reperti» che verranno mostrati alla stampa. Poi si vede l’allora capo della Digos Spartaco Mortola. Quindi il comandante Vincenzo Canterini e poi Michelangelo Fournier, ed ecco Caldarozzi, il vicequestore Pietro Troiani, il finto ferito Massimo Nocera. Ci sono tutti i funzionari che contano nella notte «cilena» di Genova, mentre decine di giovani venivano pestati a sangue e tre di loro venivano ridotti in fin di vita dalla violenza bestiale degli agenti. E tutti si adoperano «per aggiustare» le cose, nell’ambito di un’azione preordinata e studiata a tavolino per coprire «le incompetenze» delle forze dell’ordine emerse durante le manifestazioni dei giorni precedenti. E’ questa la storia agghiacciante che raccontano i pubblici ministeri prima di chiedere pene che vanno dai tre mesi ai cinque anni di reclusione, con una sola assoluzione per i 29 imputati. Il G8 ormai era terminato, c’era stato un morto, Carlo Giuliani, i black block avevano devastato e saccheggiato la città senza che nessuno fosse riuscito a fermarli, cortei pacifici erano stati attaccati trasformandosi in guerriglia. Una debacle che d’innanzi al nuovo governo appena insediatosi (il Berlusconi secondo) andava riscattata con un’azione clamorosa, con l’arresto di qualcuno.

Vennero scelti i giovani che si erano accampati nei saloni della scuola Diaz: quasi tutti stranieri, sarebbero stati i «black block» ideali da mostrare alle telecamere. E’ per questo, dice il pm, «che venne manipolato un corpo di reato importante» come le due false bottiglie molotov, che venne inventata una «finta sassaiola ai danni di una fantomatica pattuglia di polizia», che vennero operati «arresti completamente illegali». «Quella notte - chiosa il pm - vi fu la sospensione della legge». E forse anche qualcosa di più. Ma il magistrato conosce i limiti di un processo come questo, svolto a distanza di sette anni dai fatti e in procinto di essere quasi interamente prescritto e comunque indultato. E conosce i suoi imputati, la loro immagine pubblica di funzionari pluridecorati, fondamentali per la lotta al crimine organizzato. «Vorrei ricordare al tribunale che non è stato facile arrivare a questo punto. Non è stato facile al pubblico ministero indagare...». Quando alle due e mezzo del pomeriggio il pm arriva alla conclusione della sua lunghissima requisitoria, nell’aula bunker del palazzo di giustizia di Genova cala finalmente un silenzio assoluto. Quell’impercettibile sospensione nelle parole dell’accusa, vibra nell’aria fino a raggiungere i cinque ragazzi «superstiti» della Diaz che siedono tra il pubblico stringendosi l’uno all’altro.

E adesso aspettano che l’accusa faccia il suo dovere, che tiri le conclusioni di un processo che li ha visti soffrire. «La notte della Diaz - riprende il pm - la legge fu sospesa e ci fu un comportamento deviante e criminoso della polizia. C’è stata la pericolosa dimostrazione di una violazione delle norme considerate d’impaccio per un’azione efficente di ordine pubblico». Ma il compito dell’accusa non è la vendetta. Così il dottor Zucca riconosce l’equivalenza delle attenuanti (per la personalità degli imputati) con le aggravanti e tira le sue somme. Chiede che per Gratteri e Luperi, accusati di falso ideologico, calunnia e arresto illegale, il tribunale condanni a 4 anni e 6 mesi di reclusione più una sospensione dalle funzioni per la durata della pena; 4 anni e 6 mesi anche per Vincenzo Canterini, il comandante del Settimo reparto Mobile di Roma; 3 anni e sei mesi per Michelangelo Fournier; 4 anni per l’agente Nocera; 5 anni per Troiani, la pena più alta, il funzionario che portò le due molotov false. Fuori dall’aula i cinque ragazzi della Diaz si salutano, si abbracciano. Valeria, che oggi ha 33 anni, dice che «non so valutare se le richieste siano state giuste o sbgliate. Di quella notte non vorrei sentir parlare mai più». A settembre toccherà alle difese.

il delirio...

Nei primi giorni di assenza si applica la decurtazione della retribuzione

Brunetta dichiara guerra ai falsi malati

Circolare del ministero alle pubbliche amministrazioni: «Visita fiscale anche per un solo giorno di malattia»

Renato Brunetta (Ap)
Renato Brunetta (Ap)
ROMA - Giro di vite per limitare le assenze ingiustificate dei dipendenti pubblici. D'ora in poi la visita del medico fiscale «è sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno». Lo stabilisce una circolare firmata dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni (i punti del documento).

«AGEVOLARE I CONTROLLI» - Nel testo si chiarisce che la richiesta di visita fiscale «è sempre obbligatoria, salvo particolari impedimenti del servizio del personale derivanti da un eccezionale carico di lavoro o urgenze della giornata». Il medico potrà poi presentarsi per il controllo con meno limitazioni di orario. Si ampliano le ore in cui potrà essere effettuata la visita, «al fine di agevolare i controlli». Oltre alla burocrazia, la 'stretta' si occupa anche del portafoglio dei dipendenti. Ad ogni malattia, nei primi giorni di assenza e indipendentemente dalla durata, si applica la decurtazione della retribuzione, anche se non su tutte le voci dello stipendio. Potrà essere tagliata «ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo» e «ogni altro trattamento economico accessorio»: indennità accessione che possono essere quantificate attorno al 25-30% della retribuzione, sottolinea il ministero. Non saranno toccati il trattamento economico tabellare iniziale, la tredicesima, l'anzianità e gli eventuali assegni ad personam.

COMPENSI DI PRODUTTIVITÀ - Le assenze per malattia superiori a 10 giorni e, a prescindere dalla durata, alla terza assenza ogni anno, devono essere giustificate con un certificato medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica o dai medici convenzionati. La circolare fornisce inoltre indicazioni alle amministrazioni sull'incidenza delle assenze dal servizio ai fini della distribuzione dei fondi per la contrattazione collettiva, ribadendo i principi in materia di premialità e chiarendo che comunque nessun automatismo è consentito nella distribuzione delle somme. In particolare, i compensi di produttività potranno essere percepiti «solo in misura corrispondente alle attività effettivamente svolte e ai risultati conseguiti» e nell'erogazione dei compensi incentivanti «deve essere esclusa ogni forma di automatica determinazione del compenso o di 'erogazione a pioggia'». In pratica, se si fanno assenze non si ha diritto ai premi economici dovuti alla produttività. Inoltre i contratti collettivi dovranno quantificare i permessi retribuiti stabilendo sempre un monte ore massimo, al fine di «impedire distorsioni nell'applicazione delle clausole, evitando che i permessi siano chiesti e fruiti sempre nelle giornate in cui il dipendente dovrebbe recuperare l'orario».

«NORMA INIQUA» - Il capogruppo del Pd della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha immediatamente criticato la circolare di Brunetta che, secondo lui, «colpisce la retribuzione in modo pesante e iniquo». «Agendo sul salario variabile - ha detto Damiano - la misura penalizza in modo differente, a seconda della struttura retributiva, i singoli settori della pubblica amministrazione ed è del tutto in controtendenza con gli annunci del governo di voler valorizzare, anche nel pubblico impiego, forme di retribuzione legate alla produttività». Secondo Damiano ci rimetteranno soprattutto le forze di polizia «che hanno una struttura retributiva caratterizzata da elevata variabilità».

ASSENTEISMO IN CALO - Presentando la misura 'anti-assenteismo', Brunetta ha fatto il punto della situazione, parlando di dati confortanti: l'assenteismo nella pubblica amministrazione, specie per malattia, registra una diminuzione da fine maggio del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha detto il ministro annunciando prima della pausa estiva un rapporto strutturato su questo argomento anche se con dati parziali. Da settembre ci sarà un osservatorio sull'assenteismo che pubblicherà mensilmente dati su «questa nostra azione moralizzatrice», ha detto Brunetta. Il calo del 20%, ha precisato, si registra «da quando è emersa l'opinione che 'cambiare si può', quindi con il decreto 112, le circolari e la cosiddetta operazione trasparenza».