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Passare il tempo facendo quello che si vuole, senza realizzare niente di importante ma anche senza sprecarlo.
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itaglia 2010
Testo Italia Amore Mio - Pupo, Vittorio Emanuele, Luca Canonici,
(Pupo) Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,
nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente.
(E. Filiberto) Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
(E. Filiberto) Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia.
(Pupo) Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
(Pupo) Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale,
nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale.
(E. Filiberto) Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
(Pupo) Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,
nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente.
(E. Filiberto) Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
(E. Filiberto) Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia.
(Pupo) Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
(Pupo) Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale,
nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale.
(E. Filiberto) Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
martedì 16 febbraio 2010
giovedì 11 febbraio 2010
mercoledì 10 febbraio 2010
venerdì 5 febbraio 2010
mercoledì 3 febbraio 2010
il cantante maudit morgan...
...maledetto si fa per dire, ovviamente, inginocchiato davanti alla Ministra della Gioventù Fascista, ammette i suoi peccati e fantozzianamente accetta le tiratine d'orecchie, pur di restare a fare il guru e la grana in x-factor e, soprattutto, pur di essere richiamato a Sanremo.
giovedì 28 gennaio 2010
è morto Salinger
E' morto l'autore del Giovane Holden
Aveva 91 anni, non pubblicava dal '65
ROMAAveva 91 anni, non pubblicava dal '65
Jerome David Salinger, autore del celeberrimo «Il giovane Holden» («The catcher in the rye») è morto a Cornish, nello stato americano del New Hampshire, all’età di 91 anni: lo ha reso noto il figlio dello scrittore.
«The catcher in the rye», con protagonista il giovane Holden Caulfield, uscì nel 1951, all’inizio della Guerra Fredda: venne subito selezionato come Libro del Mese e la recensione avvertiva i lettori che «chiunque stesse educando un figlio, vi avrebbe trovato una fonte di meraviglia - e preoccupazione».
Holden divenne rapidamente il più famoso anti-eroe della letteratura americano dai tempi di Huckleberry Finn, e il libro ebbe un successo travolgente in tutto il mondo, vendendo 60 milioni di copie - ed eclissando tutta la successiva produzione di Salinger, peraltro non uno scrittore eccessivamente prolifico.
Seguirono infatti la collezione di racconti «Nove storie» (1953), «Fanny and Zooey» (1961), «Alzate l’architrave, carpentieri» e «Seymour, un’introduzione» (pubblicati insieme nel 1963); il suo ultimo racconto, «Hapworth 16, 1928», venne pubblicati dal New Yorker nel 1965. Da allora solo annunci di nuove pubblicazioni mai rispettati, l’ultimo nel 1999 quando un vicino di Salinger, Jerry Burt, raccontò che lo scrittore aveva altri quindici inediti nella cassaforte della sua casa.
Nel 1952 infatti Salinger aveva lasciato la natia New York per trasferirsi a Cornish, dove tre anni più tardi sposò Claire Douglas, dalla quale ebbe due figli prima di divorziare nel 1967; nello stesso tempo iniziò a rifiutare qualsiasi intervista, dando istruzioni al suo agente di respingere al mittente le lettere dei fan: secondo alcune voci riusciva a lavorare solo in un bunker di cemento.
Di fatto, Salinger divenne celebre - oltre che per Holden, del quale rifiutò numerose offerte di produzione teatrale e cinematografica - per il suo rifiuto di diventare famoso: nel 1982 intentò causa ad un uomo che cercava di vendere una sua falsa intervista ad un quotidiano, e cinque anni dopo fu la Corte Suprema degli Stati Uniti a scomodarsi per impedire la pubblicazione di una biografia non autorizzata che riportava dei passi di alcune lettere inedite dello scrittore (che si era affrettato a sottoporle a copyright non appena saputo del progetto di biografia).
La cortina di ferro che proteggeva Salinger venne scostata solo nel 1998, quando la scrittrice Joyce Maynard nelle sue memorie descrisse una breve relazione avuta con Salinger negli anni Settanta, e soprattutto da «Dreamcatcher», la biografia scritta nel 2000 dalla figlia Margaret nel quale dipingeva il padre come un recluso dal carattere scontroso.
(da La Stampa 28 gennaio 2010)
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